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24 novembre 2012 0

Altra norma assurda del governo Monti: dal 7 dicembre obbligo di annotazione della carta di circolazione con il nome dell’effettivo utilizzatore del veicolo

Di admin
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Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: Sarà più semplice la notifica delle multe perché il libretto dovrà contenere l’indicazione del soggetto diverso dal proprietario che utilizza per oltre un mese il mezzo. Per i rimorchi, stop alla targa ripetitrice. Prevista targa ad hoc

Il governo dei tecnici è sempre più il governo degli strafalcioni. Non c’è materia, infatti, nella quale la normativa o la regolamentazione introdotta dall’esecutivo Monti non crei distorsioni ai sistemi vigenti o addirittura complichi in maniera non del tutto logica la vita quotidiana dei cittadini.

Questa volta, la norma incriminata è data dall’entrata in vigore del Dpr 28 settembre 2012 n. 198 pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale 273/12 che a partire dal 7 dicembre obbligherà gli utilizzatori di tutti i veicoli dotati di targa ad aggiornare il libretto di circolazione tutte le volte in cui sia previsto l’utilizzo del veicolo per periodi superiori a trenta giorni da parte di soggetti diversi dai proprietari, L’unica consolazione è che sono esclusi i familiari, purché conviventi.

Le prescrizioni in questione riguarderanno, quindi, sia gli enti e le società che le persone fisiche.

Per quanto concerne i primi soggetti, anche se la trasformazione societaria non dà luogo alla creazione di un nuovo soggetto giuridico distinto da quello originario, e dunque non configura l’obbligo di annotazione al Pra, gli interessati hanno comunque l’obbligo di attivarsi presso il competente ufficio del Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici al fine di chiedere l’aggiornamento della carta di circolazione indicando la nuova denominazione.

Per quanto riguarda le persone fisiche, gli uffici in questione sono tenuti su richiesta degli interessati a provvedere alla relativa annotazione nel caso in cui abbiano la temporanea disponibilità del veicolo per periodi superiori a trenta giorni, in forza di contratti o altri atti unilaterali o a titolo di comodato ovvero in forza di un provvedimento di affidamento in custodia giudiziale in caso di comodato.

La nuova regolamentazione riguarda anche tutti i veicoli intestati a soggetti incapaci: in questo caso l’annotazione dovrà essere effettuata nei confronti del genitore esercente la potestà in caso di mezzo intestato a minore, mentre al tutore nel caso di interdetti o inabilitati.

Come detto, sono esclusi dall’obbligo soltanto i familiari conviventi a colui che è il materiale intestatario del veicolo.

Il regolamento in questione, peraltro, abolisce la cosiddetta targa ripetitrice per i rimorchi, che d’ora in poi saranno soggetti alla targatura ordinaria prevista per tutti gli altri veicoli.

Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” è chiaro che l’intento del ministero dei trasporti è quello di rendere più semplice la contestazione delle infrazioni al codice della strada agli effettivi responsabili, ma sarà davvero complicato stabilire le modalità di attuazione giacché la stessa autovettura può essere in uso a più soggetti o il libretto subire continue annotazioni, in astratto anche 12 all’anno se c’è una successione nell’utilizzo del mezzo fra più soggetti diversi dal proprietario con ciò potendosi determinare una farraginosità delle procedure che andranno sempre a danno dei cittadini anche perché le norme vigenti attribuivano la responsabilità solidale del proprietario del veicolo per le sanzioni al codice della Strada.

