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21 maggio 2018 0

Terrorismo, inneggiava alla Jihad e si “interessava” a giubbotti esplosivi: espulso nordafricano

Di admin
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CHIETI – I carabinieri del comando provinciale di Chieti hanno eseguito un provvedimento di “rifiuto di ingresso e soggiorno in area schengen” per motivi di sicurezza nazionale, nei confronti del cittadino marocchino Ouahbi Ahmed Taib, 34 anni, nato in Marocco e residente a San Salvo (Ch).

Il provvedimento scaturisce da un’attività di indagine svolta dai Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Chieti e coordinata dai Pubblici Ministeri Michele Renzo e David Mancini della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo de L’Aquila.

Attraverso l’attività’ informativa sviluppata sul territorio della provincia teatina, venivano acquisiti elementi di interesse nei confronti del cittadino marocchino Ouahbi Ahmed Taib, evidenziatosi per l’interpretazione estremistica e radicale della fede islamica e per aver espresso approvazione per gli attentati terroristici compiuti in Europa.

La successiva attività investigativa, coordinata dalla Procura Distrettuale de L’Aquila, consentiva di accertare la riconducibilità al predetto di due profili “facebook” sui quali, attraverso specifica attività tecnica, venivano individuati testi inneggianti al Jihad e immagini di chiara propaganda nei confronti dell’organizzazione terroristica denominata “stato islamico”.

In particolare, emergeva una foto avente sullo sfondo la basilica di Santa Maria Maggiore di Roma ed in primo piano un foglio recante la scritta in arabo vergata a mano  “da Roma preghiamo Dio che faccia vincere lo stato islamico”.

Le contestuali attività dinamiche documentavano inoltre che Ouahbi Ahmed Taib, emarginato dalla comunità islamica di San Salvo (CH) per la sua visione fondamentalista dell’Islam, aveva assunto un comportamento schivo e distaccato e trascorreva la maggior parte della giornata in casa, senza frequentare cittadini italiani e senza espletare alcuna attività lavorativa.

Il continuo accesso a siti web a sostegno del c.d. “stato islamico”, la consultazione di pagine relative alla realizzazione artigianale di giubbotti esplosivi e l’attività’ di proselitismo e propaganda in chiave jihadista svolta attraverso i social network, indicavano chiaramente la pericolosità’ sociale di Ouahbi Ahmed Taib che, trasferitosi nel frattempo in Marocco, veniva raggiunto da un provvedimento che non gli consente di entrare e soggiornare “in area Schengen” per motivi di sicurezza in materia di prevenzione del terrorismo.

(Foto repertorio)

7 giugno 2017 0

Inneggiava alla Jihad e all’Isis, tunisino espulso era pericoloso

Di admin

Cassino – Era in galera per reati generici ma nelle celle del carcere di Viterbo Sveva subito una preoccupante forma di radicalizzazione. Trasferito nel carcere di Cassino, quel percorso non si era interrotto, anzi, si era rafforzato.

Il 30enne Tunisino espulso ieri dalla Digos di Frosinone aggrediva anche fisicamente chi non professava la sua stessa religione e inneggiava alla Jihad e all’Isis ad ogni attacco terroristico compiuto in Europa.

Nessun dubbio sul da farsi, quindi, e il residuo di pena carceraria che gli rimaneva da scontare è stata trasformata in espulsione dal Paese. L’uomo, quindi, è stato scortato dagli agenti della questura di Frosinone fino in Tunisia dove è stato affidato alle autorità locali. Come lui nelle carceri Italiane ce ne saranno a centinaia e per questo la guarrdia non deve abbassarsi. Non cala, infatti, neanche il livello di guardia intorno agli obiettivi sensibili.

Oggi un tavolo tecnico in prefettura a Roma  ma la scorsa settimana allerte sono state inviate a tutte le prefetture compresa quella di Frosinone. Ma è con la prevenzione che si argina il fenomeno del terrorismo, prevenzione come quella odierna.

Ermanno Amedei

10 gennaio 2017 0

Affiliato all’Isis professava la Jihad anche nel carcere di Frosinone

Di admin

Frosinone – E’ accusato di aver predicato la Jihad nelle carceri italiane tra le quali anche l’istituto penitenziario di Frosinone dove è stato per circa tre mesi. Hmidi Saber (nella foto), 34 anni tunisino, sposato con una italiana convertita all’Islam e padre di una bambina. L’uomo è stato arrestato questa mattina nel carcere di Rebibbia dove stava scontando una pena a 3 anni ed 8 mesi per aver tentato di sparare ad un poliziotto durante un controllo. Massimo Costantino segretario generale della Fns Cisl Lazio, in una nota stampa scrive quanto segue.

