Categoria: Dalmondo

19 Giugno 2015 0

Tsipras come Leonida alle Termopili tiene inchiodati sull’ultima spiaggia le armate di banche e Stati aguzzini

Di admin
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di Max Latempa

La piccola Grecia, calpesta e derisa, minacciata e circondata, strettasi a coorte, resiste.

Come Leonida alle Termopili, Alexis Tsipras tiene inchiodati sulla spiaggia, l’ ultima, le armate delle banche e degli Stati aguzzini, dei capi di stato al soldo dei finanzieri, avidi di portare a compimento il saccheggio dei forzieri rupestri delle Polis, dalla Macedonia al capo Matapan del Peloponneso.

Come avvoltoi da mesi volteggiano sui forzieri, vuoti, o pieni di debiti da restituire maggiorati di interessi vergognosi.

Yanis Varufakis è il ministro che ha fatto saltare il banco, affrontando prima la Troika, poi tutti i soldatini incravattati che si sono succeduti armati di minacce di tutti i tipi. Guai se la Grecia non avesse rimborsato il prestito al Fondo Monetario Internazionale entro il 5 giugno.

La Grecia non ha pagato. Varufakis è il luogotenente di Tsipras, furbo come una volpe, deciso come una spada che penetra nel burro, esasperante come Fabio Massimo Cunctatore.  Indifferente ad ogni minaccia, provocazione, insulto, vestito della sua sola Sovranità Nazionale, rintuzza e spiazza da mesi i faccendieri teutonici schiavi delle loro plusvalenze e scadenze.

La Grecia ha già dato. Ora, se volete anche il sangue, venitevelo a prendere.

Come il gobbo Efialte tradì Leonida, bisognerà prima o poi fare i conti anche con tutti coloro che hanno venduto la Grecia alle banche, all’ Euro, al Fondo Monetario. I Greci sono colpevoli di aver eletto in passato dei politici ladri che hanno saccheggiato il Paese. Tsipras dovrà affrontare i traditori e recuperare il malloppo custodito nei caveaux della perfetta Svizzera. Ma ora deve difendere il suo popolo dalla miseria. Pensioni a 400 euro al mese, disoccupazione galoppante e sanità alla canna del gas. Ma i creditori vogliono riforme, garanzie e tagli. E rivogliono i soldi che hanno prestato a strozzo, ben sapendo il rischio altissimo che correvano.

La battaglia in corso è più importante di quel che si possa pensare.  Se cade la Sovranità della Grecia, cade il portone del Castello della Democrazia. E le orde di speculatori e tagliagole si riverseranno per le strade e nelle case della nostra libertà, dei nostri risparmi, del nostro futuro. Se la Grecia terrà, avremo salvato la nostra condizione di cittadini liberi ed il primato della Democrazia sulla Finanza. La Grecia è l’ Italia, la Spagna, il Portogallo, la Francia. Tsipras siamo noi. E lui è con i trecento su quella spiaggia. Da solo.

L’ Italia non sta pressando la Grecia per i soldi prestati. Ma neanche lotta fianco a fianco per tenere su il portone. Una faccia una razza, dicono di noi i greci. Ma la nostra faccia ha la smorfia dell’ indifferenza.

I tedeschi invece sono molto accaniti. La Merkel e i suoi scagnozzi, un giorno si e l’altro no, dichiarano la Grecia dentro o fuori dalla Ue e dall’ Euro, come se gli altri 25 membri dell’ Unione fossero solo spettatori non paganti.

Poi si viene a sapere che, a marzo, la Deutsche Bank non ha passato lo stress test e che i due amministratori, Jain e Fitschen, sono dimissionari. La banca ha dovuto prima aumentare il capitale di 1,5 miliardi di Euro, poi ha dovuto frettolosamente annunciare emissioni di titoli azionari per 8 miliardi con sconti fino al 30%.  Poi ha dovuto anche pagare una multa salata in seguito allo scandalo della manipolazione del LIBOR. L’istituto ha dovuto sborsare 2,1 miliardi di dollari al Dipartimento di Giustizia Usa, ma è una somma relativamente bassa se confrontata con i guadagni intascati grazie alla distorsione artificiale dei mercati.

