Categoria: Avellino

5 luglio 2018 0

Terremoto dell’Irpinia, encomio del comune di Montella ai benefattori barlettani fratelli Lavecchia

Di admin
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MONTELLA – La comunità di Montella non dimentica e, a distanza di 38 anni dal sima che devastò l’Irpinia, onora i sui benefattori. i fratelli Michele e Sebastiano Lavecchia di Barletta.

Il disastro che mise in ginocchio intere comunità è ancora vivo nei ricordi della gente. Il 23 novembre 1980, il terremoto causò migliaia di morti. A Montella se ne contarono 14 ma le abitazioni della cittadina furono duramente colpite e danneggiate; gli sfollati furono a migliaia.

L’inverno era alle porte e la neve era già caduta. In forma di rispetto per il disastro, si fermò anche il campionato di calcio e Sebastiano Lavecchia, massaggiatore sportivo del Barletta Calcio che militava in serie C, approfittò, insieme al fratello Michele, per organizzare in tutta fretta una raccolta fondi tra cittadini di Barletta con cui comprare beni di prima necessità. I due, con le rispettive mogli Franca e Filomena, non senza difficoltà raggiunsero la frazione di Sorbo a Montella e furono i primi soccorsi civili ad arrivare.

“La popolazione – ricorda Sebastiano Lavecchia – in modo molto dignitoso si avvicinò al furgone e noi cercammo di rispondere alle necessità. In particolare calzature per coloro che erano scappati da casa scalzi. In una grotta trovammo decine di bambini donne ed anziani attorno ad un fuoco che non si era mai spento dalla sera del terremoto. Avevano avuto la casa distrutta. Facemmo inutilmente opera di persuasione per portare almeno donne a bambini al sicuro a Barletta; loro rifiutarono categoricamente. Alle 11 di quella mattina, però fece una nuova fortissima scossa anticipata da un fortissimo boato. Fu quello l’incentivo a cambiare idea e in 11, tra bambini e mamme, terrorizzati salirono sul furgone svuotato della merce ormai consegnata, e accettarono di essere trasferiti a Barletta. Li accogliemmo in via Andria dove le nostre famiglie vivevano nei primi tre piani di una palazzina. Si sparse subito la voce che a Barletta erano arrivati i primi terremotati e il giorno dopo ricevemmo la visita del sindaco Michela Frezza, dell’ufficiale Sanitario Angelo Rizzi e dei vertici regionali della Croce Rossa. Offrinono agli sfortunati delle sistemazioni in albergo ma noi ci opponemmo considerando che i piccoli necessitavano di calore familiare che in una struttura non avrebbero certamente trovato. Per cui chiedemmo solamente le visite mediche ed oculistiche perché molti di loro avevano occhi arrossati dal fumo. Spinti solamente da uno slancio umanitario rifiutammo anche le settemila lire giornaliere elargite dallo Stato per chi ospitava un terremotato. Sentirono forte anche la solidarietà dell’intera città di Barletta. Fecero Natale con noi, arrivarono anche i capifamiglia e i nonni: in tutto erano sedici persone. I nostri figli si mischiarono ai loro e divenne un’unica famiglia. Dopo 80 giorni di permanenza a Barletta, quando furono pronte le casette a Montella, le famiglie si ritrovarono nelle zone di provenienza. I loro nonni, per ringraziarci, volevano donarci un terreno a Montella, ma noi ringraziammo ma rifiutammo”.

Ma i montellesi non hanno dimenticato Sebastiano Lavecchia, insignito dal Capo dello Stato Ufficiale Omri, e il fratello Michele Cavaliere Omri. Su proposta dell’Ufficiale Omri Vito Dibitonto, sabato prossimo (7 luglio) ci sarà, nel corso di una cerimonia pubblica, la consegna di un Encomio ai fratelli Lavecchia con scambi di messaggi di amicizia tra i comuni di Montella e Barletta. Tra i convenuti anche il presidente Nazionale Unimri cavalier Gianni Porcaro e le famiglie ospitate nella città pugliese.

