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6 agosto 2010 2

Eredità fallimentare? Grincia: “Allora perché tanti aspiranti sindaco?”

Di redazione
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Lettera aperta del sindaco di Aquino Antonino Grincia per rispondere ad una serie di accuse che gli vengono mosse da più parti. “Come tanti avranno notato – scrive Grincia – quasi mai replico alla marea di insulti e di ingiurie che ormai quasi quotidianamente mi vengono rivolti da esponenti di opposizione del Consiglio Comunale e da qualcuno appartenente alla “lista del sindaco” (e solo per questo si ritrova nei banchi del consiglio) che di fronte alle difficoltà non ha trovato di meglio da fare che defilarsi. Sono insulti e ingiurie sempre più livorosi che tendono di ledere non solo la mia persona e la mia immagine, ma l’Istituzione stessa che rappresento, dato che i loro epiteti denigratori vanno per ogni dove con ogni mezzo. Io non posso ridurmi a quel livello nel replicare, perché ho sempre tenuto conto della carica istituzionale che ricopro e del fatto che rappresento la mia città e i miei concittadini. Anche loro rivestono una carica istituzionale, ma tant’è “…signori si nasce…” diceva qualcuno. Voglio replicare però almeno una volta al consigliere Iadecola Marco, mio compagno di scuola per tanti anni, come anche per tanti anni mio estimatore a sentire le tante volte che nel corso del tempo mi ha esternato il suo apprezzamento, specie quando l’amministrazione da me presieduta ha assunto decisioni a lui favorevoli. Anche quando “ultimamente” ha avuto l’idea di candidarsi a sindaco, non ha mai alzato il tono così tanto come invece sta avvenendo da qualche tempo a questa parte tentando in ogni modo di denigrare il ruolo ventennale del mio governo della città, anche se poi, in separata sede, esprime il suo fastidio per i burattinai che gli stanno sul collo. Non posso io preoccuparmi di questo; siamo da tempo entrambi adulti, vaccinati e maggiorenni, e ciascuno lo è secondo la propria personalità e responsabilità. Quello che invece posso e devo respingere nella maniera più ferma è che da quel pulpito di cui ho appena accennato, si abbia la pretesa di affermare che la mia sia un ‘eredità “fallimentare” e che la mia carica ventennale derivi quasi da una nomina prefettizia, come nel “ventennio” e non dalla libera volontà dei cittadini di Aquino. Se governo questa Città da tanto tempo, è perché i miei concittadini mi hanno voluto liberamente e democraticamente, come è d’uso in Italia; cittadini di tutte le aree politiche, compresa l’area socialista i cui simpatizzanti in passato, e tanti anche oggi, mi hanno sempre espresso il loro apprezzamento. È vero che non ho raccolto consensi plebiscitari (ma io non sono né populista, né demagogo, né dico di sì a vanvera, e questo si paga), ma in democrazia chi viene eletto sia con maggioranza assoluta, sia con maggioranza più bassa, rappresenta tutti e governa al servizio di tutti. Io credo che gettando discredito sugli anni delle mie amministrazioni, automaticamente getti discredito sui tanti che sono stati compagni di strada, compresi quelli per conto dei quali oggi parla e che gli impongono di giocare a questa specie di “cupio dissolvi” senza senso. I miei quasi venti anni di governo della città sono stati sempre all’insegna della massima trasparenza, dell’onestà personale, dell’impegno continuo e costante e della buona fede verso gli altri, si, quella buona fede che mi ha anche portato a chiudere gli occhi di fronte alla “malafede” di qualcuno all’interno dell’apparato comunale che per anni ha saputo ben “disordinare” numeri e cifre per metterli in ordine solo quando faceva più comodo e che sono all’origine dei problemi attuali. Questo si che è stato un grosso sbaglio da parte mia, e che tanti miei colleghi Sindaci non commettono perché giustamente non indulgono troppo alla buona fede. Questo è stato un errore che mi riconosco e che sto anche pagando; per il resto mi sono dedicato per venti anni totalmente all’interesse della collettività aquinate, e fino a quando tutto è cambiato (giusto tre anni fa) questo era riconosciuto anche da quelli che oggi hanno scatenato una vera e propria guerra senza esclusione di colpi, di “colpi bassi”, soprattutto ispirati da cattiveria pura. No, la mia non sarà (quando sarà) un’eredità fallimentare, soprattutto perché ho insegnato alla gente a non avere paura, e poi perché si sa bene tra l’altro che un’eredità fallimentare nessuno la vuole, mentre questa, pare, sia ambita da molti”. Antonino Grincia sindaco di Aquino

20 luglio 2010 0

In eredità ai nipoti la villa pagata con la droga, la Finanza sequestra l’immobile

