Il treno del “rottamatore” non fa tappa a Cassino, un altro schiaffo ai 532 licenziati da FCA

Il treno del “rottamatore” non fa tappa a Cassino, un altro schiaffo ai 532 licenziati da FCA

24 novembre 2017 0 Di redazionecassino1

Cassino –  C’erano proprio tutti sul treno di Renzi, Scalia, Spilabotte, Fardelli, Petrarcone, Terranova, Salera, a discutere con l’ex rottamatore di Rignano. Cosa ci stessero a fare su quel treno e di cosa dovessero discutere ancora è da capire, ma lo si può facilmente intuire. Resta il fatto che il rottamatore si è guardato bene di scendere a Cassino ad incontrare gli oltre 5oo giovani licenziati, alla scadenza del contratto, dalla FCA di Piedimonte San Germano. Ha preferito fermarsi a Ferentino, il paese del sen. Scalia. Del resto come avrebbe potuto fermarsi nella Città Martire ed incontrare quei giovani, che probabilmente da 500 diventeranno 800 a gennaio, a cui aveva fatto promesse che sapeva bene non avrebbe potuto mantenere? Sapeva benissimo che, nel suo “comizio” tenuto, guarda caso, a ridosso del referendum sulla riforma della Costituzione ed evitando i giornalisti, quei 1800 posti di lavoro tanto sbandierati non ci sarebbero mai stati. L’ex rottamatore sapeva benissimo quali fossero gli intenti della dirigenza FCA, o Alfa Romeo, e di Marchionne su quei posti di lavoro. Quei giovani sarebbero rimasti con un pugno di mosche in mano. Solo fumo e niente arrosto! Sapeva benissimo che a quei giovani sarebbe stato chiesto di lavorare con turni massacranti, con anticipo turni, creando aspettative che sarebbero state disattese nel giro di pochi mesi. Sapeva benissimo, Renzi, che il suo unico interesse nella visita allo stabilimento di Piedimonte, era quello di raccogliere consensi alla sua riforma costituzionale che gli avrebbe consentito di accrescere i suoi poteri di premier. Per fortuna sotto questo aspetto gli è andata male e allora visto il risultato referendario poco importa se 800 giovani perderanno il loro posto di lavoro e con loro molti altri dell’indotto. Del resto le aspettative di Marchionne e di tutti gli industriali come lui, erano salve. Il job act e tutte le altre norme in favore di industriali senza scrupoli, avrebbero continuato a fare la loro ignobile parte a danno dei lavoratori, soprattutto giovani. In altri termini, tutto era già scritto, o meglio come volevasi dimostrare, ai lavoratori dello stabilimento di Piedimonte oltre al danno anche la beffa. Quello che più indigna è il comportamento dei politicanti nostrani subito pronti a salire su quel treno, di cui ancora gli italiani aspettano di sapere da chi è pagato, a prospettare la situazione, a fare proposte sul futuro del territorio, sapendo che tanto  non arriveranno mai. Evitando di affrontare concretamente il problema di migliaia di famiglie in situazione di crisi economica e di quei giovani che in quel lavoro ci avevano creduto, senza assentarsi, anticipando i turni per produrre un prodotto automobilistico le cui vendite sarebbero andate a picco in breve tempo, per qualità e, soprattutto prezzo. Del resto a conferma di tutto ciò, stando alle notizie apparse sulla stampa locale, proprio il “rottamatore” avrebbe liquidato il problema con una frase emblematica: “se il prodotto non si vende non è colpa mia…!” che confermerebbe le reali intenzioni di Marchionne & Co. sul futuro dello stabilimento di Piedimonte e di tutti gli altri del gruppo FCA. A questo punto della storia viene da chiedersi cosa ci siano andati a fare i rappresentati del Pd locale su quel treno? La risposta è facilmente intuibile e non ci vuole una laurea o un master in politica per capirlo. Ci sono andati per assicurarsi un posto sicuro nelle liste e nelle candidature alle prossime elezioni regionali e politiche, con buona pace di quegli ottocento giovani e di tutti gli altri dell’indotto e degli stabilimenti FCA. Sembra, sempre quanto apparso sulla stampa locale, che l’ex premier avrebbe voluto qualche rappresentante sindacale sul suo treno, ma né Fiom né altri c’erano, a farsi prendere in giro dall’ex rottamatore. Almeno per questa volta una parte del sindacato un minimo di coerenza l’ha dimostrata, rispetto a chi si è subito assuefatto alle proposte del governo sulle pensioni!

F. Pensabene