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26 novembre 2018 0

Latina, sgomberati due immobili utilizzati da appartenenti ad un noto clan criminale

Di redazionecassino1
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LATINA –  Prosegue l’azione delle FF.OO. volte al ripristino della legalità. In data odierna hanno avuto luogo le operazioni di sgombero di due immobili, ubicati rispettivamente in Via Gran Sasso d’Italia, 12 e in Via Selene, 7, illegittimamente utilizzati da alcuni appartenenti ad un noto clan criminale autoctono, già oggetto di confisca ex art. 2 ter della L. 31 maggio 1965 n. 575 e successive modifiche ed integrazioni emessi dall’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata.

Trattasi di due unità abitative già acquisite nel patrimonio gestito dalla Agenzia Nazionale, costituite da un appartamento ed un villino oggetto di misura cautelare di tipo patrimoniale e della successiva confisca a coronamento delle attività di polizia giudiziaria condotte dalla Polizia di Stato/Questura di Latina nei confronti del gruppo criminale CIARELLI/DI SILVIO.

I controlli sul territorio effettuati negli ultimi tempi avevano verificato l’avvenuta occupazione sine titulo dei beni in questione, occorreva pertanto, ripristinare la legalità nel solco delle iniziative poste in essere sul territorio della Provincia.

Su impulso da parte della Prefettura di Latina in sede di “Nucleo di Supporto per i Beni Sequestrati e Confiscati”, in data odierna una Task Force composta da FF.OO. Polizia Locale Comune – Servizi Sociali; Agenzia dall’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata, coordinata dalla Questura, ha provveduto ad effettuare l’accesso nei beni in questione riconsegnando gli stessi al consegnatario designato.

I predisposti servizi di ordine e sicurezza pubblica, ai quali hanno contribuito gli operatori del IV Reparto Mobile di Napoli,  non hanno fatto registrare alcuna criticità-

 

2 febbraio 2010 0

Giovane trattato da criminale in aeroporto, dal Comune: “Aspettiamo notizie dal Ministero”

Di redazione

“Sono sei anni che abbiamo adottato il sistema che fornisce i nostri concittadini di carta di identità elettronica e un fatto del genere non è mai capitato”. E’ quanto sostengono dall’anagrafe del comune di Fossacesia (Ch), l’ufficio che nel 2008 ha rilasciato il documento di riconoscimento a Emilio M., il giovane (Leggi la sua storia) fermato in aeroporto in Belgio e trattato come un malvivente perché il suo documento è stato ritenuto falso. Il giovane, dopo un interrogatorio durato diverse ore, perquisito e fotosegnalato, dopo aver visto il suo documento tagliato in due, è stato rispedito in Italia. Fossacesia è, in Abruzzo, uno dei due comuni che rilascia il documento elettronico; l’altro è Pescara e in tutta Italia sono un centinaio i comuni che hanno abbandonato il cartaceo. Non è ben chiaro di chi sia la colpa per l’accaduto. All’anagrafe di Fossacesia, quel giorno, sono rimasti al lavoro fino a sera per dare assistenza all’ambasciata italiana perché certificasse la bontà dell’identità di Emilio. Ciò nonostante il ragazzo è stato rimpatriato e senza nenache una scusa. Intanto i fuinzionari del settore hanno chiesto informazioni al Ministero ma pare che, secondo una non confermata versione giunta direttamente dal Belgio, il problema era riconducibile al materiale di cui era composto il documento. Le tessere della carta di identità elettronica, così come le schede cartacea, arrivano ai comuni direttamente dalla Poligrafica dello Stato. A Fossacesia, quindi si attende che il Ministero dia una spiegazione per quanto avvenuto. Ermanno Amedei