pubblicato il22 maggio 2017 alle 14:08

Centro anti-violenza, operatrici cacciate dopo quattro anni di volontariato

Cassino – Il centro anti-violenza chiuso da una settimana. E le operatrici messe alla porta come inquiline scomode. Dopo quattro anni di volontariato, sacrifici, impegno. Dopo quattro anni di ore sottratte al proprio tempo libero, alle proprie famiglie, di interminabili giornate a barcamenarsi tra il lavoro ed il centro nato grazie alla loro dedizione e dove hanno trovato un valido sostegno tante persone vittime di maltrattamenti in famiglia o qualsiasi altro tipo di violenza fisica e psicologica.
A raccontare l’accaduto sono Antonella Capaldi, Ivana Baldassarre e Sandra Cellucci.
Il nove maggio sono state contattate dall’assessore ai Servizi Sociali, Benedetto Leone, che ha chiesto loro la restituzione delle chiavi del centro e del telefono di reperibilità, quello a cui per quattro anni alternandosi hanno risposto alle richieste d’aiuto delle vittime di violenza. Senza nessuna motivazione.

“Dal giorno della restituzione, il 15 maggio – raccontano – il centro è chiuso e il numero di telefono è spento”.
Da ieri mattina però al numero qualcuno risponde e questo solo in parte tranquillizza chi fino ora fa si è impegnato per portare aiuto, spesso rimettendoci anche soldi propri oltre che il tempo, a tante persone, in particolare donne.
“Noi siamo costernate per il trattamento che ci è stato riservato dopo tanto impegno e non ci è stata data alcuna spiegazione. Speriamo soltanto che il centro riprenda a funzionare regolarmente, e comunque noi mettiamo a disposizione due nostri recapiti telefonici personali per chi dovesse aver bisogno di aiuto”.
Le tre operatrici del centro hanno quindi fornito i numeri 329-4159096 e 320-7464353 per tutte quelle persone che hanno seguito fino ad oggi o che dovessero aver bisogno di aiuto da oggi in poi, fino a quando la situazione non sarà chiarita”.
Avevano infatti chiesto un incontro all’assessore Leone, ma non potevano essere presenti al primo incontro che era stato stabilito. La riunione, però, pare ci sia stata lo stesso probabilmente soltanto con la presenza di due dipendenti comunali che facevano parte del progetto e l’assessore non ha voluto concedere loro altri incontri e spiegazioni.

Le persone che hanno mandato avanti quello sportello anti-violenza, però, sperano ancora in un incontro, in una spiegazione che giustifichi questo atteggiamento di improvvisa chiusura nei loro confronti, anche perché sul centro pendono le sorti di un bando regionale con fondi per circa 80mila euro che certamente sono stati ottenuti anche e soprattutto grazie al lavoro da loro svolto in questi quattro anni e perché per rispondere al bando sono stati utilizzati i loro curriculum, il loro bagaglio di esperienze e le loro specializzazioni.
Ora che i fondi sono stati ottenuti loro si ritrovano fuori. E le buste che dovevano essere aperte il 16 maggio sono rimaste chiuse per mancanza del numero legale e bisognerà attendere la prossima data fornita dalla commissione per scoprire chi usufruirà di quei finanziamenti destinati a sistemare il centro, ma anche a pagare delle operatrici, mentre fino ad ora per ben quattro anni quelle uscenti hanno lavorato gratis.

Valentina Prato

 

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