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27 agosto 2018 0

Medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Berlino, Campoccio: “Momento di riscatto”

Di admin
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CASSINO – “La gioia più grande è stata quella di far sventolare Il Tricolore nel pennone più alto durante la seconda giornata degli Europei di Berlino tingendo di azzurro il cielo sopra Berlino”.

Lo ha detto Giuseppe Campoccio di ritorno da Berlino dove si sono svolti i Campionati Europei di atletica paralimpica. Campoccio “gettato” il peso (categoria F33), a 11.17 metri.

“Una gioia immensa portare il primo oro alla nazionale italiana che è stato il preludio di una edizione paralimpica Europea fantastica. Orgoglioso e fiero di portare il nome di Cassino nel mondo con la carica di Ambasciatore per lo sport nel mondo per la città di Cassino città della pace, il nostro territorio la nostra città è la nostra provincia oggi attraverso lo sport hanno raggiunto traguardi eccezionali a livello internazionale. Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicino in particolar modo, la famiglia, il mio tecnico Nadia Checchini, la Fispes il Comitato italiano paralimpico l’amministrazione comunale, il gruppo sportivo paralimpico difesa e l’esercito italiano.

Questa medaglia d’oro – ha detto ancora Campoccio – deve essere un riscatto per tutti coloro, che nonostante le difficoltà oggettive di disabilità, continuano ogni giorno a vivere in maniera dignitosa per dare lustro alla nostra amata patria”.

17 luglio 2018 0

Medaglia d’Onore da Mattarella alla memoria del Finanziere Riccardi che disse no al Nazifascismo

Di admin

SANT’AMBROGIO –  Il Presidente della Repubblica concede la “Medaglia d’Onore” alla memoria del Finanziere Angelo Riccardi, deportato nei lager nazisti

Il 2 giugno, in occasione della festa della Repubblica, a venti anni dalla scomparsa, presso la Prefettura di Frosinone il Prefetto Emilia Zarrilli ha consegnato la Medaglia d’Onore alla memoria dell’allora Finanziere Riccardi Angelo ai figli Antonio e Riccardi Maria Riccardi, alla presenza del Sindaco di Sant’Ambrogio sul Garigliano avv. Sergio Messore, dei parlamentari del territorio, di numerose autorità civili e militari e di altri familiari.  Il riconoscimento è stato concesso con decreto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in quanto, in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, Angelo Riccardi fu preso prigioniero dai Tedeschi e rifiutandosi di collaborare e di aderire alla repubblica di Salò fu deportato ed internato nei lager nazisti in Germania e destinato a lavori coatti. Nato a Sant’Ambrogio sul Garigliano nel 1923, arruolatosi giovanissimo come allievo Guardia di Finanza, entrò nel corpo il 10 maggio 1941 a soli 18 anni, presso la Caserma di Via XXI aprile di Roma. Successivamente trasferito a Genova nel V battaglione Mobilitato della Regia Guardia di Finanza. Raggiunse Bari con una tradotta dalla stazione ferroviaria di San Pier d’Arena per imbarcarsi sulla motonave “Francesco Crispi”  diretta nel Peloponneso, in Grecia. Giunto a destinazione, fu assegnato alla terza compagnia con comando a Corinto, sede del settore “Alta Corinzia”,  e al primo plotone con distaccamento a Kato-Almirì.  A Kato-Almirì, piccola e bella località sul mare distante pochi chilometri da Corinto, i finanzieri avevano il compito di vigilanza e difesa costiera, polizia militare e controllo economico.

Fu subito apprezzato e benvoluto dagli abitanti del luogo, ebbe relazioni cordiali destinate a rimanere durature nel tempo. Ancora oggi il figlio Antonio mantiene rapporti con alcune famiglie del luogo che all’epoca conoscevano il giovane finanziere Angelo e ricordano piccoli aneddoti legati al periodo dell’occupazione. A seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, come tantissimi soldati italiani rimasti senza ordini, abbandonati a se stessi, fu catturato dai tedeschi e rinchiuso su un carro merci affollato e dopo un lungo e disumano viaggio durato dodici giorni fu condotto ad Amburgo e successivamente al Lager III A Luckenwalde a sud di Berlino dove fu immatricolato con il numero 123280 III A.