Standard & Poor’s ha tagliato il giudizio sul credito di Deutsche Bank a BBB+, solo tre tacche sopra il livello di spazzatura. BBB+ era il rating della Lehman Brothers prima del crac.

Adesso i conti tornano. Le armate in cravatta fanno meno paura.

Del resto i Greci hanno sempre mangiato pane, formaggio ed olive. Il sapore della libertà.

 

 

23 Marzo 2015 0

I tedeschi si chiedono perché sono odiati, la risposta sta nella loro storia

Di admin

di Max Latempa

 

Ha destato molto clamore in Germania la scelta del settimanale Der Spiegel di pubblicare in copertina una foto del 1941 ritraente Hitler con alcuni gerarchi nazisti davanti al Partenone e con un fotomontaggio, tra di loro, Angela Merkel.

Sopra la foto, il titolo: La superpotenza tedesca.

I giornalisti si chiedono se gli europei vedono così i tedeschi, alla vigilia del vertice bilaterale tra la Merkel ed il premier greco Tsipras, l’ uomo che si è ribellato alla tirannia finanziaria dell’Europa e che ha aperto una breccia nei meccanismi di Bruxelles fatti di numeri, politici corrotti, prestiti finti e debiti veri.

Der Spiegel, si chiede candido ed immacolato, come mai in molte parti dell’ Europa (soprattutto Sud Europa) si facciano sempre più spesso riferimenti ed analogie tra l’attuale Germania riunificata e quella del nazismo.

Come se non lo sapessero, dimenticando quell’atavica voglia della Germania di comandare, occupare e schiacciare tutto ciò che la circonda, nel nome della perfezione ottenuta quasi sempre a discapito degli altri e nel nome delle parole scandite nel titolo del loro stesso inno nazionale: Deutschland uber alles in der Welt (La Germania al di sopra di tutto nel mondo), parole vietate nel dopoguerra, quando fu deciso che l ‘inno ufficiale doveva partire solo dalla terza strofa che parla di unità, giustizia e libertà. Ma la musica è la stessa ed allora, quando parte l’inno nazionale, i tedeschi fanno finta di niente ed attaccano con Deutschland uber Alles.

Perché le coincidenze sono tante, cari giornalisti dello Spiegel, a cominciare dal quadro economico disastroso in cui versava la Germania di Weimar nel 1930 e quella di Kohl nel 1990. Situazione che sfociò con due unificazioni (Austria e Germania Est). La spina dorsale della Germania, allora come ora, sono le aziende che devono conquistare i mercati prima di altri, a tutti costi, per sostenere la mostruosa produttività dei loro apparati. E se prima sfociarono nel bellico, ora le aziende, perlopiù multinazionali, hanno trovato terreno fertile nella globalizzazione e nella creazione di un’Europa sempre più prostrata ai loro interessi invece che al servizio di  quelli dei cittadini che la compongono.

La Germania si è vista condonare i debiti dei danni di guerra dalla Grecia negli anni 50, ma non ha alcuna indulgenza verso un paese che non riesce a ripagare i danni dei debiti fatti dai suoi governanti, che, a Bruxelles, come quelli di tanti altri paesi, in questi anni hanno fatto più gli interessi delle banche e dei mercati (oltre ai propri) che quelli del popolo che li ha votati. Guarda caso anche Hitler aveva una bella schiera di alleati, Mussolini in testa, che hanno gettato il proprio popolo nella baratro nel nome dell’ amico germanico, e finiti poi stritolati da questo abbraccio interessato.

Chi ha avuto i maggiori vantaggi dalla crisi greca? I titoli di stato tedeschi divenuti parametro di confronto con lo Spread. Il debito emesso con interessi zero.

Chi ha speculato per tre anni sui titoli greci (ed anche italiani e spagnoli) emessi a tassi altissimi? In primis le banche tedesche.

Chi sta ripagando gli interessi su quei titoli di stato (al 25%)? Il popolo greco.

Finita la giostra, ora i titoli stanno passando di mano e li sta acquistando la BCE (con sede a Francoforte) governata da Mario Draghi. L’operazione Quantitative Easing lanciata in grande spolvero è stata fatta passare come una manna per i poveri paesi del Sud Europa. Intanto il 25%  dei fondi è andato alla Bundesbank per acquistare titoli tedeschi.

