Tag: ispirazione

21 ottobre 2016 0

Patch Adams, a Bari con il nuovo tour “Centodieci è ispirazione” di Mediolanum corporate University

Di admin
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Dall’organizzazione dell’evento riceviamo e pubblichiamo

Un viaggio speciale da “un luogo di buio a un luogo di luce” attraverso l’approfondimento di temi quali la fiducia, la forza dell’amore e lo sguardo positivo al futuro: visto il successo dello scorso anno riparte da Bari il nuovo tour sul territorio di Mediolanum Corporate University (MCU) con “Patch” Adams, il padre della terapia del sorriso, nota come Clownterapia.

L’appuntamento è per domenica 23 ottobre alle ore 21.00 presso il Teatro Petruzzelli.

L’evento si inserisce nel programma “Centodieci è Ispirazione”, il ciclo di incontri che l’istituto educativo di Banca Mediolanum dedica alla propria community con l’intento di favorire il contatto diretto con personalità che incarnano modelli d’eccellenza in diversi settori professionali.

“Le idee vivono nei loro testimoni, in coloro che le sviluppano con passione e che si identificano in esse”. E’ questo il motto con cui MCU sceglie i propri testimonial, in quanto esempi a cui riferirsi: con il loro entusiasmo hanno reso possibili nuovi percorsi, permettendo alla Società di raggiungere inediti traguardi. Se i modelli sono da sempre ritenuti essenziali per il progresso dell’umanità, nella filosofia come nell’arte, in politica come nella scienza, il terzo millennio porta con sé la possibilità di intrecciare una relazione nuova con tali figure eccellenti.

Lo spettacolo è gratuito previa prenotazione sul sito web www.centodieci.it

7 agosto 2010 0

Le “Marie” di Gallinaro, ispirazione di bellezza per artisti dell’800

Di redazione

E’ incredibile quante vicende si sono svolte in Ciociaria e la Valcomino è stata una miniera di tali vicende incredibili e uniche. Una di queste sono state le modelle e i modelli di artista, prima a Roma agli inizi del 1800 e poi a Parigi e anche a Londra nella seconda metà del secolo: è dalla Valcomino che originavano quasi nella totalità. In queste montagne sconosciute e appartate doveva respirarsi, all’epoca, un’aria particolare, un’atmosfera differente, poiché le donne e gli uomini che vi crescevano e in grande quantità erano famosi e ricercatissimi dagli artisti europei per la loro bellezza e prestanza nonché per la perfezione delle loro forme e la grazia dei loro portamenti. Tutti gli artisti europei a Roma, a Parigi e a Londra ricorrevano alle modelle e ai modelli ciociari per le loro opere, a partire dai massimi quali Cézanne, Corot, Rodin, Matisse, perfino Picasso, e poi Leighton, Feuerbach, tanto per citare dei nomi. E per una scultura che viene considerata il capolavoro dell’Otto-Novecento europeo posò una ragazza di Gallinaro dal destino inimmaginabile. La scultura è la celebre ‘Eva’ di Rodin, la cosiddetta ‘Prima Eva’ o l’’Eva incompiuta’. Siamo verso il 1882 e Maria Apruzzese, è lei la modella di Gallinaro, ha 18 anni, bellissima, dal corpo sfolgorante e slanciato, come la scultura documenta e eterna. Rodin ne plasma e modella il corpo nella creta e dopo numerose sedute l’opera è in gran parte completa ma ad un certo punto l’artista cominciò a notare delle discrepanze e delle divergenze, seduta dopo seduta, tra la scultura e il corpo della splendida Maria in posa nuda davanti a lui e ai numerosi allievi: sembrava che durante la notte qualche spirito burlesco disfacesse quanto l’artista modellava il giorno. Ci volle un bel po’ di tempo prima che il grande artista si rendesse conto che Maria era incinta! Ed ecco perché questo capolavoro inaudito è rimasto incompiuto e ne possiamo ammirare il gesso poiché l’artista tale lo lasciò, venendo a mancargli la modella. Rodin riprese il motivo dell’Eva ma in altri formati e in altre posizioni e con altre modelle. Ognuno può farsi una idea di questa Eva osservandone la posizione. Fiumi di inchiostro si sono spesi nella interpretazione di quel gesto dell’Eva, quelle braccia a proteggersi il viso…. E il corpo è quello di Maria, di Gallinaro. In quel periodo tra gli allievi di Rodin presenti ogni giorno nel suo laboratorio vi era anche un gruppo di giovani scozzesi ansiosi di apprendere l’arte della scultura e tra di questi anche il rampollo di un antico casato nobiliare di quella regione quasi all’estremo Nord del Paese. Un Baronetto, si legge nello stemma araldico. E tra Maria e il giovane Sir scozzese nacque l’amore, per cui si sposarono e l’anno dopo nacque il bambinello, il primo di quattro. Maria naturalmente divenne anche lei baronessa e prese possesso con il marito della loro baronia perduta nel bel verde della Scozia settentrionale, possedimento che è sempre lì. Ecco perché la Baronessa di Gallinaro. Rimase vedova a poco più di trentanni e si diede ai viaggi in tutta Europa, per molti anni fino a che si ritirò nella immensa tenuta di famiglia nelle vicinanze di Perth dove si spense nel 1938 accudita dai figli. La fatalità grande volle che Maria ebbe altre tre sorelle, pure loro modelle bellissime, eternate nel bronzo e nel marmo e sulla tela di grandi artisti dell’epoca. E Gallinaro principalmente ma anche Picinisco ed Atina ancora continuano ad ignorare e dunque a non saper valorizzare nonché degnamente commemorare questi umili figli che hanno reso ma soprattutto che continuano a rendere, famose e ormai veramente -non è una esagerazione- immortali queste località. E invece si continua a promuovere sempre e solo prosciuttelli e caciottelle… Michele Santulli