Il rifiuto a qualsiasi forma di collaborazione con il nazifascismo comportò umiliazioni di ogni sorta, freddo, fame, stenti di ogni genere e atroci sofferenze.  A Berlino insieme agli altri prigionieri fu utilizzato principalmente per lo sgombero delle macerie, in quanto i bombardamenti si erano fatti incessanti. In simili condizioni la vita era continuamente a rischio, infatti intorno alla metà di marzo 1944 nei pressi di Alexanderplatz, a seguito di incursioni aeree, Angelo fu ferito al torace e alla testa e due suoi compagni di prigionia, Miele Luigi e Diodati Alessandro, durante il bombardamento prontamente lo soccorsero e lo trasportarono immediatamente in una infermeria vicina, salvandogli la vita. Nel dicembre 1944 fu trasferito nella Renania a Mannheim sul Reno. Qui fu adibito come operaio in una fabbrica di materiale bellico. Intanto la situazione in Germania diventava sempre più compromessa e si avvicinava la capitolazione. Alla fine di aprile fu liberato vicino Lipsia dagli americani, ma la sua odissea non era ancora terminata; il suo fisico, debilitato dalle fatiche e dalla malnutrizione fu messo a dura prova da fortissime febbri durante la strada del ritorno. Fortunatamente una famiglia tedesca lo ospitò e lo curò per alcune settimane. Riprese il viaggio di ritorno con mezzi di fortuna e alla fine di luglio rientrò finalmente in Italia attraverso il Brennero. Nell’agosto del 1945 finalmente rientrò con grandissima gioia a Sant’Ambrogio, purtroppo ritrovò un paese totalmente distrutto e apprese la dolorosa notizia che il padre Antonio e il fratello Biagio, di soli 23 anni, erano morti a seguito di eventi bellici. Tutte le informazioni qui riportate sono tratte da un suo memoriale di prigionia e da un quaderno su cui Angelo annotava gli eventi più rilevanti. Con orgoglio e grande commozione i familiari del Finanziere Angelo Riccardi hanno ritirato la “Medaglia d’Onore”, che rappresenta il riconoscimento dello Stato alla memoria di chi ha subito quasi due anni di terribile prigionia che hanno segnato l’intera esistenza.

Presso la sede municipale di Sant’Ambrogio sul Garigliano, nel prossimo mese di settembre, avrà luogo una cerimonia di commemorazione organizzata dall’amministrazione comunale.

24 maggio 2018 0

Medaglia Pro Patria polacca a chi si batte per ricordare: insigniti Parravano e Cappelli

Di admin

PIEDIMONTE SAN GERMANO – Un forte legame, quello tra il popolo polacco e il territorio cassinate, che resiste agli urti del tempo e alle spallate della smemoratezza.

A rinsaldarlo, spesso sono gli storici o gli appassionati di storia che si battono quotidianamente per mantenere vivo il ricordo di un sacrificio enorme, quello dei giovani polacchi che si arrampicavano e morivano sulle pendici di Montecassino.

I polacchi riconoscono questi meriti con la medaglia “Pro Patria”. Quest’anno, dei quattro insigniti, due sono Italiani: Damiano Parravano, Presidente dell’Associazione Linea Gustav e Francesco Cappelli, ex commissario prefettizio di Piedimonte San Germano; altri due sono polaccchi: Ewa Mamaj, console capo ufficio consolare a Roma, Pania Anne Jadwiga Wojtulewicz, funzionario della sezione legale del consolato polacco di Roma.

La cerimonia di consegna è avvenuta il 17 maggio 2018, nell’ambito delle celebrazioni polacche per il 74° anniversario della liberazione di Piedimonte San Germano (FR), presso il monumento ai caduti del 6° reggimento corazzato “Dzieci Lwowskich” (“bambini di Leopoli”, n.d.r.) di Piedimonte San Germano Alta, il Ministro Jan Józef Kasprzyk, Capo dell`Ufficio per i Reduci di Guerra e le Vittime di Persecuzioni, alla presenza dei veterani polacchi, dell`Incaricato d`Affari, Marta Zielioska-Śliwka, del Ministro della Difesa Nazionale della Repubblica di Polonia, Mariusz Błaszczak, del Ministro dell`Interno della Repubblica di Polonia, Joachim Brudzioski, della senatrice Anna Maria Anders, figlia del Gen. Władysław Anders, del Sindaco della città di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi, delle autorità civili militari e religiose, italiane e polacche.

“Il conferimento della medaglia “Pro Patria”, avvenuto nell’ambito delle celebrazioni polacche per il 74° anniversario della liberazione di Piedimonte San Germano, città dove sono cresciuto e vivo, è per me motivo di grande orgoglio”.

Lo ha dichiarato il presidente dell’associazione linea Gustav Damiano Parravano.

“Vorrei per questo esprimere il mio più sentito e profondo ringraziamento al governo della Repubblica di Polonia, nella persona del Ministro Jan Józef Kasprzyk, che ha voluto fregiarmi di un così alto riconoscimento. Considero tale attestazione assai significativa, anche in rapporto a quel percorso di preservazione e valorizzazione della memoria storica intrapreso ufficialmente nel 2010 con l’istituzione dell’Associazione Linea Gustav, Centro Studi e Ricerche Storico-Militari.