Se la BCE avesse fatto l’operazione tre anni fa, come fece la Federal Reserve in America, non avremmo avuto crisi, povertà, indebitamento, fallimenti, suicidi.

Chi doveva nel frattempo mungere e schiacciare tutto quello che la circondava?

Se Tsipras riuscirà a salvare e liberare la Grecia è da vedersi. Avrà bisogno dei partigiani di altre nazioni e non di quelli che gli regalano cravatte. Ma nel frattempo incominci a mettere ai ferri quelli che hanno consegnato la Patria al IV Reich. E che hanno nascosto i milioni di euro dei prestiti della Troika in Svizzera, come rivelato dalla lista Falciani, intercettata e tenuta segreta per anni dai servizi segreti di Sarkozy, amico di sorrisi della Merkel.

28 Gennaio 2015 0

Ai greci in mano ai cravattari, un Tsipras Masaniello o Robespierre?

Di admin

di Max Latempa

Se Tsipras manterrà le promesse fatte ai Greci in campagna elettorale, sarà tutto ancora da vedere. In tutto il mondo la fiducia nei politici è pari a zero e quindi è probabile che anche il Masaniello greco parlasse alle folle sapendo di mentire. Quello che di straordinario è accaduto però, in Grecia, è che la gente ha agito compatta nel punire la classe politica che ha portato la nazione al disastro.

Fino al duemila la Grecia non ha mai navigato nell’ oro. Ma la paura che la dracma diventasse spazzatura sui mercati mondiali aveva tenuto a freno le tendenze sperperatrici e delinquenziali dei politici greci. Si viveva con poco ma si viveva dignitosamente. Con l’ arrivo dell’ Euro, però, i politici hanno pensato bene che si potesse iniziare l’ assalto alla diligenza, saccheggiando la ricchezza nazionale a vantaggio delle tasche di pochi. Olimpiadi, pensioni a 40 anni, sistema sanitario illimitato, assunzioni di massa nel pubblico ed infrastrutture mai viste prima in un paese che si è sempre accontentato di poco. Clientelismo sfrenato.

Il bilancio è collassato ma per anni a Bruxelles hanno inviato conti falsi. E quegli scienziati dell’ Unione Europea hanno sempre abboccato, strano vero?

Quando la situazione è precipitata e non c’ erano più soldi, è stato accordato, agli stessi politici causa del disastro, un maxi prestito mondiale di 300 miliardi.  Ovviamente i Greci non hanno visto neanche un euro. Tutti i soldi sono transitati tramite le banche per ripagare i titoli di stato ellenici che avevano in cassaforte. Quei soldi poi sono volati in parte in Svizzera, al sicuro, in parte chissà dove. E’ tutto certificato.

Nel frattempo la Grecia ha continuato ad emettere titoli di Stato che questa volta sono stati acquistati dalla BCE. E così sarà ancora per anni. Quindi il debito adesso ce lo siamo accollato noi.

I Greci, praticamente, sono finiti da uno strozzino all’ altro, senza che la loro situazione sia migliorata, anzi. Roba da cravattari.

Però ora hanno reagito ed hanno punito quelli che già da tempo avrebbero dovuto finire dietro alle sbarre.

Hanno avuto la forza di liberarsi dal giogo della mafia politico-finanziaria che alberga oggi in Europa. Adesso dovranno avere la forza di mandarli in galera, perchè la punizione della sconfitta politica è troppo poco.

La culla della Civiltà e della Democrazia saprà di nuovo indicare al resto d’Europa la strada da seguire?

13 Gennaio 2015 0

Attentati in Francia, tra punti oscuri e cortei “affollati” da politici

Di admin

di Max Latempa

Vi sono molti fatti ancora da chiarire sugli attentati di matrice islamica in Francia.