Ermanno Amedei

2 luglio 2015 0

La castagna di Montella diventa bibita, storia di una imprenditoria che si rimodula

Di admin

Fare di necessità virtù sembra essere questo il motto dell’azienda Malerba di Montella (Av). Se Montella è la Capitale della castagna, la famiglia Malerba è una vera autorità nella castanicoltura. Il cinipide, però, quel parassita importato dall’oriente che ha messo in ginocchio la produzione della castagna, ha fatto aguzzare l’incendio all’azienda che, per coprire i vuoti di mercato lasciati dal cinipide, si è lanciata con vero spirito imprenditoriale sul mercato delle bevande. Già lo scorso anno ha ufficializzato la produzione della birra alla Castagna e, in questi giorni, è stato lanciato CaZé. “Cento per cento castagna di Montella aromatizzata allo zenzero – dichiara salvatore Malerba titolare dell’omonima ditta – Dopo la birra, insieme all’università Federico Secondo di Napoli, abbiamo studiato e sperimentato per un anno e mezzo, la nuova bevanda che non contiene glutine”. E’ estremamente gustosa che va bevuta fredda. E’ rinfrescate ed è adatta sia all’aperitivo che al digestivo. “Si ottimizza il poco prodotto che c’è. Basta poca castagna per fare birra e CaZé e questo prodotto innovativo da un valore aggiunto all’azienda”. Le due bevande viaggiano sulla stessa linea distributiva e le si trova nei pub meglio attrezzati o nei reparti gastronomici dei supermercati.

“Con questi prodotti si da una speranza alle aziende nell’attesa che la crisi della Castanicoltura si riprenda e che si trovi finalmente un soluzione al problema cinipide del castagno”.

Ermanno Amedei

25 ottobre 2013 1

Bastonano e uccidono un cane, poi gli danno fuoco in piazza a Sant’Angelo dei Lombardi, denunciati da Aidaa

Di admin

Il fatto è accaduto nei giorni scorsi e precisamente il 20 ottobre a Sant’Angelo dei Lombardi paese di 4.300 abitanti in provincia di Avellino dove pare oramai accertato che un gruppo di rumeni ha dapprima preso a bastonate e seviziato un cane meticcio e successivamente lo hanno ucciso ed esposto sulla piazza del paese e gli hanno dato fuoco. L’episodio ha destato grande impressione in paese, AIDAA ha deciso di sporgere denuncia contro questi delinquenti.

30 luglio 2013 0

Pullman giù dal cavalcavia in Irpinia, un lettore studia i New Jersey da Google Street

Di redazione

A poco più di 24 ore dalla tragedia sul viadotto autostradale Acqualonga in Irpinia che ha visto cadere giù un pullman causando così la morte di 38 persone, ci si interroga ancora sulle cause. Fin da subito la domanda che ci siamo posti è stata, possibile che le protezioni non reggono e i pullman volano di sotto? Un lettore de Il PuntoaMezzogiorno tedesco probabilmente si è posta la stessa domanda e grazie a Google Street ha realizzato un interessante studio che vi sottoponiamo. “In merito alla tragedia del viadotto Acqualonga – scrive Andrea Boano – vorrei farvi notare del materiale fotografico da sito Google Street view. Per puro caso ho voluto vedere su google maps punto di incidente ed attraverso Streetview e´possibile dettagliare sul new jersey del viadotto Acqualonga. Per quanto si vede con discreta certezza nel punto in cui Pullmann ha strappato la protezione newjersey sono mancanti 1) il giunto a piastra di collegamento ai piedi di due moduli prefabbricati 2) il giunto alla sommita´ che collega i due moduli In generale si puo´osservare che gli altri fissaggi al suolo sono presenti ma in generale arrugginiti e dalle loro dimensioni le vite di fissaggio non sembrano molto grosse ( mia opinione) La presente non vuole essere Denuncia di qualsivoglia tipo ma soltanto spunto di ulteriore analisi da parte delle autorità preposte”. Per dare immagine a ciè che dice Andrea allega anche alcune immagini che vi riproponiamo. “100 metri dopo la stessa cosa..ingrandite alla base dei New jersey e vedrete che mancano piastre di collegamento tra blocchi new jersey e i giunti sommitali sono artigianali”

