Categoria: Lanciano

11 agosto 2017 0

Baciami Piccina: Vintage Summer Night, Lanciano si tuffa nelle atmosfere vintage degli anni ’50 e ’60

Di redazione
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Il 19 e 20 agosto in piazza Garibaldi musica rock’n’roll, burlesque, moda e bellezze rétro. Piazza Garibaldi a Lanciano è pronta a rituffarsi nel magico mondo degli anni ’50 e ’60 con “Baciami Piccina – Vintage Summer Night Lanciano”.

Due giornate, il 19 e 20 agosto prossimi, che riporteranno Lanciano indietro nel tempo, con atmosfere vintage, tra ritmi di rock ‘n’ roll e colpi di brillantina, con l’obiettivo di coinvolgere la nostra città in una festa dal sapore rétro e carica di ricordi.

“Baciami piccina – Vintage Summer Night Lanciano” è alla sua terza edizione, anche se quest’anno ha cambiato nome: “C’è stato qualche problema interno all’organizzazione che ha firmato le prime due edizioni – ha spiegato questa mattina in conferenza stampa Massimo Valentini, tra i promotori dell’evento “Baciami Piccina” e presidente dell’omonima associazione – e per evitare discussioni abbiamo preferito dare un nuovo nome all’evento, che però nella sostanza non cambia e anzi si arricchisce ulteriormente”.

Rispetto agli scorsi anni, infatti, cresce il numero di partner, artisti ed espositori, così come i momenti di spettacolo, per offrire al pubblico presente un ricchissimo programma di appuntamenti.

Si parte sabato 19 agosto con l’Aperitivo live, accompagnato dalla musica di “Jab Emily and the wild boys” (abbinata che si ripeterà anche domenica 20). Subito dopo spazio alla moda e alla bellezza con la finale interregionale “New Model Today”, a cura di Camillo del Romano. In passerella, le collezioni dei negozi di Lanciano che collaborano all’iniziativa: Martelli, D’Autilio, Teresa Colantonio, The Simpson sport, Ottica Mascheroni, Dreaming, Anthea Spose e Naphtaline. Presenta la serata Giuliano Gomez. Ancora musica sul finale, con l’esibizione di due gruppi rock di grande talento: Nick’s Airlines (ore 22) e Frankie&The Nuggets (ore 23).

Saranno invece due splendide regine del Burlesque, Miss Giuditta Sin e Miss Sophie d’ Ishtar, a riscaldare l‘atmosfera di domenica 20 agosto, dove però protagonista sarà anche il pubblico presente, che potrà partecipare al concorso per il “miglior outfit vintage”.

Le due serate saranno inoltre arricchite da street food, stand a tema e tante originali iniziative dei commercianti della zona: le acconciature uomo (barba e capelli) e donna (trucco e parrucco) a cura, rispettivamente, di Massimo Valentini (Antica barberia Valentini) e Silvio Luciani (Silvio Luciani Lifestyle), una vera e propria attività di “Sciuscià” (l’antico lustrascarpe) e cucitura a mano di scarpe con il calzolaio Antonio Spadano, i tatuaggi eseguiti da Piero Salvatore, e tanto altro!

“L’anno scorso abbiamo raggiunto le diecimila presenze – ha sottolineato entusiasta Massimo Valentini – e quest’anno contiamo di fare di più. Gli espositori e gli artisti arrivano da tutta Italia, e questo ci ha permesso di coinvolgere nella nostra iniziativa anche b&b, hotel e ristoranti della zona, creando quell’indotto e quel ritorno economico che la nostra città merita”.

Presente alla conferenza stampa anche l’assessore alla Cultura e Grandi eventi del Comune di Lanciano, Marusca Miscia: “La felice intuizione di riportare indietro agli anni ’50 una delle piazze più caratteristiche di Lanciano è stata una scintilla esplosiva che ha saputo generare creatività, bellezza, leggerezza, economia per l’intera città. Piazza Garibaldi con la sua storia popolare di laboriosità tipicamente lancianese è la location ideale per il genere vintage, grazie alla passione di Massimo e dei tanti esercenti che vivono e animano con il proprio lavoro questa piazza quotidianamente. Noi sosteniamo concretamente e fortemente la festa e il progetto di crescita dell’evento concepito nel cuore del nostro centro storico: i numeri delle presenze e dell’indotto che questa manifestazione è in grado di generare d’altronde parlano chiaro”.

6 marzo 2017 0

Lanciano- Noto imprenditore finisce in manette. Effettuava servizio di lavanderia di biancheria per la Asl. Guai anche per un funzionario

Di redazione

La Procura di Lanciano ha eseguito due ordinanze di custodia cautelare a carico di A.C. di anni 57, di Lanciano, imprenditore e T.S. di anni 56, di Vasto, funzionario della Asl Lanciano- Vasto- Chieti (arresti domiciliari). Le indagini, si legge nella nota della Procura, sono state delegate alla Polizia di Stato, commissariato di Ps di Lanciano e Squadra Mobile di Chieti con l’ausilio della Guardia di finanza di Chieti. I reati contestati sono quelli di abuso d’ufficio, falso ideologico e riciclaggio, in relazione ad una vicenda inerente alla liquidazione illecita effettuata dalla Asl Lanciano- Vasto- Chieti in favore della ditta P., con l’indebita irrogazione di una somma pari ad euro 2.130.490,06 relativa al contratto di lavanolo intercorrente tra la P.A., gli ospedali rientranti nel circondario di competenza della Lanciano- Vasto- Chieti e la stessa P. In sostanza gli indagati pubblici funzionari della Asl sono accusati di aver abusato del loro ufficio per favorire la P.srl alla quale, attraverso l’emanazione di una serie di atti amministrativi illegittimi, venivano irrogate somme assolutamente non dovute per gli anni 2009-2015. Alla società P. venivano liquidate le somme milionarie sopra indicate laddove per contratto le spettavano zero euro. Ciò nonostante la P. avrebbe chiesto ed ottenuto dalla Asl le liquidazioni contestate. Le somme provento di illecita irrogazione incassate dalla P. venivano fatte oggetto di una serie di illecite movimentazioni. Il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lanciano,dott.Massimo Canosa, accogliendo la prospettazione del Pm dott.ssa Rosaria Vecchi, ha emesso a carico degli indagati la misura cautelare.

