Categoria: economia

12 aprile 2018 0

Caso Deiulemar: risparmiatori sollevati grazie ai soldi congelati in una banca di Malta

Di admin
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ATTUALITA’ – Purtroppo, gli investimenti sbagliati sono un vero e proprio problema e questo vale anche per coloro i quali credevano di aver messo a riparo i loro risparmi, investendo nella Deiulemar ritrovandosi poi con un nulla di fatto in mano! Una situazione che, in un primo momento, sembrava irrisolvibile: i soldi, stando allo stato delle cose, erano spariti e non c’era nulla da fare.

Nei giorni scorsi, però, una buona notizia per gli investitori interessati dalla situazione. È stato fatto il primo, decisivo passo per il recupero della metà dei soldi che sono stati tolti agli ignari obbligazionisti e, nello specifico, sono stati sequestrati ben 363 milioni di una banca con sede sull’isola di Malta.

Dopo il crac dell’impresa navale Deiulemar, infatti, il Tribunale di Torre Annunziata ha stabilito il congelamento della somma di cui sopra. Tutti fondi della azienda in questione, che ora verranno utilizzati per risarcire, almeno in parte, i risparmiatori che avevano creduto in questa realtà e avevano investito delle somme anche importanti di denaro!

Sono tantissimi gli investitori che avevano dato credito a questa società e che poi, con il fallimento dell’azienda di navigazione, si sono ritrovati a perdere delle cifre anche importanti. Tutti soldi che gli armatori pensavano di aver occultato in questa banca di Malta e che, invece, sono stati trovati e congelati, per essere ridati agli investitori ormai disperati. Nel complesso, la somma persa è pari a circa il doppio di quella recuperata, ma questo è di certo un buon inizio! La richiesta di sequestro è partita dagli avvocati della curatela fallimentare della società di fatto, nata per volere dei giudici dopo la constatazione che i sette armatori coinvolti avevano truffato ben 13mila creditori.

Questa triste storia, che è solo una delle tante che in questi anni abbiamo letto sui giornali, porta con sé un grande insegnamento. Ci insegna che gli investimenti vanno sempre portati avanti con oculatezza, in qualsiasi caso e qualsiasi sia la cifra da impegnare in una attività di questo tipo. Anche se si investono somme non enormi, i rischi ci sono sempre e, pertanto, è utile ponderarli al meglio. A tal proposito, quindi, è sempre utile seguire quelli che sono i consigli e le dritte degli esperti del settore, che saranno in grado di indirizzare ogni investitore verso l’operazione migliore per le proprie esigenze. Una apposita sezione completa di Affarimiei.biz è dedicata a questo tema molto importante: come investire, dove farlo, quanto impegnare e così via. Queste sono le domande che ci si deve porre per non rischiare di ritrovarsi in una situazione come quella in cui sono incappati i poveri investitori della Deiulemar. Del resto, in molti casi si tratta dei risparmi di una vita, che si spera di far fruttare il più possibile. Proprio per questo motivo è importante ponderare bene sia il tipo di investimento, scegliendo quello più sicuro o quello più redditizio in base alle proprie esigenze, sia la modalità. I consigli e le dritte degli esperti sono sempre utili al fine di avere uno sguardo più ampio e focalizzato sulla questione, in modo da non farsi ammaliare da investimenti troppo pericolosi che, alla fine dei conti, potrebbero risultare letali come quello di cui si parla in questo specifico caso. Si tratta di una realtà delicata, perché ci sono in ballo delle cifre di denaro ed è per questo che andare con i piedi di piombo è importante, così come lo è anche l’investire e il farlo nella giusta maniera, così che i soldi risparmiati vadano a fruttare qualcosa senza rimanere sotto il materasso, metaforicamente parlando o meno!

3 gennaio 2018 0

Nuova tassa nel 2018: si pagano anche i sacchetti di frutta e verdura

Di redazionecassino1

Appena tre giorni fa si brindava augurandosi il meglio per il venturo 2018. Invece, almeno dal punto di vista economico, il nuovo anno si apre con una sorpresa poco piacevole per i consumatori: dal 1 gennaio, di fatti, nei supermercati saranno a pagamento anche i sacchetti di plastica dei reparti ortofrutticoli, di panetteria, macelleria e pescheria. A stabilirlo è l’articolo 9-bis della legge di conversione n.123 del 3 agosto 2017, inserito nel DL Mezzogiorno. L’articolo in questione prescrive inoltre che i supermercati dovranno utilizzare esclusivamente buste biodegradabili e compostabili, con una percentuale di materia prima rinnovabile di almeno il 40%.