29 luglio 2013 0

Strage sull’A16, pullman cade dal viadotto. Trentotto morti e dieci feriti

Di redazione

A16, Napoli Canosa nel territorio di Avellino. E’ questo lo scenario dell’immane tragedia che si è consumata ieri sera poco dopo le 20.30. Trentotto morti e dieci feriti di cui alcuni gravi, è il bilancio del volo del pullman caduto giù dal cavalcavia. Un volo di circa 50 metri, poi lo schianto che ha trasformato il mezzo e il suo contenuto umano in un groviglio di lamiere e carne. La comitiva di Napoli era di ritorno dalle Terme di Telese e 36 di loro sono morte sul colpo mentre due sono morte dopo il trasporto negli ospedali vicini. Difficile da stabilire la dinamica dell’incidente. Testimoni parlano dell’esplosione di un pneumatico, ma le 12 auto incolonnate e travolte dal pullman e nessun segno di frenata sull’asfalto, lasciano pensare anche ad ipotesi diverse. Altri testimoni raccontano di aver visto il mezzo tentare di rallentare la corsa strusciando contro il muretto spartitraffico. Una dinamica che sarà ricostruita senza l’apporto del conducente dato che questi è tra le vittime. Ci si chiede come una protezione possa chiamarsi tale se un mezzo, poi, riesce a sfondarla e cadere dal cavalcavia. Ermanno Amedei

29 luglio 2013 0

Pullman tampona diverse auto e precipita dal viadotto Acqualonga sull’a16 ad Avellino, oltre 20 le vittime

Di admin

Autostrade per l’Italia comunica che alle ore 21.15 sull’autostrada A16 Napoli-Canosa é stato chiuso il tratto Avellino Ovest-Baiano, a seguito di un incidente al km 32 nel quale un pullman, sopraggiungendo in velocità nei pressi di un rallentamento di traffico – nonostante quest’ultimo fosse segnalato sia dai pannelli a messaggio variabile che dal personale sul posto – tamponava una serie di autovetture, finendo poi fuori strada in corrispondenza del viadotto Acqualonga. Tra gli occupanti del pullman ci sarebbero più vittime e numerosi feriti. Il bilancio è ancora in corso di accertamento, a seguito delle attività di soccorso. Sul luogo dell’evento sono prontamente intervenuti, oltre al personale di Autostrade per l’Italia e alla Polizia Stradale, le squadre dei Vigili del Fuoco e del 118 che stanno tuttora svolgendo le attività di soccorso. Intorno alle ore 00.30, é stato riaperto il tratto Avellino Ovest- Baiano in direzione di Napoli. Attualmente sul luogo dell’evento il traffico scorre in scambio di carreggiata. Costanti aggiornamenti sulla situazione della viabilità sono diramati su RTL 102.5 FM, ISORADIO 103.3 FM, attraverso i pannelli a messaggio variabile e sul network TV INFOMOVING in Area di Servizio. Per ulteriori informazioni si consiglia di chiamare il Call Center Autostrade al numero 840.04.21.21.

16 febbraio 2013 0

Terremoto tra le province di Avellino e Benevento, scossa di magnitudo 3

Di admin

Un evento sismico è stato avvertito dalla popolazione delle province di Avellino e Benevento. Le località prossime all’epicentro sono i comuni di Montecalvo Irpino, Sant’Arcangelo Trimonte e Buonalbergo. Dalle verifiche effettuate dalla “Sala Situazione Italia” del Dipartimento della Protezione Civile non risultano danni a persone e/o cose. Secondo i rilievi registrati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’evento sismico si è verificato alle ore 10.51 con una magnitudo di 3.0.

7 gennaio 2013 0

Un parassita cinese rischia di far estinguere la… caldarrosta e tutta la cultura della castagna