8 ottobre 2016 0

Droga a Lanciano, i carabinieri sequestrano mezzo chilo di stupefacenti e arrestano coppia di Campani

Di admin

Lanciano – I Carabinieri della Stazione di Lanciano, unitamente a quelli del Nucleo Operativo e Radiomobile della locale Compagnia, nel corso di un’attività finalizzata alla repressione del traffico e del consumo di sostanze stupefacenti, dopo una serie di servizi di osservazione e appostamento nei pressi di un’abitazione ubicata in zona 167 di Lanciano, hanno tratto in arresto, con l’accusa di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, una coppia di coniugi campani, già nota alle forze dell’ordine, insediatasi ormai da tempo nel territorio lancianese.

Gli uomini dell’Arma, dopo aver notato uno strano via vai  di personaggi noti come assuntori di stupefacenti dalla loro abitazione, hanno deciso di intervenire e, al termine di una minuziosa perquisizione, hanno rinvenuto una busta contenente circa 150 grammi di marijuana di cui l’uomo, alla vista dei militari, aveva tentato invano di disfarsi gettandola da una finestra. Il recupero dello stupefacente ha quindi indotto i Carabinieri ad estendere la perquisizione anche alle pertinenze dell’abitazione riuscendo così a recuperare altri 4 panetti di hashish da 100 grammi ciascuno, della sostanza da taglio ed un bilancino di precisione, tutti occultati all’interno del garage. Il marito 30enne, su disposizione dell’A.G., è stato quindi associato al carcere di Lanciano mentre la moglie, 34enne, presso il proprio domicilio, in regime di arresti domiciliari.

12 settembre 2016 0

Ruba Citroen C3 a Lanciano, inseguito sull’A14 fino a Termoli. Poi abbandona auto e scappa a piedi

Di admin

Lanciano – Ancora una notte di adrenalina per gli Agenti della Sottosezione Polizia Autostradale Vasto sud al comando dell’Ispettore Pietroniro Antonio.

Una corsa folle durante la notte appena trascorsa ingaggiata da un ladro di auto e una pattuglia della Polizia Stradale.

Mancavano pochi minuti alle 04.00 di questa mattina quando l’autopattuglia nota transitare una vettura citroen C3 che procedeva sulla carreggiata sud dell’A/14 a forte velocità.  Vista la tipologia del veicolo, ad alta incidenza di furto e l’ora notturna, decideva di  procedere al suo controllo, non appena intercettata, il suo conducente non solo non si fermava all’alt ma continuava con la sua guida veloce e spericolata tanto che in pochi minuti raggiungeva il casello di Termoli dove svincolava tentando di abbandonare l’autostrada.

Gli Agenti,  riuscivano a bloccargli la via di fuga tanto che vistosi  braccato, abbandonava il veicolo compendio di furto e si dava a precipitosa fuga nelle campagne circostanti.  le ricerche del fuggitivo, effettuate anche con kl’ausilio della volante del Commissariato di P.S. di Termoli, davano esito negativo.

A seguito di accertamenti,  la vettura Citroen C3, è risultata  rubata dopo prima nel centro abitato di Lanciano. Sono in corso le indagini per identifiare l’autore del furto.

5 ottobre 2015 0

Stalking da Barletta a Laciano, arrestato 37enne pugliese

Di admin

Un uomo di 37 anni, F.M. residente a Barletta è stato arrestato dalla polizia di Lanciano su provvedimento del tribunale frentano richiesto dalla locale Procura. L’uomo è accusato di atti persecutori nei confronti di una 31enne di Lanciano con la quale aveva avuto una relazione. L’attività investigativa esperita ha evidenziato come l’autore del reato, in tempi e luoghi diversi, e comunque dal dicembre 2014 al settembre 2015, ha sottoposto la donna a reiterate condotte persecutorie, consistite in ricorrenti minacce di morte mediante telefonate e tramite l’invio di sms, nonché in pedinamenti, condotte tali da ingenerare nella donna un permanente stato di ansia e di paura ed un fondato timore per l’incolumità propria. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanciano ha disposto il divieto assoluto per l’arrestato di allontanarsi dal luogo di detenzione, dato che gli sono stati concessi i domiciliari, senza autorizzazione dell’A.G., il divieto assoluto di comunicare con persone diverse da quelle che con lui convivono, nonchè il distacco di tutte le utenze telefoniche e/o telematiche in suo uso.

28 aprile 2015 0

Scarichi illegali, la Procura di Lanciano “depura” 12 impianti di acque reflue gestiti dalla Sasi

Di admin

Questa mattina la Polizia giudiziaria del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Pescara, della Capitaneria di Porto di Ortona e del Comando Provinciale del Corpo Forestale di Chieti, sotto il coordinamento della procura della Repubblica di Lanciano hanno eseguito il sequestro dei seguenti impianti gestiti dalla SASI di depurazione delle acque reflue: 1. impianto S. Liberata – Lanciano 2. impianto Villa Martelli – Lanciano 3. impianto Treglio Loc. Pagliaroni 4. impianto Cerratina – Lanciano 5. Impianto Vallevò – Rocca San Giovanni 6. Impianto Cavalluccio – Rocca San Giovanni 7. impianto Atessa Loc VALLONCELLO 8. impianto Santa Maria Imbaro Loc. Civitella 9. impianto BOMBA Loc. Zappetti 10. Impianto QUADRI loc. Sangro (VEDI) 11. Impianto Loc. Ianico – ATESSA 12. Impianto Atessa Loc.Osento