Riepiloghiamo: Coulibaly vuole andare a colpire l’ Eliseo ma fa un incidente con la macchina e fa saltare il piano originario perchè uccide una vigilessa. Poi va a girare un filmato in cui dice di essere dell’ Isis, mentre i suoi amici, i fratelli Kouachi, stanno facendo la mattanza nella sede di Charlie Hebdo, urlando di essere di Al Qaeda. Poi si barrica in un supermercato ebreo dichiarandosi martire e si fa uccidere, senza eliminare prima tutti gli ostaggi. I due fratelli, più il complice, l’autista sprovveduto che perde la carta d’identità nell’ auto della fuga, sbagliano prima indirizzo, poi fanno la strage ma, invece di avere un piano di fuga concreto, si dividono. L’ autista viene beccato subito. Era tornato a casa come se niente fosse. Anzi dice pure di avere un alibi. I fratelli invece vagano tutta la notte per i boschi. Un benzinaio, mentre tutta la Francia li cerca, li vede sull’ autostrada con lanciarazzi e bandiere come se stessero andando allo stadio e chiama la gendarmeria. Infine si barricano in un capannone deserto e non si accorgono che il proprietario è nascosto in uno scatolone e parla al cellulare con la polizia.

Gli americani hanno subito fornito informazioni dettagliatissime sui terroristi. Addirittura sapevano  dove e quando si sono addestrati. Charlie Hebdo, era vigilato solo da un metronotte, nonostante le minacce ricevute e l’ attentato incendiario di un anno fa. Come hanno fatto ad armarsi?

La crisi ha costretto molte nazioni a tagliare i fondi ai servizi segreti (quei fondi che non vengono neanche riportati in bilancio e che nessuno è tenuto a sapere come vengono spesi). I servizi segreti francesi hanno fatto la figura dei fessi. Erano anche stati avvisati il giorno prima dai servizi algerini.

Julian Assange, l’ inventore di wikileaks, in queste ore ha parlato di servizi segreti compiacenti, cioè che non si può escludere che i terroristi, oltre che paurosamente sprovveduti, siano stati anche manipolati.

Chi potrebbe trarre vantaggi da una terribile strage come questa?

Come mai i terroristi islamici, in tanti attentati compiuti in tutto il mondo, non hanno mai ucciso un solo politico. Solo stragi contro gente nei treni o negli uffici o nei mercati.

Nel frattempo loro, i politici, hanno partecipato alla sfilata di Parigi. Una bella foto circolata in tutto il mondo li ritrae tutti insieme come se fossero metalmeccanici ad un corteo sindacale. I giornali hanno esaltato il bagno di folla e la partecipazione di oltre 50 capi di stato al corteo di Parigi insieme a milioni di persone.

Peccato che nelle foto scattate dall’ alto, si vede bene che dopo le prime file composte per lo più da guardie del corpo e collaboratori, ci fosse il vuoto. La gente era da un’altra parte.

12 Ottobre 2014 0

Ebola, il virus minaccia il raccolto del cioccolato

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: A rischio il raccolto del cioccolato. Le diffusione del virus Ebola arriva a colpire anche il cioccolato. La Costa d’Avorio, maggiore produttore di cacao al mondo, non ha ancora registrato alcun caso, ma ha comunque da tempo chiuso le sue frontiere con i vicini Liberia e Guinea, da dove normalmente arrivarono molti lavoratori stagionali, e ora il raccolto è rischio.La Costa d’Avorio produce in media circa 1,6 milioni di tonnellate di cacao l’anno, il 33 per cento del totale nel mondo, e il contraccolpo sui prezzi si è già fatto sentire, mentre le maggiori aziende internazionali del settore si stanno organizzando per raccogliere fondi da donare in aiuti per combattere e prevenire il virus.Ancora una volta, la questione dell’aumento improvviso dei prezzi delle materie prime e delle derrate alimentari, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, comporta inevitabili conseguenze per i consumatori dopo che il governo ivoriano, ha disposto la chiusura delle frontiere con i sui vicini sin dallo scorso agosto e a settembre i costi dei futures del cacao si sono impennati. Da una media tra i 2’000 e 2’700 dollari per tonnellata, hanno raggiunto i 3’400 dollari, stabilizzandosi attorno a 3.100 dollari, anche a causa delle speculazioni senza controllo che si verificano nei mercati globali sui quali, viene dimostrata l’assenza di qualsiasi regola che possa calmierare le fluttuazione.Non ci resta, dunque, che aspettare quello che accadrà sui prezzi al dettaglio anche nel Nostro Paese, anche se confidiamo che le imprese italiane possano parare i colpi per un prodotto che non può mancare nei nostri bar e nelle nostre case.

