Categoria: Ilpuntodivista

12 dicembre 2012 0

Sperimentato un nuovo farmaco per curare la leucemia acuta. Il nuovo farmaco si chiamerà quizartinib oppure AC220

Di redazionecassino1
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Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo.

Lo studio e’ stata presentato in questi giorni durante il meeting annuale della American Society of Hematology che si e’ tenuto ad Atlanta dai ricercatori della Johns Hopkins University.

Il nuovo farmaco ha riguardato pazienti con leucemia mieloide acuta marcati con uno specifico tipo di mutazione genetica e ha mostrato risultati sorprendenti nella fase II dei trial clinici.  Come nel caso di Emma una bambina di 7 anni. La primavera scorsa, lei era vicino alla morte. Ma oggi, Emma, è quasi guarita da una leucemia linfoblastica acuta e grazie ad un trattamento completamente nuovo: i medici hanno inoculato un forma modificata del virus dell’AIDS, che fa scomparire le cellule tumorali. Il nuovo farmaco ha riguardato pazienti con leucemia mieloide acuta marcati con uno specifico tipo di mutazione genetica che ha mostrato risultati sorprendenti nella fase II dei trial clinici.  Come nel caso di Emma una bambina di 7 anni. La primavera scorsa, lei era vicino alla morte. Ma oggi, Emma, è quasi guarita da una leucemia linfoblastica acuta e grazie ad un trattamento completamente nuovo: i medici hanno inoculato un forma modificata del virus dell’AIDS, che fa scomparire le cellule tumorali. Il trattamento consiste nell’inoculare una forma attenuata dell’HIV al fine di riprogrammare il sistema immunitario, tra cui i linfociti T e quindi di distruggere le cellule tumorali. Le probabilità di guarigione non sono male ma riducono significativamente in caso di recidiva. Infatti piu’ di un terzo di pazienti ad alto rischio di leucemia hanno mostrato di rispondere positivamente al nuovo farmaco sperimentale e la leucemia e’ completamente scomparsa dal midollo osseo. Il nuovo farmaco si chiamerà quizartinib oppure AC220. Per lo studio i ricercatori hanno coinvolto 137 pazienti con leucemia mieloide acuta, la maggioranza dei quali era affetta da una mutazione nel gene FLT3-ITD nelle cellule leucemiche. Questo gene produce un enzima che segnala alle cellule del midollo osseo di dividersi e ricostituirsi. In alcuni dei pazienti con leucemia, la malattia ha mutato il gene in modo che l’enzima non funzioni in modo permanente, in modo che le cellule leucemiche crescano rapidamente e la patologia divenga difficile da trattare.

Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, occorre cautela, anche se i risultati sono molto incoraggianti. Secondo molti oncologi questa tecnica è rivoluzionaria ed alcuni  scienziati stanno già cercando di applicare questo metodo ad altri tumori come quello della mammella o della prostata. Nel frattempo, Emma non è ricaduta ed è tornata a scuola.

11 dicembre 2012 0

Sicurezza stradale: la messa in sicurezza dei passaggi pedonali insicuri è priorità assoluta in prossimità di scuole, ospedali e case per anziani

Di redazionecassino1

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo.

Poco meno di un anno fa,  in particolare il 27 dicembre 2011, lo“Sportello dei Diritti” sollevava un problema annoso ma che appare al pubblico solo quando diventa una questione di cronaca nera: quello della messa in sicurezza dei passaggi pedonali, divenuti, al contrario, delle trappole mortali per gli utenti deboli della strada.

Anche quest’anno, nonostante la campagna lanciata ben un anno fa, le cose pare non siano migliorate perché a causa della scarsa “avvistabilità” diurna e notturna degli attraversamenti dedicati ai pedoni, continuano a ripetersi sinistri anche gravissimi proprio su quei tratti che dovrebbero costituire un punto delle strade quasi inviolabile, almeno dal punto di vista della sicurezza stradale.

L’allarme continua ad essere attuale in Italia, specie se si pensa che in gran parte del resto dei Paesi dell’eurozona continuano di anno in anno a decrescere in maniera sostanziale il numero d’incidenti che coinvolgono pedoni.

