Cassino: Furti di Rolex, ulteriori sviluppi

Cassino: Furti di Rolex, ulteriori sviluppi

18 aprile 2018 0 Di redazione

Nel prosieguo delle indagini intraprese a seguito dei furti di orologi “Rolex” (commessi nella giurisdizione della Compagnia di Cassino che portarono in data 21 marzo al fermo di Polizia Giudiziaria di 3 componenti della banda) i militari del N.O.R.M. acquisivano ulteriori due denunce per furti commessi con analogo modus operandi, da una giovane di nazionalità rumena.
La donna, tra l’altro già controllata il 20 marzo u.s. nel corso del servizio che portò all’arresto in Roma dei 3 connazionali (in tale circostanza la stessa non fu riconosciuta dalle vittime), si identifica in P.E. 25 romena, già censita per furto con destrezza, nonché moglie di uno degli arrestati. La predetta è stata riconosciuta quale autrice del furto con destrezza di un “Rolex” del valore di circa 6mila euro, perpetrato nella città martire il 16 marzo u.s. ai danni di un 64enne, il quale, mentre si trovava all’interno della propria autovettura era stato avvicinato dalla donna che, con il pretesto di richiedere delle indicazioni stradali, fingendo di ringraziarlo gli afferrava il braccio sfilandogli l’orologio dandosi poi a precipitosa fuga. Analogo episodio si era verificato in data 23 marzo allorquando si era resa responsabile del furto con destrezza di un bracciale in oro, che sfilava dal polso di altra persona dopo averle chiesto di ripararsi sotto l’ombrello della malcapitata. Anche in questo caso, utilizzava la tecnica del ringraziamento per sfilarle il bracciale.

La Procura di Cassino condividendo le risultanza investigative dei militari operanti, emetteva un decreto di fermo di indiziato di delitto per “furto con destrezza in concorso”, che veniva eseguito questa mattina nella capitale. La donna, proveniente da Milano, veniva rintracciata presso la Casa Circondariale di Roma Rebibbia, ove si era recata per far visita al marito ivi detenuto. L’arrestata, è stata associata alla stessa Casa Circondariale – Sezione Femminile, così come disposto dall’Autorità Giudiziaria mandante del provvedimento.
Foto d’archivio