Categoria: Lecce

30 gennaio 2017 0

Mezza tonnellata di marijuana sulla rotta Adriatica, arrestati due trafficanti albanesi

Di admin
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Lecce – La marijuana torna solcare il mar Adriatico ma trova la guardia di Finanza. In seguito all’inseguimento in mare, al largo di San Cataldo, tra il potente mezzo dei trafficanti e quelli aeronavali delle fiamme gialle, sono stati sequestrati 506 chili di droga e arrestati dio due trafficanti albanesi.

Il dispositivo di sorveglianza aeronavale delle Fiamme Gialle, che pattuglia senza sosta le acque del basso Adriatico ha intercettato, nella tarda mattinata di ieri, un’imbarcazione carica di sostanza stupefacente che dirigeva verso le coste del leccese.

Gli assetti aeronavali del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari e del Gruppo Aeronavale della Guardia di Finanza di Taranto, che svolge funzioni di Centro di Coordinamento Locale Frontex per l’operazione “TRITON”, sono stati indirizzati verso l’obiettivo permettendo ai finanzieri di sorprendere i trafficanti che, come da copione, hanno cercato di darsi alla fuga e, nel vano tentativo di acquisire maggiore velocità e sfuggire alla cattura, si sono liberati di tutto il carico gettandolo in mare. Iniziava, quindi, un breve e movimentato inseguimento condotto dalle unità aeronavali del Corpo, che si è concluso poco dopo con l’abbordaggio dell’imbarcazione a circa 25 miglia al largo di San Cataldo (LE). A bordo erano presenti due soggetti.

Il mezzo utilizzato per l’illecito traffico, un gommone lungo 7 metri, con un potente motore fuoribordo, è stato portato agli ormeggi della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Otranto e sequestrato. Gli scafisti, B.H. 48 anni e EN. di 30 anni, entrambi di Valona, sono stati arrestati per detenzione e traffico internazionale di stupefacenti e posti a disposizione della locale Autorità Giudiziaria. La marijuana recuperata e sequestrata dai finanzieri anche dal mare, era confezionata in 28 colli di varie dimensioni, tutti recuperati in mare, del peso complessivo di 506 kg. La Guardia di Finanza sottrae un’altra fornitura di un ingente quantitativo di droga al mercato clandestino, che avrebbe fruttato al dettaglio oltre 5 milioni di euro all’organizzazione criminale. Attivata anche in questa circostanza la ormai consolidata collaborazione operativa ed investigativa con le Autorità di polizia albanesi, tramite il Nucleo di Frontiera Marittima della Guardia di Finanza di stanza a Durazzo. Con questa ennesima operazione delle Fiamme Gialle, sono quasi 6 le tonnellate di marijuana, trasportate via mare, sequestrate nel mese di gennaio di quest’anno. Proseguirà incessante la sorveglianza al confine meridionale dell’Unione Europea, da parte delle unità aeronavali del Corpo, per contrastare i traffici illeciti perpetrati tramite rotte marittime.

28 gennaio 2017 0

Lecce – Sequestrati otto quintali di marijuana proveniente dall’Albania

Di Antonio Nardelli

Prosegue senza sosta il controllo ed il pattugliamento delle acque del basso Adriatico da parte della Fiamme Gialle; nel primo pomeriggio di ieri veniva intercettata un’imbarcazione presumibilmente sospettata di perpetrare traffici illeciti che dirigeva verso le coste italiane.

Il dispositivo aeronavale del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari e del Gruppo Aeronavale della Guardia di Finanza di Taranto, che svolge funzioni di Centro di Coordinamento Locale Frontex per l’operazione “TRITON”, veniva indirizzato verso il motoscafo sospetto per controllarlo. In pieno giorno, quindi, sorpresi dai finanzieri, gli occupanti del natante intercettato cercavano di darsi alla fuga e, nel vano tentativo di acquisire maggiore velocità e sfuggire alla cattura, si liberavano di parte carico lanciandolo in mare. Iniziava, pertanto, un breve e movimentato inseguimento condotto dalle unità aeronavali del Corpo, che si concludeva poco dopo con l’abbordaggio dell’imbarcazione a circa 20 miglia al largo di San Cataldo (LE). A bordo erano presenti tre soggetti e ancora alcuni pacchi contenti marijuana.