In caso di trasgressione sono previste salate sanzioni con multe da 2.500€ a 25.000€. Si potrà arrivare addirittura ai 100.000€ se la violazione del divieto dovesse riguardare ingenti quantitativi di buste in plastica oppure se il valore delle buste non a norma risultasse superiore al 10% del fatturato del trasgressore.

L’obiettivo è quello di limitare il consumo di involucri di plastica e, quindi, l’inquinamento ambientale dovuto al loro disintegro. Tuttavia il buon proposito per l’ambiente costituisce un’ulteriore spesa per i consumatori dal momento che il costo dei singoli sacchetti potrebbe variare dai 2 ai 5 centesimi l’uno. L’importo verrà aggiunto direttamente allo scontrino del prodotto alimentare acquistato, di cui una parte sarà incassata dal gestore del negozio e il resto verrà poi versato dagli esercenti allo Stato in forma di Iva e imposta sul reddito. Una vera e propria tassa, dunque, che secondo le stime del Codacons aumenterà la spesa annua delle famiglie italiane dai 20 ai 50€, variabile a seconda della frequenza della spesa e della quantità dei prodotti acquistati. L’ulteriore scherzetto a danno dei clienti sta nel divieto di portare da casa involucri di plastica per contenere i singoli alimenti in questione, per motivi igienici. La notizia ha scatenato le reazioni più disparate sui social, e negli ultimi giorni diversi acquirenti hanno dato vita a una divertente quanto sensata protesta postando immagini di singoli alimenti volutamente acquistati senza involucro. Post e foto, anche ironiche, sulla nuova legge si sono riuniti sotto gli hastag #sacchetti o #sacchetto, mentre già iniziano a comparire le prime meme sull’argomento, come nel caso della pagina Facebook “Mamme che scrivono messaggi su WhatsApp” di cui riportiamo uno screen.

Giulia Guerra

15 luglio 2017 1

Economia e vacanze, CNA: “Luglio porta sotto l’ombrellone un milione di turisti al giorno per un giro d’affari di un miliardo e mezzo”

Di redazione

Un milione di turisti al giorno. Per oltre un miliardo e mezzo di incassi complessivi, indotto compreso, eventuali pernottamenti esclusi. E’ un luglio da record sotto gli ombrelloni delle località balneari italiane. Grazie a Caronte e al suo caldo record. E grazie alla sensazione di sicurezza che ispira il nostro Paese rispetto all’intero bacino mediterraneo.

Sono i numeri che emergono dalla indagine CNA tra i titolari di 432 stabilimenti balneari, aderenti alla Confederazione, presenti in 55 località turistiche costiere italiane, una campionatura rappresentativa delle 22mila strutture attrezzate con 3,6 milioni di ombrelloni a disposizione.

A fine luglio le presenze (numero di turisti per giorni di utilizzo delle strutture) dovrebbero sfiorare il livello record di 77,5 milioni, di cui ben 49 milioni solo nei cinque fine settimana: il doppio dell’anno scorso.

Il primo week end del mese si è avvicinato ai dieci milioni di presenze, superando l’andamento di giugno, che aveva già fatto segnare un +15%. E la prima settimana di luglio ha fatto impazzire il pallottoliere: le presenze sulle spiagge italiane sono salite da 8,8 milioni del 2016 a 14,8 milioni, un’impennata superiore al 68%.

I lidi di Campania, Emilia Romagna, Puglia e Sicilia sono da tutto esaurito. Anche Lazio, Sardegna e Toscana viaggiano con il vento in poppa. Mentre la crescita è meno tumultuosa in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche e Molise.