Di redazione

“Le castagne e tutto ciò che rappresentano per interi territori rischiano di scomparire a causa di un parassita importato dalla Cina”. Da anni Salvatore Malerba, 62 anni, castanicoltore da 5 generazioni, si batte per far comprendere il rischio che sta correndo un intero comparto produttivo, ma anche tradizioni e cultura secolare. “I giganti delle nostre montagne sono in pericolo così come migliaia di posti di lavoro e la tipica castagna montellese conosciuta in tutto il mondo”. Malerba è titolare della principale azienda castanicola dell’avellinese. La sua famiglia, come tante altre della zona di Montella, ha “radici” nei castagneti secolari. “Da alcuni anni, – dichiara Malerba – l’imponente albero di castagno è sotto l’attacco di una pestilenza; si chiama cinipide e sembra una minuscola vespa che va a deporre le sue larve all’interno delle gemme. La sua potenza distruttiva è favorita dalla velocità con cui si riproduce”. Ogni esemplare, infatti, è capace di deporre in maniera asessuata (non ha bisogno di un esemplare di sesso opposto) fino a 200 larve l’anno prima di morire. E’ stato notato per la prima volta in Italia nel 2001 in Piemonte su alcune piante di castagno arrivate dalla Cina per essere innestate al castagno italiano ed ottenere così una pianta che producesse un frutto più grande e che maturasse almeno due settimane prima; si è ottenuto, invece, una pestilenza che si è diffusa rapidamente in tutta la penisola e sta mettendo in ginocchio un intero settore. Malerba parla da Montella, una cittadina in provincia di Avellino che si sviluppa all’interno di un enorme castagneto. Il 60 per cento della produzione nazionale di castagne è campana e il 60 per cento della produzione campana è avellinese e buona parte di questa è montellese. “Il problema è socio economico, ambientale e idrogeologico – avverte il castanicolture (nella foto intervistato da Angelo Luigi Delle Monache)che tra l’altro è componente del tavolo castanicolo presso il Ministero dell’Agricoltura – A Montella si producevano 40mila quintali di castagne l’anno e c’era bisogno di circa 40mila giornate lavorative che, a 50 euro al giorno, permettevano ai raccoglitori, tutti locali ed italiani, di contare su un introito di circa 2 milioni di euro. La pestilenza è arrivata nella provincia di Avellino nel 2009 e si è diffusa velocemente. Nel 2011 la produzione si è ridotta a meno di 20mila quintali sia per problemi meteorologici ma anche a causa del Cinipide. Sostengo che il problema è socio economico, perché se viene meno l’interesse economico per il settore, viene meno l’occupazione; è ambientale perché le piante per via del cinipide rischiano di morire, ed è idrogeologico perché se viene meno la cultura delle castagne, verrà meno anche la continua pulizia dei castagneti facendo crescere il rischio di incendi ed alluvioni”. L’effetto del cinipide è ben visibile nei castagneti durante una soleggiata giornata di Agosto quando la pianta è nella piena forza. “Fino a pochi anni fa, – dichiara Malerba – entrare in un castagneto, era quasi come entrare in una grotta. Il folto delle foglie, ma soprattutto le loro dimensioni, impediva alla luce di passare creando un sottobosco fresco e al tempo stesso umido. Oggi non è più così; le foglie, quelle che riescono a crescere, hanno la dimensione che è la metà di quella che era un tempo, compromettendo tutto lo stato di salute della pianta e ovviamente la produzione di castagne visto che la foglia è lo strumento che permette la fotosintesi clorofilliana. Le larve nelle gemme hanno lo stesso effetto delle sanguisughe, succhiano tutta la vitalità della pianta impedendole di svilupparsi come dovrebbe”. Per combattere il cinipide, ci si sta affidando ad un altro parassita che sembra contrastarlo con efficacia anche se molto lentamente. Si chiama Torymus e ha come caratteristica utile alla causa, quella di fare il nido all’interno della gemma infestata dalle larve del cinipide cibandosi di esse. Il problema è costituito dalla sua lentezza nel riprodursi e dal prezzo. Innanzitutto il parassita antagonista si riproduce in maniera sessuale, quindi è necessario creare la coppia che al massimo riesce a deporre 50 larve l’anno contro i 200 deposti dal cinipide, quindi serviranno anni prima che si possa raggiungere l’equilibrio o la sopraffazione della pestilenza. Un altro problema è costituito dal prezzo: ogni coppia della “medicina” Torymus costa dai 30 ai 50 euro e molti sono a sospettare che dietro vi sia un business che si approfitta della drammatica situazione. Malerba sostiene la necessità di interventi diversi. “Credo sia necessario che i lanci di Torymus vadano intensificati nelle parti alte dei castagneti, nelle zone più impervie, mentre nelle zone più accessibili, i castagni andrebbero trattati con pesticidi di tipo biologico. Neanche questo riuscirà a debellare la pestilenza, ma almeno riusciremo a conviverci. Del resto in Cina il cinipide esiste da oltre 40 anni”. Caldarroste, marmellate di castagne, marron glace, ma anche molte specie di funghi, sono a rischio, così come a rischio sono le sagre,le tradizioni secolari e ciò che ruota intorno al gustoso prodotto autunnale; tutto a causa un insetto arrivato dalla Cina. Ermanno Amedei e Angelo Luigi Delle Monache