4 maggio 2012 0

La categoria B e C del Cocer della Guardia di Finanza stigmatizza l’operato del Governo e del Ministro della Difesa

Di admin

Dai delegati B e C del Cocer della Guardia di Finanza riceviamo e pubblichiamo: Signor  Ministro,  dopo che è stato annunciato al Paese che c’è un esubero di personale nelle Forze Armate e che, nemmeno tanto gradualmente, bisogna procedere ad una drastica riduzione, finalmente ci si accorge che esiste una rappresentanza militare a cui illustrare le decisioni già prese. Ai rappresentanti  del personale in divisa a questo punto si cerca di scaricare  l’ingrato compito: spiegare  al personale che oltre alle pensioni, ai blocchi degli stipendi, allo scippo delle somme sul riordino delle carriere, dall’oggi al domani forse un nutrito gruppo di colleghi non indosserà più la divisa. Un cinismo politico che non può trovarci complici. Questo, scusi l’ardire,  è colpire alle spalle  i servitori dello Stato.  Se Pasolini fosse ancora tra noi non li chiamerebbe più figli del proletariato ma conierebbe una definizione ancora più bassa.

Questa è l’amara  istantanea degli uomini in divisa oggi, oggetto di scherno e rabbia da parte di chi protesta contro il potere. In senso metaforico si può dire che siamo gli eunuchi dello Stato privati del diritto di essere cittadini tra i cittadini  con la negazione dei principi stabiliti dalla carta costituzionale di cui si vuol dare l’interpretazione più restrittiva possibile se si tratta di Forze Armate. Non venga strumentalizzato artatamente  questo  pensiero. Non siamo nostalgici di un mondo che abbiamo lasciato alle spalle  né  integralisti che non si rendano conto del cambiamento che è avvenuto nel mondo. E’ il linguaggio dei  SERVI  di  questo Paese che vede costretta  a fare i conti con una classe DIRIGENTE – cito le parole del Presidente del Consiglio – inetta e disamorata del proprio Paese che ha portato l’Italia  sul baratro del disastro economico/finanziario.  Questo sfascio avrà pur dei responsabili?  Chi   sta  pagando il  prezzo della riscossa è proprio la forza operosa di questa Italia.   I contribuenti onesti  che ieri come oggi stanno facendo a costo di enormi sacrifici la loro parte. Ma c’è un limite  oltre il quale non si può andare . E’ troppo oneroso risollevare l’Italia da questo pantano confidando sempre nel prelievo nelle tasche dei soliti noti  e soprattutto ridurre le spese dello Stato facendo tagli  senza verificare le conseguenze che questi creano al patrimonio umano.

Qualsiasi imprenditore sa che il PATRIMONIO UMANO è la maggiore risorsa di un’azienda. Soltanto  gli uomini dell’alta finanza, si affidano a meri calcoli ragionieristici  per fare quadrare i conti anche se questi vanno a discapito degli uomini. Uno Stato, però, non può fare questo. Esso fonda la propria  esistenza proprio sul popolo e quindi sul patrimonio umano che mai potrà essere rottamato come una carcassa di autovettura. Tagliamo, riduciamo i costi,  ma non sugli uomini. Via i privilegi, via le auto blu, via anche la corsa agli armamenti  ma via anche i tanti generali senza truppa o le sovrapposizioni e doppioni di compiti e competenze tra le varie forze di polizia e/o forze armate. In tempi di vacche grasse tutto passava inosservato oggi anche i cappellani militari fanno notizia se sono un costo. Presidente Monti, il suo Governo invita i cittadini a segnalare dove intervenire per fare tagli. I delegati Cocer  firmatari del presente documento sono pronti a dare il proprio contributo ed essere auditi nelle sedi competenti per fare la propria parte, Signor Ministro della Difesa  provi a crederci, possiamo farlo senza toccare il personale e di conseguenza le famiglie.

E’ noto  a tutti che nonostante una chiara lettera del Signor Presidente del Consiglio sulla necessità di  contenere i costi, le amministrazioni militari prevedono feste ad ogni piè sospinto. Dal Santo d’Arma e/o di Corpo, alla festa d’Arma e/o Corpo, con tanto di cerimonie ad ogni cambio di comandante. Un continuo brindare  che costa alle tasche dei contribuenti cifre assolutamente insostenibili. Ma tant’è la Festa è sacra. Non si tocca. Meglio tagliare gli uomini che lo champagne. Volete limitare i costi della rappresentanza  militare prevedendo  limitazioni di bilancio. Noi del Cocer della Guardia di Finanza diciamo che siamo pronti  a fare un passo in più. Siamo pronti ad autofinanziare la rappresentanza stessa. A condizione che essa sia esterna all’amministrazione. Come un  normale sindacato di categoria.