Una marea di turisti che innesca un effetto economico molto importante. Il bagnante tipo spende quotidianamente 45 euro al giorno per servizi di spiaggia, pasti e trasporto. Moltiplicato per un milione di presenze medie al giorno per trentuno giorni di luglio fa quasi 1,4 miliardi di euro. Durante la sua permanenza perlomeno un turista su cinque non si limita a tuffarsi in acqua e a crogiolarsi al sole. Tra attività culturali (città e borghi artistici, musei, spettacoli), terme e percorsi enogastronomici a luglio i turisti balneari spenderanno circa 180 milioni extra spiagge. Il totale sfonda il muro del miliardo e mezzo di euro, eventuali pernottamenti esclusi, movimentati dal turismo balneare nel solo mese di luglio. Un luglio con i fuochi d’artificio.

11 maggio 2016 0

L’ambasciatore del Pakistan ospite alla Camera di Commercio di Frosinone

Di redazione

Il presidente della camera di commercio Marcello Pigliacelli ha incontrato l’ambasciatore del Pakistan, Nadeen Ryaz nell’ambito del convegno Focus Paese Pakistan. Un’occasione davvero importante grazie alla quale sono emersi interessanti spunti di riflessione. “Un incontro interessante, dettagliato, strategico, importante e piacevole. Avuto peraltro con una persona di grande cultura e straordinaria competenza”. Così il presidente della Camera di Commercio Marcello Pigliacelli al termine del convegno Focus Paese Pakistan, al quale è intervenuto, da protagonista, Nadeen Riyaz, ambasciatore del Pakistan in Italia.

La Camera di Commercio, insieme all’azienda speciale Aspiin, e in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica del Pakistan in Italia, ha organizzato una giornata di approfondimento sulle opportunità di accesso al mercato. Perché sono tanti i settori di interesse: energia e gas (sia nelle forme tradizionali che rinnovabili), chimica, macchinari per tessile, macchinari per la lavorazione della pelle e delle calzature, imballaggio e trasporto alimenti, prodotti di precisione, macchinari per l’estrazione e la lavorazione del marmo e del granito, ingegneria e costruzione, trasporti e logistica. Con un peso demografico ed economico in forte crescita, il Pakistan (il Paese più popoloso al mondo con i suoi 180 milioni di abitanti) rappresenta un importante mercato per le aziende italiane. Non soltanto per le più grandi, ma anche per le piccole e medie imprese. Dopo i saluti si è passati subito nella fase operativa. Oltre all’ambasciatore del Pakistan e al presidente della Camera di Commercio di Frosinone Marcello Pigliacelli, era presente Giorgio Bartolomucci, segretario generale del Festival della Diplomazia.

Il presidente Marcello Pigliacelli è andato dritto al punto, dicendo: “C’è un motivo per il quale abbiamo voluto titolare l’incontro di oggi FOCUS PAESE PAKISTAN. Per le nostre imprese il mercato pakistano rappresenta una grande opportunità. Il Pakistan è un Paese emergente, in forte crescita. Un vero “gigante” dell’economia mondiale. Il nostro obiettivo è inserirci in questo mercato. Confidando nel fatto che le porte sono già state aperte per prodotti e macchinari italiani di alta qualità. Come presidente della Camera di Commercio ho sempre detto che oggi la differenza la fa soltanto chi sa puntare sull’eccellenza. Le aziende di questa provincia hanno competenze enormi e riconosciute e sul mercato sanno stare da protagoniste. Lo hanno dimostrato, lo dimostreranno ancora. Il Pakistan rappresenta un hub naturale per l’accesso al mercato asiatico e il recente riavvicinamento con l’India in ambito commerciale ne potrebbe fare, in un prossimo futuro, una base di produzioni dirette verso tutto il subcontinente. Il completamento del Corridoio economico sino-pachistano costituirà inoltre un asset in più per il Pakistan, dal momento che creerà un collegamento diretto con il più grande mercato cinese. La Camera di Commercio di Frosinone e l’Aspiin guardano al futuro, alle prospettive e alle opportunità che possono esserci. Poi c’è anche un’altra considerazione da fare. In una parola: STUDIARE. L’enorme crescita economica del Pakistan rappresenta già un esempio”.

L’ambasciatore Nadeen Riyaz si è detto molto colpito e interessato, annunciando che si attiverà immediatamente per “favorire una virtuosa collaborazione con la Camera di Commercio di Frosinone”.

