Tag: immondizie

23 luglio 2018 0

Frosinone, le telecamere inchiodano il lanciatore di immondizie: è un 30enne

Di admin
(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({ google_ad_client: "ca-pub-3708340944781441", enable_page_level_ads: true }); FROSINONE – “È stato individuato oggi dagli uomini della polizia locale di Frosinone il trentenne resosi responsabile del lancio di tre grosse buste di immondizia all’interno della scuola di via Mascagni”. Lo si legge in una nota del Comune di Frosinone. “Si tratta di un trentenne di Frosinone. Gli uomini coordinati dal comandante Donato Mauro hanno effettuato, nei giorni scorsi, diverse ricerche a seguito della acquisizione delle immagini da parte delle telecamere comunali, installate nell’ambito del progetto dell’amministrazione Ottaviani “Città in video”. Nella giornata di oggi, l’autore del vergognoso gesto è stato individuato: oltre alla sanzione amministrativa per abbandono di rifiuti di cui l’uomo sarà destinatario, si stanno valutando i profili penali dell’atto commesso, per i quali potrebbe essere necessario procedere innanzi all’autorità giudiziaria. L’auto risulta intestata a una donna del capoluogo, per la quale sarà opportuno verificare anche eventuali concorsi morali nella realizzazione della gravissima condotta e del gesto inqualificabile”.
21 giugno 2018 0

Campi fertilizzati con le immondizie tra Pontecorvo e Cassino, terreni sequestrati e 9 indagati

Di admin

CASSINO – Rifiuti spacciati per compost.  Questa l’ipotesi investigativa su cui stanno lavorando i carabinieri Forestali del Nipaf di Frosinone che, questa mattina, hanno notificato a  ben nove persone l’iscrizione nel registro degli indagati per gestione illecita di rifiuti tra Cassino e Pontecorvo.

I Forestali hanno indagato sullo smaltimento di “ammendante compostato misto” proveniente da un impianto di compostaggio che in realtà lavorava e produceva rifiuti.

A far scattare le indagini sono state le segnalazioni di cittadini di Pontecorvo relativamente ad un cumulo di materiale che produceva odori nauseabondi.

Da una verifica fatta è stato accertato che quel cumulo che di lì a poco sarebbe stato mischiato al terreno con l’intento di fertilizzare, non era altro che rifiuto.

Stessi cumuli sono stati trovati su altri terreni a Cassino, Pontecorvo, Colfelice, Piedimonte San Germano e Cervaro. In alcuni casi, il terreno era già stato lavorato e il finto fertilizzante, è già stato mischiato al terreno. Nei cumuli ancora sparsi compaiono evidenti anche pezzi di plastica.

Sarebbe stato calcolato accertato che l’azienda avrebbe prodotto complessivamente 315 tonnellate di quel materiale. Sono quindi scattati i sequestri dei terreni oggetto dello sversamento e le denunce per i proprietari dei terreni e i responsabili dell’impianto.

Ermanno Amedei

4 aprile 2018 0

VIDEO – Sacchi di amianto e immondizie tra i boschi di Monte Artemisio

Di admin

VELLETRI – Macchie di indecenza umana nella natura incontaminata dei sentieri di monte Artemisio a Velletri. I luoghi in questione sono quanto di più bello il territorio veliterno conservi ma qualcuno, evidentemente, non si rende conto del danno che fa scaricando immondizie che più comodamente, invece, potrebbe scaricare nell’isola ecologica. Ma non solo dato che la discarica spontanea individuata è “arricchita” da lastre di amianto.

A scoprirlo sono stati alcuni appassionati di Mountain bike che, partiti da Velletri, dopo essersi inerpicati per via dei Laghi in direzione Nemi, hanno deciso di “imbucare” un sentiero sterrato che li avrebbe portati nel bosco. Fatte alcune decine di metri si sono imbattuti in quello che è sembrato essere il risultato della pulizia di un garage. Rifiuti di ogni genere, da giocattoli ad utensili in disuso, roba che poteva essere smaltita nell’isola ecologica. Poco più avanti, invece, alcuni sacchi bianchi e chiusi hanno incuriosito i ciclisti che hanno deciso di scoprire cosa contenessero bucandone uno. Celavano pezzi di lastre di ethernit, il materiale contenente le temibili fibre di asbesto la cui rimozione da strutture edili deve essere effettuata con prudenza e da personale specializzato per poi essere smaltite in apposite strutture. Procedura che, evidentemente, qualcuno ha accelerato in maniera criminale e che oggi ha arredato lo splendido bosco alle pendici di monte Artemisio. Ermanno Amedei