foto: Daniel Bausch, Division of Viral and Rickettsial Diseases, National Center for Infectious Diseases, CDC

22 Agosto 2014 0

Giustizia alla teutonica, il caso Ecclestone: se hai i soldi e paghi non sei un criminale

Di admin

di Max Latempa

Qualche giorno fa in un paese membro della Unione Europea chiamato Germania, un signore di nome Bernie Ecclestone ha pagato 74 milioni di dollari al tribunale della Baviera per evitare una condanna per corruzione che lo avrebbe portato in galera per almeno 5 anni. E’ stato accertato che aveva pagato una tangente di 44 milioni dollari a Gerhard Gribkowsky, allora direttore della banca Bayern LB. Ecclestone, che è uno degli uomini più ricchi d’Europa, ha accettato subito la proposta del giudice Peter Noll. Ha un patrimonio di svariati miliardi di euro ed ha 84 anni. In questo caso l’ articolo 153a del codice tedesco gli permette di non essere considerato né colpevole né innocente. Dopo aver pagato, ha detto bye bye ai cronisti e se n’è andato in limousine. Immaginiamo ora se la stessa cosa si fosse verificata in Italia. Con una legge del genere il carcere non lo vedrebbero mai mafiosi, camorristi, ndranghetisti, politici e faccendieri di ogni sorta. La Germania, che è un paese finto, creato nel dopoguerra dalle multinazionali americane e tenuto in piedi dalla CIA, si permette pure di farci la predica su tutto. Soprattutto sul nostro debito pubblico. Quanti criminali hanno beneficiato fino ad oggi dell’ articolo 153a in Germania? Vorremmo saperlo, cari amici teutonici, perché se con l’ Europa unita il nostro debito vi preoccupa tanto, allora a questo punto anche noi siamo un tantino preoccupati dei vostri crediti. Perché noi siamo ancora il paese di Falcone e Borsellino, mentre da voi i giudici fanno i cassieri.

23 Febbraio 2014 0

I cani reagiscono alla voce umana, uno studio ungherese lo conferma miglior amico dell’uomo

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

I cani sono particolarmente sensibili alle emozioni umane, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology, rafforzando l’idea che il cane è il miglior amico dell’uomo. Ricercatori ungheresi hanno trovato, posizionando dei cani in un (MRI) unità Magnetic Resonance Imaging o risonanza magnetica, che il cervello canino reagisce riuscendo ad esprimersi nello stesso modo come il cervello umano. Dei suoni emotivi, come il pianto o il riso, hanno indotto risposte simili. L’autore principale dello studio, Attila Andics di Eötvös Loránd University di Budapest ha dichiarato “Crediamo che i cani e gli esseri umani hanno un meccanismo molto simile che ha a che fare con le informazioni emozionali”. I ricercatori hanno confrontato 11 cani addestrati per partecipare allo studio insieme a 22 persone (volontari) che sono anche passate attraverso lo scanner. I ricercatori hanno trovato una regione simile – una parte del lobo temporale – che viene attivata quando gli animali e le persone sentono le voci umane.

Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, solo chi ha, o ha avuto la fortuna di condividere la sua vita con questo eccezionale animale può capire quanto sia incredibilmente straordinario l’amore che riesce a trasmettere e questo studio n’è la conferma che il cane è il migliore amico dell’uomo. Il cane è un animale che ama incondizionatamente senza chiedere nulla in cambio, un amico fedele che ti è accanto nei momenti più significativi della vita, un compagno silenzioso ma allo stesso tempo capace di comunicare mille emozioni. Il cane è davvero il migliore amico dell’uomo, è parte della tua famiglia, un supporto sul quale potrai sempre contare e del quale potrai sempre fidarti.