Il mezzo utilizzato per l’illecito traffico, un semicabinato lungo 8 metri, con un potente motore fuoribordo da 225 cavalli, veniva portato agli ormeggi della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Otranto e sequestrato.

Gli scafisti, F.O. 47 anni e D.L di 58 anni, entrambi brindisini e A.Q. 31 anni di Valona, venivano arrestati per detenzione e traffico internazionale di stupefacenti e posti a disposizione della locale autorità Giudiziaria. La marijuana recuperata e sequestrata dai finanzieri anche dal mare, era confezionata in 43 colli di varie dimensioni del peso complessivo di 760 kg.

Ancora un ingente quantitativo di droga che la Guardia di Finanza sottrae al mercato illegale ed al consumo, che avrebbe fruttato al dettaglio oltre 7 milioni di euro all’organizzazione criminale. Avviati approfondimenti investigativi in collaborazione con le Autorità di polizia albanesi e con il Nucleo di Frontiera Marittima della Guardia di Finanza di stanza a Durazzo, per risalire al sodalizio criminale responsabile del traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Sono oltre 5 le tonnellate di marijuana sequestrate dalla Guardia di Finanza in Puglia in queste prime settimane dell’anno, a cui si aggiungono le 20 tonnellate circa sequestrate nel 2016 sempre dalle Fiamme Gialle pugliesi.

8 agosto 2016 0

Gli Mbl tra i protagonisti della Notte della Taranta

Di Antonio Nardelli

Cursi – Le occasioni per suonare ed ascoltare la musica di tradizione dopo un periodo di revival, si stanno rapidamente rarefacendo. Per fortuna restano le manifestazioni vere, quelle di spessore che hanno dietro un’idea e portano avanti un progetto e che il grande pubblico non abbandona. La Notte della Taranta è la regina di questo genere di manifestazioni. Ormai da quasi vent’anni detiene il primato come il più importante festival di musica popolare italiana, contribuendo alla diffusione in tutto il mondo dei ritmi del Sud e del Mediterraneo. Nell’edizione del 2016, la direzione artistica di Daniele Durante e Luigi Chiriatti rappresenta una garanzia non solo della qualità musicale ma anche dei contenuti che si andranno a proporre, legati alla ricerca etnomusicale ed alla sperimentazione.

Oltre alla serata finale del 27 agosto a Melpignano, la “Taranta” tesse intorno a sé una gigantesca ragnatela fatta di attività culturali e di spettacoli in molti paesi del Salento, uniti da un filo ideale che è costituito dalla musica e dalla danza. Dall’8 agosto inizia un vero e proprio percorso a tappe che culminerà nel parossismo del concertone. Molti sono i gruppi musicali ed i danzatori coinvolti e quest’anno farà parte dell’architettura del Festival un gruppo che da quasi vent’anni si occupa di musica popolare, gli MBL di Benedetto Vecchio. Saranno loro ad aprire una delle tappe d’esordio, quella del 9 agosto a Cursi.

