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16 ottobre 2018 0

Intimidazioni all’Associazione Vittime delle Marocchinate, volgari messaggi in inglese agli italiani

Di admin
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LATINA – “Nelle ultime ore su facebook, il presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, Emiliano Ciotti, l’avvocato Luciano Randazzo e il responsabile comunicazione stampa Dottor Davide Caluppi, si sono visti in privato su messenger dei messaggi denigratori scritti in inglese”.

Lo si legge ion una nota dell’associazione Vittime delle Marocchinate.

“Nessuna minaccia nello specifico. Anche perché l’autore o gli autori, anzi i “leoni da tastiera” non hanno lasciato nome e cognome. Sono messaggi infamanti che non colpiscono solo l’AN.V.M, ma sono rivolti verso gli italiani, e soprattutto verso le vittime delle Marocchinate colpite da queste violenze e ai loro parenti. La nostra battaglia sta dando fastidio nell’ultimo periodo. In queste ore abbiamo ricevuto numerosi messaggi di vicinanza, di solidarietà nell’andare avanti. E ringraziamo ognuno di voi dell’affetto dimostrato. E questo ci fortifica ancora di più sul cammino da portare avanti. Si riportano in forma integrale i due messaggi arrivati al presidente Emiliano Ciotti con traduzione che lasciano ben capire quale intelligenza si celi dietro questi finti profili web: “Go fuck yourself filthy son of bitch, italians are the biggest rapist of EU so they just got what they deserve”, traduzione: “Vai a farti fottere figlio di pxxxxxa, gli italiani sono i più grandi stupratori dell’EU, quindi avete ottenuto quello che meritavate”. Il secondo messaggio recita: “Go fuck yourelf italian rapist”. Più o meno lo stesso significato del precedente.

L’Associazione si riserva di prendere tutte le varie iniziative del caso. Ma ciò non toglie che non sono dei “semplici” messaggi a fermare la nostra battaglia”.

18 maggio 2018 0

Ferentino, ricattava una donna per non diffondere foto e messaggi hot: arrestato 39enne

Di admin

 

FERENTINO – Cercava l’anima gemella, ha trovato un bruto ricattatore. Così, una 43enne di Rocca di Papa, si è trovata di fronte alla scelta di cedere alla richiesta di denaro di un 39 enne di Ferentino o vedersi pubblicate le sue foto e i messaggi hot che si erano scambiati. Dopo aver sborsato del denaro, circa mille euro, e di fronte a nuove richieste di soldi, la 43enne si è rivolta ai carabinieri.

I due si erano conosciuti virtualmente su un noto portale on line per cuori solitari. La donna aveva ceduto alle lusinghe del ferentinate e tra i due è cominciato un rapporto virtuale fatto di scambi di foto e messaggi. Ben presto, però, quello che sembrava fosse un tenero “amante on line” si è trasformato in un aguzzino e 5 giorni fa, ha raccontato tutto ai Carabinieri della Stazione Rocca di Papa.

L’immediata attività d’indagine dei militari ha consentito di identificare l’estorsore che è stato attirato, a sua volta, nella trappola architettata proprio dai Carabinieri in accordo con la vittima e con l’Autorità Giudiziaria.

Dopo aver fissato un appuntamento in piazza Roma, a Frascati, per la consegna di altro denaro che aveva richiesto alla donna, i Carabinieri lo hanno bloccato e ammanettato.

L’uomo, accusato di estorsione aggravata ed è stato rinchiuso nel carcere di Velletri a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

3 aprile 2017 0

Omicidio di Alatri, i tasselli del riscatto. Messaggi contro l’omertà

Di admin

Alatri – Alatri non è una città di omertosi, ma sulla morte di Emanuele Morganti, qualcuno sa più di quanto dice e, forse per paura o perché sotto ricatto, continua a nascondersi. Ne sono convinti tutti e in ogni modo si cerca di convincere quel qualcuno a squarciare il silenzio e permettere di fare pienamente giustizia.

Un foglietto sulla porta del Mirò, mantenuto da alcune puntine come fosse la lista delle cose da comprare, ricorda alle coscienze di chi legge, la necessità di collaborare con la giustizia.

“Siamo noi che dobbiamo andare a dire alla magistratura chi ha ammazzato questo ragazzo e perché”. Un messaggio posto sulla porta davanti alla piazza come rivolto ai giovani che quel maledetto venerdì notte la affollavano, così come Emanuele, per trascorrere una piacevole serata.

E’ a loro che quel messaggio è “parla” sperando che faccia breccia. Possibile che nell’epoca degli smatphone, quando microtelecamere e macchine fotografiche entrano in azione per ogni fesseria, nessuno ha ripreso un pestaggio durato tra i 10 e i 15 minuti?

I carabinieri che indagano sul caso avranno fatto certamente queste verifiche. A quanto pare avrebbero allungato la lista degli indagati portandola ad otto.

Gli investigatori sono sempre a caccia dell’arma del delitto, quella che, oltre alla violenza di calci e pugni, ha lasciato un vistoso segno sulla testa della vittima. Immaginiamo che la piazza è stata setacciata e passata palmo a palmo fin dentro la vasca della fontana che sta di fronte al Mirò.

Ma il vero riscatto per l’intera collettività è essere certi che chiunque avesse tasselli per chiudere il mosaico, non li abbia nascosti.

Ermanno Amedei