Giorno: 12 giugno 2018

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La sintesi del giorno – Ancora vicenda Aquarius tra “cinismo” italiano e smemoratezza francese

Di admin
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LA SINTESI – Con un occhio a Singapore dove si sono incontrati il presidente degli Stati Uniti e quello Nord Coreano, uno a fianco all’atro come vecchia amici (appena qualche mese fa sembravano sull’orlo di spedire il modo nel baratro di un conflitto sul larga scala), e l‘altro occhio in Italia (oltre anche alle orecchie per sentire gli insulti arrivati da Oltralpe), nella giornata italiana ha tenuto ancora banco la vicenda della nave Aquarius e dei 629 migranti a bordo, impossibilitati a sbarcare nei porti italiani per il nuovo corso della politica nostrana.

La Ong che li ha salvati al largo della Libia ha sostenuto che il porto spagnolo di Valencia era troppo lontano, quindi, mentre guardia costiera e marina Militare preparava un piano per scortare e dare appoggio alla nave con proprie unità navali, dalla Spagna e dalla Francia, sulla vicenda, sono piovuti duri attacchi all’Italia. Se dalla Spagna, esponenti del Governo si sarebbero “limitati” a intravvedere nell’atteggiamento italiano il mancato rispetto di leggi, sono risultate assordanti gli insulti francesi. “Vomitevole” avrebbe definito il comportamento italiano il segretario del partito del presidente Macron. Lo stesso Macron, invece, lo ha definito “solamente” cinico. In tanti sono stati a chiedersi se fosse possibile che un Paese come la Francia potesse avere una memoria così corta da dimenticare ciò che loro stessi hanno fatto appena qualche mese fa per evitare che stranieri mettessero piede sul “loro sacro suolo patrio”. A marzo gendarmi francesi, in una situazione limite di un accordo risalente al 1990, superarono il confine arrivando a Bardonecchia per fare una perquisizione e verifiche nella sede di una Ong.

Muscoli mostrati anche a Ventimiglia quando gli stranieri chiedevano di poter raggiungere loro parenti nelle città Francesi ma il muro eretto dai francesi fu invalicabile come invalicabiel è stato il muro che hanno reso ancora più alte le Alpi per impedire agli stranieri di raggiungere le terre transalpine percorrendo sentieri innevati e ghiacciati. Anche tra loro c’erano donne incinte.

Evidentemente, per i francesi, quando qualcuno fa lo stesso, diventa cinico e irresponsabile.

La risposta di Palazzo Chigi, meditata, è arrivata solamente nel pomeriggio. “Le dichiarazioni intorno alla vicenda Aquarius che arrivano dalla Francia sono sorprendenti e denunciano una grave mancanza di informazioni su ciò che sta realmente accadendo. L’Italia non può accettare lezioni ipocrite da Paesi che in tema di immigrazione hanno sempre preferito voltare la testa dall’altra parte”. Ermanno Amedei

12 giugno 2018 0

La mafia di Latina, il clan gestiva dalla droga alla compravendita dei voti-VIDEO

Di admin

LATINA – Venticinque persone sarebbero, secondo la Squadra Mobile di Latina e della Direzione Distrettuale Antimafia, il nocciolo di una organizzazione mafiosa autoctona, scollata da quelle solitamente conosciute e radicate in altri territori. L’operazione è stata eseguita questa mattina e ha visto l’esecuzione di 25 misure cautelari. ad altrettante persone, uomini e donne, ritenuti responsabili a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, violenza privata, favoreggiamento, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e reati elettorali, tutti aggravati dalle modalità mafiose.

L´inchiesta, che si è avvalsa anche delle dichiarazioni del primo collaboratore di Giustizia di quel territorio, ha ricostruito l´organigramma e le numerosissime attività illecite di un agguerrito gruppo criminale, individuato in un ramo della nota famiglia Rom dei Di Silvio, operante da diversi anni in questo territorio, facente capo a DI SILVIO Armando detto Lallà.

Tra i soggetti destinatari della misura cautelare vi sono ben 7 donne, una delle quali figura tra i vertici del clan. Il gruppo ha evidenziato una struttura solidissima a geometria variabile, imperniata cioè non soltanto sui legami familiari, bensì alimentata con l´innesto di criminali già affermati, in precedenza organici a gruppi rivali.

Gli appartenenti all´associazione criminale sono risultati impegnati in modo pervicace nella gestione di numerosissime estorsioni e di un vasto traffico di stupefacenti; in particolare, le richieste di denaro, molto spesso mascherate con operazioni di recupero crediti, venivano rivolte con modalità particolarmente violente e vessatorie ad imprenditori e commercianti ma anche a numerosi professionisti, costretti a versare cospicue somme di denaro in modo seriale.