Benedetto Vecchio, leader e fondatore di Musicisti Basso Lazio dichiara le sue impressioni: “Il mio progetto artistico-musicale si chiama MBL acronimo di Musicisti Basso Lazio. L’indicazione geografica è chiara e sembrerebbe piuttosto lontana dal Salento ma il richiamo ancestrale della “taranta” batte anche nel nostro sound. Nel repertorio di ricerca musicale su materiali popolari che abbiamo elaborato negli anni e che ci è valso l’essere stati catalogati dall’ ICSBA come rappresentanti della evoluzione del genere della ballarella, proponiamo appunto ballarelle e tarantelle della tradizione ed il famoso saltarello ciociaro. Come avrete modo di ascoltare sono ritmi antichi quasi primordiali, di grande energia e vitalità, con un richiamo ipnotico particolare dato dagli strumenti della tradizione agropastorale, la ciaramella di Gianni Perilli, splendido esecutore delle musiche di Morricone per Baaria e Malena di Tornatore, la zampogna, tamburelli e tammore, sui quali abbiamo inserito la chitarra battente e quella classica. Come per la taranta, anche dietro di essi c’è un antichissimo rituale, legato però ai riti della fertilità ed aventi una funzione propiziatoria per l’abbondanza del raccolto. Cito semplicemente gli antichi Saturnalia addirittura pre-romani ed i rituali del Carnevale di Frosinone studiati dall’antropologo scozzese James Frazer ne Il Ramo d’Oro. Ma non c’è solo la tradizione nella nostra proposta musicale. Accanto ai pezzi più antichi, abbiamo canzoni “d’autore”più contemporanee prevalentemente a tema sociale, espresse in dialetto e “contaminate” con altri stili musicali oppure ballate dedicate a particolari momenti storici del territorio, come la guerra. Partecipare alla Notte della Taranta per me è magia. La chiamata della direzione artistica a tenere uno dei concerti del festival è per me un grande onore, un riconoscimento al contributo dato alla musica popolare ed un bel banco di prova, l’ennesimo per una carriera artistica fuori dagli schemi, fatta del consenso della gente che incontro nelle tante piazze di paese, senza sostegni o appoggi politici. Per questo è un percorso in salita ma sempre compiuto da combattente, da outsider, da brigante, che è poi una delle figure di eroe popolare che hanno colpito il mio immaginario ed ispirato un certo filone della mia produzione artistica. La gente della Notte della Taranta è un popolo generoso, che partecipa attivamente ai concerti e danza, liberando quell’energia positiva di cui tutti abbiamo bisogno in questo periodo di difficoltà. Non gli faremo certo mancare questa occasione!”

11 gennaio 2014 0

Condannato penalmente avvocato che esercita senza essere iscritto all’albo, anche se in possesso dell’abilitazione

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: Per la Cassazione Penale per far scattare il carcere per esercizio abusivo della professione è sufficiente curare le pratiche legali e non è necessaria la presenza in udienza. La spendita del titolo costituisce anche “falsa dichiarazione a pubblico ufficiale”. 4 mesi di reclusione a leccese Dura sentenza per un leccese da parte della Cassazione penale che ha ritenuto colpevole di esercizio abusivo della professione e di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale un avvocato che pur avendo conseguito l’abilitazione esercitava la professione senza essere iscritto all’albo.

Per la Suprema Corte, peraltro, ai fini del perfezionamento del reato non è necessaria la spendita del nome davanti a giudici o altri pubblici ufficiali: l’esercizio abusivo della professione si configura per il solo fatto che il professionista curi pratiche legali per clienti senza comparire in udienza come avvocato. La sentenza 646/14 della quinta sezione penale della Corte di Cassazione depositata in data di ieri 10 gennaio ha, infatti,.confermato la decisione per un professionista, rinviato a giudizio per i reati previsti dagli articoli 348 e 495 del Codice Penale, ossia per aver esercitato la professione legale senza alcuna iscrizione all’albo e per la spendita del nome davanti a giudici e altri pubblici ufficiali.

Nel ricorrere innanzi ai giudici di legittimità, l’imputato aveva sostenuto che, affinché si configuri il reato di esercizio abusivo non è determinante la mancata iscrizione all’albo, ma la mancanza di abilitazione che lui invece aveva conseguito. Per i giudici di Piazza Cavour, che hanno rigettato il ricorso proposto dal professionista, ai fini della configurazione del delitto di esercizio abusivo della professione di avvocato è sufficiente la condotta di chi, conseguita l’abilitazione statale, eserciti l’attività professionale prima di aver ottenuto l’iscrizione all’albo professionale.