2 marzo 2012 0

Camera di Commercio: presentati i risultati dell’Istituto Tagliacarne su prospettive e dinamiche del tessuto economico provinciale

Di redazionecassino1

Questa mattina, alla presenza del presidente nazionale di Unioncamere Ferruccio Dardanello,  del presidente della Camera di Commercio di Frosinone Florindo Buffardi e del presidente del Consiglio regionale del Lazio Mario Abbruzzese, sono stati presentati dal dott. Paolo Cortese, responsabile Osservatori Economici dell’Istituto Tagliacarne, i tre approfondimenti tematici sulle dinamiche e le prospettive del tessuto economico della provincia di Frosinone. In apertura dei lavori il presidente Buffardi ha ricordato la figura del presidente della Camera di Commercio Mario Papetti, scomparso l’8 marzo del 2011. Al presidente Papetti, ricordato in apertura del suo intervento anche dal presidente Dardanello, è stata intitolata la sala convegni della sede dell’Ente camerale di viale Roma.

L’intervento del presidente della Camera di Commercio, Florindo Buffardi. “L’economia del nostro territorio cresce. Cresce più di quella regionale e di quella nazionale. Ma i nostri giovani ed i nostri disoccupati non trovano lavoro, la nostra tradizionale capacità di accumulare risparmio sta progressivamente scomparendo, le nostre imprese stanno vedendo dissolversi – giorno dopo giorno – i mercati locali sui quali da sempre vendevano i loro prodotti. E’ la grande contraddizione di questo territorio che tra poco ci verrà illustrata dalla relazione elaborata dall’Istituto Guglielmo Tagliacarne. Una contraddizione sulla quale ritengo che la Camera di Commercio debba concentrarsi in una riflessione che la terrà impegnata per i prossimi anni: sarà questo il tema che deciderà le sorti economiche del nostro territorio. La nostra capacità di individuare una soluzione sarà determinante per il futuro. Le cifre ci dicono che una parte del tessuto produttivo della provincia di Frosinone sta reagendo. Ma nello stesso tempo un’altra parte sta franando e si sta sgretolando. Sono entrati in crisi anche comparti tradizionali della nostra economia: l’edilizia sta scontando oltre ogni misura la crisi globale, aspettiamo fiduciosi i risultati promessi dal Piano Casa; l’imprenditoria giovanile sta collassando, le attività under 35 si stanno piegando sotto il peso di una situazione globale  che non concede sconti a chi non è strutturato e non ha le spalle larghe. Chi si è proiettato sui mercati esteri, chi ha fatto innovazione di processo e di prodotto, chi è riuscito a superare le logiche provinciali e fare sistema, sta trainando il resto dell’economia del nostro territorio. Siamo di fronte alla fase nella quale, una volta giunti alla fine, il nostro tessuto industriale risulterà pesantemente trasformato. In che modo avverrà questa trasformazione, ancora una volta, dovremo essere bravi noi della Camera di Commercio nella sua interezza ad anticiparlo, in modo da indicare le rotte e le strategie a chi vuole combattere questa battaglia. Dobbiamo ripetere l’impresa che ci ha visto protagonisti quattro anni fa: allora, questa Camera di Commercio ha saputo individuare il guado che le imprese dovevano percorrere al fine di attraversare nella maniera più rapida possibile la crisi strutturale che all’epoca era solo all’orizzonte. Grazie, anche allora, ai preziosi indizi che ci vennero forniti dall’Istituto Tagliacarne, individuammo cinque linee guida. La prima. Le infrastrutture. Dicemmo che bisognava ristudiare la nostra rete infrastrutturale, sviluppando un modello che fosse più aderente alle esigenze della nostra economia. Decidemmo allora di investire sull’aeroporto di Frosinone e puntare su un modello aggiornato di Interporto. Siamo lì, al nostro posto, non da silenziosi spettatori ma da responsabili protagonisti che hanno fatto sentire il peso delle proprie idee. La seconda. Il credito. Le nostre imprese rischiavano di soccombere ma non per loro incapacità gestionale, non per loro arretratezza, non per demeriti sul mercato. Rischiavano di soccombere a causa della crisi di liquidità che è stata comune a tutta l’Italia. Occorreva intervenire sull’accesso al credito. Lo abbiamo fatto, finanziando le garanzie ai fidi, attraverso le quali sbloccare le risorse che hanno poi consentito a molte imprese di respirare. Oggi abbiamo il dovere di rendere onore al merito del sistema creditizio locale: le banche del nostro territorio sono quelle che più di tutte hanno aderito alle nostre strategie. E lo stanno facendo in maniera concreta: stanno erogando crediti in maniera largamente superiore ai risparmi che sono riusciti a raccogliere. Se ancora resiste il nostro sistema, basato sulle micro, piccole e medie imprese, spesso lo dobbiamo proprio a questo. La terza. L’internazionalizzazione. Prevedemmo