La sistematicità delle richieste estorsive rivolte a diversi esponenti del Foro Pontino divenne talmente preoccupante alla fine del 2016 da indurre i responsabili dell´Ordine degli Avvocati a pubblicare una lettera a tutti gli iscritti, esortandoli a denunciare tali circostanze, collaborando con le Forze di Polizia. Come accade tipicamente nelle organizzazioni mafiose, negli episodi estorsivi veniva speso il nome dei DI SILVIO per amplificare il potere di intimidazione, ovvero il riferimento alla destinazione del denaro richiesto al sostentamento dei carcerati e delle loro famiglie, o ancora richiamando episodi cruenti risalenti alla guerra criminale del 2010, quando le famiglie Rom si imposero sui altri gruppi criminali.

Particolarmente significativa del pesante clima di intimidazione imposto dai DI SILVIO alla città, l´episodio estorsivo commesso dalle donne del clan, DE ROSA Sabina e DI SILVIO Sara Genoveffa, moglie e figlia di Armando DI SILVIO, ai danni della titolare di un negozio di casalinghi, peraltro in stato di gravidanza, da cui pretendevano di appropriarsi della merce a proprio piacimento, corrispondendo un prezzo del tutto arbitrario, e di gran lunga inferiore a quello effettivo.

Il modus operandi del clan DI SILVIO ha mostrato forti analogie  con le mafie tradizionali anche in relazione alla capacità di gestione delle campagne elettorali di diversi candidati alle consultazioni amministrative del 2016 nei comuni di Latina e Terracina, per il tramite di alcuni affiliati ovvero intervenendo anche direttamente. Alcuni uomini del clan, infatti, tra cui un sorvegliato speciale, in violazione dell´art.76 del Codice Antimafia, hanno gestito la propaganda elettorale in favore di alcuni candidati, provvedendo, dietro compenso, all´affissione dei manifesti elettorali, e potendo in tal modo imporre la prevalenza di quelli dei candidati sponsorizzati, grazie alla propria caratura criminale.

Le indagini hanno fatto emergere anche molti casi di compravendita di voti in occasione dello stesso periodo elettorale, in cui esponenti del clan hanno costretto, dietro minaccia, numerosi tossicodipendenti ad esprimere la propria preferenza in favore di alcuni candidati alle elezioni comunali di Latina, ricevendo in cambio un compenso in denaro da parte dei committenti ovvero di loro intermediari.

È emerso, dunque, uno spaccato preoccupante di spartizione criminale delle attività elettorali, attraverso la quale i DI SILVIO riuscivano a monopolizzare la propaganda di molti candidati, spesso imponendo i propri servizi altre volte vendendo i consensi degli elettori residenti nelle zone della città ricadenti sotto il loro controllo. Secondo quanto dichiarato dal collaboratore, i manifesti elettorali venivano tenuti nascosti in una stalla non lontana dall´abitazione del capoclan, nel quartiere Campo Boario mentre in un´intercettazione, Gianluca DI SILVIO, figlio di Armando, affermava di essere stato pagato per acclamare un candidato nel corso di un comizio elettorale insieme ad altri soggetti.

È stato, infine, accertato come DI SILVIO Armando ponesse in essere condotte di fittizia intestazione di beni, come nel caso di un terreno ubicato in località Borgo Isonzo, acquistato alla fine del 2016 ed intestato fittiziamente dapprima ad ARCIERI Federico ed al momento della stipula definitiva all´indagato COPPI Daniele, al fine di eludere le disposizioni di Legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale.

12 giugno 2018 0

Pesca di frodo a Scauri, sub sorpreso con 108 datteri di mare

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MINTURNO – Questa mattina la Capitaneria di porto di Gaeta con il personale della Guardia Costiera di Scauri ha svolto un’operazione mirata alla difesa del dattero di mare. I militari, infatti, al termine di un’attività d’informazione e monitoraggio, sono riusciti ad intercettare un sub lungo la scogliera del Monte d’Oro di Scauri intento ad effettuare pesca in zona vietata. Dopo aver osservato l’attività del pescatore, che procedeva con continue immersioni, gli agenti sono riusciti  ad avere contezza che era in corso un’attività di pesca vietata.

Il personale della Guardia Costiera ha deciso, così, di intervenire per fermare il pescatore di frode. I militare, nel corso dell’ispezione del prodotto appena pescato hanno constatato che si trattava di datteri di mare.

Il soggetto D. S. originario di Minturno è stato denunciato alla competente Autorità Giudiziaria di Cassino con contestuale sequestro penale di 108 esemplari di datteri di mare (Lithophaga Lithophaga) nonché dell’attrezzatura servita per l’estrazione, tra cui un martello utilizzato per frantumare la scogliera e consentire l’asportazione del dattero. Il prezioso mollusco, la cui pesca, detenzione, trasporto e commercializzazione è vietata in qualunque stato di crescita è tutelato da una severa disciplina sanzionatoria, con l’arresto fino a due anni ed una ammenda fino a dodicimila euro.

La pesca dei datteri di mare, da trent’anni, è vietata poiché l’estrazione di tale mollusco bivalvo provoca alterazioni ai fondali rocciosi con distruzione e deturpamento dell’ambiente marino: solo il trascorrere di decine di anni consente il ripristino del danno ambientale perpetrato.

I datteri di mare sequestrati, che sul mercato avrebbero avuto un alto valore commerciale, venivano così rigettati in mare non essendo prevista alcuna forma di commercializzazione.

