pubblicato il11 febbraio 2017 alle 13:25

Discarica dei Panaccioni a Cassino, una piaga dolorosa e puzzolente ancora da risarcire

Cassino – “Come ambientalista provo a mettere in evidenza l’annosa problematica della discarica Panaccioni a Cassino”.

Bruno Della Corte, attivista del Movimento 5 Stelle, punta il dito contro quello che è una vecchia, dolorosa e soprattutto fetida piaga del territorio cassinate.

“Ieri mattina mi sono incontrato con Renzo Renzi, uno dei proprietari del terreno e ho riscontrato dai suoi racconti, che quella piaga sembra essere stata completamente dimenticata dalle istituzioni. La signora Palombo Anita, proprietaria del terreno, lo affitta al comune di Cassino, nel luglio 1994 in piena emergenza rifiuti. Il contratto prevedeva il pagamento di 10 lire al chilo di immondizia sversato, che al giorno facevano 400 quintali per un totale di 12 milioni di lire al mese erogati regolarmente al proprietario fino al 1996. Poi più niente. Le varie denunce fatte dai proprietari nel corso degli anni non hanno portato effetti. E il mancato affitto manca da 15 anni. Il ministero ha stanziato da 4 anni 1 milione di euro per la caratterizzazione del sito e la bonifica perché indicato come  sito ad alto rischio nazionale. I due enti comune di Cassino e SAF non si sono mai pronunciati per un immediata soluzione basta pensare che stiamo lasciando in 20 anni una discarica nell’abbandono senza stabilire quali danni sta comportando sul nostro territorio”.

Una problematica che va certamente affrontata ma, dal nostro punto di vista, per la sola emergenza ambientale. Ricordiamo perfettamente il dolore di centinaia di famiglie della zona che si sono viste improvvisamente deturpare l’ambiente in cui vivevano dalla scellerata idea di impiantare in quel punto una discarica. La località dei Panaccioni, a Sant’Angelo in Theodice, divenne nota per la presenza di quel sito di smaltimento rifiuti, per le proteste, per gli scontri tra polizia e quei cittadini che sfidando i manganelli dei celerini e le denunce, tentarono di salvare la loro terra dallo scempio su cui i proprietari del terreno lucrarono. Non saliremo, ci scuseranno quei proprietari, sulle barricate perché le istituzioni ottemperino a qualche mancanza nei loro confronti.

Ricordiamo anche il danno economico di ciascuno dei residenti che hanno visto il valore della propria abitazione o terreno, assottigliarsi fino a toccare lo zero. Nessuno avrebbe comprato o affittato, casa o terreno vicino alla discarica. Loro si, che andrebbero risarciti.

Necessario è bonificare il territorio e mettere in sicurezza l’area. Lo facciano le istituzioni, e perché no, contribuiscano a questo gli stessi proprietari.

Ermanno Amedei      

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