Giorno: 5 luglio 2018

5 luglio 2018 0

Nuovi giochi al parco Baden Powell per bambini e ragazzi speciali

Di redazionecassino1
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CASSINO –  Una festa, gioia sincera e spontanea, e non può essere altrimenti quando si ha a che fare con il sorriso di persone meno fortunate: nel parco Baden Powell di Cassino sono stati inaugurati la Giostra girasole e l’Altalena che permetteranno ai bambini e ragazzi diversamente abili di giocare insieme agli altri ragazzi che frequentano l’area verde.

A fare da madrina della manifestazione la vicepresidente del Consorzio dei Servizi Sociali Francesca Calvani, che – sempre all’ascolto delle problematiche rappresentatele da genitori e familiari di persone con esigenze particolari legate alla disabilità – ha fortemente voluto il progetto sulla Città di Cassino, ed ha illustrato ai presenti le finalità inclusive e socializzanti dell’installazione di questi giochi nel Parco.

Come ha ricordato il presidente del Consorzio Edoardo Antonino Fabrizio nel ringraziare l’Amministrazione Comunale di Cassino nella persona del Sindaco Carlo Maria D’Alessandro, per aver messo a disposizione l’area nel parco Baden Powell, la vicepresidente Calvani per il progetto, nonché gli uffici del Consorzio per il lavoro svolto, il tutto è stato reso possibile grazie all’Inps Welfare, che ha finanziato in questo senso il Consorzio del Cassinate per i Servizi Sociali poiché Ambito territoriale competente per la gestione del Progetto Home Care Premium sul distretto Socio Sanitario D. Il Presidente ha rivolto un ringraziamento al Direttore Inps di Cassino, Leva, ed al Direttore dell’Inps provinciale Siddi.

All’appello che Francesca Calvani ha rivolto a tutti i Sindaci dei Comuni aderenti al Consorzio, di “acquistare un nuovo gioco inclusivo per ognuno che se ne rompe o che viene danneggiato nel proprio paese”, ha fatto seguito l’intervento del Sindaco di Cassino Carlo Maria D’Alessandro, il quale ha ricordato come parlando proprio con la Calvani, spesso lei aveva fatto notare che nel Parco Baden Powell mancava qualcosa… “Ecco cosa mancava – ha sottolineato il Sindaco – ed avevi ragione: ora il vuoto è stato colmato. E con questa iniziativa, che su Cassino è la prima in assoluto, possiamo dire, in un momento particolare per la città, che Cassino non si ferma, che questo è il senso di comunità che la Città ritrova, e dal quale riparte”. Poi D’Alessandro ha concluso con l’appello alla stampa, per farsi promotrice e spronare il senso civico dei genitori, affinché avvisino gli organi di Polizia quando vedono che si sta perpetrando un atto di vandalismo ai danni del bene pubblico.

Poi tutti al taglio del nastro, per l’inaugurazione dei giochi con immancabile taglio del nastro del sindaco D’Alessandro  Via ooi al primo giro sull’altalena e sulla giostra, con le carrozzine agevolmente posizionate sulle pedane. A spingere… Presidente, Sindaco, Vicepresidente, Direttore e operatori consortili, tra i sorrisi divertiti dei ragazzi speciali.

5 luglio 2018 0

Chiuso dal Nas un agriturismo con annesso ristorante, si cucinava con acqua da un pozzo privo di potabilità

Di redazionecassino1

LATINA – L’incessante attività di controllo dei Carabinieri del N.A.S. di Latina, impegnati quotidianamente nell’ambito della sicurezza alimentare, ha consentito recentemente, di far disporre, quale provvedimento a tutela della salute pubblica , la chiusura immediata di un AGRITURISMO (con annesso RISTORANTE ed attività di preparazione e cottura di alimenti e bevande) sito nell’ambito del territorio comunale di FORMIA (LT).

I militari del N.A.S. , nel corso di approfondita ispezione , scoprivano che la preparazione e cottura dei cibi somministrati agli avventori  avveniva utilizzando acqua, attinta da un pozzo artesiano, priva della indispensabile certificazione di potabilità emessa da laboratorio accreditato, tutto ciò contrariamente a quanto dichiarato dal titolare dell’attività, che, nella documentazione inerente le proprie procedure di autocontrollo, attestava di servirsi di acqua proveniente dall’acquedotto comunale.