Ciò secondo l’interpretazione più recente delle Sezioni Unite della Suprema Corte che hanno statuito che: «La norma incriminatrice dell’articolo 348 c.p., che punisce chi abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, trova la propria ratio nella necessità di tutelare l’interesse generale, di pertinenza della pubblica amministrazione, a che determinate professioni, richiedenti particolari requisiti di probità e competenza tecnica, vengano esercitate soltanto da chi, avendo conseguito una speciale abilitazione amministrativa, risulti in possesso delle qualità morali e culturali richieste dalla legge». Neanche il richiamo alla sentenza 199/93 della Corte costituzionale scrimina il reo, non solo perché non è compito della Consulta interpretare le norme di diritto, ma soprattutto perché la ricordata decisione non affermava affatto un principio in contrasto con quello dichiarato dalla Corte di legittimità.

In buona sostanza con la richiamata sentenza delle Sezioni Unite, i giudici di legittimità hanno stabilito che «ciò che la norma penale individua come elemento necessario e sufficiente per l’integrazione della fattispecie è l’assenza di quella speciale abilitazione che lo Stato richiede per l’esercizio della professione, mentre il contenuto ed i limiti propri di ciascuna abilitazione, non rifluiscono – come ritiene il giudice a quo – all’interno della struttura del fatto tipico, ma costituiscono null’altro che un presupposto di fatto che il giudice è chiamato a valutare caso per caso».

Infine, anche il motivo di ricorso circa il concorso dei reati di esercizio abusivo e spendita del titolo risulta essere infondato. Gli ermellini rilevano che «l’esercizio abusivo della professione legale, ancorché riferito allo svolgimento dell’attività riservata al professionista iscritto nell’albo degli avvocati, non implica necessariamente la spendita al cospetto del giudice o di altro pubblico ufficiale della qualità indebitamente assunta, sicché il reato si perfeziona per il solo fatto che l’agente curi pratiche legali dei clienti o predisponga ricorsi anche senza comparire in udienza qualificandosi come avvocato; ne deriva che quando quest’ultima condotta si accompagna alla prima, viene leso anche il bene giuridico della fede pubblica tutelato dall’art. 495 Cp e si configura il concorso dei detti reati».

Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di un precedente significativo che chiarisce ancor più precisamente gli angusti limiti per il pieno esercizio della professione forense; ciò anche a tutela della platea dei clienti e dei cittadini stante l’interesse generale sotteso al delicato compito che spetta ai difensori.

10 gennaio 2014 1

La Fòcara: il Santo, l’Uomo e la Terra. A Novoli (Le) il falò più grande d’Europa

