Tag: omicidio

6 agosto 2018 0

Omicidio a Roma, uccide la compagna che non voleva comprare la cocaina

Di admin
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LATINA – L’avrebbe uccisa perché si era rifiutata di darle soldi per comprare droga. La vittima si chiamava Elena Panetta, 57 anni di Roma e il suo carnefice reo confesso è Emanuele Riggione, 42 anni originario di Terracina. L’uomo si è presentato questa mattina alle 9.30 circa presso la Stazione Carabinieri di Latina, confessando di aver ucciso la donna, assistente scolastica, a seguito di una lite svoltasi alle ore 23 circa del giorno precedente all’interno dell’abitazione dove gli stessi convivevano, ubicata nel quartiere Statuario di Roma.

Immediati accertamenti, svolti sul posto dai Carabinieri della Compagnia di Roma Casilina, hanno consentito di rinvenire il corpo esanime della donna nel soggiorno, ed acclarare la veridicità di quanto ammesso da Riggione. Conseguentemente i militari del NORM carabinieri di Latina hanno proceduto all’arresto dell’uomo che è stato condotto presso la Procura di Latina ove alla presenza del difensore è stato interrogato dal P.M. competente, il Sost. Proc. Dott. Valerio DE LUCA, al quale ha confermato, fornendo ulteriori particolari quanto dichiarato ai Carabinieri.

Secondo la ricostruzione dei fatti fornita dall’arrestato, in corso di verifica, Riggione e la Panetta nel corso della serata di ieri avevano assunto dello stupefacente del tipo cocaina e l’uomo aveva richiesto alla donna del denaro per acquistarne dell’altra. Il rifiuto della donna avrebbe quindi provocato un’accesa discussione al termine della quale il Riggione, in preda ad un raptus, avrebbe colpito ripetutamente al capo ed al corpo la donna con una piccozza provocandone la morte. Lo stesso poi sarebbe uscito dall’abitazione ed avrebbe girovagato tutta la notte nella capitale a bordo di una Fiat Panda di proprietà della vittima, dirigendosi poi nelle prime ore della mattinata verso la Latina con l’intento di suicidarsi. Abbandonato il proposito autolesionistico, lo stesso ha poi deciso di costituirsi ai Carabinieri.

Gli accertamenti tecnici nei confronti dell’arrestato sono stati condotti dai militari del Nucleo Investigativo di Latina, che hanno proceduto al sequestro dell’autovettura, mentre i Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno effettuato i rilievi sul luogo del delitto. Riggione, dopo l’interrogatorio e la convalida dell’arresto è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Latina.

2 agosto 2018 0

Omicidio di Esperia, Mario Teoli indagato di omicidio volontario per la morte del padre

Di admin

ESPERIA – Il rapporto complicato e complesso tra Antonio Teoli 68enne e il figlio Mario di 30 anni entrambi residenti ad Esperia, è culminato in assassinio. Con un coltello e cocci, con questi oggetti, al culmine dell’ennesima lite, i due si sono colpiti ieri sera fino a quando uno dei due, il padre, non si è accasciato a terra esanime. Alle 21 circa Mario ha chiamato il 118 perché curassero le sue ferite. Per il padre, raggiunto da almeno quattro fendenti, non c’era più nulla da fare. Il suo corpo era all’esterno della casa, vicino al pozzo, lontano alcune decine di metri dalla cucina dove era cominciata la lite.

Padre e figlio erano già conosciuti dai Carabinieri della Compagnia di Pontecorvo intervenuti ieri sulla scena del delitto, più volte in passato era stato richiesto il loro intervento proprio da uno dei due, esasperato dal comportamento dell’altro e meno di un anno fa erano stati arrestati per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale ed in un’occasione lanciarono delle pietre ad una delle pattuglie intervenute.

Sarà ora il medico legale, la dottoressa Daniela Lucidi, ad indicare le ragioni della morte e stabilire l’oggetto con cui sono state inferte le ferite (sono stati sottoposti a sequestro un coltello, nonché cocci di vetro) ad Antonio Teoli a seguito del conferimento da parte del Pubblico Ministero Dott. De Franco di Cassino. Il figlio Mario è in stato di fermo per omicidio volontario, piantonato dai Carabinieri all’ospedale di Cassino, lo stesso ha riportato delle ferite da taglio all’altezza del torace ed alcuni tagli alle mani e visto lo stato di forte agitazione, i sanitari lo hanno sedato disponendone il ricovero. Sulla scena del crimine i rilievi sono stati eseguiti dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Frosinone.

Ermanno Amedei

2 agosto 2018 0

Omicidio ad Esperia, coltellate tra padre e figlio: la vittima è Antonio Teoli

Di admin

ESPERIA – Una notte di sangue quella appena trascorsa ad Esperia dove, in una casa sulla Strada Provinciale, durante la lite tra padre e figlio conclusa a coltellate, il genitore è rimasto a terra esanime ed il ragazzo gravemente ferito restio a consegnarsi ai carabinieri.