Per tale grave violazione il conduttore dell’attività verrà inoltre sanzionato con una cifra pari a 2.000 euro. Il valore della struttura ristorativa chiusa supera gli 800.000 euro.

FOTO DI REPERTORIO

5 luglio 2018 0

“Ciociara col Mandolino”, la superba opera di Corot torana a casa restaurata

Di admin

FROSINONE – Può sembrare incredibile ma è arduo rinvenire tra le centinaia e centinaia di artisti pittori e scultori europei tra fine 1700 e inizi 1900 uno che non abbia raffigurato un ciociaro o una ciociara. E’ in quegli anni, verso la fine del 1700, che era iniziata la vistosa e costante trasmigrazione di umanità da certe contrade e frazioni di paesetti della Valcomino verso Roma, di conseguenza lo spettacolo dei ciociari nelle loro vestiture  colorate e smaglianti era attuale in ogni momento della giornata, come lo era la presenza di centinaia di artisti da ogni parte d’Europa: a questi si aggiungano gli arrivi giornalieri di pellegrini e di visitatori: affianco alle quotidiane celebrazioni e manifestazioni liturgiche, la Roma dei Papi è stata nella sua lunghissima esistenza un incredibile agglomerato cosmopolita di accoglienza e di ristorazione e di altri svaghi come nessun altro al mondo.

Arduo a immaginare che non poche pagine sarebbero necessarie per elencare i nomi degli artisti che hanno ritratto o scolpito il personaggio in costume ciociaro: qui ci soffermiamo su uno in particolare e per due ragioni: la prima è che in questo periodo sta avendo luogo a Parigi per poi proseguire a Washington fino a dicembre, la esposizione delle opere che illustrano le sue modelle e poi perché in Ciociaria è approdato il dipinto veramente spettacolare e superbo qui presentato (in foto): ne abbiamo dato la prima informazione alcuni mesi addietro, ora che è stato ripulito e restaurato lo presentiamo in tutta la sua bellezza. Stiamo parlando di Jean-Baptiste Camille COROT (1796-1875), gigante della pittura europea dell’Ottocento. Questo dipinto fu una delle tante opere realizzate alla fine della sua carriera verso il 1860-70 allorché la vena della figura femminile lo tenne occupato quasi prevalentemente tanto che gli studiosi registrano che negli ultimi tre-quattro lustri realizzò non meno di trecento opere con donne in primo piano nelle varie acconciature e contesti, in prevalenza nello studio e in prevalenza in abiti tradizionali, greci, orientali e in gran parte ciociari o poeticamente ciociari: infatti l’artista aveva accumulato nel suo studio un ricco assortimento di abiti femminili tra i quali spiccavano quelli che lui chiamava romani o italiani  e che in realtà erano ciociari. Il dipinto qui presentato è in abbigliamento direi tipico, canonico dunque, come poche opere della produzione femminile realizzata nello studio parigino: fatta eccezione di alcune in contesti e in vestiture particolari e di poche opere di donne in abiti greci o orientali o gitani, le altre, la totale maggioranza, ritraggono donne in inappuntabili abiti ciociari o in abiti abbinati in modo poetico cioè vestiture che si distinguono per eclettismo e fantasia negli accoppiamenti e nel cromatismo. Nel dipinto qui presentato la componente folklorica è filologicamente inappuntabile, come lo sono una ventina di altri suoi dipinti, canonici in ogni elemento fino alla collana di corallo al collo e ai pendagli agli orecchi e alle cioce ai piedi: a terra giace un tamburello, che equivale alla firma quasi di una ciociara, secondo la tradizione. In mano, al contrario, tiene un mandolino, uno strumento caro all’artista che molto spesso accompagna alle tante donne ritratte e sul capo una tovaglia più di fantasia che di realtà che analoga pure ritorna parecchie volte nelle sue opere.

Se si eccettua il privato collezionismo, ben si sa che l’Italia ha totalmente ignorato le opere dell’ottocento europeo, per non citare quelle impressioniste, per cui i musei e gallerie nazionali sono in generale privi di tali espressioni artistiche e documentarie. Per cui ben volentieri si registra la presenza, in Ciociaria, di questo veramente straordinario dipinto di donna ciociara di Corot, uno dei rarissimi dell’artista in Italia.  Bello e anche quasi doveroso sarebbe se un ente pubblico o privato si facesse civile e intelligente promotore della iniziativa di offrirlo in visione e gratificazione alla comunità!