E’ opportuno che il Parlamento ascolti il popolo. Non si governa senza popolo e noi siamo popolo che il parlamento ha il dovere di ascoltare. E’ giusto che i rappresentati scelgano liberamente i propri rappresentanti,  che ognuno si doti dell’organizzazione che più gli aggrada e che lo Stato intervenga con norme ben precise per limitare lo spazio di manovra negli ambiti previsti dalla Costituzione. Ci ascolti Signor Presidente del Consiglio e Signor Ministro della Difesa e vedrete che non ne sarete delusi. I DELEGATI COCER DELLA CATEGORIA “B” e “C” DELLA GUARDIA DI FINANZA

13 aprile 2012 0

L’A.S.La COBAS: “Il governo Monti si è attrezzato per i giochi di prestigio!”

Di admin

Dall’A.S.La COBAS riceviamo e pubblichiamo: Abbiamo visitato il sito del ministero del Lavoro per capire quanti sono gli esodati, ma dopo una attenta lettura dei vari comunicati ministeriali ci siamo resi conto che con un artifizio linguistico non sono piu’ chiamati esodati ma “Salvaguardati”.

Purtroppo questi giochi non bastano a toglierli dalla condizione di lavoratori cui è stata tolta la serenità perché, d’un tratto, si sono ritrovati senza salario e pensione.

Avevano, infatti, sottoscritto accordi con le proprie aziende che prevedevano un congruo indennizzo per licenziarsi su base volontaria. Quei soldi sarebbero dovuti bastare per vivere in maniera dignitosa sino al conseguimento dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico. Poi, tali requisiti, una volta firmato l’accordo, sono stati stravolti. E l’età pensionabile inasprita. Otterranno l’assegno svariati anni più tardi rispetto al previsto, anche 5 o 6. Frattanto, avranno esaurito l’indennizzo.

E il ministero per prenderli per il “CULO” li chiama “salvaguardati”.

MA SALVAGUARDATI DA CHI?

Intanto il Governo fa sapere che solo 65mila andranno in pensione con le vecchie regole, mentre gli altri (circa 300mila) dovranno apettare anni.

La Fornero ne conta 65mila perchè ha preso in considerazione solamente gli esodati delle grandi aziende. Ma ci sono anche molti ex lavoratori di piccole, medie – ma anche grandi – imprese di cui non si è tenuto conto.

Non si sono presi in considerazione quei lavoratori che hanno sottoscritto accordi di esodo privi dell’ufficialità e dei criteri previsti dalla nuova disciplina, successiva all’accordo stesso, quali il coinvolgimento dei sindacati nazionali o del ministero del lavoro per conferirgli validità. Occorre appurare quanti siano con precisione. Non si può lasciare a piedi nessuno

I giochi di prestigio per trasformare gli esodati in salvaguardati non ha prodotto per i Lavoratori e Le Lavoratrici alcun risultato favorevole , in quanto circa 300mila persone rimarranno nel “limbo”

Pensionati A.S.La COBAS

3 aprile 2012 0

Il Cocer della Guardia di Finanza: “Il governo disconosce la specificità previdenziale del comparto sicurezza-difesa”

Di admin

Dal Cocer della Guardia di Finanza riceviamo e pubblichiamo:

Nella riunione che si è tenuta nella giornata di ieri tra i rappresentanti del ministero dell’economia, in rappresentanza del governo, e le amministrazioni del comparto, il governo Monti ha mostrato grande contrarietà: al principio della specifità del comparto sancito per legge ed alle tutele previdenziali che l’ordinamento ci riconosce.