Di admin

La Comunità novolese trova vera espressione di sé nel rituale della sua festa più grande legata al culto di Sant’Antonio Abate che nei giorni del 16 e 17 gennaio con la “fòcara” sottolineerà al meglio le radici agropastorali di questa complessa porzione di Salento. Un appuntamento indispensabile con la tradizione nell’inverno salentino, mirabilmente confuso tra folklore e religiosità popolare: oltre ai rituali religiosi la festa del santo patrono di Novoli comprende la benedizione degli animali e soprattutto il rito pagano, di più intensa compartecipazione popolare, dell’accensione di uno dei più grandi falò devozionali del mediterraneo, “la fòcara” (20 metri di diametro e 25 di altezza). La presenza di tale evento ha consolidato la festa novolese che si è trasformata gradualmente senza soluzione di continuità in cent’anni d’inquietudine per l’attesa del nuovo anno. Le origini della presenza della fòcara a Novoli da alcuni è genericamente attribuita all’opera dei veneziani; mentre, altri la individuano intorno al XV secolo ancor prima della richiesta di avere Sant’Antonio come patrono di Novoli. Negli ultimi anni la progettazione della fòcara è stata affidata ad artisti internazionali come Mimmo Paladino e Hidetoshi Nagasawa mentre la realizzazione è sempre curata dalle maestranze novolesi. In ogni caso è certa la data del `700 come attestato dagli atti comunali. Particolare attenzione è stata posta dal fotografo Dante Sacco alla nesso tra gli elementi della Festa di Sant’Antonio Abate e la Fòcara e l’attività di approvvigionamento e costruzione della enorme pira: “ Trovare il nesso logico tra la coltura materiale della vite e la cultura immateriale del santo perché la “fòcara” – dice Dante Sacco – nasce certamente come atto necessario di bonifica dei campi dalle fascine provenienti dalle potature dei vigneti per poi trasformarsi in una sincera forma di devozione al santo. L’atto successivo della purificazione avveniva ed avviene per mezzo del fuoco così che la sua forma è divenuta con gli anni una vera scommessa dell’uomo purificatoe proteso verso la fertilità di un nuovo anno. Il titolo della ricerca fotografica , Igni materiam praebeo , sta dunquead indicare l’esaltazione del momento precedente la fòcara, l’atto dell’alimentare il fuoco attraverso il lavoro dell’uomo; si svelano in questi scatti i momenti della costruzione, le facce dei maestri di fascina che trasmettono sapienza e sapere ai più giovani. Il tutto nel lungo paesaggio salentino, con le sue geometrie rurali e le nuvole ad altezza d’uomo”.

21 settembre 2013 0

“Satan Boys”, scritte inquietanti sui muri a Lecce

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: Ce lo hanno segnalato alcuni cittadini, per la verità, un po’ inquietati: campeggiano in periferia, in particolare sui rondò che portano a San Cataldo, in punti diversi sui muri di contenimento dei tornanti, scritte realizzate con spray viola di chiaro carattere esoterico con la dicitura “Satan Boys”. Burla di giovani graffitari o qualcos’altro? Per Giovanni D’Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti” più che a veri e propri movimenti dediti all’occulto, questi episodi sembrano tuttavia riconducibili a vandali dell’ultim’ora che lasciano spesso spazio a improvvisazioni goffe e banali. Il fenomeno, però, non va sottovalutato se dietro tali episodi ci sono dei giovani, come sembrerebbe al momento, è testimonianza di un problema da non sottovalutare.

22 giugno 2013 0

Terremoto nel canale d’Otranto, scossa di magnitudo 4.6 avvertito in Puglia a Otranto Maglie e Gallipoli

Di admin

Un evento sismico in Albania, localizzato nel canale d’Otranto, è stato avvertito dalla popolazione in Puglia, tra i comuni di Otranto, Maglie e Gallipoli. Secondo i rilievi registrati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia la scossa è stata registrata alle ore 10.41 con magnitudo locale 4.6. Dalle verifiche effettuate dalla “Sala Situazione Italia” del Dipartimento della Protezione Civile non risultano danni a persone e/o cose.

22 giugno 2013 0

Decisone storica del Tribunale di Sorveglianza di Lecce: il detenuto via dalla cella angusta, “spostato in una cella adeguata alla normativa vigente”

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

Con una decisione di portata storica il Tribunale di Sorveglianza di Lecce getta un raggio di luce sui diritti umani di cui siamo tutti indistintamente portatori, e quindi anche i detenuti, e potrebbe causare un effetto domino sul sistema carcerario italiano, ormai al collasso. L’ordinanza 2013/1324 che non risulta avere precedenti in Italia: il Tribunale di sorveglianza ha accolto il ricorso di un carcerato che condivideva la cella con altri tre detenuti e ha ordinato all’amministrazione penitenziaria di concedere a un detenuto condizioni migliori così come stabilisce la legge, di fatto mai applicata per le condizioni cui é giunto il nostro sistema di detenzione. Non si tratta, come ha sottolineato il difensore, avvocato Alessandro Stomeo, del detenuto originario della provincia di Lecce del problema del divieto di tortura o dell’articolo 27 della Costituzione. La soluzione alla questione é insita, infatti, nel sistema normativo che in particolare all’articolo 6 dell’ordinamento penitenziario e al decreto ministeriale del 5 luglio del 1975, stabilisce delle misure minime per le strutture che ospitano il detenuto.