Gli impianti sono stati affidati in giudiziale custodia ai responsabili, disponendo il differimento della materiale chiusura degli impianti per il periodo di giorni 30, anche al fine di consentire eventuali attività dirette a rimuovere i fatti illeciti allo stato accertati. Il decreto di sequestro è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanciano, dott. Massimo Canosa , su richiesta della Procura di Lanciano, all’esito di complesse indagini svolte dalla citata Polizia Giudiziaria e di plurime relazioni di Consulenza tecnica di due specialisti del settore che hanno “fotografato” la grave situazione in atto degli impianti di depurazione operativi nel circondario di Lanciano. Il Gip ha accolto la richiesta di sequestro “in quanto le violazioni ambientali riscontrate dagli organi di controllo e dai consulenti tecnici del pubblico ministero sono persistenti, tuttora in atto e derivanti da una programmatica, pervicace e dolosa gestione degli impianti del tutto noncurante degli esiti negativi dei controlli succedutisi nel corso degli anni (principalmente ad opera dell’ARTA); appare quindi necessario impedire che i reati siano portati ad effetto attraverso un vicolo cautelare che, se da un punto di visto oggettivo impedisce la prosecuzione del reato, in una prospettiva di medio termine imporrà agli organi deliberativi della società di porre in essere adeguati investimenti, il loro ammodernamento e l’adozione di tutti gli strumenti atti a garantirne una migliore funzionalità a tutela dell’ambiente e, in definitiva, dell’uomo. Copia degli atti è stata trasmessa all’Arta e alla Provincia di Chieti con riferimento a plurimi illeciti amministrativi. Il GIP ha ritenuto la sussistenza dei reati in materia ambientale allo stato accertati, che si possono così riassumere: reati in materia di scarichi a) contravvenzione p. e p. dall’art. art. 137, comma 1, d.lgs. n. 152/06 per avere effettuato o, comunque, consentito di effettuare (anche per inosservanza del dovere di controllo sulla ECOESSE gestore dall’1.1.10 al 30.4.13) scarichi di acque reflue industriali provenienti dagli impianti di : a. Quadri, località Sangro (affidato dall’1.1.10 al 30.4.13 alla ECOESE) pur se l’autorizzazione allo scarico era stata revocata dalla Provincia di Chieti con determina n. 1604 del 18.12.2012. b. Santa Maria Imbaro, loc. Civitella, pur se l’autorizzazione allo scarico era stata revocata dalla Provincia di Chieti con determina n. 1330 del 21.9.11. b) della contravvenzione p. e p. dall’art. art. 137, comma 11, d.lgs. n. 152/06, in relazione all’art. 103 d.lgs. cit. perché, non osservando i divieti di scarico previsti dal citato art. 103, effettuava o, comunque, consentiva di effettuare (non adottando tutte le misure tecniche ed organizzative di prevenzione del danno da inquinamento) scarichi sul suolo di acque provenienti dai seguenti impianti di depurazione: a. Villa Martelli di LANCIANO, b. reglio Loc. Pagliaroni, c. Cavalluccio di Rocca S.Giovanni, d. Atessa, loc VALLONCELLO e. Quadri loc. Sangro, f. impianto fognario del Comune di Atessa (precisamente della rete fognaria a monte dei Rioni San Rocco: San Antonio- Piazza Pietro Benedetti- Piazza San Rocco-Rio Falco- Discesa Casetta e Via Don Minzoni) in particolare con la rottura della condotta fognaria a monte dell’impianto di depurazione si verificava uno scarico a cielo aperto sul suolo e da questi al fiume Osento, g. provenienti dall’impianto fognario del Comune di Civitaluparella.

1) Reati in materia di rifiuti

c) della contravvenzione p. e p. dall’art. 256, co 1, lett. a) e 2, d.lgs. n. 152/06 perché abbandonava ovvero consentiva di abbandonare (anche per inosservanza del dovere di controllo sulla ECOESSE gestore dall’1.1.10 al 30.4.13 degli impianti sub. nn. 10, 11, 12 e 13) in modo incontrollato una quantità imprecisata di rifiuti prodotti dagli impianti di depurazione presenti nel circondario di Lanciano: 1. impianto S. Liberata – Lanciano 2. impianto Villa Martelli – Lanciano 3. impianto Treglio Loc. Pagliaroni 4. impianto Cerratina – Lanciano 5. Impianto Vallevò – Rocca San Giovanni 6. Impianto Cavalluccio – Rocca San Giovanni 7. impianti San Vito Chietino e Fossacesia 8. impianto Atessa Loc VALLONCELLO 9. impianto Santa Maria Imbaro Loc. Civitella 10. impianto BOMBA Loc. Zappetti 11. Impianto QUADRI loc. Sangro 12. Impianto Loc. Ianico – ATESSA 13. Impianto Atessa Loc.Osento 14. numerosissime vasche Immofh d) della contravvenzione p. e p. dall’art. 256, co 1 lett. a) e 2, d.lgs. n. 152/06 perché abbandonava o depositava (ovvero consentiva l’abbandono o il deposito) in modo incontrollato di una quantità imprecisata di rifiuti (costituiti da fanghi di depurazione), che tracimavano sul suolo, prodotti dagli impianti di depurazione di: a. Villa Martelli di LANCIANO; b. Treglio Loc. Pagliaroni che tracimavano sul suolo; c. Cavalluccio di Rocca S.Giovanni; d. Atessa, loc VALLONCELLO e. Quadri loc. Sangro