con sufficiente anticipo che le nostre imprese avrebbero dovuto confrontarsi con il calo della domanda interna. E comprendemmo che era possibile compensare quel calo con un aumento dei fatturati sui mercati esteri. Va dato atto alla nostra azienda speciale sull’internazionalizzazione, Aspin, di avere svolto un lavoro egregio, centrando i risultati che speravamo di ottenere. Infatti, come sentiremo tra poco nell’esame delle cifre, sono aumentati i nostri volumi d’affari sui mercati stranieri che avevamo deciso di stimolare. E sono loro a trainare oggi la nostra economia. La quarta. La formazione. Le cifre ci dissero che eravamo tra le ultime province italiane per accesso alla formazione ed aggiornamento professionale. Anche in questo caso è stata una delle nostre aziende speciali, Innova, a raccogliere la sfida. Gli indicatori esaminati dagli esperti del Tagliacarne ci dicono oggi che abbiamo ampiamente colmato quel gap con il resto d’Italia. La quinta. Il turismo. Gli analisti ci dissero che questo comparto era quello in grado di sopperire meglio, seppure non del tutto, alla flessione dei settori tradizionali della nostra economia. Le potenzialità naturali del nostro territorio, i suoi monumenti, la genuinità e tipicità di molti nostri prodotti, fanno della Ciociaria un mercato ideale per determinate fette di turisti: quelli alla ricerca di tranquillità, di relax a contatto con la natura, di prodotti tipici e caratteristici. Segnali incoraggianti arrivano ora dal comparto del turismo ma dobbiamo ancora lavorare per riuscire a creare una vera industria dell’accoglienza sul nostro territorio. Intanto, abbiamo ottenuto risultati concreti dalle nostre partecipazioni alla Bit di Milano, siamo stati protagonisti del Buy Lazio, abbiamo iniziato a creare il nuovo segmento del turismo fuori porta. Ma non dobbiamo cullarci sui nostri successi. Il presente è già passato. Noi dobbiamo guardare al futuro. E confrontarci con quelle criticità e quelle contraddizioni che dicevamo all’inizio. Dobbiamo capire come dobbiamo cambiare per vincere la sfida. Le cifre questa volta ci indicano tre vie d’uscita. La prima: dobbiamo far crescere la domanda aggregata. E questo può avvenire soltanto passando attraverso l’internazionalizzazione commerciale ed una maggiore domanda espressa sul territorio. Dobbiamo allargare la base delle nostre imprese che si proiettano sui mercati stranieri, dobbiamo concentrarci sulle imprese di piccola dimensione mettendo anche loro in condizione di essere presenti sulle piazze internazionali, magari attraverso percorsi di accompagnamento ai mercati esteri e di aggregazione, come le reti di impresa. Dobbiamo scoprire il significato concreto dell’espressione: economie di scopo. Sul mercato interno: dobbiamo vincere la sfida del turismo. Continuiamo ad avere enormi potenzialità turistiche inutilizzate. E’ arrivato il momento di lavorare in un’ottica di Sistema integrato di nicchia. Nei prossimi mesi saremo chiamati a rispondere ad una richiesta che con chiarezza emerge dallo studio che vedremo oggi: dobbiamo essere capaci di creare un consorzio in grado di aggregare i diversi attori del panorama turistico e di veicolarli verso una maggiore e più consapevole promozione sia in Italia che all’estero. La seconda via d’uscita dalla crisi: ridurre le diseconomie esterne. Le banche locali stanno facendo la loro parte, nonostante la scomparsa della capacità di risparmio. Noi dobbiamo sostenerle. E lo possiamo fare attraverso un ulteriore potenziamento del sistema dei Confidi, che rappresenta ormai l’unico veicolo per l’accesso al credito soprattutto per le imprese più piccole e sottocapitalizzate. Prima che sia troppo tardi questo territorio deve scoprire il valore delle “utilities alle imprese”: Camera di  Commercio lo ha fatto investendo, attraverso Innova, su un master universitario di portata nazionale che ha visto spalancarsi la porta di grosse opportunità di lavoro per tutti i nostri corsisti. La terza strada. Dobbiamo aumentare e migliorare qualitativamente la nostra produttività: è arrivato il momento di giungere alla creazione di un Sistema Produttivo della Logistica e dei Trasporti; dobbiamo comprendere che le nostre imprese non hanno futuro senza un massiccio ed intenso ricorso alla formazione, che non è una perdita di tempo ma un enorme valore aggiunto in prospettiva. In che modo concreto fare tutto questo. E’ questa la sfida che attende la Camera di Commercio. E’ su questo che dovrà avviare il confronto al suo interno per individuare una sintesi tra le sue tante esperienze. Qualsiasi sia la risposta, chiunque ne sarà l’interprete, ancora una volta auspico che sia una soluzione condivisa ed ottenuta dalla nostra capacità di superare le divisioni e fare squadra per il bene del territorio”.