12 giugno 2018 0

Cocomeri e rottami sull’asfalto, chiuso lo svincolo autostradale a Frosinone

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FROSINONE – Angurie e rottami sullo svincolo autostradale a Frosinone. E’ accaduto nella tarda mattinata di oggi che un bilico carico di frutta, per cause ancora al vaglio dei carabinieri, si è ribaltato seminando le angurie sulla strada e sulla terreno che la costeggia.

Sul posto sono arrivati i carabinieri e i vigili del fuoco che dopo aver soccorso il conducente del mezzo rimasto incolume, si sono occupati del traffico e di mettere in sicurezza il camion ridotto a rottami.

Oltre al mezzo, sarà necessario rimuovere anche le angurie che rendono scivolosa la strada e con il caldo cominceranno a marcire.

12 giugno 2018 0

Spacciatrice casa e bottega a Sora, arrestata 38enne

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SORA – Ieri sera i Carabinieri di Sora hanno arrestato una 38enne del luogo, residente nel quartiere Pontrinio, già censita per il reato di invasione di terreni o edifici, nella flagranza di reato di traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti e psicotrope.

Dopo un lungo appostamento nei pressi dell’abitazione della donna, i militari operanti, avendo notato l’ingresso di un 66enne del posto, già noto per spaccio di sostanze stupefacenti, resistenza e violenza a P.U., truffa, reati di falso e reati contro la persona, hanno fatto irruzione nell’appartamento sorprendendo la 38enne mentre cedeva all’uomo una dose di cocaina, ricevendo come corrispettivo la somma di 20 euro.

Sottoposta immediatamente a perquisizione personale, le sono state trovate indosso altre 39 dosi di crack ed 500 euro in banconote di vario taglio, provento dell’attività illecita.

La successiva perquisizione domiciliare ha permesso di rinvenire ulteriori 16 dosi di cocaina, già confezionate e pronte per essere immesse sul mercato, nonché materiale atto al suo confezionamento. Il tutto è stato sequestrato. L’arrestata, su disposizione dell’A.G.,è stata sottoposta al regime degli arresti domiciliari mentre l’acquirente segnalato alla locale Prefettura quale assuntore di sostanze stupefacenti.

12 giugno 2018 0

Mafia pontina, 20 arresti a Latina per l’associazione mafiosa dei Di Silvio

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LATINA – La Polizia di Stato di Latina dalle prime ore di stamane, su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, sta eseguendo una misura cautelare nei confronti di oltre 20 persone, appartenenti ad un pericoloso clan criminale rom operante nel quartiere Campo Boario della città di Latina, poiché ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, violenza privata, favoreggiamento, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e reati elettorali, tutti aggravati dalle modalità mafiose. Oltre 250 gli agenti della Polizia di Stato impegnati.

Per la prima volta in territorio pontino viene riconosciuta l’esistenza di un’associazione mafiosa autoctona, non legata a gruppi criminali siciliani, calabresi o campani.

Gli autori delle numerose estorsioni, effettuate con metodi particolarmente violenti e vessatori, come avviene nelle mafie tradizionali, spendevano sempre il nome dei Di Silvio per amplificare il potere di intimidazione, ovvero il riferimento alla destinazione del denaro richiesto al sostentamento dei carcerati e delle loro famiglie, o ancora richiamando episodi cruenti risalenti alla guerra criminale del 2010, quando le famiglie Rom si imposero sui altri gruppi criminali.

Tra i soggetti destinatari della misura cautelare vi sono ben 7 donne, una delle quali figura tra i vertici del clan.

Nel provvedimento cautelare vengono contestati anche reati elettorali previsti dal Codice Antimafia.

I dettagli saranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle ore 11.00 presso l’Ufficio Relazioni Esterne del Dipartimento della Pubblica Sicurezza in Via Agostino De Petris 95.

Sull’account facebook Polizia di Stato dalle ore 11 verrà trasmessa la diretta della conferenza.

12 giugno 2018 0

La puntura di Ultimo… ai debiti di Cassino

Di admin

LA PUNTURA DI ULTIMO – “Il Comune di Cassino è indebitato fino al collo ma i cittadini si chiedono tutt’ora per cosa siano stati spesi tutti questi soldi. Nessuna nuova scuola, nessuna nuova strada, nessun aumento di personale, anzi. Da 30 anni non viene realizzata un’opera pubblica degna di nota.

Ed ora che la squadra di basket è stata promossa in serie A2, nessun palazzetto degno di questa categoria. Sono 30 anni che Cassino aspetta un palazzetto dello sport moderno, funzionale ed omologato. Neanche l’istituzione della facoltà di Scienze Motorie ha sbloccato la situazione.

Frosinone, Anagni, Ferentino, Alatri ed Atina hanno strutture adeguate. Invece per Cassino è sempre stato un lusso. Eppure sindaci vecchi e nuovi si sono fatti spesso vedere volentieri al seguito della squadra. Ma da 30 anni, a Cassino, solo debiti senza un perché”.

Ultimo