Tag: imprenditore

27 Marzo 2019 0

Incidente di caccia in Scozia, muore imprenditore 42enne di Lariano

Di admin
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LARIANO – Lariano in lutto per la morte di Marco Cavola, l’imprenditore 42enne rimasto ucciso in un tragico incidente di caccia in Scozia. L’uomo, noto imprenditore e titolare di una ditta edile di Lariano, era partito domenica insieme a due amici e concittadini, diretti in una riserva di caccia nei pressi di Dundee in Scozia.

Sarebbero dovuti rimanere lì fino a venerdì. Lunedì, però, si è verificata la tragedia. Il suo amico, e compagno di caccia avrebbe accidentalmente esploso un colpo di fucile mentre erano appostati nel capanno in attesa dei colombacci.

Un colpo che ha centrato alla nuca Cavola uccidendolo all’istante. Immediatamente sul posto sono arrivati i soccorritori e gli agenti di polizia che hanno iniziato a verificare i racconti dei testimoni. Non ci sarebbero dubbi sul fatto che la tragedia sia il frutto di un incidente di caccia ma le indagini procedono. Questa mattina sono partiti per la scozia i parenti sia della vittima per riportarla a casa, sia dell’atro uomo che ha necessità di assistenza legale.

Ermanno Amedei

10 Marzo 2019 0

Arrestato il pirata di San Donato, è un imprenditore di Gallinaro

Di admin

SAN DONATO VAl COMINO – L’arresto di C.B. 75enne imprenditore di Gallinaro (Fr), è scattato poco dopo la mezzanotte, circa due ore dopo aver investito ed ucciso a San Donato Valcomino Patrasc Ferent, 52enne originario della Romania. Il 75enne alla guida di un’Alfa 147 lungo la Strada Regionale 509, traversa Fontana, ha investito il 52enne uccidendolo e dandosi alla fuga. Immediate le indagini dei carabinieri della stazione di San Donato Val Comino direttamente coordinati dal colonnello Fabio Cagnazzo, comandante provinciale, hanno raccolto elementi che hanno permesso loro di arrivare all’imprenditore, che rintracciato e sottoposto ad esame etilometro, è risultato positivo all’alcool test (tasso 0,55) arrestandolo per omicidio stradale.

La macchina è stata sequestrata e l’uomo è stato posto agli arresti domiciliari.

28 Febbraio 2019 0

Giovane imprenditore truffato a Sora, due dipendenti sotto processo

Di admin

SORA – Truffa a danno di un giovane imprenditore di Sora per un valore di circa 18mila euro, perpetrata dai suoi dipendenti. L’operazione di servizio è stata avviata a seguito di una querela, presentata presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino da parte del rappresentante legale di una società, operante nel settore dell’abbigliamento sportivo. L’imprenditore ha notato alcune incongruenze nella primavera del 2018 tra il gestionale di magazzino e la merce fisicamente disponibile, inferiore rispetto a quella segnalata dall’applicativo informatico, relativo al punto vendita di Sora. Tali anomalie lo hanno insospettito al punto da spingerlo a presentare querela. I Finanzieri di Sora, dopo aver ricevuto formale delega da parte dall’A.G. inquirente, hanno avviato una specifica attività di indagine, ricostruendo minuziosamente le modalità mediante le quali i due dipendenti del punto vendita della cittadina volsca attuavano il loro piano criminoso. I due dipendenti, ora licenziati, in complicità tra loro, sono riusciti ad alterare le giacenze dei prodotti del magazzino intervenendo sul software, registrando la vendita e successivamente rettificando la cessione attraverso la simulazione di un reso a causa di un articolo difettoso oppure cedendo la merce senza rilasciare lo scontrino fiscale e senza apportare alcuna variazione al magazzino. Sono riusciti, così, ad impossessarsi non solo della merce presente in negozio, che utilizzavano personalmente o che cedevano, in alcune occasioni, gratuitamente a terzi, ma anche di denaro contante prelevato dall’incasso giornaliero, operazione questa semplice da attuare non emettendo lo scontrino fiscale esponendo, tra l’altro, l’ignaro imprenditore a possibili sanzioni amministrative. Complessivamente, tra merce e denaro sottratto, il danno ammonta a circa 18.000 euro. I fatti sono stati ricostruiti anche grazie all’ausilio del sistema di videosorveglianza a circuito chiuso di cui è dotato il punto vendita le cui immagini hanno definitivamente inchiodato i due giovani che sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria per appropriazione indebita con l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso di prestazione d’opera. La Procura della Repubblica di Cassino ha emesso avviso di conclusione delle indagini per i reati ascritti con contestuale rinvio a giudizio. I cittadini onesti, le imprese e i professionisti che rispettano le regole possono trovare nella Guardia di Finanza un sicuro punto di riferimento.

