Prostituzione nei “circoli culturali”, 3 arresti nel frusinate

Prostituzione nei “circoli culturali”, 3 arresti nel frusinate

18 maggio 2018 0 Di admin

FROSINONE – Gestivano circoli  culturali che coprivano una fitta attività della prostituzione.

Questa mattina i carabinieri Reparto Operativo – Nucleo Investigativo di Frosinone comandati dal colonnello Adrea Gavazzi e dal capitano Antonio Lombardo, sotto la coordinazione del comandante provinciale, il colonnello Fabio Cagnazzo ha dato esecuzione ad un’Ordinanza  di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Frosinone, dott. Antonello Bracaglia Morante, su richiesta della locale Procura, P.M. dott.ssa Barbara Trotta, nei confronti di Arcangelo Belli, 53 anni, Claudio Faustini, 52 anni entrambi originari di Ripi, Soumia El Hasaini, 43 anni originaria di Casablanca, ma residente a Ripi (FR), Attilio Monaldini 57 anni, originario di Frosinone, i primi tre con precedenti specifici. Gli stessi sono ritenuti responsabili di concorso in agevolazione, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

I provvedimenti traggono origine da una articolata e complessa  attività  info-investigativa avviata dal Nucleo Investigativo nell’autunno del 2015, quando era stata individuata una presunta attività di meretricio all’interno del Circolo culturale denominato “Capocabana”, a Veroli. Le investigazioni, condotte attraverso tradizionali attività investigative consistite nella raccolta di informazioni, controlli amministrativi, visioni ed analisi di immagini riprese da telecamere presenti sulla pubblica via, penetranti ma discreti servizi di osservazione sul campo e da remoto, pedinamenti, perquisizioni, analisi dei tabulati telefonici ed altre attività tecniche, hanno permesso di acquisire univoci e sostanziosi elementi probatori a carico dei destinatari del provvedimento e di ricostruire puntualmente il ruolo da ciascuno ricoperto nella gestione dell’illecita attività che si svolgeva sotto le mentite spoglie di un’Associazione Culturale senza fini di lucro. Il particolare “lucro”, in realtà, era l’unico obiettivo degli odierni indagati che garantivano ad una pluralità di clienti di intrattenersi e consumare rapporti sessuali fuori dal locale dietro pagamento di una somma di denaro commisurata al tempo dagli stessi trascorso con le “intrattenitrici”.

E’ emerso, infatti, che i destinatari del provvedimento, alcuni dei quali titolari e/o amministratori di fatto anche di altri locali dello stesso genere ubicati in altre Province, gestivano e coordinavano, realizzando notevoli profitti, tutte le attività connesse al meretricio, che si concretizzavano, sostanzialmente, nella scelta delle ragazze, straniere (che dovevano riunire determinati requisiti fisici), nella loro sistemazione alloggiativa, nei loro spostamenti, sia all’arrivo in Italia (dall’estero o da altre città) sia nei quotidiani accompagnamenti dal luogo di dimora a quello di “lavoro”, nell’organizzazione, predisposizione e coordinamento dei contatti tra le ragazze ed i clienti, nella fissazione delle regole di intrattenimento all’interno del locale e delle “tariffe” da corrispondere che, come già detto, variavano in base al tempo trascorso con la ragazza prescelta. E’ emerso, altresì, uno scambio di intrattenitrici tra locali, anche di altre Province, in relazione all’andamento e all’attivismo degli stessi e/o a esigenze di spostamento connesse ad altre problematiche.

Inoltre si verificava che alcuni clienti “prenotavano” le ragazze con cui volevano intrattenersi, desiderio che veniva, dagli sfruttatori, prontamente soddisfatto dando specifiche indicazioni nel senso. Per quanto concerne i guadagni delle ragazze gli stessi variavano in percentuale in relazione al numero delle prestazioni offerte e comunque si aggiravano su circa il 30% del totale.

Gli arrestati, al termine delle previste formalità di rito, sono stati sottoposti, i primi tre, al regime   degli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni, mentre, l’ultimo, all’obbligo di dimora nel Comune di residenza.