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21 gennaio 2017 0

Cumuli di immondizie “sostano” nel parcheggio di piazza Garibaldi a Cassino

Di admin

Cassino – E’ indecente lo stato in cui versa il parcheggio interrato in piazza Garibaldi a Cassino. Uno ampio spazio proprio davanti alla stazione ferroviaria, il luogo più comodo dove parcheggiare l’auto per poi prendere il treno, ha degli angoli in cui, invece delle auto sono parcheggiati cumuli di immondizie. Il vento fa certamente la sua parte accumulandovi foglie strappate da alberi che certamente non crescono nel parcheggio, ma la mancanza di un servizio di pulizia è palese e oltre alle foglie vi si accumulano carte e rifiuti di ogni genere. Chi lo gestisce dovrebbe provvedere anche alla sua pulizia.

Ermanno Amedei

14 ottobre 2016 0

Si ribalta il camion delle immondizie a San Giovanni Incarico, conducente in gravi condizioni

Di admin

San Giovanni Incarico – Il conducente di un camion compattatore per le immondizie è rimasto gravemente ferito oggi a San Giovanni Incarico a causa del ribaltamento del mezzo.

L’incidente è avvenuto in via Civita Farnese poco dopo le 9 di questa mattina. Il mezzo, per cause ancora al vaglio delle forze dell’ordine, si è ribaltato; non si esclude per un guasto meccanico o per una imprudenza del conducente.

Per soccorrere il ferito, gli operatori del 118, hanno chiesto l’intervento di una eliambulanza per trasportarlo d’urgenza a Roma. Le condizioni del 50enne sono gravi.

26 settembre 2016 0

Camion immondizie incendiato a Minturno, indagini in corso

Di admin

Minturno – Un camion delle immondizie, questa mattina, è stato parzialmente distrutto da un incendio a Minturno. Gli operai si sono fermati per fare colazione e quando sono usciti dal bar, hanno trovano il mezzo in fiamme.

E’ accaduto a Marina di Minturno, non molto lontano dal depuratore. Alle 6 circa, il camion compattatore dei rifiuti è stato avvolto dalle fiamme che, da una prima ricostruzione, sembrano essersi sprigionate dalla cabina di guida. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco di Gaeta che oltre a domare il rogo nella cabina, hanno dovuto praticare dei tagli al cassone per spegnere le fiamme anche tra le immondizie.  Si indaga per stabilire cosa possa aver innescato l’incendio.