In Italia, al contrario, se c’è una lieve decrescita pari a – 4% dei decessi di pedoni, si è passati da 614 morti nel 2010 a 589 nel 2011 non ci si può dire di certo soddisfatti perché troppe continuano ad essere le tragedie, spesso annunciate, che vedono coinvolti cittadini colpevoli di attraversare la strada. Tra i maggiormente coinvolti vi sono i bambini fino a 15 anni e gli anziani oltre i 65.

In questa drammatica classifica sono compresi anche 61 bambini da 0 a 14 anni deceduti nel solo 2011 che peraltro, è lo stesso numero già raggiunto sino al 30 ottobre 2012 secondo l’Osservatorio il Centauro ASAPS per i soli bambini sino a 13 anni.

Alla luce di tali dati che confermano la scarsa sicurezza dei passaggi pedonali nostrani, Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ribadisce la necessità di un piano nazionale per la  messa in sicurezza di tutti gli attraversamenti dedicati ai pedoni ed in particolare in quelli più frequentati dalle categorie più esposte.

Stiamo parlando, in particolare modo nei tratti in prossimità di scuole, ospedali e case per anziani, anche perché la tecnica ha fatto passi da gigante nel settore della sicurezza stradale, ove applicata, non solo con alcune misure, per così dire, tradizionali, come la possibilità di inserire un’isola pedonale al centro della carreggiata per le strade più  ampie, la necessità di illuminare adeguatamente il passaggio, la presenza di catarifrangenti e un’adeguata avvistabilità della presenza dell’attraversamento stesso che dev’essere sgombro da ostacoli di qualsiasi tipo e le cui strisce devono essere costantemente ridipinte sul manto stradale per non risultare sbiadite o parzialmente cancellate.

Tra le novità, per aumentare la visibilità, da più parti si avverte la necessità di una sostituzione generale della segnaletica insistente sugli attraversamenti, anche attraverso un apposito decreto che modifichi il regolamento vigente, e che obblighi gli enti proprietari a installare appositi indicatori muniti di luci LED.

Siamo certi che attraverso un piano nazionale per la tutela dei pedoni si possano risparmiare tante vite umane e costi sociali notevolissimi.

6 dicembre 2012 1

La Consulta dà ragione al Presidente Napolitano, l’opinione del un nostro lettore Francesco Buffa

Di redazionecassino1

Ha suscitato interesse il nostro articolo sulla pronuncia della Corte Costituzionale relativa al ricorso presentato dal Capo dello Stato Napolitano, sulla spinosa questione della trattativa Stato-mafia. Riportiamo il commento e l’opinione di un nostro lettore sull’argomento, il designer Francesco Buffa.

“Siamo tornati al medioevo! Secondo il Presidente della Repubblica le intercettazioni delle telefonate con Mancino vanno distrutte! E secondo la legge, a noi sudditi nulla è dato di sapere. Come se in un momento storico così inquietante, mentre la popolazione vive uno stato di ansia senza precedenti, l’uccisione di magistrati che hanno pagato con la vita l’attaccamento alle istituzioni per proteggere la libertà di tutti, fosse una semplice faccenda di gossip.

Ma al di la di procedure di impenetrabili leggi riservate a pochi eletti, sempre che queste in realtà necessariamente debbano esistere, con quale serenità i cittadini di un paese che si definisce democratico e stato di diritto, devono subire la negazione di una informazione indispensabile alla conoscenza della verità storica, sacrosanto diritto che non ha bisogno di leggi fatte da uomini che si ritengono tanto illuminati da tenere all’oscuro la popolazione su realtà indispensabili allo svolgimento dell’esistenza democratica.

E, per usare espressioni “terra terra” dell’uomo della strada, è come se – per assurdo – il presidente della Repubblica confidasse telefonicamente a persona fidata l’uccisione della propria moglie, con la massima tranquillità, tanto, tali intercettazioni andrebbero distrutte, tanto sua eccellenza non può essere intercettata neanche casualmente, soltanto i sudditi sono perseguibili! – ma, è chiaro! certe cose solo gli illuminati possono capirle! Il popolo deve farsi pecora e accettare quello che i famosi illuminati sentenziano! – poveri sudditi ignoranti, perché dovrebbero capire la scienza di caste impegnate a garantire una giustizia patrimonio di pochi eletti – chi ha detto che è il popolo sovrano? Sovrano è chi comanda e gestisce il potere e attenzione a mettere il discussione il potere, pochi sanno infatti che potere significa servizio, ma chi se ne frega!.