Coraggio, lealtà, sacrificio, coerenza e amor di patria, queste sono le virtù di cui ci hanno dato dimostrazione i soldati del 2° Corpo d’Armata Polacco del generale Wladislaw Anders, non solo durante la Campagna d’Italia ma anche e soprattutto nel loro lungo e tortuoso calvario verso la libertà. Esse sono state e continuano a essere fondamento imprescindibile e ispirante della mia esistenza, nonché costante riferimento nel quotidiano adempimento del mio mandato.

Il senso della mia più alta stima e gratitudine va inoltre ai veterani polacchi, attori di una inimmaginabile e interminabile odissea che ebbe inizio con lo scoppio della seconda guerra mondiale, il 1 settembre 1939, e la duplice invasione della Polonia, prima dai tedeschi e successivamente dai sovietici. Quei giovani patirono la prigionia nei Gulag e dopo l’”amnistia”, i tanti rinchiusi nelle carceri, nei campi di lavoro e in esilio in Unione Sovietica, diedero vita al 2° Corpo d’Armata Polacco.

Fu un momento di grande speranza e fermento per quella che Anders stesso volle definire una “piccola Polonia”. Quell’armata offriva loro la possibilità di mostrare al mondo intero il valore del popolo polacco e riconquistare finalmente, sul campo di battaglia, ciò che un “patto scellerato” gli aveva sottratto con la forza e l’inganno: la libertà, l’onore, gli affetti più cari.

A partire dal dicembre del 1943 presero parte alla Campagna d’Italia, e dopo il superamento delle linee difensive “Gustav” e “Hitler”, in cui ebbero un ruolo capitale nelle battaglie di Montecassino e Piedimonte San Germano, arrivò un nuovo fronte sulla linea “Gotica”, e più tardi gli Appennini Emiliani, fino alla liberazione di Bologna, nell’aprile del 1945. Il bilancio delle perdite sul suolo italiano fu altissimo: 14.500 tra morti, dispersi e feriti.

Ma al termine della guerra, con la capitolazione della Germania nazista il 7 maggio del 1945, i polacchi non sedettero al tavolo dei vincitori, un terribile esodo li travolse per molti decenni ancora, e si trasformò in un esilio forzato che ingenerò una diaspora di immani proporzioni. Le loro speranze furono ripetutamente tradite e, nell’interminabile umiliazione dell’indifferenza internazionale, dovettero attendere fino al 1989 per una Polonia libera e sovrana.

Con le loro azioni essi dimostrarono assoluta abnegazione a un sacrificio al quale si votarono di moto proprio. Furono animati dal genuino desiderio di ritrovare una patria, e in quel tortuoso e lungo percorso contribuirono fortemente all’instaurazione in Occidente di quelle condizioni di libertà e democrazia che sono fondamento di ogni società civile.

Oggi sappiamo che anche e soprattutto al loro sacrificio dobbiamo la nascita della Repubblica Italiana, e il periodo di pace più lungo mai avuto nella storia europea. È per queste ragioni che dinanzi a loro, il conferimento di un così importante onorificenza si arricchisce di preziosi significati, profondo rispetto e gratitudine, che impegnano la mia persona, e tutti i membri dell’Associazione Linea Gustav, a proseguire con dedizione ed entusiasmo il cammino intrapreso.

È per me doveroso, infine, ricordare quanti, autonomamente o attraverso organizzazioni private e istituzioni governative italiane e straniere, coltivino con responsabilità e passione la missione della preservazione della memoria. Per questo il mio più sentito ringraziamento va a Ewa Nadzieja, funzionario presso il consolato polacco di Roma, da anni impegnata nelle commemorazioni del 2° Corpo d’Armata Polacco in Italia e il cui prezioso lavoro e costante dedizione le sono valsi, nel 2017, il conferimento della medaglia Pro-Patria”.

