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9 ottobre 2018 0

Lo sfogo di Guglielmo Mollicone sulla copertina di Cronaca Vera

Di admin
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ARCE – Gli omicidi di Emanuele Morganti di Alatri e Serena Mollicone di Arce sono tra i fatti di cronaca più eclatanti e dolorosi avvenuti nella provincia di Frosinone.

Il settimanale nazionale Cronaca Vera ne sta dando ampio spazio sulle proprie pagine. La settimana scorsa il giornale diretto da Giuseppe Biselli ha dedicato la copertina allo sfogo della madre del 20enne ucciso ad Alatri. Questa settimana l’ha dedicata invece a Guglielmo Mollicone che, nei giorni in cui sono emerse sostanziali novità nell’indagine sulla morte della figlia Serena, ha fatto appello a due degli indagati perché raccontino ciò che sanno.

Papà Guglielmo ha sempre sostenuto il coinvolgimento di alcuni carabinieri in servizio ad all’epoca dei fatti ad Arce nell’omicidio della figlia; il tempo, la sua caparbietà, e finalmente anche la giustizia, sembra che stiano per dargli ragione. 

4 ottobre 2018 0

Serena Mollicone, mai così vicini alla verità. Papà Guglielmo ai due carabinieri indagati: “Raccontino ciò che sanno”

Di admin

ARCE – Appena qualche anno fa sembrava un caso ormai da archiviare. Una verità inghiottiva dal buco nero dei depistaggi, delle bugie e dall’omertà. Quando anche la procura di Cassino sembrava essersi arresa chiedendo al gip l’archiviazione del caso, l’assassino di Serena Mollicone era vicino all’averla fatta franca.

La testardaggine di un padre, del suo avvocato e di pochissimi altri, convinsero il Gip nel gennaio 2016 a rigettare la richiesta di archiviazione disponendo nuove indagini di polizia scientifica.

Quello è stato il momento focale di una dolorosa vicenda. Una decisione diversa avrebbe gettato la pietra tombale sulla morte della studentessa di Arce.

Mai, come oggi, la verità sembra essere vicina, quasi palpabile. Tre colonne reggono un castello accusatorio che vede indagate cinque persone: tre per omicidio volontario e occultamento di cadavere, il maresciallo Franco Mottola, ex comandante della stazione carabinieri di Arce, il figlio Marco e la moglie Anna; il luogotenente Vincenzo Quatrale per concorso morale nell’omicidio e l’appuntato Francesco Suprano per favoreggiamento.

Delle tre colonne due sono costituite da indagini di polizia scientifica. Una è stata raccolta riesumando dopo 16 anni il corpo di Serena sottoponendolo nuovamente ad una autopsia grazie alla quale è emersa la compatibilità della ferita all’arcata sopraciliare con la scalfitura ritrovata sulla porta dell’alloggio dei Mottola. Porta contro cui, secondo gli investigatori, Serena sarebbe stata scaraventata durante un furibondo pestaggio.

La seconda è emersa in questi giorni e riguarderebbe il nastro adesivo utilizzato per immobilizzare il corpo di serena assicurandole sulla testa una busta di plastica. Sulla colla di quel nastro gli esperti del Ris avrebbero trovato microtracce della vernice, o della vernice del tutto simile a quella che ricopre il locale caldaia di casa Mottola. Non solo, ma anche microscopiche schegge di legno compatibili con il legno di cui è composta la porta incriminata. Due importanti tasselli dell’indagine che danno ancora più spessore alla terza colonna dell’accusa, costituita dalla testimonianza rilasciata dal brigadiere Santino Tuzi alcuni giorni prima che morisse suicida. Una morte su cui ancora si indaga e su cui aleggia il sospetto quantomeno di una istigazione al suicidio. Santino Tuzi, dopo 8 anni di silenzio, raccontò che la mattina del primo giugno, quando Serena scomparve, lui era di piantone in caserma ad Arce e la autorizzò ad entrare per raggiungere l’alloggio dei Mottola. Quando finì il turno, la ragazza ancora non era scesa e quindi non la vide più. Le telecamere non funzionavano o mancavano le registrazioni, quindi manca una prova oggettiva del racconto del brigadiere. Racconto che gli indagati smentiscono sostenendo che Serena non era mai andata a casa loro. Le risultanze delle indagini di polizia scientifica, quindi, sostengono il raccontato da Tuzi.

Quelle riportate, però, sono solo indiscrezioni. L’impressione è che la Procura di Cassino abbia nei suoi fascicoli molti altri elementi per i quali, la rosa degli indagati potrebbe allargarsi anche a chi ha occultato il corpo della ragazza.

Ma Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, spera ancora nella peso insostenibile della coscienza di chi sa e non parla.

“Serena, quella mattina, è stata selvaggiamente picchiata. Si è difesa, avrà urlato e non è possibile che Quatrale e Suprano, gli altri due carabinieri presenti nella caserma non l’abbiano sentita. Come fanno ancora a tacere? Recuperino parte di quella dignità persa e aiutino a fare chiarezza sulla morte di una ragazza di 18 anni”.

Ermanno Amedei

24 novembre 2016 0

Il “No” di Maddé Guglielmo 

Di Antonio Nardelli

Guglielmo Maddé di rifondazione comunista, dopo il turno notturno in fabbrica, davanti i cancelli dello stabilimento Fca di Cassino in occasione della visita di Matteo Renzi e Sergio Marchionne ha detto: “La forza del no è dimostrata dalla militanza di noi lavoratori che in prima mattinata come abitudine consueta ci presentiamo  ai colleghi spiegando le motivazioni per cui si è contrari alla riforma costituzionale, discutendo e parlandone, cosa che questo governo non sta facendo se non attraverso proclami televisivi senza il vero confronto con il proprio elettorato. È ancora più grave pensare che il presidente del consiglio in data odierna visita per la prima volta lo stabilimento  di Cassino per sponsorizzare la sua riforma e non pensare alle varie problematiche dettate dai contratti di solidarietà e dalle condizioni di lavoro e dal clima che nei nostri stabilimenti viviamo quotidianamente a maggior ragione dopo la legge del nuovo mercato del lavoro “Job acts” “che ha tolto i diritti a discapito di un ulteriore potere da parte dell’imprenditore. Noi non ci togliamo il cappello davanti al padrone non vuole essere uno slogan ma rappresentare quella che è la vera democrazia, i veri diritti e il rispetto della dignità dei lavoratori italiani che questo governo e questi imprenditori congiuntamente ci hanno derubato”.