Di redazione

Lasciano in eredità ai nipoti una villa faraonica del valore di oltre 1,2 milioni di euro ma, secondo le indagini svolte dalla guardia di Finanza di Vasto comandati dal capitano Luigi Mennitti, la struttura sarebbe stata pagata utilizzando i proventi della droga e per questo è stata posta sotto sequestro. La vicenda però non nasce oggi. I finanzieri e i Carabinieri di Vasto comandati dal capitano Loschiavo, hanno applicato ancora una volta la speciale ed incisiva normativa antimafia L. 356/1992 per sottrarre a soggetti malavitosi il patrimonio non giustificato da redditi e palese frutto di attività criminali. Un anno fa circa le Fiamme Gialle ed i Carabinieri di Vasto sequestravano una nota pizzeria a cittadini italiani residenti nel vastese dediti al traffico di sostanze stupefacenti. Anche in questa circostanza, con la direzione del Procuratore della Repubblica di Vasto – Dr. Francesco Prete – ed con il costante coordinamento dei Comandanti Provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, gli uomini delle Fiamme Gialle e dei Carabinieri di Vasto, in perfetta sinergia, hanno portato a termine il sequestro preventivo ex art. 321 cpp, in forza di apposito provvedimento emesso dal GIP del Tribunale di Vasto – dr.ssa Sallusti – per la successiva confisca in applicazione dell’art. 12 sexies, 1° comma, della citata Legge 7.8.1992, n. 356. Il sequestro preventivo e la successiva confisca, in forza della speciale normativa antimafia, è stato possibile in quanto la stessa trova applicazione anche per soggetti implicati in procedimenti penali in materia di sostanze stupefacenti, per i reati di cui agli artt 73 e 74 dello specifico Testo Unico – Dpr 309/1990. Già la Guardia di Finanza di Milano aveva indagato nei confronti dei coniugi S.L. e B.C., di anni 36, entrambi di etnia ROM e legati alla malavita albanese, per i reati di cui agli artt. 73 e 74 del DPR 309/1990, per aver trafficato ingenti quantitativi di cocaina. Alla conclusione delle indagini la S.L. fu condannata per il reato di cui all’art. 73 mentre il marito B.C. fu assolto con formula dubitativa. Recentemente anche i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Pescara hanno portato a termine un’ulteriore indagine nei confronti dei medesimi soggetti traendoli in arresto e sequestrando ingenti quantitativi di stupefacenti. La continua dedizione nel tempo al traffico di sostanze stupefacenti da parte dei due coniugi è stata, quindi, accertata e la loro villa faraonica, del valore di circa 1,2 milioni di euro, è sicuramente frutto della loro attività criminale. Le Fiamme Gialle, per la loro peculiare professionalità, hanno svolto minuziosi accertamenti patrimoniali nei confronti dei due coniugi e del loro nucleo familiare, ricostruendo il complesso iter di acquisizione dell’immobile sottoposto a sequestro. In sostanza, i genitori della S.L., anch’esssi ROM e privi di redditi, hanno inizialmente acquistato un terreno in Vasto, mediante una procedura anomala, per poi concedere al genero B.C. ampia e generale delega a costruire e a curare le varie pratiche amministrative. Al termine della realizzazione dell’immobile i genitori della S.L. hanno donato tutto ai nipoti ossia ai figli minorenni dei due coniugi concludendo un’opera di interposizione soggettiva nella titolarità del bene immobile palesemente con la finalità di ostacolare l’applicazione di provvedimenti ablativi della proprietà come quello che si è adottato nella data odierna.

29 aprile 2010 0

Funerale per la morte del gatto e 10 mila euro di eredità ciascuno per quelli ancora in vita

Di redazione

“Filippo ed io vivevamo insieme da 23 anni, era con me fin da quando aveva pochi mesi e quando è morto ho sentito di aver perso un figlio”. L’88enne di Pineto in provincia di Teramo non parla di una persona ma del suo affezionato gatto morto il mese scorso e trattato, così come da vivo, come una persona. Quando Filippo ha chiuso gli occhi per sempre, la sua anziana padrona, una vedova benestante e senza figli, lo ha fatto sistemare in una cassa realizzata su misura, e dopo un funerale, Filippo è stato seppellito all’ombra di una palma. Voci di popolo e il quotidiano “Il Centro” hanno raccontato che la donna, per il funerale del suo compagno di vita avrebbe speso ua cifra che si aggira intorno ai 12 mila euro. Anche se, quanto raccontato rende credibile la notizia, lei, seccamente smentisce: “In tutto avrò speso qualche centinaio di euro e mi sono anche arrabbiata con le pompe funebri perché ho detto che era poco”. In vita le cose per Filippo, cosi come per l’altra gatta Bianchina e il cane Leopoldo, non sono andate certo male. Ognuno degli animali, nell’appartamento della donna, ha una stanza con tanto di letto, riscaldamento e una governate che si occupa di mantenere pulito e di portarli fuori per i bisogni. A servire da mangiare ci pensa direttamente l’88enne che da loro il timballo cucinato quotidianamente da un vicino ristorante. Una passione per gli animali, quella dell’anziana donna, che guarda anche al futuro. La vedova, infatti, sa che l’età avanza e per questo aveva destinato ben 30 mila euro della sua eredità proprio a Filippo e agli altri due animali domestici. Insomma, chi si fosse occupato di loro fino alla fine dei loro giorni, avrebbe percepito ben 10 mila euro per ciascun animale. Filippo però, purtroppo, si è spento prima per cui la sua “quota” di eredità è passata ad un altro trovatello. L’amore pèer gli animali, però, non si ferma solo a quelli domestici: “Le persone ti tradiscono, un animale no”, convinta di questo la donna “semina alimenti e cibaglie su muri, marciapiedi e finanche tetti. “Dò da mangiare a circa 40 piccioni e altre decine di animali nel circondario”. Questo aspetto ha creato antipatie e rancori. I vicini infatti maldigeriscono che randagi e animali di ogni genenere si raccolgono nei pressi delle loro case attirati dalle cibaglie diseminate della donna e sono fioccate denunce. ermadei@libero.it

12 marzo 2010 0

Dal libretto postale scompare l’eredità, via al processo

Di redazione

Ben 117 mila euro scomparsi nel nulla. Sono quelli che una donna anziana, senza figli, conservava su un libretto postale e che sarebbero stati promessi ad una nipote. Al momento della morte dell’anziana, però, sul libretto non c’era più neanche un centesimo. Una brutta sorpresa per la quale la donna non ha perso tempo e ha denunciato tutto trascinando in tribunale i responsabili dell’ufficio postale. In questi giorni inizia il processo in sede civile, e il 25 marzo quello penale. Sotto accusa ci sarebbe una firma ritenuta falsa.