25 novembre 2012 0

Per due giorni sotto le macerie. Dopo 32 anni riabbraccia il vigile del fuoco che la salvó

Di admin

A 32 anni di distanza, salvata e salvatore si riabbracciano. L’ultima volta che si erano visti avevano entrambi 32 anni di meno, lei Clara Costabile era una infermiera ed era sommersa da tonnellate di detriti nel crollo dell’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi, quando una scossa di terremoto di magnitudo 6.9 devastó l’intera Irpinia causando la morte di quasi 3mila persone. Lui, invece, era un giovane vigile del fuoco di Lanciano al servizio del comando provinciale di Chieti alla sua prima missione di soccorso. Ieri si sono riabbracciati all’interno della struttura sanitaria ricostruita. Tutto ha avuto inizio qualche mese fa, quando Giovanni di Tommaso, ormai caporeparto esperto dei vigili del fuoco di Lanciano, é arrivato alla pensione. Il punto a mezzogiorno gli aveva dedicato un articolo e nell’intervista, Di Tommaso aveva ricordato quell’intervento nel quale persero la vita alcuni bambini appena nati. Un pensiero apprezzato dal presidente della pro loco di Sant’Angelo dei Lombardi che in un commento a quel pezzo lo ha ringraziato per ciò che aveva fatto 32 anni prima. Si era cosi stabilito un contatto, per questo Di Tommaso ha chiesti a Lucido la possibilitá di rincontrare la donna che, insieme ai suoi colleghi soccorritori, aveva salvato dalle macerie. Ieri, negli stessi locali dell’ospedale Criscuoli, ricostruito, si sono ritrovati uno di fronte all’altra a ricordare quella tragedia e, soprattutto, chi non ce l’aveva fatta. “Ricordo quel boato – ha raccontato Clara – e la parete che, mentre scappavo mi ha travolta. Poi il buio, e le mie urla ogni qual volta sentivo un rumore sperando nei soccorsi. Solo dopo essere stata estratta ho saputo che ero rimasta lí sotto per ben due giorni. Avevo perso la cognizione del tempo”. Nella squadra di vigili del fuoco che la individuó c’era Giovanni Di Tommaso. “Arrivati da Chieti, abbiamo trovato la devastazione piú totale – ha detto Di Tommaso – ci chiamavano da ogni parte per chiedere soccorso. Poi siamo stati dirottati sull’ospedale dove c’erano persone incastrate sotto le macerie tra cui anche neonati nelle incubatrici. Non ricordo quanti ne salvammo, e quanti morirono, pare ve ne fossero 11 lí sotto. Nella ricerca siamo arrivati ad individuare Clara che aveva al fianco i corpi di due sue colleghe mentre lei aveva invece le gambe incastrate. Abbiamo impiegato circa sei ore per liberarla”. A quel punto lei ricorda “avevo sete e qualcuno mi teneva la mano. Poi venni liberata e oggi ho riabbracciato chi lavoro per salvarci la vita”. A consegnare una targa ricordo a Di Tommaso, é stato il dirigente Sanitario angelo Frieri, che nell’occasione ha ricordato anche che a minacciare l’ospedale, oggi, non c’é un terremoto, ma i tagli alla sanitá pubblica. Ermanno Amedei

23 novembre 2012 0

A 32 anni dal terremoto dell’Irpinia, ricordando le 2.914 vittime

Di redazione

Alle 19.34 di esattamente 32 anni fa, 2.914 persone morirono nel terremoto dell’Irpinia. Era il 23 novembre del 1980 e una scossa di magnitudo 6.9 con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza, e Conza della Campania, fece vittime, feriti e danni in un’area di 17mila chilometri tra Campania e Basilicata. Novanta secondi di terrore causarono la devastazione in comuni come Castelnuovo di Conza, Conza della Campania, Laviano, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi e Santomenna. Oggi, in questi comuni, così come in ogni altro dove sono state contate vittime, si sono svolte cerimonie commemorative per ricordare il triste giorno. Er. Amedei