3) reato di danneggiamento delle acque delitto , p. e p. dall’art. 635, comma 2, n. 3), in relazione all’art. 625, n. 7, c.p. perché, nella qualità indicata, deteriorava acque del pubblico demanio (art. 822 c.c.) con alterazioni tali da richiedere il ripristino qualitativo, avendo modificato l’equilibrio del corso delle acque stesse immettendo acque del tutto non depurate ovvero depurate in modo assolutamente insufficiente e i rifiuti indicati ai capi che precedono, con modalità e durata tali da causare un danno anche grave alle acque medesime e all’ecosistema e la non balneabilità di alcuni tratti del Mare Adriatico ove sfociano i corpi idrici recettori. Deterioramento tale da richiedere un intervento ripristinatorio in considerazione della quantità e qualità delle illecite immissioni che non consente alle acque stesse di assorbire tali immissioni senza “particolari conseguenze”. Il deterioramento veniva realizzato, in particolare, tenendo in esercizio gli impianti indicati al capo c1) in condizioni tali da non consentire una sia pur minimamente adeguata depurazione delle acque pervenute agli impianti stessi. In particolare, tenendo gli impianti in condizioni di sostanziale inadeguatezza e inefficienza, in quanto (tra l’altro): – erano privi di protocollo di monitoraggio, elemento essenziale ai fini dell’acquisizione delle informazioni occorrenti alla corretta conduzione dell’impianto; – erano privi di indicazione di controlli di esercizio e di funzionamento e in assenza dei dovuti riscontri dei parametri che regolano il processo depurativo, nei registri di conduzione degli impianti, cos’ impedendo anche gli accertamenti e le misure necessarie per revedere, tra l’altro, deficienze e integrazioni necessarie; – non venivano effettuati, negli impianti di depurazione a fanghi attivi, controlli microscopici sui fanghi al fine di valutare l’efficienza del processo di depurazione; – non venivano effettuate le necessarie indagini per il miglioramento dell’efficienza depurativa, priorità assoluta al fine di garantire il rispetto delle matrici ambientali; – realizzavano una cattiva gestione dei rifiuti, spesso accompagnata da uno sversamento sul suolo degli stessi o addirittura dello scarico di questi nei corpi idrici ricettori degli impianti, come specificato ai capi che precedono; – non effettuavano controlli sistematici, con insufficienti e scadenti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, con verifiche grossolane e superficiali ; – non tenevano un numero adeguato di operai e tecnici impiegati nella conduzione degli impianti; – non venivano presidiati, con la conseguente impossibilità di far fronte nell’immediatezza alle disfunzione. Con tale condotta, a causa delle disfunzioni rilevate – imputabili sia alla obsolescenza sia, a una inidonea gestione degli stessi – gli impianti originavano reflui che non subivano alcun adeguato trattamento depurativo e che, pertanto, venivano scaricati nel corpo idrico ricettore deteriorando specificamente le acque del demanio pubblico presenti nei cd. Fossi e nei corpi ricettori che sfociano nel mare Adriatico: 1) Bacino Idrografico del Torrente Feltrino; 2) Bacino Idrografico del Fiume Sangro; 3) oltre che nei cd. Fossi, ritenuti corpi idrici superficiali, determinandone per le ragioni esplicitate la compromissione degli stessi: 1) con riferimento al Bacino Idrografico del Torrente Feltrino, acque da ritenersi scadenti sulla base dello stesso PTA anche per l’insufficienza degli impianti a servizio dell’agglomerato di Lanciano- Castel Frentano. Sulla base della classificazione destinate alla balneazione relativa all’anno 2011, nell’area ubicata in corrispondenza della foce de FELTRINO per 100 m a Nord e per 50 m a Sud dalla mezzeria della foce stessa, è una zona non adibita alla balneazione e permanentemente vietata. Tali dati sono confermati anche per gli anni 2013 e 2014 (DGR n. 223 del 2014 e n. 157 del 2015). In particolare il deterioramento delle acque in questione, tra l’altro, così avveniva: 1. con le condotte indicate ai capi che precedono allo stesso contestate; 2. con le plurime condotte oggetto di contestazioni di illeciti amministrativi sugli impianti di depurazione da parte dell’ARTA; 3. col diffuso ricorso alle vasche Imhoff (pari al 74% dei trattamenti depurativi) incompatibili con un efficace processo depurativo (come attestato dello stesso PTA), anche per la scarsa o inesistente manutenzione, per l’obsolescenza, per le diffuse violazioni riscontrate; 4. l’impianto di depurazione di Lanciano denominato Santa Liberata presenta un trattamento di sedimentazione secondaria del tutto insufficiente. I controlli dall’ARTA evidenziavano la presenza di condotte che confluiscono le acque influenti l’impianto direttamente nel Feltrino bypassando la depurazione anche in assenza di piogge e quindi nel caso di aumento di portate superiore a quelle di progetto; 5. l’impianto di Depurazione di Villa Martelli Lanciano, che origina uno scarico in un corpo idrico superficiale denominato Torrente Fontanelli, presenta una portata confluente presso l’impianto superiore a quella di progetto; spesso le acque tracimando il canale di ingresso confluiscono direttamente nel torrente senza subire nessun trattamento depurativo; 6. l’impianto di depurazione di Lanciano località CERRATINA, con corpo recettore FOSSO LE PIANE presenta una portata in ingresso all’impianto significativamente bassa; lo scarico non rientra nei limiti fissati dalla norma ed il gestore non è in possesso dell’autorizzazione allo scarico. Nei controlli dell’ARTA viene rilevata una cattiva gestione dell’impianto.I controlli analitici sulle acque reflue l’impianto, eseguiti nel corso dell’ispezione, evidenziavano il superamento dei limiti della tabella 3 dell’allegato 5 del D.Leg.vo 152/06 per il test di Tossicità acuta relativo alle analisi biotossicologiche; 7. l’impianto di Treglio presenta controlli analitici sulle acque reflue evidenziano il superamento per i parametri SST (681 mg/l), BOD5 (268 mg/l) , COD (600 