Nel suo intervento il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, ha sottolineato: ““Frosinone  è una terra industriosa, ricca dell’ingegno dei suoi 47mila imprenditori che stanno fronteggiando con energia e passione la grave crisi che attraversa il Paese. Come Camere di Commercio siamo al loro fianco, operando a favore della semplificazione amministrativa, del sostegno all’internazionalizzazione, per l’integrazione delle imprese nelle reti affinché questo renda più agevole il loro rapporto con la ricerca e l’innovazione. Ma senza risorse economiche e finanziarie l’impresa non ha futuro. Per questo abbiamo promosso una iniziativa di sistema per favorire l’accesso al credito delle Pmi e per l’accelerazione degli insopportabili tempi di pagamento della Pa che compromettono la competitività e la sopravvivenza stessa delle imprese.”  E’ quanto dichiarato dal presidente di Unioncamere nazionale Ferruccio Dardanello, intervenuto questa mattina presso la Camera di Commercio di Frosinone in occasione della presentazione dei tre approfondimenti tematici realizzati dall’istituto Tagliacarne sulle dinamiche e le prospettive del tessuto economico della Provincia di Frosinone”.

4 maggio 2010 0

Crisi del settore auto: Fiat -26% di immatricolazioni

Di redazionecassino1

Il mercato dell’auto in Italia precipita ad aprile a causa dell’esaurirsi della coda degli incentivi 2009: le immatricolazioni il mese scorso segnano infatti un calo del 15,65%, a 159.971 unità. Lo rende noto il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. A marzo le immatricolazioni avevano registrato un balzo del 19,61%.  Nel settore dell’usato i passaggi di proprietà hanno registrato ad aprile, secondo quanto precisa il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, 414.347 unità, con una crescita dell’8,30% rispetto ad aprile 2009. Tra i costruttori esteri il primato delle vendite a marzo spetta ancora alla Ford, con 14.202 unità, nonostante il pesante trend di discesa delle vendite (-27,93%). Distaccate seguono Volkswagen che va in controtendenza (11.684 unità, +12,37%), Opel (10.266 unità, -10,33%), Peugeot (8.643 unità, -8,42%), Renault, in trend positivo (+21,69% con 8.456 unità rispetto alle 6.949 di aprile 2009) e Citroen (7.776 unità, -20,50%). Tra le asiatiche bene Toyota (6.338 unità, +6%) e Nissan (4.791 unità, +3,52%). Tra le tedesche di lusso, Audi totalizza 5.534 unità (-0,09%), Bmw sale del 6,50% a 3.915 unità e anche Mercedes è in segno positivo (+7,01% a 4.625 unità). FIAT: -26,2% di immatricolazioni in meno.  Fiat Group Automobiles, infatti, ha immatricolato ad aprile in Italia 49.156 nuove autovetture, in picchiata del 26,25% rispetto alle 66.651 consegnate ad aprile di un anno fa. Fiat Group Automobiles ha segnato ad aprile una quota di mercato del 30,73%, in calo rispetto al 35,15% di un anno fa. A marzo la quota era al 31,3%. Tra i singoli marchi del Lingotto, Fiat ha segnato ad aprile una quota del 23,48% (era al 27,38% un anno fa), Lancia è cresciuta al 4,95% (era al 4,82%) e Alfa Romeo si è attestata al 2,30% (2,95% ad aprile 2009).

