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pubblicato il24 marzo 2017 alle 15:49

Avere 18 anni a Cassino il sabato sera (e non solo)

Cassino – Le mani in tasca, la sciarpa mossa dal vento, il calore di una risata mischiato a quello offerto dai bar nella “piazzetta”, luogo familiare a tutti i giovani. Un’atmosfera allegra e rilassata, invitante. Vien voglia, di fatto, di sedersi ad uno dei tanti tavolini ammucchiati tra una parete e l’altra del passaggio in Labriola, funghi dai cappelli di ferro che sbucano dalle colonne, a ridosso degli angoli più trafficati, quasi animati dal ritmo coinvolgente della musica sparata a tutta forza dal dj della serata. Così ci sediamo, un sollievo soprattutto per noi ragazze, dai piedi costretti nei tacchi vertiginosi con cui ci avventuriamo tra le fastidiose fessure della pavimentazione. Un cameriere – prontamente gentile – chiede cosa può portarci.

“Un altro giro” – ma non siamo noi a rispondere. È a questo punto che, girandoci verso la voce, pardon, le voci che hanno fatto l’ordine, la piazzetta e la sua allegra frenesia mutano aspetto: le mani in tasca sfiorano con le dita il pacchetto di sigarette appena acquistato, le risate partono da labbra che sanno di gin, il calore viene dall’ultimo bicchiere ingurgitato. Quei simpatici funghetti di ferro altro non sono che catene alle quali decine di ragazzi (anche minorenni) legano le proprie caviglie, volontariamente, lasciando libere le braccia per sollevare, bicchiere dopo bicchiere, l’ebbrezza di un alcool amico del sabato sera. Amico, già, come quello che salverà la serata tra poco. Perché, già, la piazza dopo un po’ diventa stretta, la partita è ormai finita e i cicchetti bevuti davanti al parchetto cominciano a dare adrenalina. Sarebbe un peccato sprecarla. Si cambia perciò scenario, ci si rintana nel retro del bar più insospettabile – e appartato, si incontrano i ragazzi delle altre scuole, quelli che conosciamo tramite i likes su facebook, e allora è tutto un salutarsi tra “webrò”, “oh frate”, qualche “oh oh grandissimo!” e pacche sulle spalle.

Ma le formule di saluto non sono la sola occasione in cui le capacità grammaticali dei nostri teen vengono meno: arriva l’amico più “bomber” di tutti, quello che ti fa sempre il prezzo buono e col quale ti “incipri il naso”. E anche questo sabato sera decolla. Lo stomaco comincia a gorgogliare, l’alito si fa più pesante: svuoteremo tutto più tardi a casa, in bagno, se qualche albero non sarà capitato prima sulla nostra strada.

Che scenario mortificante, penserete, seppur centinaia siano i controlli effettuati ogni week end dalle volanti delle forze dell’ordine. La verità è che i controlli non bastano, servono spazi e servizi adatti ai giovani in modo da prevenire il consumo di alcolici e sostanze stupefacenti permettendo loro di godere dello svago di attività appositamente pensate. Tutto ciò è già realtà in svariate città italiane, oltre che al di là dello Stivale: spazi dedicati al minigolf a Rimini (e non solo), strutture per il bowling a Roma e Milano, cinema aperti fino a tardi e miglia di iniziative culturali concentrate sui temi prediletti dai ragazzi: sport, social, fotografia, arte. Diverse le iniziative “Youth work” largamente adottate e alle quali ispirarsi, diversi i benefici per una politica che valorizzi l’urbanistica cittadina a favore dei giovani: dalla creazione di posti di lavoro allo strappare ai pericoli della piazza decine e decine di piccoli cittadini, rendendoli parte alla vita della città e più propensi alla cura di essa oggi come in futuro.

Giulia Guerra

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