Tutto è cominciato poco dopo le dieci. In casa oltre ad Antonio Teoli, il padre, c’erano solo uno dei due figli, M. Teoli con cui è nata la lite. La madre è morta qualche anno fa mentre l’altro fratello non era in casa. I fendenti sono volati tra i due e cinque avrebbero attinto il genitore togliendogli la vita.

L’allarme lanciato ha fatto arrivare sul posto i carabinieri della compagnia di Pontecorvo comandati dal capitano Tamara Nicolai che dopo una breve trattativa hanno convinto il giovane a consegnarsi e a farsi curare. Al momento è in stato di fermo e risponderà di ciò che nel corso delle indagini dei carabinieri gli verrà attribuito.

Ermanno Amedei

1 agosto 2018 0

Omicidio ad Esperia, padre ucciso a coltellate dal figlio

Di admin

ESPERIA – Una lite in famiglia avvenuta questa sera è degenerata fino alla tragedia.

E’ accaduto ad Esperia nel corso di una lite in famiglia, a quanto si apprende, tra il padre e un figlio, .

Tra i due uomini la lite si è fatta incandescente fino a quando uno dei due non si è armato di un coltello con cui sono stati inferti dei fendenti che hanno ucciso il padre ma anche il figlio versa in condizioni disperate.

Al momento sul posto ci sono i carabinieri della compagnia di Pontecorvo che, comandati dal capitano Tamara Nicolai, stanno effettuando le indagini per ricostruire la dinamica dell’omicidio.

Ermanno Amedei

Foto repertorio

24 marzo 2018 0

VIDEO – Omicidio Capirchio, la ricostruzione e le fasi del recupero del cadavere

Di admin

VALLECORSA – Hanno impiegato circa tre ore i tecnici del soccorso Alpino per recuperare ciò che restava del corpo di Armando Capirchio, il pastore 59enne scomparso il 23 ottobre da Vallecorsa.

Indagato per il suo omicidio e per questo in carcere è Michele Cialei, un altro pastore con cui la vittima aveva profondi dissidi. Si ipotizza che a gettarlo nella cavità in località Ambrifi sia stato lo stesso Cialei, insieme al figlio indagato, e, forse, ad una terza persona che al momento non risulta indagata.

24 marzo 2018 0

Omicidio Capirchio, il corpo fatto a pezzi ritrovato grazie all’esperienza investigativa

Di admin

VALLECORSA – “E’ un rarissimo caso di lupara bianca in cui viene ritrovato il corpo della vittima”. Lo ha detto il colonnello Fabio Cagnazzo alla conferenza stampa che si è svolta questa mattina al comando provinciale di Frosinone, a cui hanno preso parte i vertici provinciali dell’Arma, in merito all’omicidio di Capirchio. Ieri, il corpo del pastore 59enne di Vallecorsa scomparso il 23 ottobre, è stato ritrovato sul fondo di una cavità carsica in una zona impervia di Lenola (Lt) nota solamente ai pastori della zona.

Ed infatti, ascoltando proprio loro, i pastori e gli agricoltori che battono quotidianamente la zona con le loro greggi, i carabinieri sono arrivati a quel buco tra le rocce, largo non più di 70 centimetri, nascosto da cespugli, che dava accesso ad un angusto ambiente sottostante profondo circa 10 metri, in fondo al quale le luci dei ricercatori hanno illuminato alcuni sacchi di juta. È stato necessario l’intervento del Corpo nazionale Alpino e speleologico di Roma per arrivare a quei sacchi e scoprire che contenevano i resti di un uomo a cui erano state tagliate braccia e garba, contenute in un sacco, mentre in un altro sacco, in un unico pezzo, erano contenuti il busto e la testa. Il “macellaio” gli aveva evitato la decapitazione. Attorno altre buste che contenevano resti di animali. Un luogo difficile da raggiungere anche per predatori selvatici, al cui operato, probabilmente, l’autore o gli autori dell’efferatezza aveva affidato il compito di distruzione. Lo stato di decomposizione, però, era avanzatissimo e l’odore, proveniente da una delle sacche rotte a causa dell’impatto con il fondo del pozzo, raggiungeva anche la superficie.