Ha ragione il Colle! La Procura di Palermo ha sbagliato – punto e basta! – e meno male che il nostro tanto discusso Ferdinando IV di Borbone Re delle due Sicilie, andando contro i suoi stessi interessi, rinunciò a privilegi assoluti in materia di legge, inventando “le motivazioni della sentenza”, altrimenti, non avremmo potuto neanche sapere perché, come nel caso specifico, non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, persino un re Borbone, già nei primi anni dell’ottocento aveva intuito il problema superandolo! Noi siamo sicuramente andati indietro di un secolo con l’uso di comportamenti, tanto elevati da essere riservati a pochi illuminati, gli altri, come diceva il duce, devono “credere … e…obbedire”.

Ma cosa c’era in quelle intercettazioni di così importante!? – ma che cosa volete sapere? Neanche i posteri potranno mai saperlo – le intercettazioni vanno distrutte così hanno deciso uomini colti! E noi poveri sudditi ignoranti dobbiamo tacere (tacere lo ordinava pure il duce) – tutto il resto va in secondo piano, speriamo che tutti coloro che hanno dato la vita nelle stragi mafiose, quelle di stato e nelle ipotetiche trattative fra stato e mafia – ammesso che ci siano state non lo sapremo ora più che mai! – possano riposare in pace senza rivoltarsi nelle loro tombe – silenzio!.

Scusate se ho – forse – fantasticato sul contenuto delle telefonate negate! Ma tutto questo mi ha dato una certezza! Finalmente ho capito perché un notissimo signore lungimirante – che aveva capito i tempi bui in cui viviamo – dopo avere passato venti anni a divertirsi . . . . usando il Parlamento, esclusivamente, per farsi leggi ad personam, aspirava e aspira all’altissimo Colle”.

6 dicembre 2012 1

Tagli all’istruzione e “punteruolo rosso”

Di redazionecassino1
Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo. Cosa c’entrano gli intollerabili tagli all’istruzione con il punteruolo rosso?Detta così nulla, ma vendendo le fotografie delle quattro palme ultradecennali in agonia per colpa del famigerato coleottero all’interno dell’istituto tecnico agrario “G. Presta” di Lecce, che si colloca nella struttura dell’Istituto Statale d’Istruzione Secondaria Superiore “Columella”, c’entrano eccome.

Appare paradossale, o quantomeno singolare che proprio nella scuola che dovrebbe formare i futuri tecnici agrari, quattro belle piante ornamentali non possano essere sottoposte alle cure necessarie e che quindi siano condannate ad un destino infame.

La colpa di tutto ciò sta, infatti, quasi certamente negli elevati costi dei trattamenti per debellare l’insetto che nei tempi di crisi che stiamo attraversando non possono essere coperti con gli esigui budget concessi agli istituti statali specie a seguito delle cure dimagranti a cui è stata sottoposta la scuola pubblica negli ultimi anni.

Per tali ragioni, Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, nel rinnovare le proprie aspre critiche alla “cura Monti” che nulla ha fatto per salvaguardare la scuola pubblica rivolge un appello alle istituzioni, in particolare al Ministero dell’Istruzione, affinché tali magre figure non si verifichino più perché, lo diciamo da anni, la scuola pubblica è uno di quei settori dello Stato che deve essere messo ai primi posti della propria agenda politica anche in termine di risorse da destinare.

Al contempo, rivolgiamo un invito all’ente Provincia di Lecce, titolare dell’intera struttura affinché intervenga per tempo, se ce n’è ancora, per salvare le quattro palme da morte certa.

 

5 dicembre 2012 0

Multe: altro aumento delle sanzioni pecuniarie al Codice della Strada

Di redazionecassino1

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo.

Dal Governo Monti altro salasso anche dalle multe stradali per i cittadini già piegati dalla crisi economica. Da gennaio 2013 le multe più care del 5,9%. La notizia costituisce l’ennesimo salasso a danno dei cittadini da parte del Governo “Monti”.

A partire dal primo gennaio l’importo delle sanzioni previste dal codice della strada rincarerà del 5,9 per cento. Si tratta dello scatto biennale automatico previsto dall’articolo 195 comma 3 del Cds, che risulta collegato agli indici Istat. La multa per divieto di sosta, pari a 39 euro, dal 2013 dovrebbe passare a 41: nel lontano 1993 ammontava a 50 mila lire, un aumento consistente, il più alto dal 1998 in poi.

Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” costitusce un’ulteriore aumento di quella che ormai è ritenuta una tassazione indiretta sia dagli enti che accertano le infrazioni che per i cittadini che percepiscono le multe come un balzello, una voce di spesa che si va ad aggiungere al già esangue budget annuale delle famiglie, anche le più accorte a non commettere alcuna violazione al Codice della Strada. Oramai gli amministratori pubblici conoscono solo questa strada che porta a impoverire i cittadini.

4 dicembre 2012 0

A.S. La Cobas: Il bluff della FIAT sugli investimenti per lo stabilimento di Cassino continua!Solo l’Europa puo’ salvare i posti di lavoro.

Di redazionecassino1

Marchionne continua a utilizzare la “scusa” del costo del lavoro come problema italiano in modo strumentale, per deviare l’attenzione dal problema centrale. Tanto più si discute di produttività del lavoro, tanto più si nascondono i problemi veri del settore. Secondo l’A.D. della Fiat, lo stabilimento di Piedimonte San Germano sarebbe poco produttivo e profittevole nemmeno se ci fossero gli schiavi. Con una aggravante, che in qualche misura deve far pensare. Molti imprenditori metalmeccanici hanno appoggiato la lotta di classe della Fiat su orario di lavoro e salario non perché fosse un modello adeguato per rispondere alla crisi del settore, ma perché tornava utile per imporre condizioni di lavoro restrittive. In qualche misura hanno usato Fiat per un tornaconto personale. Infatti, dopo sono arrivate la riforma del marcato del lavoro e la manomissione dell’articolo 18.Questa è la miseria della classe dirigente italiana.

La caduta della domanda del 2011 e del 2012 era più che prevedibile date le politiche restrittive adottate da tutti i Paesi europei. Tutti sapevano che il mercato dell’auto sarebbe andato incontro ad una grande crisi di ristrutturazione, ma nessuno ha pensato di guidare il processo di razionalizzazione a livello europeo cercando di salvare quanto di buono esisteva. Se consideriamo il lavoro diretto e indiretto  il settore occupa  nel Cassinate quasi 20 mila Lavoratori e Lavoratrici, soprattutto nell’assemblaggio . La politica locale e nazionale hanno fatto, sin ora, ben poco, per salvaguardare i posti di posti di Lavoro e lo stabilimento di Cassino. Forse è giunto il momento di coinvolgere la Commissione Europea per guidare il necessario processo di ristrutturazione del settore delle automotive, in particolare quello dell’auto. L’Europa dovrebbe assumere un ruolo guida del necessario processo di ristrutturazione del settore, sulla base delle competenze, delle economie di scala, nonché dell’orizzonte europeo in materia di green economy. In oltre, l’intervento della Commissione permetterebbe di uscire dalle logiche locali, statali e fiscali, consegnando il progetto automotive alla politica industriale europea, evitando di mettere in competizione le diverse società automobilistiche sulla base dei diritti dei lavoratori.

 

 

3 dicembre 2012 0

Equitalia condannata a risarcire il danno non patrimoniale se iscrive il fermo amministrativo senza preavviso

Di redazionecassino1

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo.

Significativa sentenza del giudice di pace di San Severino Marche la numero 20/2012 che ha condannato Equitalia al risarcimento del danno non patrimoniale nei confronti di un automobilista che si era visto iscrivere il fermo amministrativo per un debito di soli 100 euro relativo a somme residue per multe e bolli non pagati sulla propria autovettura di valore notevolmente superiore rispetto al credito vantato. Una buona notizia, per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, a fronte dei problemi quotidiani che i cittadini riscontrano nell’interlocuzione con l’esattore.

Nel caso di specie il giudice onorario ha ritenuto valide le doglianze del contribuente provvedendo a disporre il risarcimento d’importo pari a 1.500 euro a titolo di danno all’immagine e per lo stress patito perché nel corso del tempo aveva provveduto a saldare quasi interamente le pendenze con le autorità, per tasse di circolazione e multe, e quindi le relative cartelle esattoriali.