mg/l) dei limiti della tabella 3 dell’allegato 5 del D.Leg.vo 152/06, rendendo conto di una scadente efficienza depurativa; 8. i due impianti di depurazione ubicati nel Comune di Rocca San Giovanni denominati Cavalluccio e Vallevò, che hanno come corpo idrico ricettore il Mare Adriatico (pur se sono inseriti nel bacino idrografico del Torrente Feltrino), sono privi di una adeguata fase di trattamento preliminare primaria e di un trattamento di denitrificazione per la rimozione dei composti dell’azoto. Gli scarichi o scarico di entrambi gli impianti non rientra nei limiti fissati delle autorizzazioni relativamente al controllo nel periodo estivo. Per l’impianto VALLEVO’ i controlli analitici sulle acque reflue l’impianto eseguiti nel corso dell’ispezione evidenziano, per i parametri BOD5,N-Nitrico, e Tensiattivi, una composizione dello scarico non conforme ai limiti della tabella 3 dell’allegato 5 del D.Leg.vo 152/06 . L’impianto non permette di ottenere costantemente un abbattimento delle sostanze inquinanti nel rispetto dei limiti del Decreto legislativo 152/06 e smi. Per l’impianto Cavalluccio i controlli analitici sulle acque reflue l’impianto eseguiti nel corso dell’ispezione evidenziano, per i parametri BOD5, COD, N-Ammoniacale e tensioattivi, una composizione dello scarico non conforme ai limiti della tabella 3 dell’allegato 5 del D.Leg.vo 152/06; 9. l’impianto di Atessa- IANICO, con autorizzazione revocata, faceva confluire le acque direttamente nel ricettore senza che queste venissero sottoposte a nessun trattamento depurativo, era completamente abbandonato, con molte fasi del trattamento completamente fuori servizio. 10. l’impianto Atessa – loc Osento, con autorizzazione revocata, presentava letti di essiccamento completamente ripieni di acqua nei quali erano chiaramente visibili alghe e fenomeni di eutrofizzazione delle stesse. Il trattamento della fase biologica dei liquami, realizzato con i filtri percolatori, non era idoneo a garantire il costante rendimento depurativo, come confermato anche dalle analisi svolte. Veniva rilevato il superamento per i parametri, SST (112mg/l), BOD5 (126mg/l), COD (496mg/l), N-Nitroso (6.7mg/l), N-Ammoniacale (30.6mg/l), Tensioattivi (25.3mg/l), Escherichia Coli (6.500.000), Test di Tossicità (60) dei limiti della tabella 3 dell’allegato 5 del D.Leg.vo 152/06”; 2) con riferimento al bacino idrografico fiume Sangro (OMISSIS)con acque definite Buono o sufficiente dal PTA in tutti gli anni di monitoraggio ad eccezione solo di una stazione dove lo stato di qualità viene definito scarso. Acque che, sulla base della classificazione delle acque destinate alla balneazione relativa all’anno 2011, a seguito del monitoraggio effettuato nel 2010, l’area ubicata in corrispondenza della foce del Fiume Sangro per 400 m a Nord e 200 m a Sud dalla mezzeria della foce stessa è una zona non adibita alla balneazione e permanentemente vietata Dati sostanzialmente confermati anche per gli anni 2013 e 2014 (DGR n. 223 del 2014 e n. 157 del 2015 con riferimento a mt. 200 a Nord e 200 a sud). In particolare il deterioramento delle acque in questione, tra l’altro, così avveniva: 1. con le condotte indicate ai capi che precedono allo stesso contestate; 2. con le plurime condotte oggetto di contestazioni di illeciti amministrativi sugli impianti di depurazione da parte dell’ARTA; 3. col diffuso ricorso alle vasche Imhoff (pari al 74% dei trattamenti depurativi) incompatibili con un efficace processo depurativo (come attestato dello stesso PTA), anche per la scarsa o inesistente manutenzione, per l’obsolescenza, per le diffuse violazioni riscontrate; 4. l’impianto di depurazione Valloncello di Atessa (cheorigina uno scarico in un corpo ricettore denominato Fosso Valloncello che secondo il PTA risulta essere un corpo idrico affluente il Fiume Sangro) presentava diverse carenze strutturali e gestionali, con fuoriuscita di fanghi dal bacino di sedimentazione e delle acque dal bacino di ossidazione. I controlli analitici sulle acque reflue l’impianto eseguiti nel corso dell’ispezione evidenziano il superamento per i parametri, SST (124.8 mg/l), BOD5 (68.9 mg/l), COD (177 mg/l), N-Ammoniacale (37.8 mg/l), Escherichia Coli (4.1 x 106), dei limiti della tabella 3 dell’allegato 5 del D.Leg.vo 152/06. 5. l’Impianto di depurazione di Civitella nel Comune di S.Maria Imbaro inidoneo a ottenere reflui aventi e rispondenti ai valori limiti previsti dalla tabella 1 e 3 della 152/06, con presenza di metalli indicati dalla tabella 5 dell’Allegato 5 del D.Leg.vo 152, di solventi organici aromatici e clorurati e di un tenore elevato di cloruri, peraltro incompatibili con il trattamento depurativo operato nell’impianto; 6. l’impianto di depurazione ubicato nel Comune di Quadri, con autorizzazione revocata, presenta una configurazione a fanghi attivi dell’impianto diversa da quella classica, assemblata in un unico serbatoio metallico dichiarato dal produttore a fanghi attivi, con l’acqua, all’interno di tale impianto che non subisce nessun trattamento di depurazione ma viene restituita tal quale con caratteristiche pressoché identiche a quelle in ingresso il depuratore. 7. l’impianto di depurazione ubicato nel Comune di Bomba, Loc.Zappetti, privo di autorizzazione, per carenze dell’impianto comporta, all’esito dei controlli analitici sulle acque reflue effluenti l’impianto, un gravissimo danneggiamento del corpo ricettore, ad opera di disfunzioni dei sedimentatori secondari che favoriscono la fuoriuscita dei fanghi e che comportano un notevole incremento di sostanze organiche e non allo scarico.. 3) con riferimento ai cd. Fossi, ritenuti corpi idrici superficiali, ne veniva determinata la compromissione come indicato in precedenza anche: 1. con le condotte indicate ai capi che precedono allo stesso contestate; 2. con le plurime condotte oggetto di contestazioni di illeciti amministrativi da parte dell’ARTA; OMISSIS Nei Comuni del Circondario suindicati, fatti accertati dall’aprile 2013 al febbraio 2014. Reato in atto.