28 maggio 2009 0

La camorra investe nelle immondizie

Di redazione

Che la camorra investisse nella raccolta e smaltimento dei rifiuti lo si sospettava, adesso però gli investigatori sostengono di aver trovato prove sul fatto che addiriIn data odierna, sono state eseguite ordinanttura i clan gestivano aziende nel settore. Oggi, ordinanze di sequestri e di misure cautelari sono state emesse, a seguito di complesse indagini coordinate dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, nei confronti di BELFORTE Salvatore, capo dell’omonimo clan operante nel Casertano, e di altri esponenti di spicco del citato clan, tutti titolari di attività imprenditoriali. I reati contestati sono: associazione per delinquere di stampo camorristico, traffico illecito organizzato di rifiuti e truffa aggravata ai danni di Ente Pubblico, riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita, estorsione, reati tutti aggravati dalla finalità dell’agevolazione mafiosa. L’attività rappresenta un vero e proprio traguardo investigativo in quanto è la prima volta che si dimostra giudiziariamente la gestione diretta da parte della camorra di società operanti nel settore dei rifiuti per mezzo delle quali si riciclavano capitali del clan proprio nel settore dei rifiuti. L’operazione odierna – condotta in perfetta sinergia da un pool Interforze composto per l’alta specializzazione dai Carabinieri del Comando Tutela Ambiente di Roma e di Caserta e dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Marcianise – segna una tappa fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata in quanto si riusciti a dimostrare che esponenti apicali di clan camorristici – il capoclan BELFORTE Salvatore – da lungo tempo si sono inseriti nella gestione dei rifiuti mediante società direttamente da loro gestite: è il caso della SEM, direttamente controllata dal clan BELFORTE. In tali società venivano convogliati i proventi delle attività illecite del clan, quali il traffico di droga ed i ricavi delle estorsioni e dell’usura, e venivano utilizzati per operare nel delicato settore della gestione dei rifiuti, in precedenza gestito da imprese del Nord. I mezzi con cui le società camorristiche ottenevano la supremazia del mercato erano molteplici: Le società camorristiche, sfruttando il totale controllo del territorio grazie alla operatività “militare” del clan di appartenenza, avevano grosse disponibilità di denaro da utilizzare per le attività imprenditoriali tanto da assumere una vera e propria posizione monopolistica nel settore dell’intermediazione dei rifiuti. La società SEM, gestita dal clan BELFORTE, aveva la capacità di legarsi ad analoghe società riferibili ad altri gruppi camorristici operanti nel medesimo settore dei rifiuti anche grazie ad “alleanze” criminali. La società SEM otteneva appalti pubblici anche grazie alla compiacenza di pubblici funzionari anche in assenza delle necessarie iscrizioni: è il caso degli appalti per le bonifiche degli alvei effettuate dalla RECAM. Il danno per l’Ente pubblico è enorme: di qui la contestazione anche del reato di truffa aggravata. L’attività di indagine si è focalizzata sull’analisi del settore dei rifiuti ed ha consentito di appurare che il clan BELFORTE – operante nella zona di Marcianise e nei paesi limitrofi – ha assunto, anche in tale ambito ed accanto ai settori “tradizionali” di operatività del clan camorristico, una posizione dominante. L’organizzazione criminale è riuscita, pertanto, ad acquisire enormi disponibilità finanziarie che ha poi reimpiegato – tramite una fitta rete societaria e di prestanome – nel medesimo settore imprenditoriale e nelle acquisizioni immobiliari. L’attività investigativa è stata veramente impegnativa e complessa atteso che gli indagati hanno operato, per lungo tempo, indisturbati avendo la possibilità di realizzare un vero e proprio impero imprenditoriale e di creare una “cortina” di legalità tesa a celare gli investimenti illeciti. E’ stato, pertanto, necessario effettuare una certosina ricostruzione finanziaria e patrimoniale delle consistenze economiche e patrimoniali degli indagati e dei soggetti ad essi collegati; le risultanze di tali accertamenti – incrociate con i risultati di approfonditi ed estesi controlli bancari – hanno, infine, consentito di verificare la provenienza illecita delle consistenze patrimoniali, bancarie e societarie del gruppo criminale e di ottenerne una precisa “mappatura” . Tali dati sono risultati perfettamente collimanti con le convergenti dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia un tempo affiliati a diversi clan del casertano. E’ stato così possibile ricostruire un quadro indiziario diretto ed efficace dell’infiltrazione del sodalizio di criminalità organizzata e specificamente accertare che il clan “BELFORTE” e/o “Mazzacane” di Marcianise opera anche nel settore della gestione dei rifiuti con modalità illecite, tanto che appare configurabile anche il delitto di traffico organizzato