V’è da rilevare, a tal proposito, che l’efficacia del fermo e la sua validità sono condizionate all’obbligo d’informazione al proprietario – debitore che, una volta eseguita l’iscrizione delle ganasce fiscali, deve essere data al proprietario del bene al quale, dal momento in cui il fermo diventa efficace, è inibita la circolazione. Ebbene nella fattispecie l’agente della riscossione avrebbe dovuto comunicare in maniera tempestiva l’iscrizione del fermo e non a distanza di quattro mesi.

Per tali ragioni, Equitalia oltre a pagare le spese di giudizio deve risarcire tutti i danni patiti dal cittadino ed anche quelli a titolo di danno all’immagine. Non vi è dubbio che l’iscrizione del vincolo nel pubblico registro automobilistico è palesemente sgradevole per la propria reputazione; al contempo devono essere risarcite anche le conseguenze relative allo stress per i viaggi fra il paese di residenza e la sede dell’agente della riscossione, localizzata nel capoluogo di provincia, e le relative traversie burocratiche.

30 novembre 2012 0

Ue: Italia il Paese più insofferente alle leggi europee. Si conferma al primo posto nella classifica delle procedure d’infrazione aperte

Di redazionecassino1
Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo.Che l’Europa andasse a più velocità è un fatto misurabile in ogni statistica così come sono noti i ritardi con cui l’Italia si mette in regola con le normative europee. Da tempo Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, evidenzia come se non ci fossero normative europee applicabili negli Stati membri nel campo della tutela dei diritti e dei consumatori che sono molto spesso più avanzate rispetto alle legislazioni nazionali i cittadini non si vedrebbero garantiti giuridicamente in vasti campi del vivere quotidiano. Il Belpaese in tal senso, lo abbiamo detto più volte, è da sempre il più sordo e lento a recepire ed applicare la legislazione comunitaria nonostante negli anni si sia cercato d’introdurre strumenti normativi, come la “legge comunitaria” che si fa ogni anno, in grado di farla attuare.

La conferma che il nostro Paese rappresenti ancora oggiAggiungi un appuntamento per oggi il fanalino di coda in termini di applicazioni delle leggi di diritto comune, a tal proposito, arriva dal 29mo rapporto sull’applicazione delle leggi europee pubblicato dalla Commissione Ue.

Secondo quanto riportato le “procedure d’infrazione” alle leggi europee al momento sono ben 135, dato che ci pone in testa alla classifica dei Paesi che applicano di meno il diritto Ue, o recepiscono in ritardo le sue norme.

Le materie nelle quali si verificano i maggiori problemi in tal senso sono ambiente, trasporti, mercato interno e servizi, e tassazione.

In queste macroaree sono il 60% delle infrazioni totali. Dopo l’Italia, per numero di casi seguono Grecia (123) e Belgio (117).

La conseguenza per il nostro paese, oltreché dipendente dalle differenze evidenti con gli altri Stati membri che si manifestano nella vita concreta per il mancato recepimento o applicazione è l’elevato numero di sanzioni previste dal Trattato di Lisbona.

Tant’è che la Commissione Ue per ridurre le procedure anche per il recepimento in ritardo delle direttive ha deferito 9 Paesi, tra cui l’Italia, alla Corte di Giustizia.

Per lo “Sportello dei Diritti”, quindi, occorre uno scatto in avanti del nostro Stato al fine di garantire nella maniera più rapida possibile l’attuazione e il recepimento delle norme UE con la riforma urgente della “legge comunitaria” che proprio il 27 novembre scorso è passata alla Camera nel quasi assoluto silenzio dei media se non di quelli specializzati.

Ciò a tutela di tutti i cittadini italiani che devono essere considerati a tutti gli effetti, perché lo sono, cittadini europei.

 

29 novembre 2012 0

Da una ricerca dei consumatori americani. La maggior parte della carne di maiale è contaminata dal batterio Yersinia

Di redazionecassino1

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo.

Secondo uno studio pubblicato oggi da una delle principali riviste per i consumatori statunitensi, Consumer Reports effettuato su un campione di prodotti di carne di maiale cruda venduta nei supermercati un po’ ovunque negli Stati Uniti, sarebbe presente nel 69 per cento dei prodotti testati il batterio yersinia enterocolitica, un patogeno di origine alimentare tra i meno conosciuti.

Lo Yersinia enterocolitica è un parassita batterico presente in molti alimenti (carne, vegetali, prodotti ittici, latte), tuttavia i ceppi patogeni vengono più frequentemente isolati nella carne di maiale o nei prodotti a base di carne suina. È causa di patologie intestinali come enteriti ed enterocoliti e frequentemente di diarrea soprattutto nei bambini.