Si riporta una parte della richiesta di sequestro Si esaminerenno, dunque, gli accertamenti effettuati e gli effetti sui corpi idrici recettori, rinviando nel dettaglio alla CT (e specificamente ai chiarimenti del novembre 2014)

L’inefficienza degli impianti- In generale I controlli eseguiti nelle ispezioni hanno evidenziato uno stato di obsolescenza degli impianti con i quali non è possibile conseguire i rendimenti depurativi previsti dal D.Leg.vo 152/06 Alcuni degli impianti a fanghi attivi rinvenuti sebbene di vecchia concezione forniscono un buon abbattimento delle sostanze organiche ma in qualche caso la fase di sedimentazione secondaria (sottodimensionata) inficia i rendimenti depurativi ottenuti, con una fuoriuscita di fanghi allo scarico che apportano alle acque un elevato contributo inquinanate, vanificando così l’operazione di demolizione biologica effettuata con i fanghi attivi. L’inefficienza degli impianti-Le vasche Imhoff La presenza di numerosissime Vasche Imoff (che rappresentano circa il 74% dei trattamenti) con i bassissimi rendimenti depurativi da queste conseguibili e la dismissione prevista dalla norma, impone che gli enti preposti (ATO, Regione, Provincia) adottino tempestive misure alternative per il trattamento delle acque reflue soprattutto al fine di eliminare l’elevato impatto ambientale che hanno sui corpi idrici ricettori Lo stesso PTA rileva come “Il largo utilizzo di fosse settiche quale prevalente sistema di depurazione, non solo a servizio delle piccolissime potenzialità, comporta un impatto diffuso sul territorio e sulla risorsa idrica sotterranea ed un gap qualitativo non trascurabile delle acque superficiali rispetto agli obiettivi comunitari proiettati al 2016”. L’inefficienza degli impianti-Gli Impianti di depurazione Si riportano alcune conclusioni dei CT La mancanza di strumenti di controllo come la portata e valutazioni sul carico effettivamente influente sugli impianti non ha consentito di potere effettuare sui depuratori verifiche diverse da quelle svolte, soprattutto quelle necessarie alla determinazione del carico effettivo su ogni singolo impianto. Non è stato possibile effettuare sugli impianti un riscontro circa i controlli eseguiti dal gestore (eccetto per l’impianto di PAGLIETA gestito dal Consorzio ASI Sangro) in quanto su nessuno di questi è stato rinvenuto un protocollo di monitoraggio dell’impianto, nè risultano indicati i controlli di esercizio e di funzionamento degli stessi, con i dovuti riscontri dei parametri che regolano il processo depurativo, nei registri di conduzione degli impianti acquisiti e relativi agli ultimi 5 anni di gestione.. Normalmente nella conduzione di un impianto di depurazione biologica dovrebbero eseguiti specifici controlli . Nessuno dei controlli sopra indicati risulta effettuato nella gestione degli impianti.

15 aprile 2015 0

Tifosi del Latina aggrediti a Lanciano, individuato e denunciato uno dei quattro aggressori

Di admin

Hanno aspettato che i tifosi del Latina defluissero per aggredirne alcuni. E’ accaduto a Lanciano sabato scorso al termine della partita tra le due compagini di serie B. Le immagini su cui gli uomini del commissariato frentano diretti dal vice questore Katia Basilico hanno lavorato per risalire ad almeno uno degli autori del gesto inconsueto per una tifoseria corretta come quella del Lanciano, sono chiare e “narrano” di come uno degli aggressori lancianesi rincorre due dei quattro malcapitati del Latina che cercano di sottrarsi all’incomprensibile e gratuita aggressione e ne colpisce uno con un calcio. Identificato, si tratta del lancianese F. B. 40 anni. Le vittime dell’aggressione hanno riportate lesioni guaribili da due a tre giorni ed hanno formalizzato la querela presso gli uffici della Questura di Latina. Pertanto lo stesso F.B. è stato segnalato a questa Procura delle Repubblica quale autore, in concorso con altri, delle lesioni riportate dai 4 giovani tifosi del Latina.

Sul conto di F.B. il Questore di Chieti ha emesso il provvedimento di divieto di accesso per 5 anni negli impianti sportivi del territorio nazionale e di quelli degli altri stati membri dell’Unione Europea, cosiddetto” DASPO”, con obbligo di firma prima e dopo ogni evento sportivo calcistico disputato dalla Virtus Lanciano.

9 aprile 2015 0

Furti e droga a Lanciano, quattro arresti e 18 denunce

Di admin

Eseguite ieri mattina, su richiesta della Procura della Repubblica di Lanciano, 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Lanciano, Dott. Massimo CANOSA, a carico di altrettanti indagati per furto e spaccio di stupefacenti. Le indagini sono state eseguite dai Carabinieri di Lanciano e Ortona, coordinate dal sostituto procuratore Rosaria Vecchi (nella foto insieme a Procuratore Francesco menditto). L’attività investigativa avviata lo scorso mese di novembre, aveva già consentito di trarre in arresto sette persone, di cui cinque in flagranza di reato e due su misura cautelare per reati predatori. In carcere sono finiti due rumeni, P.S.C. di 24 anni e V.A.P di 23 anni, H.A. albanese di 27 anni, e una donna di Lanciano di 36 anni, M.F.. L’indagine degli uomini dell’Arma è scaturita da un furto messo a segno, lo scorso mese di settembre, all’interno di un’officina di Mozzagrogna (CH). I Carabinieri di Lanciano ed Ortona hanno scoperto che i due rumeni ed il cittadino albanese avevano rubato delle autovetture custodite all’interno della struttura unitamente ad attrezzi da lavoro, personal computer e denaro contante. Nel corso delle indagini sono emerse responsabilità degli arrestati in merito ad altri furti di autovetture avvenuti, nei mesi scorsi, a Lanciano e in provincia di Chieti. Seguendo questa pista i militari hanno scoperto anche un’attività di spaccio di marijuana messa in piedi dalla 36enne di Lanciano e dall’albanese di 27 anni. Diverse le cessioni di sostanze stupefacenti accertate dagli investigatori che hanno poi determinato i provvedimenti di custodia cautelare. Complessivamente sono state denunciate, a vario titolo, 18 persone tra le quali figurano soggetti noti ai Carabinieri per una serie di furti di play station e materiale elettronico, commessi ai danni di centri commerciali della province teatina e pescarese, scoperti dagli uomini dell’Arma  lo scorso mese di dicembre. Nel corso delle perquisizioni domiciliari è stata rinvenuta della sostanza stupefacente, un PC portatile asportato ai danni di una ditta di Arielli, un altro PC portatile rubato presso l’Istituto Scolastico “Umberto I” di Lanciano l’8 gennaio scorso nonché utensili vari di cui sono in corso gli accertamenti finalizzati a verificare la liceità della provenienza.