 

“La Fns Cisl Lazio esprime Vivo apprezzamento per l’operazione avvenuta nella mattinata odierna, a seguito di indagini condotte dalla Polizia di Stato della DIGOS della Questura di Roma e dal Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria NIC , coordinati dal Pool Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Roma, è stata notificata, nella casa circondariale di Rebibbia, una ordinanza di custodia cautelare a carico di Hmidi Saber, nato in Tunisia, 34 anni, già detenuto per altra causa, indagato in quanto “partecipava all’organizzazione terroristica Ansar al-Sharia. L’attività di monitoraggio ha, infatti, permesso di rilevare che, nel febbraio 2015, Hmidi Saber si è posto a capo di un gruppo di preghiera con la finalità di creare problemi di natura gestionale e di adattamento con gli altri detenuti. Il suo modus operandi ha assunto un carattere violento a partire da giugno 2015, allorquando presso il carcere di Civitavecchia è stato il mandante di una vera e propria spedizione punitiva, con bastoni e sgabelli, nei confronti di un detenuto che si era lamentato delle preghiere notturne che il gruppo, guidato dall’indagato, imponeva all’interno della sezione di appartenenza.

Anche presso la Casa Circondariale di Frosinone, dove era stato trasferito per motivi di sicurezza, nel mese di luglio 2015, si è reso nuovamente protagonista di una violenta aggressione nei confronti di un detenuto italiano che aveva contestato i continui ed insistenti discorsi inneggianti all’Islam. La vittima è stata dapprima circondata da diversi detenuti di fede musulmana facenti parte del gruppo di preghiera e poi malmenato con calci, pugni e con oggetti contundenti che gli hanno procurato tagli profondi al collo ed alla schiena. Il NIC in tale frangente ha raccolto ulteriori elementi investigativi in ordine all’opera di radicalizzazione ed indottrinamento dell’HMIDI tanto che nell’agosto 2015, anche un suo compagno di preghiera ha denunciato alla Polizia Penitenziaria di aver subito dall’ HMIDI soprusi e imposizioni.

Nel corso delle attività di intercettazione delle telefonate tra l’Hmidi e il padre, il N.I.C. ha raccolto non solo la preoccupazione del genitore per le scelte del figlio ma anche elementi che confermano la conoscenza diretta dell’indagato con un leader di Ansar Al Shari’a, tale Zarrouk Kamal, morto in Siria nella città di Raqqa, nota roccaforte del DAESH. Trasferito presso l’Istituto penitenziario di Napoli Secondigliano, per motivi di ordine e sicurezza, l’HMIDI si è reso responsabile, nel maggio 2016, di una violenta aggressione ai danni di un detenuto nigeriano di fede cristiana. Assegnato al carcere di Salerno, per motivi di sicurezza, l’HMIDI è stato protagonista di numerose violazioni penali e disciplinari tra le quali anche quelle di minaccia nei confronti degli operatori di Polizia Penitenziaria intervenuti per la risoluzione delle diverse criticità dallo stesso create. In un caso specifico HMDI urlò agli agenti che gli avrebbe tagliato la testa se non lo avessero accontentato nelle sue richieste, cercando nel contempo di coinvolgere i compagni di detenzione nelle azioni turbative. Nel settembre 2016, trasferito, sempre per motivi di sicurezza, alla C.C. di Viterbo, si è reso anche protagonista di un evento di grave nocumento per l’incolumità del personale di Polizia penitenziaria e degli altri detenuti, allorquando ha appiccato un incendio doloso nella sua camera. Nell’occasione, all’atto dell’intervento del personale di Polizia penitenziaria, teso alla messa in salvo di tutti i detenuti del reparto, Hmdi ha aggredito gli agenti.

Per la Fns Cisl Lazio Importante è il ruolo del personale del Corpo di Polizia penitenziaria che lavora negli istituti penitenziari e in special modo dal ruolo che riveste il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria( NIC ) poichè percepiscono situazioni che necessitano di essere attenzionate riuscendo a scoprire situazioni del genere”.