25 luglio 2017 0

Medaglia mondiale di bronzo per Joe, il colonnello atleta

Di redazionecassino4

CASSINO – Un piccolo comitato di accoglienza, un corteo festante verso il Municipio e qui l’incontro con le autorità e la consegna di un riconoscimento dal sindaco. Il rientro a Cassino per Giuseppe Campoccio, medaglia di bronzo ai World ParaAthletics Championships di Londra, è stato emozionante. E’ stata la moglie dell’atleta paralimpico, Cristiana, ad organizzare la sorpresa, un gruppo di familiari ed amici che lo hanno atteso al casello autostradale di Cassino, armati di bandiere italiane. E come la sedia a rotelle non impedisce al marito di gareggiare e vincere, un infortunio al ginocchio e la stampella non hanno impedito a lei di guidare la delegazione di accoglienza accompagnata anche da una vettura dei vigili urbani. Appena l’auto di Campoccio è uscita dal casello, vedere sua moglie e le persone più care e commuoversi è stato un solo istante. Con gli occhi lucidi ha salutato tutti e poi il corteo di auto e moto è partito verso il Comune. Tra lo stupore dei passanti, la sorella che lo attendeva sul percorso per gridargli “grande Joe” e la piccola cerimonia in Municipio è trascorsa la mattinata. Il sindaco Carlo Maria D’Alessandro ha voluto riceverlo nell’aula consiliare, dove alla presenza di rappresentanti di tutte le forze dell’ordine della città, gli ha consegnato l’ennesima medaglia. Questa volta ha scelto quella del 50esimo anniversario di San Benedetto Patrono d’Europa. “Questa volta ci accontentiamo del Bronzo – ha esordito il primo cittadino – ma la prossima volta ci aspettiamo l’oro”. Ha dato poi la parola all’atleta cassinate che ha raccontato delle difficoltà con la pedana che non gli hanno consentito di ottenere risultati migliori che certamente erano alla sua portata. Si è dovuto “accontentare” di un lancio da 9,60 e di un terzo posto nella categoria “lancio del peso F33” dietro all’algerino Kardjena ed al tedesco Scheil. Un risultato in ogni modo interessante e che gli è comunque valsa una medaglia di bronzo. Ora il pensiero è già agli Invictus Games di Toronto di fine settembre dove il Colonnello Campoccio parteciperà sempre indossando con orgoglio la divisa sportiva dell’Esercito Italiano e dove, glielo auguriamo di cuore, potrebbe ottenere altre importanti vittorie. Da domani è già pronto ad allenarsi per questa nuova entusiasmante avventura. Valentina Prato

31 ottobre 2016 0

Medaglia d’Oro al corpo dei Vigili del Fuoco, il Conapo: “Continuiamo a ricevere medaglie ma non ci riconoscono i servizi operativi come gli altri corpi”

Di Antonio Nardelli

Dal  Conapo, sindacato autonomo dei Vigili del Fuoco riceviamo e pubblichiamo:

Frosinone – “Essendo le nostre famiglie in difficoltà poiché lo Stato da decenni ci paga con 300 euro al mese in meno degli altri Corpi che unitamente a noi garantiscono SOCCORSO e SICUREZZA al Paese, abbiamo provato a fare acquisti con le numerose medaglie che già abbiamo ma nessuno ce le ha accettate, ora chi lo dice alle nostre mogli che al posto di provvedimenti legislativi di giusta equiparazione retributiva con gli altri corpi ci rifilano l’ennesima medaglia ?”. Cosi Roberto Battista, segretario provinciale del sindacato CONAPO Frosinone dei vigili del fuoco ha ironicamente commentato le dichiarazioni del sottosegretario Bocci che ha annunciato il conferimento della medaglia d’oro al Corpo.

“Abbiamo estremo rispetto per il Presidente della Repubblica Mattarella e per l’impegno del Sottosegretario Bocci verso i Vigili del Fuoco ma – chiarisce Roberto Battista– siamo considerati da troppo tempo corpo di serie B in quanto a retribuzioni e pensioni, sottopagati rispetto alla Polizia, stesso Ministero dell’ Interno dove si continua a fare figli e figliastri.

“Lo stesso avviene per le pensioni – prosegue Antonio Brizzi Segretario Generale CONAPO – non ci riconoscono i servizi operativi come gli altri corpi. E il paradosso è che continuiamo a ricevere medaglie, attestazioni, lodi e soprattutto le dimostrazioni di affetto dei cittadini ma nessuna vera attenzione politica per recuperare la differenza con gli altri corpi. Nella legge di bilancio Renzi, nonostante i suoi abbracci pubblici ai vigili del fuoco non ha messo un solo centesimo per questo scopo e lo consideriamo un affronto. Eppure non chiediamo privilegi, solamente avere la stessa dignità istituzionale, retributiva e pensionistica che hanno gli altri corpi e siamo certi che tutti i cittadini ne sarebbero felici. Il Presidente Mattarella sa che i vigili del fuoco sono in questa condizione e che la medaglia suona come l’ennesimo paradosso? Noi continueremo a servire il paese senza fermarci perché la sicurezza dei cittadini è per noi missione di vita, ma a questo punto ci appelliamo anche al Presidente della Repubblica”.