Tag: nipoti

28 dicembre 2017 0

Zio e nipoti fanno a botte per soldi, denunciati per rissa aggravata

Di admin
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FIUGGI – Zio e nipoti denunciati per rissa. È accaduto nel frusinate dove due fratelli e uno zio si sono picchiati per motivi legati ad una somma di danaro.

Probabilmente si erano incontrati per discutere civilmente di quella somma che una parte rivendicava dall’altra ma la conversazione è ben presto degenerata in scazzottata.

A sedare la rissa sono stati gli agenti del commissariato di Fiuggi intervenuti grazie ad una chiamata fatta al 113 da testimoni. Per due degli astanti sono state necessarie le cure ospedaliere mentre per tutti è tre è scattata la denuncia  per rissa aggravata.

31 ottobre 2017 Non attivi

Viterbo, atti sessuali con le nipoti di 8 e 10 anni: denunciato zio

Di admin

VITERBO – Compie atti sessuali con le nipoti minorenni, ma viene individuato e denunciato dagli uomini della Polizia di Stato della Squadra Mobile della Questura di Viterbo. L’episodio si è verificato nei giorni scorsi, quando gli uomini della Sezione Reati contro la Persona della Squadra Mobile, specializzati in abuso e violenze sessuali anche in danno di minori, hanno denunciato all’A.G. per violenza sessuale nonché corruzione di minorenni un cinquantacinquenne residente nella provincia di Viterbo che è risultato molestare sessualmente le proprie nipoti di otto e dieci anni, figlie di sua sorella, che convivevano con lui. Le attività investigative, unitamente alla perquisizione domiciliare, hanno portato al rinvenimento e sequestro di un considerevole quantitativo di DVD e videocassette pornografiche. Ciò a dimostrazione del fatto che l’uomo utilizzava il materiale mentre abusava sessualmente delle nipoti. Considerati i riscontri veniva trasmessa all’A.G. una dettagliata informativa a seguito della quale il G.I.P emetteva nei confronti dell’uomo la misura cautelare del Divieto di Avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalle vittime, a cui è stata data immediata esecuzione.

24 maggio 2017 0

Ricostruire dopo la Guerra a Cassino, il racconto di nonno Michele ai nipoti

Di redazionecassino1

Il racconto di un nonno ai nipoti, il suo arrivo a Cassino da adolescente nel 1946 da un paesino dell’Irpinia, l’emozione e l’angoscia nel vedere la Città distrutta dall’atrocità della guerra, le macerie, i volti spauriti della gente, ma la grande voglia di ricostruire, di ricominciare, gettando alle spalle le sofferenze e il dramma del Conflitto appena terminato. Uno spaccato di vita di un uomo, della sua famiglia, un monito ed un incoraggiamento ai propri nipoti, ma anche a tutte le nuove generazioni e una riflessione sull’assurdità di tutte le guerre e sulla bellezza e l’importanza della vita.

“Cari nipoti,

spero che questo racconto non vi annoierà; se così fosse, invece, non esitate a dirmelo, ché farò ammenda e vi porterò subito a prendere un gelato per farmi perdonare.

Bene, dopo aver messo le mani avanti, è giunto il momento che vi parli un po’ di me: ho pensato molto alla domanda che mi avete posto, sul significato a tutto tondo del termine ricostruzione, e qualche cosa da dirvi, in proposito, credo di averla.

Non avevo neanche diciassette anni quando, il 2 marzo del 1946, arrivai a Cassino con la mia famiglia: alla stazione ci accolse una nebbia fitta, particolare abbastanza insolito per noi, che eravamo vissuti fino ad allora in un piccolo paese dell’Irpinia, in cui il freddo era sì pungente, ma privo di umidità, per fortuna. Un clima del genere, invece, che io mai avevo conosciuto fino a quel momento, mi fece venire un mal di testa tale che, credetemi! non mi è mai passato del tutto: mai, vi dico. Non si vedeva nulla, solo il grigio fumo delle locomotive e alcune figure dai contorni indefiniti. Persino le macerie degli edifici erano coperte da quella coltre spessa e questo, in fondo, era un bene, perché, appena il sole si fece largo, la devastazione della città si presentò ai nostri occhi in tutta la sua limpida atrocità. Osservavo le persone intorno a me e i loro sguardi erano vuoti e spenti: nessuna mimica dinamica sul volto, solo un’espressione mista di tristezza e angoscia, conforme al paesaggio.