10 Luglio 2018 0

Arrestato l’imprenditore e il faccendiere dei “Panama Papers”

Di admin

ROMA – I finanzieri di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale capitolino nei confronti di 2 soggetti, indagati per i reati di truffa aggravata e indebita compensazione di debiti tributari e previdenziali con crediti inesistenti. Si tratta del professionista romano Gian Luca Apolloni, operante in Italia e all’estero, emerso nel contesto dell’inchiesta giornalistica “Panama Papers”, e dell’imprenditore Roberto Laganà, titolare della RTS società cooperativa, attiva nel settore dell’intermediazione di forza lavoro. Apolloni è già noto alle cronache giudiziarie: il 17 luglio 2013 è stato arrestato per delitti tributari a seguito di indagini condotte dalla D.D.A. di Bologna, nel cui ambito erano peraltro emersi collegamenti con Massimo Ciancimino, figlio di Vito, già sindaco di Palermo e legato a Cosa Nostra. Il 15 maggio u.s., invece, è stato tradotto in carcere a San Vittore a disposizione dell’Autorità Giudiziaria milanese, dove si trova tuttora, per il coinvolgimento in reati fallimentari. L’indagine, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha preso avvio proprio dalle rivelazioni dell’“International Consortium of Investigative Journalists”, il quale ha pubblicato on line i dati dello studio legale panamense “Mossack Fonseca”. Le attività investigative eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma congiuntamente all’Ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Entrate, hanno delineato la figura del professionista quale intermediario nella creazione di oltre 200 “società schermo” a Panama, collegate a ulteriori imprese aventi sede a Samoa, Bahamas, Anguilla, Isole Vergini Britanniche e Cipro. Attraverso indagini tecniche e perquisizioni, i Finanzieri hanno scoperto che la società RTS, per neutralizzare i propri debiti fiscali e previdenziali, ha eseguito numerose compensazioni indebite – tramite presentazione di modelli di pagamento F24 relativi a crediti d’imposta inesistenti – per oltre 15 milioni di euro, azzerando fraudolentemente le citate posizioni debitorie. La società, su direttive di Apolloni, simulava investimenti in aree disagiate del sud-Italia per vantare crediti d’imposta fittizi utilizzando il codice tributo legato ai programmi di defiscalizzazione per incentivare lo sviluppo di quartieri e aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale. Le risultanze investigative sono state confermate da una verifica fiscale eseguita nei confronti della società, che ha tra l’altro consentito, grazie al coordinamento con la Procura della Repubblica e la Direzione Metropolitana dell’INPS, di impedire il rilascio del D.U.R.C. (Documento Unico di Regolarità Contributiva) richiesto dalla cooperativa agli Uffici del lavoro. Infine, Apolloni ha truffato numerose persone che si erano rivolte a lui, su suggerimento di funzionari di una banca lussemburghese, per gestire le operazioni di rientro di capitali detenuti all’estero tramite la procedura della voluntary disclosure. Spacciandosi per commercialista e professore di diritto tributario, il protagonista della frode proponeva ai malcapitati di occuparsi in prima persona delle incombenze del caso, chiedeva lauti compensi a titolo di competenze professionali e si faceva accreditare le somme apparentemente necessarie per il pagamento – in realtà mai avvenuto – delle imposte dovute: il tutto per una truffa da circa 2 milioni di euro ai danni di 8 vittime, clienti del professionista. “L’Apolloni – evidenzia il GIP – non ha avuto particolari problemi a carpire la buona fede degli interessati e a farsi consegnare le somme che anziché versare all’Erario incassava a suo proprio esclusivo vantaggio”, approfittando sia della “età avanzata di alcune delle persone offese che della sussistenza di una normativa che, per la sua novità e la sua difficoltà interpretativa ed esecutiva rendeva oggettivamente necessario ricorrere all’ausilio di una persona qualificata professionalmente”. Contestualmente all’esecuzione delle predette misure cautelari personali, le Fiamme Gialle hanno sottoposto a sequestro, su disposizione dell’A.G., immobili, terreni e conti correnti per un valore di oltre 35 milioni di euro, anche sulla base di convergenti risultanze investigative della Procura della Repubblica di Milano, riguardanti la RTS e altre imprese di cui Apolloni era consulente.

24 Aprile 2018 0

Denunciato dal Nas e dalla Asl un imprenditore agricolo per “sfruttamento del lavoro”

Di redazionecassino1

VILLA LATINA –  I Carabinieri della locale Stazione di Atina, unitamente ai colleghi del N.A.S. di Latina e dell’ASL di Sora, nell’ambito di predisposti servizi tesi a verificare l’osservanza delle norme cui sono sottoposti i titolari delle aziende di allevamento di ovini e caprini, hanno proceduto al deferimento in stato di libertà di un 58enne del luogo, titolare di un’azienda sita in Villa Latina, per il reato di “sfruttamento del lavoro”. 