Oltre a causare infezioni intestinali, il batterio produce sostanze che attaccano la ghiandola tiroidea, causando un’iperproduzione dell’ormone tiroideo. L’80% dei pazienti affetti dalla malattia di Graves (detta anche morbo di Basedow), una disfunzione tiroidea molto seria, producono degli anticorpi immunitari alla Yersinia. Il meccanismo, ben conosciuto, è quello del mimetismo molecolare.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention lo Yersinia enterocolitica infetta più di 100.000 americani l’anno, ma per ogni caso che viene confermato da un test di laboratorio, circa 120 casi possono sfuggire alla diagnosi. I sintomi possono includere febbre, crampi e diarrea sanguinolenta.

La ricerca ha riguardato 148 braciole di maiale e 50 campioni di carne di maiale in vari supermercati di diversi Stati degli USA.

Nei campioni testati, il 69 % è risultato positivo allo yersinia e l’11 % all’enterococcus, che è indicativo di una possibile contaminazione fecale che può portare a infezioni del tratto urinario. La Salmonella e la listeria, i batteri più conosciuti dalla collettività hanno registrato rispettivamente il 4 % e il 3 %.

Non sappiamo, rivela Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, se la ricerca in questione abbia effettivamente rispettato criteri scientifici oggettivi, ma sta di fatto che costituisce comunque un richiamo sia ai produttori che ai rivenditori della grande e piccola distribuzione ad utilizzare la massima accortezza per l’igiene nella vendita dei loro prodotti per evitare danni alla salute dei consumatori.

È evidente, però che il miglior consiglio per i cittadini per evitare problemi connessi all’alimentazione a base di carne di maiale è quello di cuocerla sempre e verificarne la puntuale cottura. Le stesse associazioni dei consumatori autrici del rapporto pubblicato in America hanno ricordato che per eliminare questo tipi di batteri, la carne deve raggiungere un punto di cottura pari a 160 gradi

Inoltre, tutto ciò che tocca la carne cruda dovrebbe andare in lavastoviglie prima di toccare qualsiasi altra cosa o essere lavato accuratamente con acqua calda e sapone.

28 novembre 2012 0

Se il pedone cade nella buca durante la festa paesana, il Comune deve risarcirgli i danni

Di redazionecassino1

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo.

La responsabilità per danni da “insidia” da parte degli enti secondo le molteplici decisioni della giurisprudenza, specie quelle più recenti per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, sta assumendo sempre più un carattere essenzialmente oggettivo, tant’è che con un’ulteriore ed interessante decisione la sentenza 19154 del 6 novembre 2012 la Suprema Corte ha ritenuto obbligato un comune al risarcimento dei danni patiti da un pedone che era caduto nella buca durante la festa nella piazza del paese.

Con la sentenza in questione gli ermellini hanno ritenuto valide le determinazione dei giudici di merito che avevano condannato il Comune al risarcimento dei danni causati a un bambino che era caduto a causa di una profonda buca determinata dalla pessima manutenzione della piazza, durante i festeggiamenti per il Capodanno.

I giudici della terza sezione civile hanno precisato in tal senso che «la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia (articolo 2051 Cc) prescinde dall’accertamento del carattere colposo dell’attività o del comportamento del custode (in questo caso il Comune, nda) e presenta una natura oggettiva, necessitando del mero rapporto eziologico tra la cosa e l’evento verificatosi».

In tal senso, i giudici del Palazzaccio hanno ribadito che la verifica di tale responsabilità prescinde anche dall’accertamento della pericolosità della cosa e sussiste in relazione a tutti i danni cagionati, eccettuato il caso di evento fortuito. «Evento che si verifica nei seguenti casi: quando il dissesto si manifesta in modo del tutto improvviso e imprevedibile, per cui l’attività di controllo e la diligenza dell’ente non garantiscono un tempestivo intervento oppure quando il danneggiato sia stato particolarmente disattento e imprudente».

Per tali ragioni, in tutti gli altri casi, sussiste sempre la responsabilità dell’ente proprietario o concessionario del bene demaniale che, in quanto “custode”, è obbligato a sorvegliarlo, modificarne le condizioni di fruibilità ed evitare che altri possano apportare cambiamenti.