Spesso, è nell’altezza che si cerca un conforto: volsi lo sguardo verso il colle che sovrastava la città, istintivamente, sperando di provare un senso di protezione, visto che ciò che è più grande di noi tende a rincuorare i nostri animi, quando si sentono piccoli e spaventati. Ebbene, avvenne il contrario: scorsi le macerie dell’abbazia di Montecassino e poco ci mancò che mi venisse un colpo al cuore. Conforto dall’esterno non ce n’era, dunque, e, con gli anni, ho imparato a interpretare il tutto come un segnale: era giusto che una nuova nascita partisse da ognuno di noi, dal motore immanente che smuove il mondo partendo dal fegato. C’era da rimboccarsi le maniche. Lo abbiamo fatto tutti.

Nonostante fosse così drammatica la visione di una tale desolazione, ciò faceva crescere in me una grande voglia di ridare vita a quella città fantasma, a partire dalle fondamenta. Mi sentii anche smarrito, sarei un cattivo bugiardo a negarlo: cattivo nel senso di pessimo, ovvero un attore niente affatto credibile; il timore dei nuovi inizi è sempre sacrosanto e legittimo.

La mia famiglia possedeva una fornace di mattoni nel nostro paese d’origine e avevamo deciso di trasferirci a Cassino per aprirne una anche qui. A diciassette anni – ancora da compiere, come vi ho detto: ero proprio un giovincello – il futuro davanti a me era ancora indefinito, ma nei miei sogni di ragazzo mi sforzavo di vederlo solido come i mattoni che mio padre mi aveva insegnato a fabbricare.

Di spazio per costruire una fornace ce n’era in abbondanza (non so se fosse un bene o un male) e scegliemmo la zona nei pressi della attuale villa comunale, poiché era ricca d’acqua e, all’epoca, anche se ora potrà sembrarvi piuttosto strano, era una zona periferica della città: negli anni si cresce, ci si espande, si torna a vivere.

In pochi mesi vidi materializzarsi davanti ai miei occhi quel futuro così a lungo immaginato con tanta speranza, fiducia e un pizzico di angoscia. Fu l’inizio di una lunga ricostruzione sia materiale che sociale, poiché in moltissimi furono impiegati come operai e questo risollevò anche la situazione economica delle loro famiglie.

Gli edifici realizzati nei primi anni erano in muratura con mattoni pieni; successivamente, grazie all’evoluzione delle tecniche di costruzione, furono utilizzati quelli forati e si passò, quindi, all’edificazione in cemento armato, che diede maggiore sicurezza e un aspetto più moderno agli edifici, che crebbero anche in altezza. Pian piano, con costanza e abnegazione, come fosse una persona in cerca di riscatto, Cassino cominciava a rifiorire e, con essa, la vita cittadina. Anche la mia, di vita, intanto, ebbe una svolta decisiva, perché, grazie alla famosa nevicata del ’56, rimasi bloccato nel mio paese d’origine, dove mi ero recato momentaneamente, e lì conobbi vostra nonna, che è mia compagna di vita da oltre cinquant’anni.

Gli anni, intanto, volavano via uno dietro l’altro e, nel mentre, si fabbricavano mattoni – quanti, quanti mattoni! – crescevano case e con esse i miei tre splendidi figli. La casa di famiglia era all’interno dello stesso fabbricato e tutti noi vivevamo all’unisono con i ritmi della produzione. Era bello vedere la polvere della fornace calpestata dai primi passi della nuova generazione, che quasi mi ricordava di quando io, da bambino, seguivo le orme di mio padre. Gli operai erano parte integrante della nostra famiglia e ricordo con grande nostalgia quando, sul finire dell’estate, dopo le ferie, organizzavamo tutti insieme una festa rituale in occasione della riaccensione dei forni: si ballava, si cantava e si mangiava in compagnia, allontanando i ricordi del passato e sfidando il pensiero del futuro. Nonostante la piacevolezza di questi bei momenti, lavorare nella fornace significava fatica, sudore e tanta stanchezza, ma anche soddisfazione nel vedere il frutto di tanto lavoro, che dava finalmente un tetto a persone che non ne avevano uno. E quei forni, quei forni! Sapeste! Due tunnel affiancati, lunghi cinquanta metri, che dovevano raggiungere i mille gradi centigradi come temperatura di cottura: una vera sfida, ogni volta, ma quante soddisfazioni!

Ricordare quei tempi mi riempie il cuore di orgoglio, perché, grazie alla determinazione di persone oneste e instancabili faticatrici, Cassino è rinata dalle macerie della guerra e della violenza, ergendosi maestosa e più forte di prima. Abbiamo costruito la nostra vita ricostruendo una città, che, in cambio, mi ha dato la stabilità di un amore duraturo e sicuro come il cemento armato; devo ammettere, comunque, che la mia produzione migliore, quella più bella e di cui sono maggiormente fiero, siete voi, i miei nipoti. Siate i pilastri della vostra generazione, io confido in voi.