12 febbraio 2010 0

Istat, il Pil del 2009 chiude a -4,9%. La peggior crisi dal 1980

Di redazionecassino1

L’istat ha diffuso la stima preliminare del pil del 4° trimestre 2009. Si è registrata una variaizione negativa pari a -0,2%.  La diminuzione congiunturale del Pil, secondo l’Istituto di ricerca,  è il risultato di una diminuzione del valore aggiunto dell’industria, di una sostanziale stazionarietà del valore aggiunto dei servizi e di un aumento del valore aggiunto dell’agricoltura.  Nel quarto trimestre del 2009 si sono rilevate due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente ed una giornata lavorativa in più rispetto al quarto trimestre del 2008.  Su base annuale la contrazione è pari a -2,8%. sulla base di tale metodologia, il Pil corretto per i giorni lavorativi nel 2009 è diminuito del 4,9 per cento. Il 2009 ha avuto una giornata lavorativa in più rispetto al 2008.  La crescita acquisita per il 2010 è pari a zero, sottolinea l’Istat.

3 febbraio 2010 0

Lavoro nero, Uil: “fenomeno in crescita nel sud della provincia”

Di redazionecassino1

Dati allarmanti sull’occupazione in provincia di Frosinone arrivano dalla Uil. In particolare sul lavoro nero, una piaga per l’intero Paese, ma presente in misura considerevole, a giudizio dei responsabili della Uil, in tutta la provincia soprattutto nella parte sud. Secondo l’indagine realizzata dal sindacato, infatti, esiste una percentuale altissima di lavoratori in nero: il 21,4% della forza lavoro, all’incirca 37.000 persone, con un fatturato prodotto da questi lavoratori di 1.800.000 euro, pari al 17,2% del prodotto interno lordo provinciale. Sono dati, questi, che si verificano nel profondo sud del nostro paese. «L’elaborazione – spiega Guglielmo Loy, Segretario Confederale – è stata realizzata partendo da un’analisi del tasso di irregolarità nell’anno 2008 stimato attraverso alcuni indicatori economici, fiscali ed occupazionali, e proiettando i dati al 2009, secondo le stime degli indicatori presi in considerazione. É noto, come il lavoro sommerso sia un fenomeno complesso di cui è difficile misurarne l’effettiva portata e, pertanto, per valutarne l’entità non si può che ricorrere a delle stime». Ma nonostante ciò si è molto vicini alla realtà. «La verità è che questa – sottolinea il segretario provinciale Uil, Gabriele Stamegna – resta una provincia rimasta in piedi per anni grazie alle stampelle della cassa per il mezzogiorno che ha creato un sistema produttivo drogato che non si confrontava libero mercato, venuti a mancare quei sostegni l’imprenditoria sana è stata capace di fare l’eccellenza, ma al tempo stesso un’altra economia ha continuato a sopravvivere con un sistema di auto sostegno inevitabilmente border line. Utilizzare manodopera in modo illegale abbatte considerevolmente il costo del lavoro e molte aziende continuano a pensare di essere poter essere competitive in questo modo».