Tali parametri “minimi” evidentemente non sono stati ritenuti sussistenti nel carcere di Lecce dal dirigente della Asl Lecce Alberto Fedele che ha definito “non conformi”, quelli esistenti, alle normative in questione. Per lo “Sportello dei Diritti”, associazione impegnata da anni anche nella difesa dei diritti dei detentuti, spiega il fondatore Giovanni D’Agata, tale decisione se correttamente applicata anche in via analogica alle migliaia di situazioni analoghe che possono essere verificate nella generalità degli istituti di detenzione, potrebbe avere un effetto domino su tutto il sistema carcerario per la miriade di ricorsi che potrebbero essere presentati.

Ci attendiamo, quindi, che per evitare ciò, lo Stato italiano s’impegni immediatamente per risolvere l’annosa piaga del sovraffollamento carcerario, con provvedimenti urgenti che contemperino l’esigenza della certezza della pena e del rispetto del principio di Legalità con i diritti umani dei detenuti illegittimamente calpestati.

25 maggio 2013 0

Ius Soli. Il comune di Lecce condannato a riconoscere la cittadinanza al figlio di immigrata nato in Italia

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: Nel pieno della discussione sullo Ius Soli arriva un’ordinanza del tribunale civile di Lecce che pochi giorni fa ha riconosciuto la cittadinanza ad un giovane nato in Italia da genitori migranti.

La seconda sezione civile del Tribunale di Lecce, in un provvedimento depositato l’11 marzo ma reso noto solo pochi giorni fa, ha sancito che “Se gli affidatari del minore non hanno effettuato le dovute richieste, l’interessato non ha, per motivi legati all’età, alcuna responsabilità per fatti od omissioni altrui”. Insomma, è alla luce di questo che, secondo i magistrati pugliesi, hanno il pieno diritto di essere riconosciuti come cittadini italiani tutti coloro che sono nati in Italia e che abbiano soggiornato sul territorio nazionale fino al raggiungimento della maggiore età. Anche se non hanno avuto l’iscrizione all’anagrafe. Anche se sono sprovvisti di titolo di soggiorno sin dalla nascita. Ragionando a posteriori, infatti, se oggi avessero tutti i requisiti per ottenere sia l’una che l’altro, non possono essere penalizzati.

La sentenza in commento è un chiaro esempio che il diritto vive anche dentro testi immobili: coraggiosa e innovativa, ha saputo offrire una lettura nuova di una legge vecchia, restando sempre saldamente ancorata a concetti giuridici incontrovertibili.

A.M., è figlio naturale di A.S., cittadina delle Filippine, e di padre non noto. Al momento del parto (30.1.1993) la madre era irregolarmente soggiornante nel territorio nazionale; ciò non di meno, tre giorni dopo, si recava presso l’ufficio anagrafe del Comune, per registrare la nascita del piccolo.

Dopo appena quaranta giorni dalla nascita, il Giudice Delegato presso il Tribunale dei Minori di Lecce, preso atto della grave situazione di indigenza in cui versava il nucleo familiare (la madre era clandestina e disoccupata ed era stata vieppiù abbandonata dal compagno – padre naturale del minore), il piccolo veniva collocato in via di urgenza presso un istituto minorile; la decisione veniva ratificata dal Collegio Minorile.

