pubblicato il28 luglio 2017 alle 11:57

Francesco Totti, la nuova vita dell’ultimo Re di Roma

25 anni di folle amore, adesso un futuro da dirigente vicino al campo

ROMA – Immaginatelo entrare in campo nel pre-partita, all’Olimpico, in giacca e pantaloni. Senza gli scarpini, senza sulla schiena quel n.10 indossato per 25 lunghi anni e che mai più alcun altro oserà indossare, che la società ritiri o meno quel magico numero. Francesco Totti ha lasciato il campo, il calcio ma non Roma. Non la Roma, l’amore della sua vita, il primo e per certi versi il più grande: perché per lei ha rinunciato a molto più soldi, decisamente più titoli, individuali ma soprattutto di squadra.

Totti ha esordito in A nel 1993, ci ha giocato fino al 2017, senza mai cambiare casacca: nel frattempo che lui scendeva sui prati verdi di tutta Europa ed Italia con gli stessi colori cambiavano 16 governi, 6 Sindaci di Roma, 4 Presidenti della Repubblica e addirittura 3 Papi. Alcuni numeri (Fonte Sports.bwin.it) raccontano in modo incredibile quanto realizzato dal Pupone, come i 180 giocatori dei 551 scesi in campo nell’ultimo campionato italiano che nemmeno erano nati quanto Totti esordiva in A con la casacca giallorossa.

Oggi la sua vita è cambiata, anche se sempre tra le cinta di Trigoria. Sarà quel collante fra società, costantemente lontana in America ed il campo, con un rapporto coi giocatori che nessuno meglio di lui può conservare, a partire da quello che finalmente non è più l’eterno Capitan Futuro. Daniele De Rossi lo ha detto chiaramente, sente sempre Francesco ed il suo contributo anche se fuori dal campo può continuare ad essere importante, nel far capire che vuol dire giocare a Roma e nella Roma, di quanto sia diverso emotivamente e professionalmente rispetto a qualsiasi altra piazza. Di come “vincere 1 scudetto a Roma equivale a vincerne 10 altrove”.

Ha segnato 250 gol in Serie A, secondo marcatore di tutti i tempi dopo Piola. Sono passati quasi 9 mila giorni dal suo esordio al giorno del commovente addio, quando si è ammainata l’ultima bandiera rimasta al mondo, raccontando una storia unica e che ha strappato lacrime a lui, tifosi capitolini ed appassionati tutti. Ha vinto veramente poco, ma due trofei bastano ed avanzano a gratificare uno dei maggiori talenti della storia del calcio: lo Scudetto del 2001 ed il Mondiale nel 2006. Non ci doveva nemmeno essere, ci è sempre stato, superando l’infortunio shock di pochi mesi prima con l’Empoli.

Nell’immaginario collettivo è il numero dieci, il fantasista, l’eroe, il capitano e la bandiera: tutto questo è volato via nel pomeriggio romano del 28 maggio, quando fra la commozione generale ha avuto luogo l’addio al calcio più “straziante” che si sia mai visto nello sport. 25 anni di amore, 307 gol per la stessa maglia, solo 5 trofei ma qualcosa che non può essere quantificato e durerà per sempre: la venerazione di una città intera, il riconoscimento e la stima infinita da tutto il pianeta, di colleghi e tifosi tutti.

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