F. Pensabene

13 gennaio 2010 1

Domande di invalidità civile: dal 2010 si presenteranno solo on line

Di redazionecassino1

Cambia la procedura per il riconoscimento dello stato invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità: da quest’anno le domande possono essere presentate all’Inps solo per via telematica attraverso il sito dell’Istituto. Il punto forte della nuova procedura dovrebbe essere rappresentato da un iter burocratico più veloce nella presentazione delle domande. Ma andiamo per ordine. La presentazione della domanda di invalidità civile necessita di un passaggio essenziale: la registrazione al sito dell’Inps per ottenere il Pin, il codice segreto ed individuale per poter fare tutte le operazioni online. La nuova procedura prevede che il cittadino debba rivolgersi a un medico certificatore (da reperire in un’apposita lista dell’Inps) che compila la “certificazione medica” online e consegna al cittadino la stampa firmata del certificato da esibire alla visita insieme alla ricevuta di trasmissione con il numero di certificato. Per individuare i medici certificatori accreditati, gli unici autorizzati a rilasciare la certificazione medica necessaria, bisognerà consultare l’apposito elenco sul sito dell’inps (www.inps.it). Una volta avuta la certificazione medica, entro 30 giorni, il cittadino dovrà compilare la domanda online sul sito dell’Inps e abbinare a questa il numero di certificato indicato sulla ricevuta di trasmissione rilasciata dal medico. La ricezione della domanda sarà attestata dalla ricevuta rilasciata al termine dalla stessa procedura telematica. L’Inps, successivamente provvederà a trasmettere telematicamente la domanda alla Asl. E’ prevista la possibilità che la domanda online sia presentata dai Patronati, dalle Associazioni di categoria o da altri soggetti abilitati. Il vero punto debole di tutta la procedura  è l’altra faccia della stessa medaglia: chi non ha accesso al web dovrà farsi aiutare per poter presentare la domanda e questo complicherà l’iter comunque, condizionandolo ad un aiuto esterno che potrebbe anche essere a pagamento. L’Inps, inoltre, dovrebbe rendere più facile la ricerca del medico certificatore, l’elenco fornito dal sito dell’Inps, infatti, divide gli specialisti esclusivamente per provincia, senza riportare indirizzi o recapiti telefonici.

F. Pensabene

13 gennaio 2010 0

Assicurazioni: laziali, toscani e liguri, i più indisciplinati.

Di redazionecassino1

Nel 2010, quasi due milioni di automobilisti italiani dovranno cambiare classe di merito per avere causato un incidente negli ultimi 12 mesi. Lo rivela uno studio di Assicurazione.it.  Nel 2009, medici e agenti di commercio le categorie che hanno causato il maggior numero di incidenti.  In ambito regionale, sono i  toscani, i più indisciplinati. Geograficamente parlando, il maggior numero di denunce per incidente con colpa sono arrivate alle assicurazioni dagli automobilisti toscani (6.65%) seguiti da quelli laziali (5.88%) e da quelli liguri (5.82%). In Toscana la fascia nera spetta alla provincia di Pistoia (oltre il 10% dei pistoiesi cambierà classe di merito); quella di provincia più virtuosa, invece, va a Siena (solo il 4% dei senesi dovrà aumentare classe). Le categorie professionali che hanno denunciato il maggior numero di incidenti sono stati i medici (7.37%) e gli agenti di commercio (5.72%). Imprenditori (4.56%) e appartenenti alle forze armate (3.59%) sono gli automobilisti che hanno dovuto fare ricorso alle assicurazioni il minor numero di volte. Valle d’Aosta, Campania e Calabria sono le regioni più virtuose, quelle in cui la minor percentuale di automobilisti cambierà classe di merito (in ciascuna di esse appena il 4% circa). Secondo Alberto Genovese, di Assicurazione.it, cambiare classe di merito non corrisponde necessariamente a un aumento del premio annuo. Basta rivolgersi al mercato e cambiare compagnia:  “Se al momento del rinnovo si confronta il prezzo proposto dalla propria compagnia con quelli offerti da altre, si potrà addirittura scoprire che, pur cambiando classe di merito, una nuova compagnia ci permetterà di risparmiare diverse centinaia di euro”. Ma quanti sono gli italiani che sono stati coinvolti in un incidente quest’anno? Ben il 66% dei guidatori che circolano sulle nostre strade.  Di questi, quelli che hanno deciso di pagare di tasca loro pur di lasciarsi alle spalle l‘incidente, sono stati oltre 1.500.000. In media la loro spesa è stata di 237€. Sempre secondo lo studio, è quasi il doppio di quanto sarebbe aumentato il premio cambiando classe di merito e anche assicurazione. Ovviamente, dopo ricerca ben approfondita.

F. Pensabene