Con successivo provvedimento del 16.12.1994, il minore veniva affidato ai coniugi P.–C., che lo accoglievano in famiglia rivolgendogli attenzioni ed amore come se fosse un loro figlio; così come, del resto, essi rappresentavano e rappresentano per l’esponente quei riferimenti genitoriali che la sorte non gli aveva dato dalla nascita.

In questo nuovo contesto, il minore ha frequentato le scuole dell’obbligo, fino al diploma; si è sottoposto alle vaccinazioni obbligatorie; ha avuto il suo permesso di soggiorno, la tessera sanitaria e la carta di identità.

Così, raggiunto finalmente il traguardo dei 18 anni, si presentava presso il Comune per dichiarare la propria volontà di diventare a tutti gli effetti cittadino italiano, avendone da molto tempo acquisito la cultura, la lingua e lo stile di vita.

L’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Lecce rigettava la richiesta .Contro questo provvedimento AM ha promosso ricorso innanzi al Tribunale di Lecce, che lo ha accolto dichiarandolo cittadino italiano.

In attesa di una legge chiarificatrice della materia, secondo Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, l’ordinanza in questione interviene di fatto, per la prima volta in Italia, riconoscendo la cittadinanza italiana a un ragazzo nato da migranti dando così speranza a tanti giovani che sognano di diventare cittadini italiani.

25 aprile 2013 0

Nulla la cartella esattoriale erroneamente notificata con semplice affissione al portone di un edificio invece che alla porta di abitazione

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

E a dir poco interessante la sentenza 77/22/13 nella causa avente registro generale n. 3834/11 della Commissione Tributaria Regionale di Bari, Sezione Staccata di Lecce, depositata il 22 aprile scorso con la quale, anche in appello, è stata annullata una cartella esattoriale di Equitalia erroneamente notificata con semplice affissione al portone di un edificio invece che alla porta di abitazione.

Nel caso di specie, la contribuente signora V. F. difesa dall’avv. Maurizio Villani aveva proposto ricorso tributario sia avverso il silenzio rifiuto formatosi su una propria istanza di autotutela nella quale aveva lamentato l’inesistenza della notifica di avvisi di accertamento per un totale della non indifferente somma di 314.949,67 euro, per violazione dell’articolo 140 del codice di procedura civile in quanto il messo notificatore aveva provveduto alla notifica degli avvisi ricorrendo alla procedura prevista dal suddetto articolo, ma limitandosi ad affiggere l’avviso di deposito, in busta sigillata, sul portone esterno dell’edificio ove risiedeva la contribuente e non sulla porta dell’abitazione come prevede la disciplina, nonché avverso la successiva cartella esattoriale notificata dall’agente della riscossione per mancanza degli atti presupposti (i citati avvisi di accertamento).

I giudici della Commissione Tributaria provinciale di Lecce avevano dato ragione in prima istanza alle doglianze della contribuente, mentre l’Agenzia dell’Entrate – Direzione Provinciale di Lecce proponeva appello avverso tale decisione.

I giudici dell’appello investiti della questione hanno rigettato il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria ritenendo la “pretesa fiscale azionata con la cartella impugnata…illegittima,… poiché dalla documentazione in atti non risultano correttamente esperite le formalità di notifica degli avvisi di accertamento”.

Nel dettaglio, la corte di secondo grado, sulla scia di un precedente della Corte di Cassazione (n. 4812/98), ha rilevato che “l’affissione dell’avviso di deposito sarebbe dovuto avvenire sulla porta dell’abitazione e non sul portone d’ingresso condominiale”. Ma v’è di più: “il venir meno anche di un solo adempimento fra quelli indicati dall’articolo 140 c.p.c. conduce alla conseguenza della nullità della notifica”.

Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, la sentenza in questione è importante per far comprendere, ancora una volta, che la notifica degli atti tributari deve essere fatta in modo corretto, altrimenti il ruolo può essere annullato totalmente come nel caso di specie.