illecito degli stessi. Le attività investigative hanno dimostrato che il motore intorno al quale ruotano le attività del clan criminale sono proprio le diverse società gestite da due imprenditori camorristi. Nel caso dell’attività di intermediazione per lo smaltimento dei rifiuti svolta dalla diverse ditte riferibili al clan BELFORTE, il dato documentale risulta essere certamente di elevata caratura investigativa; esso va perfettamente a riscontrare gli esiti delle intercettazioni telefoniche. L’organizzazione camorristica ha articolato le proprie attività mediante quattro distinti ambiti operativi, e più precisamente mediante: l’apparente intermediazione dello smaltimento dei rifiuti svolta dalle società CEPI ed ECOMEDITERRANEA; infatti, il clan camorristico impone alle piccole e medie attività artigianali di avvalersi, per lo smaltimento dei rifiuti prodotti, di impianti individuati per loro conto dalla CEPI e dalla ECOMEDITERRANEA, ovvero società di intermediazione di rifiuti direttamente controllate dal clan BELFORTE; la predisposizione di una filiera di società senza alcuna struttura impiantistica c.d. “società cartiere” per essere utilizzate, da parte del clan BELFORTE, esclusivamente per operare “giri” di fatture false (c.d. f.o.i.) onde dissimulare gli ingenti e soprattutto ingiusti profitti derivanti anche dal traffico organizzato illecito dei rifiuti; sono le società SAMA s.a.s, NICO s.a.s, WASTE SERVICE srl; la predisposizione di una filiera di società dotate di impiantistica per le attività di recupero/smaltimento dei rifiuti: ECOPARTENOPE s.r.l, SEM s.p.a, ENERTRADE s.r.l, BIOCOM s.a.s; l’imposizione del pagamento di somme a titolo di estorsione nei confronti delle ditte operanti nel settore della gestione dei rifiuti, dislocate sul territorio di propria pertinenza (si ricordano le operazioni “PIZZO SUL PIZZO” e “SCACCO AL RE” aventi ad oggetto le estorsioni effettuate ai danni degli imprenditori operanti nel casertano RICCI della ECOREC s.r.l. e IAVAZZI della IMPRESUD srl). L’effetto dell’intromissione degli interessi camorristici nello sviluppo del “libero mercato” è devastante in quanto è tanto invasivo da provocarne la distorsione dei meccanismi essenziali: dall’analisi dei bilanci e dei singoli atti di gestione delle società (dei quali si darà conto nella pagine che seguono) non sono stati rinvenuti criteri gestionali connotati da quell’economicità cui dovrebbe tendere ogni gestione imprenditoriale. In altri termini, le società “controllate” dal clan o “collegate” ad esso alterano il sistema in quanto non sono tenute a seguirne le regole; esse, infatti, non perseguendo l’ordinaria finalità imprenditoriale finiscono per sovvertire tutte le regole e le dinamiche del mercato. Esse, non perseguono la finalità del conseguimento dell’“utile”, ma quella – diversa se non opposta – della “ripulitura” dei capitali illeciti; si tratta di società che, pertanto, sono create per effettuare tali operazioni “costi quel che costi”. Da quanto detto, si evince quanto sia forte lo scollamento dalle ordinarie regole imprenditoriali. Il riscontro dell’anormalità dei flussi economici di queste società è dato dagli esiti degli accertamenti effettuati mediante le dettagliate analisi dei bilanci (laddove presentati) ed i riscontri dei flussi bancari. Infatti, si è appurato che molte società hanno ricevuto enormi finanziamenti in contanti (talvolta per milioni di euro) da parte dei soci oppure mediante bonifici bancari: è la classica tecnica del riciclaggio. La SEM, ad esempio, ha avuto iniezioni di denaro liquido a titolo di finanziamento soci e versamenti in contanti per circa dieci milioni di euro nell’arco di un quinquennio con contestuali prelievi in contanti e fatturazioni false in modo da far ritornare il denaro “ripulito” nella disponibilità del clan. Sono state accertate anche ulteriori cointeressenze tra i clan camorristici operanti nel casertano con le aziende operanti nel settore dei rifiuti e le loro propaggini in altre regioni, come nel Lazio, ove sono stati operati significativi sequestri di società e di immobili riconducibili al clan BELFORTE.

17 aprile 2009 0

Bombolette di anidrite solforosa tra le immondizie, sei intossicati

Di redazione

Sei dipendenti dell’azienda che raccoglie i rifiuti nel comune di Cori (Lt) sono rimasti intossivcati questa mattina a causa di alcune bombolette conteneti anidrite solforosa. I malori sono stati avvertiti subito dopo il turno di lavoro. Al seguito dell’autocompattatore, gli operatori ecologici avevano raccolte le immondizie dai cassonetti della cittadina. Uno di essi conteneva le bombolette e, quando sono entrate nella pressa del compattatore, sono esplose facendo fuoriuscire la sostanza che è stata inalata dai sei lavoratori. In pochissimo tempo hanno avvertito i primi malori e sono stati allertati i vigili del fuoco e l’Arpa Lazio. Mentre gli intossicati sono stati trasportati in ospedale, i pompieri sono risaliti alle bombolette.