Tag: barbarie

27 gennaio 2018 0

Giornata della Memoria: ricordo della barbarie e non dimenticare l’esistenza dell’unica razza: quella umana!

Di redazionecassino1
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Giorno della Memoria, quello che ricorda l’ingresso dell’Armata Rossa nel campo di concentramento di Auschwitz, che liberò i prigionieri superstiti del campo di sterminio mostrando al mondo la barbarie nazista, l’Olocausto degli ebrei, ma anche quello degli oppositori politici, omosessuali, intellettuali, disabili, rom, anziani, malati, accomunati da una sola differenza: non appartenere alla razza ariana, quella suprema, che andava salvaguardata, secondo la mente criminale di Hitler e dei suoi gerarchi nazisti. Quella barbarie che toccò anche il nostro Paese nel 1938 nel Ventennio fascista di Mussolini. Il ricordo di quel periodo infausto ed oscuro in cui la barbare umana non conobbe limiti. Giornata della Memoria 2018 con una valenza maggiore per l’Italia, quella che ricorda gli ottanta anni delle leggi razziali varate dal fascismo in ossequio alla follia nazista. Una delle pagine più tristi della storia che l’uomo abbia mai potuto scrivere. Quella che nazisti e fascisti realizzarono nel loro patto criminale, in nome di una non dimostrata superiorità di razza, costruendo e deportando nei campi di concentramento e sterminio quella che era la “razza impura” ebraica, ma non solo. La superiorità di razza che non trovava allora, e non trova oggi, una spiegazione scientifica, ma soprattutto morale. Eppure essa era validamente teorizzata, come appare dalle pagine scritte dal fautore di questa grande e folle tragedia umana, Adolf Hitler, ne “La mia battaglia”, in cui non si credeva nell’uguaglianza delle razze, ma si teorizzava che esse «sono diverse e quindi hanno un valore maggiore o minore». La Volontà che il più forte abbia la meglio sul più debole, in cui lo Stato diventa «un mezzo per raggiungere un fine, il fine della conservazione dell’esistenza razzista degli uomini». Le drammatiche conseguenze le conosciamo: milioni di persone persero improvvisamente casa, lavoro e famiglia; furono deportate in massa verso i campi di concentramento, dove trovarono la morte oppure lavorarono come animali. La loro vita che dipendeva da un cenno di testa del comandante nazista. Quando bastava un niente perché uomini, donne, bambini, anziani, malati venissero fucilati, mandati nelle camere a gas o arsi vivi nei forni crematori. Ricordare è il modo giusto per non dimenticare quegli anni scellerati di barbarie, per evitare che fenomeni di razzismo, di intolleranza, di prevaricazione, in cui il più forte prevalga sul più debole, sul diverso, su chi pensa in modo diverso dal nostro, possano tornare a ripetersi. Una giornata per ricordare chi in questi anni ancora fugge da guerre, carestie, povertà, dittature, malattie, cercando rifugio da noi, in Europa, negli altri Paesi del mondo, nella speranza di una vita e un mondo migliore. Ricordare a chi vive in una tiepida casa e a chi trova il piatto pronto a tavola quando rincasa la sera, esortandolo a chiedersi se si possano considerare uomini coloro che lavorano nel fango per un misero pezzo di pane e che muoiono per un sì o per un no, oppure donne quelle che sono rimaste senza nome, violentate e che non hanno nemmeno più la forza di ricordare. Ricordare chi ha subito le pulizie etniche, le foibe, in forza di una inesistente supremazia di una razza sull’altra. Ricordarlo a chi in questi anni ha riproposto la cultura “del diverso” alimentando paure, incomprensioni, differenze, xenofobia.  Ricordare per non dimenticare che non esistono razze diverse, con un colore di pelle diversa dalla nostra, che non esistono uomini e donne più o meno importanti, migliori o peggiori di altri, che abbiano o meno il diritto di vivere e di vivere in pace, nel rispetto delle loro culture, tradizioni, fedi religiose, colore della pelle. Ricordare a tutti noi, soprattutto alle giovani generazioni, che una razza esiste è vero, una soltanto però, ed è la razza umana!

Felice Pensabene

14 novembre 2017 0

Le barbarie dimenticate: in Libia le aste di esseri umani, torna la tratta degli schiavi. Un servizio della CNN denuncia “tanti giovani sono venduti come schiavi”

Di redazione

Riceviamo e pubblichiamo da Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti: “A Tripoli è possibile comprare persone per pochi soldi. Aste di esseri umani, come all’epoca della tratta degli schiavi che, secondo la CNN, avvengono in Libia. Lo riprova un reportage dove si vedono due ragazzi che vengono venduti dai trafficanti. “800 dinari… 900, 1’100… venduto per 1’200 dinari” (800 franchi), recita la voce dell’uomo che mette all’asta un giovane, forse un nigeriano, definito “un ragazzone forte, adatto al lavoro nei campi”. Dopo aver ricevuto il filmato, la CNN è andata a verificare, registrando in un video shock, con telecamere nascoste, la vendita di una dozzina di persone in pochi minuti. Grazie a telecamere nascoste, l’emittente americana ha ripreso una vendita a Tripoli, in cui si offre “uno scavatore, qui abbiamo uno scavatore, un omone forte, in grado di scavare”, secondo quanto dice il venditore. Dopo che l’agghiacciante transazione è conclusa, i giornalisti avvicinano due dei ragazzi “venduti”, che appaiono “traumatizzati, intimoriti da qualsiasi persona”. I filmati sono stati consegnati dalla CNN alle autorità libiche, che hanno promesso un’indagine. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la nuova divisione internazionale del lavoro sta creando le condizioni di una nuova tratta di esseri umani, non più schiavi come un tempo ma allo stesso modo trattati come animali in Libia o anche in Italia a vivere in condizioni precarie, come a Rosarno, come a Nardò, come a Casal di Principe. I migranti di oggi, quelli che affrontano viaggi della speranza in condizioni assurde, che affrontano difficoltà e condizioni di vita disumane per poter sopravvivere, sono i nuovi schiavi, e il mondo civile non può consentire che si verifichi nuovamente una simile tragedia. Dobbiamo, tutti, fare in modo che non si verifichi una nuova Gorèe”.