pubblicato il16 maggio 2017 alle 09:25

Cassino, ancora attriti con la Polonia che precisa: “Nel cimitero polacco di Montecassino non ci sono biellorussi”

Cassino – “Nel cimitero militare Polacco a Montecassino riposano soldati si sola nazionalità Polacca”. Lo dice Pietro Rogacien Presidente della Fondazione del Museo Memoriale del 2 ° Corpo polacco, a margine della visita dell’ambasciatore Biellorusso nel sagrario dell’Albaneta. A Cassino nasce, dopo la vicenda dell’Albaneta, un nuovo caso che irrita il popolo polacco. Questa volta è legato alla recente visita dell’ambasciatore Biellorusso venuto a Cassino per commemorare soldati suoi connazionali che, a suo dire, riposano nel cimitero polacco. Rogacien, figura di spicco dell’ambasciata polacca in Italia non ci sta e in una lettera che affida a Il Punto a Mezzogiorno spiega i motivi di tanta insofferenza.

“Si è data notizia sulla stampa locale che lo scorso 10 maggio l’Ambasciatore della Repubblica di Belarus in Italia, S.E. Aleksandr Guryanov, a capo di una delegazione dell’Ambasciata e con la partecipazione del Sindaco di Cassino, Ing. Carlo Maria D’Alessandro, ha deposto una corona di fiori presso il Cimitero polacco di Montecassino per commemorare i suoi connazionali sepolti in quel cimitero”.

Si legge nella lettera che pubblichiamo integralmente.

“‘Omaggio ai caduti bielorussi’ ha titolato qualche giornale. Una tale notizia genera disinformazione perché induce a pensare che assieme ai soldati polacchi combattesse un reparto bielorusso. Così non è e si impone una puntualizzazione.

E’ necessario chiarire innanzitutto che i soldati del 2° Corpo d’armata del generale Anders erano tutti cittadini polacchi. Gran parte di loro era originaria delle regioni orientali della Polonia invase dall’Armata Rossa il 17 settembre 1939 per effetto dell’accordo tra Stalin e Hitler (Patto Molotov-Ribbentrop), che nell’agosto del 1939 avevano concordato di spartirsi la Polonia: ai tedeschi le regioni occidentali, ai sovietici quelle orientali. Nella parte di Polonia occupata dai sovietici tutte le persone considerate ostili alla sovietizzazione di quelle regioni furono deportate nei “campi di lavoro rieducativi” dell’Unione Sovietica, i famigerati Gulag. Dopo che Hitler a giugno 1941 ruppe l’alleanza con Stalin attaccando a sorpresa l’Unione Sovietica, il dittatore sovietico si decise a liberare i polacchi internati nei Gulag per farne un esercito da contrapporre ai tedeschi. Da quel momento i cittadini polacchi che erano rinchiusi nei Gulag poterono fare richiesta di arruolarsi nell’esercito polacco che si stava organizzando sotto il comando del gen. Anders. Coloro che si arruolarono nel 2° Corpo polacco erano quindi tutti volontari e resta difficile pensare che uomini di altre nazionalità potessero chiedere di far parte di un esercito polacco. Alla fine della guerra l’Unione Sovietica si annesse definitivamente le regioni orientali della Polonia, che aveva occupato grazie all’accordo con la Germania nazista, e questo spiega perché su molte lapidi del cimitero di Montecassino sono riportate località di nascita dei caduti che si trovano oggi in Bielorussia. Ma questo non sta a dimostrare che quei caduti fossero bielorussi, dato che quelle località prima della guerra erano parte integrante della Polonia.

Sul sito dell’Ambasciata di Belarus si legge che l’Ambasciatore Guryanov ha effettuato il 10 maggio 2017 la visita al Cimitero polacco di Montecassino nell’ambito degli eventi dedicati al 72° anniversario della vittoria nella “Grande Guerra Patriottica”, come fu chiamata da Stalin la sua guerra contro i vecchi alleati nazisti. Ma i soldati del 2° Corpo polacco, che erano caduti a Montecassino per la libertà e la democrazia della Polonia nei confini del 1939, non avrebbero certo gradito che nel loro Sacrario fosse celebrata la ricorrenza della vittoria dell’Unione Sovietica, che per loro significava la perdita di quella libertà per cui avevano dato la vita. Alla fine della guerra, infatti, la grande maggioranza degli uomini del 2° Corpo polacco fu costretta all’esilio. Coloro che decisero di tornare alle loro case nella ex Polonia orientale divenuta Bielorussia sovietica furono deportati in Siberia e solo nel 1957, grazie ad un’amnistia, i pochi sopravvissuti furono liberati.

Quella dell’Ambasciatore Guryanov è stata quindi una celebrazione completamente estranea e contraria agli ideali e alla storia del 2° Corpo polacco e in qualche modo anche offensiva per la memoria di chi ha dato la sua vita per la libertà. Ci si rammarica che la Città di Cassino abbia partecipato a questa cerimonia con la massima autorità cittadina accreditando un punto di vista unilaterale e fallace.

Pietro Rogacien Presidente della Fondazione MUZEUM PAMIĘCI 2 KORPUSU POLSKIEGO WE WŁOSZECH FONDAZIONE DEL MUSEO MEMORIALE DEL 2° CORPO D’ARMATA POLACCO IN ITALIA

 

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