20 marzo 2015 0

Schiavi in Abruzzo, sgominata dalla polizia a Lanciano gruppo che gestiva lavoratori stranieri come bestie da soma

Di admin

Caporalato e intermediazione illecita, questi i reati contestati a due uomini, un italiano e un rumeno arrestati ieri dalla polizia del commissariato di Lanciano diretto dal vice questore Katia Basilico. Gli agenti, hanno eseguito 2 ordinanze di applicazione di custodia in carcere, e il decreto sequestro di un edificio; provvedimenti emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanciano, dott. Massimo Canosa, su richiesta della Procura frentana con a capo il procuratore Francesco Menditto, per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro: cd. “caporalato, reato introdotto nel 2011 (art. 603 bis c.p.). Si tratta di una delle primissime applicazioni (certamente la prima in Abruzzo) dell’art. 603 bis c.p., introdotto solo in epoca recente col d.l. 138/11, conv. dalla l. n. 148/11, per sanzionare il fenomeno del c.d. “caporalato” colmando “una vera e propria lacuna nel sistema repressivo delle distorsioni del mercato del lavoro”. E noto che il “caporalato” è tuttora presente, soprattutto in alcune aree del meridione di Italia, nel settore dell’agricoltura e nell’edilizia. Peraltro, come evidenziato da questa indagine, che ha potuto avvalersi degli strumenti investigativi consentiti dalla nuova disposizione che prevede la reclusione da 5 ad 8 anni (oltre le aggravanti), le forme di sfruttamento hanno forma variegata e si estendono a ogni forma di mercato del lavoro, anche in aree che potevano sembrarne indenni come l’Abruzzo.

Si tratta di un reato particolarmente grave per la forma di sfruttamento dei lavoratori e per l’inquinamento dell’economia legale operando l’imprenditore che delinque una forma di “concorrenza” nei confronti dell’imprenditore onesto che rispetta le norme sopportando i relativi oneri.

Le indagini, iniziate da personale del Commissariato di P.S. di Lanciano a seguito della segnalazione del Presidente di una associazione di rumeni a Roma, immediatamente coordinate dalla Procura di Lanciano, con la fattiva collaborazione di personale della Direzione territoriale del lavoro di Chieti-Pescara hanno consentito di accertare (come ritenuto – allo stato – dal Giudice nell’ordinanza) una vera e propria attività di sfruttamento di cittadini stranieri, in particolare rumeni, che in condizioni di bisogno per le disagiate condizioni economiche, venivano reclutati all’estero (Romania), indotti a venire in Italia per svolgere regolare attività lavorativa, accompagnati in Italia, ospitati in alloggi di fortuna e in precarie condizioni igieniche, con pagamento attraverso trattenute sulla paga; per poi essere impiegati in una fabbrica di saldatura sita in un Comune del Circondario, in condizioni di totale precarietà con il mancato rispetto dei “minimi” diritti garantiti ai lavoratori in relazione all’entità della retribuzione del tutto inadeguata e comunque neanche regolarmente o in tutto pagata; con la violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, superando ampiamente il numero di ore previste; nella violazione della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro esponendo i lavoratori a pericolo per la sicurezza, la salute e l’incolumità personale; con metodi di sorveglianza invasivi, talvolta con vere e proprie minacce, anche con l’uso delle armi e procurando lesioni, per assicurare il loro assoluto assoggettamento; sottoposti situazioni alloggiative particolarmente degradanti (anche presso la stessa fabbrica).

La misura cautelare della custodia in carcere è stata emessa nei confronti di S. R., cittadino italiano, datore di lavoro “effettivo” dei dipendenti della fabbrica di saldatura e dell’Agenzia di lavoro da lui gestita e di tutti coloro che, anche “in nero”, lavoravano presso la citata fabbrica, con particolare riferimento ai cittadini rumeni; B. G, cittadino rumeno, con lo specifico compito di reclutamento di personale straniero, in particolare rumeno, facendosi contattate attraverso annunci inseriti su siti internet (MERCADOR o BALAUR), offrendo loro lavoro quali saldatori in Italia presso la fabbrica di saldatura, curando il trasporto in Italia (pagando il viaggio eseguito tramite un pulmino ovvero provvedendo direttamente lui), portandoli nella fabbrica, procurando un alloggio in condizioni precarie (in un comune del Circondario), incutendo loro timore e minacciandoli, anche con armi da sparo, al fine di evitare che potessero chiedere migliori condizioni di lavoro o finanche la retribuzione pattuita (in misura largamente inferiore a quanto stabilito dai CCNL) ovvero denunciare i fatti alle forze dell’ordine o recarsi in Ospedale o da un medico in caso di lesioni patite anche sul lavoro, fornendo loro solo il minimo indispensabile per il vitto, presenziando e sovrintendendo ai lavori in fabbrica per porre in essere la condotta minacciosa e violenta, licenziando i lavoratori e curando i rapporti relativi alle somme che dovevano percepire (reprimendo le loro richieste), provvedendo anche ai pagamenti. Sono, inoltre, indagati L. E., amministratore della fabbrica datore di lavoro “formale” di parte dei lavoratori; DG. D. che dirigeva gli operai, talvolta minacciandoli, facendo le veci di S.R., svolgendo compiti analoghi a quelli di B. G. con riferimento alle minacce e all’incutere timore agli operai; DA. L. che svolgeva parte dei compiti di B.G., con specifico riferimento alle minacce e all’incutere timore agli operai;

Sono stati identificati almeno 11 cittadini stranieri, quasi tutti rumeni assoggettati a sfruttamento.