Vi abbraccio forte e spero di non avervi annoiato.

Vi amo come un nonno e confido in voi come un sognatore.

Nonno Michele”

Nicoletta Clemente

Liceo-Ginnasio “G. Carducci” – Cassino

L’elaborato rientra nei numerosi scritti che hanno partecipato alla I edizione del Premio Letterario “Le storie nella Storia”, dal tema     “Le opere e i giorni della ricostruzione tra identità e memoria”, progetto ideato dall’Associazione Agorà Theodicea, svoltosi il 19 maggio scorso a Sant’Angelo in Theodice. In via eccezionale si è pubblicato uno stralcio di elaborato allo scopo di far comprendere ai Lettori l’alto spessore dei contenuti in perfetta aderenza al tema trattato nel concorso. Tutti gli elaborati verranno raccolti, a cura dell’Associazione Agorà Theodicea, in un opuscolo a disposizione e beneficio della comunità.

20 luglio 2010 0

In eredità ai nipoti la villa pagata con la droga, la Finanza sequestra l’immobile

Di redazione

Lasciano in eredità ai nipoti una villa faraonica del valore di oltre 1,2 milioni di euro ma, secondo le indagini svolte dalla guardia di Finanza di Vasto comandati dal capitano Luigi Mennitti, la struttura sarebbe stata pagata utilizzando i proventi della droga e per questo è stata posta sotto sequestro. La vicenda però non nasce oggi. I finanzieri e i Carabinieri di Vasto comandati dal capitano Loschiavo, hanno applicato ancora una volta la speciale ed incisiva normativa antimafia L. 356/1992 per sottrarre a soggetti malavitosi il patrimonio non giustificato da redditi e palese frutto di attività criminali. Un anno fa circa le Fiamme Gialle ed i Carabinieri di Vasto sequestravano una nota pizzeria a cittadini italiani residenti nel vastese dediti al traffico di sostanze stupefacenti. Anche in questa circostanza, con la direzione del Procuratore della Repubblica di Vasto – Dr. Francesco Prete – ed con il costante coordinamento dei Comandanti Provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, gli uomini delle Fiamme Gialle e dei Carabinieri di Vasto, in perfetta sinergia, hanno portato a termine il sequestro preventivo ex art. 321 cpp, in forza di apposito provvedimento emesso dal GIP del Tribunale di Vasto – dr.ssa Sallusti – per la successiva confisca in applicazione dell’art. 12 sexies, 1° comma, della citata Legge 7.8.1992, n. 356. Il sequestro preventivo e la successiva confisca, in forza della speciale normativa antimafia, è stato possibile in quanto la stessa trova applicazione anche per soggetti implicati in procedimenti penali in materia di sostanze stupefacenti, per i reati di cui agli artt 73 e 74 dello specifico Testo Unico – Dpr 309/1990. Già la Guardia di Finanza di Milano aveva indagato nei confronti dei coniugi S.L. e B.C., di anni 36, entrambi di etnia ROM e legati alla malavita albanese, per i reati di cui agli artt. 73 e 74 del DPR 309/1990, per aver trafficato ingenti quantitativi di cocaina. Alla conclusione delle indagini la S.L. fu condannata per il reato di cui all’art. 73 mentre il marito B.C. fu assolto con formula dubitativa. Recentemente anche i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Pescara hanno portato a termine un’ulteriore indagine nei confronti dei medesimi soggetti traendoli in arresto e sequestrando ingenti quantitativi di stupefacenti. La continua dedizione nel tempo al traffico di sostanze stupefacenti da parte dei due coniugi è stata, quindi, accertata e la loro villa faraonica, del valore di circa 1,2 milioni di euro, è sicuramente frutto della loro attività criminale. Le Fiamme Gialle, per la loro peculiare professionalità, hanno svolto minuziosi accertamenti patrimoniali nei confronti dei due coniugi e del loro nucleo familiare, ricostruendo il complesso iter di acquisizione dell’immobile sottoposto a sequestro. In sostanza, i genitori della S.L., anch’esssi ROM e privi di redditi, hanno inizialmente acquistato un terreno in Vasto, mediante una procedura anomala, per poi concedere al genero B.C. ampia e generale delega a costruire e a curare le varie pratiche amministrative. Al termine della realizzazione dell’immobile i genitori della S.L. hanno donato tutto ai nipoti ossia ai figli minorenni dei due coniugi concludendo un’opera di interposizione soggettiva nella titolarità del bene immobile palesemente con la finalità di ostacolare l’applicazione di provvedimenti ablativi della proprietà come quello che si è adottato nella data odierna.