21 Gennaio 2014 0

Metà della ricchezza mondiale nelle mani di 85 “Paperoni”

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

Se c’è la gran parte della popolazione mondiale che subisce negativamente gli effetti della crisi in maniera dirompente, c’è una fascia minoritaria di pochi super ricchi che se le gode, tanto che è ormai certificabile che da quando è scoppiata la fase di grave recessione mondiale le disuguaglianze economiche si sono amplificate nella maggior parte dei Paesi del mondo.

A denunciarlo l’ong Oxfam (Oxford Commitee for Famine Relief) che è una confederazione di 17 organizzazioni non governative che lavorano con 3.000 partner in più di 100 paesi per trovare la soluzione definitiva alla povertà e all’ingiustizia.

Tale dichiarazione arriva a due giorni dall’inizio, a Davos, del Forum economico mondiale.

Più della metà delle ricchezze mondiali risulta così essere in mano all’1% della popolazione. C’è, poi, una minuscola casta di 85 super paperoni che ha accumulato nei propri forzieri un patrimonio equivalente a quello posseduto da tutta la metà più povera della popolazione globale, vale a dire gli averi di circa 3,5 miliardi di persone. In 24 dei 26 Paesi per i quali ci sono dati sul periodo 1980-2012, queste élite di super ricchi hanno aumentato costantemente il loro reddito. Così, il ricchissimo 1% della popolazione della Cina, del Portogallo o degli Stati Uniti ha più che raddoppiato la sua quota del reddito nazionale negli ultimi trent’anni. Persino nei Paesi reputati come più ugualitari, come la Svezia e la Norvegia, la percentuale di reddito finita nelle tasche dell’1% dei più benestanti è aumentata del 50%.

Per l’Oxfam, l’accrescimento di queste sperequazioni è in gran parte dovuto alla deregolamentazione finanziaria, ai sistemi fiscali fallati e alle regole che facilitano l’evasione fiscale.

L’organizzazione denuncia altresì le misure di austerità, le politiche che sfavoriscono la popolazione femminile e la confisca delle rendite del petrolio e delle estrazioni minerarie.

L’ong sottolinea anche un collegamento fra le disuguaglianze economiche estreme e il monopolio del potere politico da parte di una ricca élite, che governa per servire i propri interessi.”Senza un’azione concreta per ridurre queste disuguaglianze i privilegi e gli svantaggi si trasmetteranno di generazione in generazione, come ai tempi dell’Ancien Régime. Vivremo allora in un mondo dove la parità di opportunità non sarà che un miraggio”, denuncia Oxfam.

Il Forum economico mondiale ha identificato le crescenti disparità di reddito come un rischio importante per il progresso umano e quindi, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, tocca ai governi adottare misure perequative urgenti per una più corretta redistribuzione della ricchezza. Ci auguriamo che l’Italia possa essere di buon esempio attraverso un rilancio di politiche in tal senso che sono senz’altro utili a rilanciare un’economia tra le più in crisi tra i paesi cosiddetti “sviluppati”.