Questi, in sintesi, alcuni elementi emersi nel corso delle indaginirisultano minacce e percosse ai lavoratori. Un lavoratore, malmenato per aver richiesto una parte del denaro per il lavoro svolto occorrente per acquistare il cibo e generi di prima necessità, è stato minacciato con una pistola, successivamente sequestrata dal personale del Commissariato P.S. di Lanciano presso l’abitazione di B. G: che per tale motivo è stato arrestato nel mese di marzo 2014 e sottoposto a misura cautelare. B. G. intimava di non rivolgersi alla Polizia e di non recarsi presso le strutture sanitarie per curare le lesioni provocate dal pestaggio, . ma il lavoratore il giorno successivo si è recato autonomamente presso il pronto soccorso percorrendo a piedi circa 15 km essendo sprovvisto di mezzi di trasporto e di denaro. Nell’abitazione di B. G., in occasione del precedente arresto, sono stati sequestrati anche dei documenti d’identità regolarmente rilasciati e precedentemente sottratti a connazionali rumeni dai quali venivano estrapolate le foto per confezionare documenti contraffatti pure rinvenuti e sequestrati nell’occasione. Sono stati anche sequestrati documenti che lo rappresentavano come un appartenente alla Polizia rumena utilizzati dallo stesso per incutere maggiore timore. I lavoratori venivano tenuti in uno stato di costante soggezione, anche per le possibili ritorsioni sui loro parenti rimasti in Romania. Gli uomini del Commissariato P.S. di Lanciano unitamente al personale della Direzione Provinciale del Lavoro e della A.S.L. hanno effettuato un controllo all’interno della fabbrica nella quale i lavoratori venivano sfruttati. Nell’occasione hanno constatato che il 40% dei lavoratori risultava lavorare “in nero” in quanto non aveva alcun tipo di assunzione. Alcuni operai venivano fatti alloggiare in locali, all’interno della fabbrica, attrezzati all’uopo con letti e cucine da campeggio, in situazioni di promiscuità, scarsa igiene, dove le polveri ed i fumi ristagnavano in maniera seriamente preoccupante per lo stato di salute degli utilizzatori, considerata anche l’assenza di finestre o aperture per una attiva ventilazione dell’ambiente. All’atto dell’ingresso gli operatori di polizia hanno dovuto aprire tutte le porte del capannone per un necessario ricambio dell’aria in quanto era impossibile procedere al controllo per la presenza, già dalle prime ore del mattino, di fumo intenso e un odore estremamente acre ed irritante dovuto alle polveri che venivano sprigionate dai lavori di saldatura e causa l’assenza di qualsivoglia impianto di aspirazione. Alcuni operai addetti alla saldatura riferivano problematiche alla vista causa sistemi di protezione poco efficienti. Il licenziamento veniva gestito in modo arbitrario con lettere di dimissioni firmate in bianco. Dalle intercettazioni sono emerse delle situazioni di grave stato di bisogno e di necessità in cui versavano alcuni operai rumeni che lavoravano senza ricevere denaro ed erano continuamente costretti a richiedere piccole somme di denaro per soddisfare esigenze di prima necessità. Spesso chiedevano pochi Euro per comprare da mangiare (“ che non abbiamo per mangiare, pane…. domani dammi venti euro che non c’abbiamo, pane, non so come si fa…”). Condizione di cui gli indagati erano pienamente consapevoli (“…eh, quelli che ti stanno a chiamare sempre, quelli volevano qualcosa per mangiare ….loro un pezzo di pane vogliono…). Gli indagati portavano loro un pò di spesa appena sufficiente ad andare avanti per qualche giorno in attesa di consegnare loro una retribuzione che mai arrivava.

7 marzo 2015 0

L’arte è rosa, a Lanciano presentato il romanzo del Capitano Lavecchia ed esposti i quadri di Colacioppo

Di admin

Arte al femminile oggi pomeriggio nella Casa della conversazione di Lanciano. Arte interpretata con strumenti diversi: Palma Lavecchia con la penna e Francesca Colacioppo con il pennelo.

Alla presentazione del secondo romanzo del capitano Lavecchia, hanno partecipato un centinaio di perso ne ed è stata organizzata dall’associazione Rati e l’associazione donne Lanciano Sos Iride. “Mi chiamo Beba” è un romanzo che lascia un chiaro messaggio, quello del problema della violenza di genere, di quella violenza maschile scaricata sulle donne.

Un argomento ampiamente assorbito dalla scrittrice, che nella vita è ufficiale dei carabinieri e che di storie di violenza sulle donne ne ha viste e ne vede purtroppo a decine. Al tavolo dei relatori la psicologa Cecilia Natarella e la giornalista Pina De Felice.

Lanciano, dunque, scelta dall’autrice per la prima presentazione del suo libro edito da Infinito edizioni che, per tanti versi, ha trovato ispirazione proprio nel frentano, in due assistenti sociali, il cui lavoro, nel perido in cui Lavecchia ha prestato servizio nella città, ha dato linfa alla fantasia dell’autrice. Proprio loro due si sono prestate al reading di alcuni brani, quelli piu toccanti.

“Se un uomo ti picchia non è mai per amore” frase scontata ma rivoluzionaria. Cosi la psicologa ha definito il sottotitolo del libro.

Natarella, inoltre, ha voluto sottolineare l’aspetto relativo alla giustificazione che una cultura tipicamente maschilista riesce ancora a dare giustificazione ad una violenza come atto comunque d’amore. Un certo lessico e luoghi comuni, rappresenterebbero inoltre, un ulteriore sfasamento generale sull’argomento. Ha anche, però, rimarcato l’errore commesso dalle donne, in particolare dalle più giovani, di costruirsi per affascinare, non solo la persona che sta a cuore, ma chiunque, come se l’obiettivo fosse diventare un oggetto del desiderio.

I quadri di Francesca Colacioppo hanno dato una nota di colore oggettivo alla serata. I colori vivaci della giovanissima pittrice lancianese sono stati apprezzati dai partecipanti.