Nel corso dell’attività svolta i militari operanti hanno rilevato gravi carenze igienico-sanitarie nella struttura adibita alla lavorazione del latte per cui hanno disposto l’immediata sospensione dell’attività produttiva. I Carabinieri, inoltre, hanno verificato la presenza nell’azienda di dodici cani, sprovvisti di microchip identificativo, e di due cittadini di nazionalità rumena che dichiaravano di prestare attività lavorativa presso l’ azienda, senza aver mai sottoscritto un regolare contratto, lavorando 17 ore giornaliere, percependo vitto e alloggio senza alcun compenso. Per tali inadempienze  i militari operanti hanno proceduto ad elevare rispettivamente una violazione amministrativa di duemila euro e procedere al deferimento in stato di libertà a carico del titolare dell’azienda per la violazione del reato di sfruttamento del lavoro.

11 Aprile 2018 0

Roma Barcellona, sventato da polizia tentativo di sequestro imprenditore durante partita

Di admin

ROMA – Ieri sera,  gli agenti della Squadra Mobile e del commissariato “San Basilio”, nell’ambito di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma – Gruppo Reati contro il Patrimonio ed al termine di un concitato intervento, hanno sventato un sequestro di persona a scopo di rapina ai danni di un imprenditore romano, smantellando una pericolosa banda di rapinatori composta da tre persone.

In particolare, a seguito di un articolato servizio di pedinamento iniziato sin dalle prime ore della mattina di ieri, la polizia ha arrestato in flagranza M. M. bosniaco di 67 anni pluripregiudicato per reati contro il patrimonio, S.S.romano di 58 anni, anch’egli con precedenti per rapina e P.D.S. 50enne romano, mentre si stavano preparando, armati di pistola e muniti di passamontagna e scalda collo per travisarsi, a sequestrare un imprenditore e rapinarlo dei suoi averi nei pressi della sua abitazione sita a ridosso dello stadio Olimpico.

L’operazione, è scattata nel momento in cui alcuni operatori hanno braccato i tre rapinatori che stavano predisponendo l’ingresso all’interno della villa con al seguito del nastro isolante da utilizzare per immobilizzare la vittima e minacciarla con una pistola clandestina rinvenuta indosso ad uno dei banditi.

Nella circostanza i malviventi, approfittando del nutrito dispositivo delle Forze di Polizia presenti allo stadio per l’incontro di calcio di Champion’s League Roma-Barcellona, si erano appostati in una via residenziale proprio nei pressi del Ministero degli Affari Esteri, che si prestava – anche per lo scarso traffico – a teatro ideale per accedere indisturbati nella villa e per portare a termine il colpo.

Il gruppo di rapinatori smantellato era composto da persone dall’età superiore ai 50 anni, due soggetti romani ed un cittadino bosniaco, quest’ultimo con vari precedenti contro il patrimonio e già appartenente alla nota banda denominata “Pink Panthers” responsabile di numerose rapine nelle gioiellerie di vari paesi del mondo.

Tutti gli arrestati, ai quali sono stati contestati i reati di tentato sequestro di persona a scopo di rapina e porto di arma clandestina, sono stati associati alla Casa Circondariale di Regina Coeli a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Sono in corso indagini al fine di ricostruire altre rapine consumate da parte degli arrestati e di individuare ulteriori complici.

2 Marzo 2018 0

Camorra, tesoro da 22 milioni di euro confiscati all’imprenditore Zangrillo

Di admin

FORMIA – “La Direzione Investigativa Antimafia di Roma, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale penale di Latina – Sezione Misure di Prevenzione – su proposta del Direttore della D.I.A., ha confiscato a Formia (LT) ed in altre località delle province di Latina, a Frosinone, a Napoli e ad Isernia, il patrimonio dell’imprenditore Vincenzo Zangrillo ritenuto vicino al clan dei casalesi”.

Lo si legge in una nota stampa della Dia di Roma.