Michele Santulli

5 luglio 2018 0

Terremoto dell’Irpinia, encomio del comune di Montella ai benefattori barlettani fratelli Lavecchia

Di admin

MONTELLA – La comunità di Montella non dimentica e, a distanza di 38 anni dal sima che devastò l’Irpinia, onora i sui benefattori. i fratelli Michele e Sebastiano Lavecchia di Barletta.

Il disastro che mise in ginocchio intere comunità è ancora vivo nei ricordi della gente. Il 23 novembre 1980, il terremoto causò migliaia di morti. A Montella se ne contarono 14 ma le abitazioni della cittadina furono duramente colpite e danneggiate; gli sfollati furono a migliaia.

L’inverno era alle porte e la neve era già caduta. In forma di rispetto per il disastro, si fermò anche il campionato di calcio e Sebastiano Lavecchia, massaggiatore sportivo del Barletta Calcio che militava in serie C, approfittò, insieme al fratello Michele, per organizzare in tutta fretta una raccolta fondi tra cittadini di Barletta con cui comprare beni di prima necessità. I due, con le rispettive mogli Franca e Filomena, non senza difficoltà raggiunsero la frazione di Sorbo a Montella e furono i primi soccorsi civili ad arrivare.

“La popolazione – ricorda Sebastiano Lavecchia – in modo molto dignitoso si avvicinò al furgone e noi cercammo di rispondere alle necessità. In particolare calzature per coloro che erano scappati da casa scalzi. In una grotta trovammo decine di bambini donne ed anziani attorno ad un fuoco che non si era mai spento dalla sera del terremoto. Avevano avuto la casa distrutta. Facemmo inutilmente opera di persuasione per portare almeno donne a bambini al sicuro a Barletta; loro rifiutarono categoricamente. Alle 11 di quella mattina, però fece una nuova fortissima scossa anticipata da un fortissimo boato. Fu quello l’incentivo a cambiare idea e in 11, tra bambini e mamme, terrorizzati salirono sul furgone svuotato della merce ormai consegnata, e accettarono di essere trasferiti a Barletta. Li accogliemmo in via Andria dove le nostre famiglie vivevano nei primi tre piani di una palazzina. Si sparse subito la voce che a Barletta erano arrivati i primi terremotati e il giorno dopo ricevemmo la visita del sindaco Michela Frezza, dell’ufficiale Sanitario Angelo Rizzi e dei vertici regionali della Croce Rossa. Offrinono agli sfortunati delle sistemazioni in albergo ma noi ci opponemmo considerando che i piccoli necessitavano di calore familiare che in una struttura non avrebbero certamente trovato. Per cui chiedemmo solamente le visite mediche ed oculistiche perché molti di loro avevano occhi arrossati dal fumo. Spinti solamente da uno slancio umanitario rifiutammo anche le settemila lire giornaliere elargite dallo Stato per chi ospitava un terremotato. Sentirono forte anche la solidarietà dell’intera città di Barletta. Fecero Natale con noi, arrivarono anche i capifamiglia e i nonni: in tutto erano sedici persone. I nostri figli si mischiarono ai loro e divenne un’unica famiglia. Dopo 80 giorni di permanenza a Barletta, quando furono pronte le casette a Montella, le famiglie si ritrovarono nelle zone di provenienza. I loro nonni, per ringraziarci, volevano donarci un terreno a Montella, ma noi ringraziammo ma rifiutammo”.

Ma i montellesi non hanno dimenticato Sebastiano Lavecchia, insignito dal Capo dello Stato Ufficiale Omri, e il fratello Michele Cavaliere Omri. Su proposta dell’Ufficiale Omri Vito Dibitonto, sabato prossimo (7 luglio) ci sarà, nel corso di una cerimonia pubblica, la consegna di un Encomio ai fratelli Lavecchia con scambi di messaggi di amicizia tra i comuni di Montella e Barletta. Tra i convenuti anche il presidente Nazionale Unimri cavalier Gianni Porcaro e le famiglie ospitate nella città pugliese.

Ermanno Amedei

5 luglio 2018 0

Dal Sole il miglior investimento economico per la famiglia. I consigli di Cea Cassino

Di admin

ATTUALITA’ – Il buon investimento è merce ricercata anche e soprattutto nei periodi di crisi. Il fotovoltaico resta uno di questi e ad accorgersene sono sempre più famiglie.