Ricordiamo al governo Monti che un governo tecnico deve anche attenersi alle leggi dello stato preesistenti ad esso o a limite cassarle (avendone il peso politico) ma senza eluderle, ed esortiamo le maggioranze che sostengono il governo a prendere una posizione netta in merito.

Al governo Monti ed al ministro Fornero – che non ha ancora mantenuto l’impegno di incontrare le oo.Ss. e le rappresentanze del comparto, ribadiamo inoltre, che gli operatori del comparto sicurezza e difesa, rappresentati da un fronte sindacale unito e compatto, alzeranno la voce, intensificando la protesta, finchè non saranno tenute in considerazione le legittime aspettative del personale tutto. IL COCER DELLA GUARDIA DI FINANZA

22 dicembre 2011 0

Manovra, Nencini: “Sì del Psi, ma Monti intervenga su welfare e lavoro”

Di admin

Dalla direzione Psi riceviamo e pubblichiamo: Il Senato ha approvato senza modifiche il testo già licenziato dalla Camera che è stato convertito in legge. Il Psi ha votato sì alla fiducia posta dal governo sul decreto legge sulla manovra economica (6 Dic 2011, n° 201 recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità, il consolidamento dei conti pubblici) e ha dato fiducia al Governo Monti “per senso di responsabilità nei confronti del Paese e per far uscire l’Italia dal disastro economico in cui si trova” avverte Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, ma per il leader socialista “sono necessarie ancora delle riforme per ridare equità al Paese. Daremo una valutazione complessiva dell’azione di governo, infatti, soltanto quando l’esecutivo di Monti presenterà delle misure efficaci sul welfare e sul lavoro”. “Ciò che è stato fatto –continua Nencini –comincia a dare qualche segnale di equità, ma non è sufficiente, il lavoro da fare è ancora tanto”. Il Psi, ha presentato alle commissioni Affari e Bilancio del Senato tre emendamenti, il cui contenuto resterà oggetto delle iniziative politiche dei socialisti. Gli emendamenti, presentati dal Sen. Carlo Vizzini, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, riguardano alcuni temi discussi nel corso dell’ultima riunione della segreteria nazionale del Psi: Il primo escludeva dal ripristino dell’ICI sulla prima casa le abitazioni principali che costituiscono l’unica e sola proprietà immobiliare perché questa “rappresenta il solo salvadanaio sicuro per molti italiani”- commenta il segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini. A questo si aggiunge la contestuale abrogazione dell’esenzione dell’imposta a favore degli edifici di proprietà di enti religiosi adibiti anche ad attività commerciale (quindi “non esclusivamente” commerciali) , “perché – aggiunge il Segretario – in un momento simile tutti sono chiamati a fare dei sacrifici”. ‘L’esercizio a qualsiasi titolo di un’attività commerciale – si legge nell’emendamento- anche nel caso in cui abbia carattere accessorio rispetto alle formalità istituzionali dei soggetti e non sia rivolta a fini di lucro, comporta la decadenza immediata dal beneficio delle esenzioni dell’imposta’. Il secondo emendamento introduceva nell’ordinamento il cosiddetto “prestito forzoso”a carico dei detentori dei grandi patrimoni: ‘in considerazione della eccezionalità della situazione economica e tenuto conto della esigenza di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, ai soggetti che detengono attività finanziarie di importo superiore a 1milione di euro, è fatto obbligo di sottoscrivere, nella misura dello 0,5% del patrimonio, titoli del debito pubblico poliennali. Sui titoli è corrisposto un tasso di interesse corrispondente all’indice dei prezzi al consumo applicabile su base annua- si legge nell’emendamento’. Il terzo emendamento intervieniva sui cosiddetti “costi della politica” eliminando la disposizione che consente ai privati, che contribuiscono a favore dei partiti per importi fino a 50.000 euro, di rimanere occulti. Inoltre, nel medesimo emendamento, si prevede per i contributi ai partiti politici la medesima detraibilità spettante alle Onlus.