pubblicato il10 giugno 2017 alle 22:11

C’era una volta a Cassino la villa2, oggi solo topi

Cassino – “Una volta qui c’era un ponte… aspettavo lì che iniziasse la lezione mentre guardavo il fiume. Non era così nero… e le spine intorno non crescevano”.

Una volta qui c’era un parco, quello che oggi chiamano “villa2”, padri che accompagnavano i figli tenendogli la mano per passare del tempo immersi nella natura. C’era una scuola di canoa, ragazzi che aspettavano con ansiosa felicità il momento di mettere in acqua la propria. E questo è il racconto di uno di loro, ormai adulto, che cozza terribilmente con lo scenario ripreso dalla nostra macchina fotografica. Partendo dall’ingresso su via Gaetano Di Biasio percorriamo un viale sterrato ripiegato su se stesso più volte, dove ogni curva rivela cumuli di pattume: lattine di birra, frantumi di bottiglie in vetro, ripari di cartone e coperte che rivelano la presenza di senza tetto, costretti a rifugiarsi in tale marciume. Dai rifiuti si elevano erbacce, alberi pericolosamente inclinati e piante di diversa natura tra le quali spiccano persino fiori di zucca dalle foglie biancastre e violacee, visibilmente malate.

 

In questa flora non certo salubre trovano riparo topi e sciami di insetti, come testimoniato dai cadaveri stessi di questi animali – attorniati da mosche. Una vista raccapricciante, sostituita subito dopo dal canale di rovi cresciuto poco prima del ponte, tanto che per giungervi dobbiamo camminare piegati e fare attenzione alle spine che si allungano dai lati. Alla nostra destra la vecchia scuola di canoa, un edificio in legno anticipato da un giardino di erbacce e racchiuso da un cancello in ferro, chiuso da un vecchio lucchetto arrugginito. Buchi paralleli nel terreno suggeriscono la presenza di lampioni, lampioni di cui non vi è traccia.
Di fronte a noi, il ponte crollato e sbarre di ferro ridotte a terra. Il cammino è quindi interrotto e non è possibile proseguire.
Alla rabbia e la tristezza di quanti erano soliti frequentare il luogo, fino a pochi anni fa, si aggiunge la perplessità su cosa abbiano fatto le varie amministrazioni comunali per contenere i danni all’ambiente. Il parco potrebbe essere riqualificato e derattizzato, il ponte ricostruito assieme alle panchine in pietra oggi praticamente sbriciolate. Sarebbe non solo l’occasione di rendere alla città un altro e importante polmone verde ma anche quella di valorizzare un luogo amato dalla cittadinanza, ridarlo giustamente ai cittadini che ad esso sono legati. Senza contare le migliaia di euro spese per la costruzione del parco che verrebbero quindi recuperate e alle quali si darebbe di nuovo un senso.

Giulia Guerra

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