“Qualsiasi prodotto finanziario ha prospettive di guadagno commisurate al rischio che si intende correre; prospettive che a volte vengono rispettate, a volte no. Il fotovoltaico, invece, in questo senso, non ha sorprese”. A parlare è Francesco Della Torre di CEA Cassino, azienda specializzata nel settore.

“E’ opinione comune – continua Della Torre – che uno degli investimenti più sicuri è l’abbattimento delle spese e questo tema sta particolarmente a cuore alle famiglie come alle piccole e medie aziende. L’impianto fotovoltaico , produce energia elettrica ed usarla non solo per il classico uso, oltre ad abbattere la bolletta elettrica, permette di abbattere altre utenze come il gas. Per esempio basta pensare al riscaldamento. I condizionatori, quelli che oggi hanno tutti, funzionano anche per produrre calore e funzionano a corrente. L’acqua calda può essere prodotta con scalda acqua elettrici a pompa di calore, o meglio con un impianto solare termico”.

Facendo i classici “due conti della serva”, Della Torre sostiene che un impianto da 6 kwp, adatto per un nucleo familiare di 4/5 persone, e che produce 8mila kwh l’anno di energia elettrica, costa meno di 10 mila euro. “Il 50 % della somma spesa si detrae in dieci anni dalle tasse, quindi si recupera annualmente circa 500 euro. A questo va aggiunto il risparmio delle utenze che, usando tutta l’energia prodotta dall’impianto, supera mediamente 1600 euro l’anno. In cinque anni, quindi, ma forse meno dato che il costo dell’energia continua ad aumentare del 5 percento l’anno, sono stati abbattuti i costi iniziali e da quel momento in poi è tutto guadagno. Infatti è dimostrato che con gli attuali moduli fotovoltaici, dopo 35 anni di utilizzo, la potenzialità resta al 75% di quella iniziale”. Il calcolo è presto fatto. In 20 anni si arriva a conteggiare un risparmio di oltre 40 mila euro. Soldi che non sono stati spesi per l’energia consumata. Impossibile trovare un investimento più vantaggioso o egualmente vantaggioso, con lo stesso livello di rischio. Tante stupidaggini sono state dette per lo smaltimento. I pannelli fotovoltaici, qualora e per qualsiasi motivo dovessero essere smontati, sono riciclabili al 90% e qualsiasi azienda di recupero metalli sarebbe ben felice di assumersi gli oneri dello smontaggio per averli”.

Ma di inverno, quando l’impianto è meno produttivo che nelle giornate estive come si fa ad avere lo stesso vantaggio?

“Ciò è assicurato dallo scambio sul posto. D’estate si produce una quantità di energia elettrica di molto superiore al proprio fabbisogno. Quell’energia finisce nella rete nazionale che funge da accumulatore virtuale e d’inverno la si riprende nella stessa quantità a costo zero. Della bolletta energetica, quindi, dopo il conguaglio annuale del GSE (Gestore dei Servizi Energetici del Ministero delle Finanze) , resterà a nostro carico solo il fisso, circa 40 euro che si pagano mediamente per canone e tasse varie solo per avere il contatore anche se non si consumasse nulla”.

L’unica difficoltà è trovare una azienda seria a cui affidare il proprio investimento. Il settore fiorisce e sfiorisce di aziende “improvvisate”.

“Noi di CEA Cassino siamo nel settore dell’energia elettrica da 30 anni, conosciuti e apprezzati da tutti per competenza e affidabilità. Quando una famiglia si rivolge ai nostri uffici, ci occupiamo del sopralluogo e della parte autorizzativa senza alcun impegno da parte del Cliente, ne’ acconti versati ne’ firme su contratti. Se poi il Cliente intende proseguire la pratica per installare il fotovoltaico, diamo supporto anche nel reperimento del prestito con finanziarie di fiducia, anche se ci sono banche, anche locali, che per il fotovoltaico stanno facendo prestiti a tassi decisamente convenienti. La scelta dei materiali – conclude Della Torre – è importante e noi usiamo solo materiali di primarie marche a livello mondiale, cosi da poter garantire da contratto ai clienti 20 anni di assistenza gratuita. Il cliente viene seguito inoltre nel tempo, affinché l’impianto funzioni sempre alla perfezione. Un antico detto africano dice che la Terra non è di nostra proprietà, ma ci è stata affidata per lasciarla ai nostri figli come l’abbiamo trovata… Io aggiungo… prima che sia troppo tardi!”