26 Dicembre 2013 0

Mangiare noccioline in gravidanza può ridurre il rischio di allergia nei bambini

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: I bambini sarebbero a basso rischio di allergie da arachidi e noci se le loro mamme mangiano più frutta a guscio durante la gravidanza. Una scoperta che secondo i ricercatori rafforza i recenti pareri canadesi di non evitare noccioline in gravidanza per le donne che possono mangiare questa fonte proteica. All’inizio di questo mese, la Canadian Paediatric Association ha concluso che non ci sono prove che evitare latte, uova, arachidi o altri potenziali allergeni durante la gravidanza aiuta a prevenire le allergie nei bambini, ma che i rischi di malnutrizione per la madre e il potenziale danno per il bambino può essere significativo . Nel numero online di lunedì della rivista JAMA Pediatrics, i ricercatori hanno cercato di chiarire esaminando le statistiche di più di 8.000 bambini nati da donne che partecipano al Nurses Health Study II in corso sulla dieta e le abitudini di salute. Il dottor Michael Young dell’Ospedale Pediatrico di Boston e i suoi co-autori hanno identificato 308 casi di qualsiasi allergia alimentare, di cui 140 allergie alle arachidi o frutta a guscio come noci, mandorle, pistacchi, anacardi, noci pecan, nocciole, noci macadamia e noci del Brasile. Dei bambini allergici a noci, 50 avevano le madri che erano allergici a noci, e 82 no. Gli studiosi hanno scoperto che se una madre aveva mangiato cinque o più volte al mese arachidi o frutta a guscio, il rischio del suo bambino di sviluppare un allergia alle noci è stata ridotta. Ciò non riguardava i bambini figli di madri che erano allergiche alle arachidi o di altri tipi di frutta secca. Gli autori della ricerca hanno concluso che “Il nostro studio supporta l’ipotesi che l’esposizione precoce allergica aumenta la tolleranza e riduce il rischio di allergia alimentare infanzia”,. Lo studio non può dimostrare un rapporto di causa-effetto. Ad esempio, madri che avevano mangiato più frutta a guscio erano anche più propensi a consumare frutta e verdura ad alto contenuto di antiossidanti. I ricercatori hanno detto che è possibile che una maggiore esposizione a antiossidanti nel grembo materno offre una protezione contro le allergie alimentari. Lo studio ha riguardato solo la “storia” materna, ha detto Young, per il quale sembra essere più rilevante ai fini dell’eredità dell’allergia rispetto a quella dei padri. Due pediatri hanno esaminato in modo indipendente le cartelle cliniche ed i risultati dei test cutanei di allergia per confermare i casi di allergia e rimuovere i falsi positivi come l’intolleranza al lattosio. L’allergia alimentare colpisce un bambino su 13 negli Stati Uniti e quasi il 40 % delle persone colpite hanno una storia di reazioni gravi, potenzialmente letali, ha detto il dottor Ruchi Gupta della Northwestern University di Chicago, in un commento sulla rivista. Ed ha specificato che una volta che i medici avranno una migliore comprensione del perché, essi saranno in grado di dare più specifiche raccomandazioni preventive. Ed ha concluso che “Per ora, però, le linee guida si distinguono: le donne incinte non dovrebbero eliminare dalla loro dieta la frutta a guscio come le arachidi che sono una buona fonte di proteine e forniscono anche l’acido folico, che potrebbe evitare a difetti del tubo neurale e la sensibilizzazione alla frutta secca. Così, per fornire una guida al fine di rispondere alla vecchia domanda ‘Mangiare o non mangiare?’, le mamme incinte dovrebbero sentirsi libere di frenare le loro voglie con una cucchiaiata di burro di arachidi! “. Lo studio è stato finanziato dalla Food Allergy Research and Education, un gruppo no-profit con sede a New York che sostiene campagne a sostegno delle persone con allergie e ottiene finanziamenti da fonti del settore. Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione che da anni si occupa anche di tutela della salute con particolare riguardo alle fasce più deboli ed esposte della popolazione, ha ritenuto opportuno pubblicare gli esiti dello studio in questione, perché sfata alcuni falsi miti ancorati a credenze popolari che limitano in modo significativo e quasi sempre in maniera disancorata da seri riferimenti scientifici, l’alimentazione delle donne in stato interessante.

6 Dicembre 2013 0

Se n’è andato Nelson Mandela, simbolo della lotta all’apartheid

Di redazionecassino1

Si è spento a 95 anni Nelson Mandela, premio Nobel per la pace.  Era malato da tempo.  La notizia è stata data dal presidente sudafricano Jakob Zuma in diretta tv. Il leader della lotta all’apartheid si è spento nella sua casa di Johannesburg in Sudafrica. “Adesso riposa, adesso è in pace. La nostra nazione ha perso un grande figlio”, ha detto Zuma. Per il Premio Nobel per la Pace ci saranno funerali di stato. Migliaia di persone si sono radunate davanti all’abitazione di “Madiba” dopo la diffusione della notizia.   “Nella mia vita mi sono dedicato alla lotta per il popolo africano. Ho combattuto contro il dominio dei bianchi e ho combattuto contro il dominio dei neri. Ho accarezzato l’ideale di una società democratica e libera in cui tutte le persone vivano insieme in armonia e abbiamo uguali opportunità. E’ un ideale che spero di vivere. Ma, mio signore, se sarà necessario, è un ideale per cui sono disposto a morire”