“Con un passato di fabbro-carrozziere, nel corso degli anni Zagrillo ha fatto registrare un’improvvisa e quanto mai ingiustificata espansione economica, affermandosi come imprenditore in svariati settori commerciali, divenendo titolare, direttamente e/o indirettamente, di numerose società operanti nei settori del trasporto merci su strada, del commercio all’ingrosso, dello smaltimento di rifiuti, della locazione immobiliare e del commercio di autovetture. Le investigazioni della D.I.A. hanno permesso di dimostrare il nesso tra l’espansione del suo patrimonio individuale e imprenditoriale (a fronte di redditi dichiarati al fisco nettamente inferiori alle reali capacità economiche) e le attività illecite da lui commesse nel corso degli anni, tra cui spiccano il traffico internazionale di sostanze stupefacenti e di rifiuti illeciti, nonché l’associazione a delinquere, il riciclaggio e il traffico internazionale di autoveicoli, reati per i quali risulta anche essere stato arrestato. Tra i beni oggetto dell’odierna confisca, nella disponibilità dello Zangrillo e del suo nucleo familiare, vi sono circa 200 mezzi (autoarticolati, autovetture, motocicli, furgoni), 150 immobili (abitazioni, uffici, opifici e magazzini), 21 ettari di terreni ubicati nelle province di Latina e Frosinone, 6 società, 21 conti correnti e rapporti bancari di varia natura, per un valore complessivo di oltre 22 milioni di euro”.

1 Marzo 2018 0

Agguato nel garage di casa, imprenditore di Latina pestato e rapinato

Di admin

LATINA – Lo hanno aspettato che rientrasse nel garage della sua villa a Latina per aggredirlo, immobilizzarlo e rapinarlo.

La vittima è un imprenditore che ieri sera alle 22.30 ha fatto ritorno a casa e ad attenderlo, non appena uscito dall’auto c’erano tre persone a volto travisato, di cui una armata di pistola, che dopo avergli legato le mani con fascette di plastica e bendato il volto con una sciarpa, lo colpivano con calci e pugni trascinandolo all’interno dell’abitazione.

L’imprenditore è stato costretto a consegnare il portafogli contenente la somma contante di 600 euro, carte di credito e documenti vari, nonché ulteriore somma contante di euro 4.500 custodita interno della propria abitazione. I malfattori si sono dati così alla fuga a bordo dell’autovettura trafugata.

Il malcapitato, solo all’1circa, dopo essersi liberato e chiesto soccorso, è stato trasportato all’ospedale civile Santa Maria Goretti e riscontrato affetto da “trauma cranico – trauma facciale con trauma piramide nasale – trauma emicostato di sx” giudicato guaribile gg. 10.

La sua auto è stata rinvenuta completamente bruciata alle 5 di questa mattina a Pomezia (Rm).

I carabinieri indagano per risalire agli autori del fatto.

27 Febbraio 2018 0

Frode nelle pubbliche Forniture, prosciolto l’imprenditore Casinelli

Di admin

FROSINONE – Alessandro Casinelli è stato prosciolto con formula piena. In data 22 dicembre 2017, per l’imprenditore sorano si è chiusa definitivamente la vicenda giudiziaria legata ad una fornitura sanitaria dell’azienda di cui è amministratore.

L’ipotesi di reato contestata era la frode nelle pubbliche forniture.

L’indagine è nata nel 2009 ed è stata portata avanti dai finanzieri di Frosinone che hanno passato al setaccio una fornitura di materiale sanitario fatta alla Asl di Frosinone. Irregolarità per poche decine di euro a fronte di una fornitura di oltre un milione di euro. A fine anno, il tribunale di Frosinone lo ha prosciolto.

Ermanno Amedei

7 Novembre 2017 0

Cava estrattiva vicino al bosco, denunciato imprenditore e sindaco del Cassinate

Di admin

CASSINATE – Questa mattina il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (N.I.P.A.A.F.) del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone ha eseguito un decreto di sequestro di parte di una cava di estrazione di inerti nel Cassinate emesso dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Cassino, che ha accolto le richieste della competente Procura della Repubblica in relazione ad una violazione di vincoli paesaggistici. In particolare i controlli del N.I.P.A.A.F. hanno accertato che la società che gestisce l’estrazione di inerti effettuava la propria attività su terreni individuati nel PTPR della Regione Lazio quali aree sottoposte a vincolo paesaggistico per la presenza di bosco. L’indagine ha altresì verificato come l’attività estrattiva avviene in virtù di una autorizzazione comunale che consente l’estrazione in base ad una certificazione urbanistica che non rileva la presenza di bosco nelle aree interessate. Proprio il cambio di destinazione urbanistica, facendo figurare le particelle catastali come non ricadenti in zona boscata, è stato determinante ai fini del rilascio dell’autorizzazione all’ampliamento della coltivazione della cava senza la necessaria autorizzazione paesaggistica. Per tali motivi risultano indagati gli amministratori della società e il sindaco del Comune, firmatario dell’autorizzazione all’ampliamento della cava, a vario titolo per abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale, distruzione o deturpazione di bellezze naturali e opere eseguite su beni paesaggistici in assenza o violazione di autorizzazione.