Tre ore, hanno impiegato i tecnici del soccorso alpino, per effettuare il recupero e affidarlo alle forze dell’ordine per il traporto nell’obitorio dell’ospedale di Frosinone. Lì il corpo è stato ricomposto al meglio e verrà sottoposto ad una serie di accertamenti per scoprire la causa della morte e se è la stessa che gli investigatori hanno ipotizzato: colpi di fucile. In carcere, accusato di questo omicidio e per l’occultamento di cadavere è finito lo scorso 12 dicembre Michele Cialei, anche lui pastore di Vallecorsa e che aveva avuto con la vittima grossi dissidi. I due si erano più volte picchiati per motivi di pascolo. Nel corso delle indagini, tracce di sangue di Capirchio erano state ritrovate nella sua auto. Così come un paio di guanti da lavoro, anche questi rinvenuti dai carabinieri imbrattati di sangue. Elementi che avevano fatto ipotizzare che Capirchio, ormai morto, era stato anche sezionato. “Un lavoro che non poteva essere compiuto da un solo uomo – ha detto il colonnello – Ecco perché è indagato anche ilo figlio di Cialei”. Il giovane avrebbe detto che la mattina della scomparsa di Capirchio, e quindi dell’aggressione sui pascolo a Vallecorsa, era andato dal barbiere a Lenola. Ma quel lunedì mattina il barbiere era chiuso. Ma si ipotizza che anche un terzo personaggio abbia quantomeno favorito l’occultamento del cadavere.

Come si è arrivati a quel “buco” in località Ambrifi a Lenola? Si sapeva che nella zona l’ex suocero di Cialei aveva una proprietà e che quindi l’indagato conoscesse bene la zona. Ma ci si è arrivati anche grazie all’esperienza di un carabiniere, il luogotenente Angelo Pizzotti, Comandante del Norm di Frosinone, una pietra miliare del comando provinciale.

Pizzotti, prestò per anni servizio proprio a Lenola. Conosceva quindi i luoghi e soprattutto la gente. Aiutato dai pastori, lui e i suoi uomini, hanno mappato tutte le cavità carsiche della zona esplorandone a decine fino ad arrivare a quella di ieri, a quanto pare, senza l’aiuto degli autori dell’omicidio e dell’occultamento di cadavere. I sacchi di juta, inoltre, sarebbero compatibili con le attività pastorali e agricole dei Cialei

Ermanno Amedei

21 febbraio 2018 0

Omicidio Morganti, la sorella di Emanuele sulla Rimessione: “Sperano di trovare clemenza altrove?”

Di admin

ALATRI –  “Non sanno a cosa aggrapparsi e la richiesta di spostare il processo da Frosinone in altra sede è agghiacciante”. Melissa Morganti è la sorella maggiore di Emanuele, il 20enne di Alatri ucciso nella notte tra il 25 e 26 marzo dello scorso anno davanti la discoteca Mirò in pieno centro ad Alatri.

Venerdì scorso il Gup del tribunale di Frosinone è stato chiamato a valutare la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura per Franco Castagnacci, 50 anni, suo figlio Mario 27 anni, Paolo Palmisani, 24 anni tutti di Alatri, e Michel Fortuna, 25anni di Frosinone. Secondo la procura i quattro, insieme ad altri ancora ignoti, si sarebbero accaniti sul corpo del giovane in un pestaggio a più riprese davanti al locale e a centinaia di altri giovani rimasti a guardare. La difesa ha subito presentato una richiesta di rimessione del processo, chiedendo, cioè che venisse spostato in altra sede a causa della pressione che, a loro dire, giudici e giurati subirebbero in caso di processo, dalla forte pressione mediatica e da quella dovuta alle iniziative con cui amici e parenti di Emanuele chiedono giustizia.

“La richiesta fatta dalla difesa degli indagati era una ipotesi che non escludevamo ma credevamo comunque che non si arrivasse a tanto – dice ancora Melissa Morganti – E’ agghiacciante pensare di portare altrove il processo o semplicemente di voler guadagnare tempo in questa maniera.

Per Emanuele ci sono stati incontri di preghiera, iniziative commemorative come la consegna del suo diploma e altre iniziative sportive. Si, abbiamo sentito la gente molto vicina. La solidarietà non ci è venuta meno, addirittura mi giungono ancora lettere dal Canada e dalla Spagna, oltre che da città italiane. Ci scrivono persone che non conosciamo ma che si dicono vicine al nostro dolore. Cosa si aspettano gli avvocati difensori? Che svolgendo il processo altrove possano sperare nella clemenza per i loro assistiti? Non credo”.

Il giorno dell’udienza Gup si sono ritrovati davanti al tribunale di Frosinone amici e parenti di Emanuele che chiedevano, anche con striscioni, giustizia per il 20enne.

“La richiesta di spostare il processo altrove è assolutamente ingiustificata – continua Melissa Morganti – un eventuale processo a Frosinone non correrebbe alcun pericolo ma questo gli avvocati difensori lo sanno benissimo. Se qualcuno avesse voluto fare qualcosa o macchiarsi di qualche tipo di vendetta lo avrebbe fatto nei giorni prossimi all’omicidio non certo ad un anno di distanza. Inizialmente, come famiglia, ci siamo tutti chiusi nel nostro dolore e alcuni, che non rappresentavano il nostro pensiero, si sono esposti per noi scrivendo sui social propositi di vendetta. Oggi, anche grazie allo sviluppo delle indagini, seppure il dolore per la perdita di Emanuele è ancora palpabile, non ci sono tensioni, solo voglia di giustizia e non vendetta. Sappiamo infatti che Emanuele non ce lo ridarà nessuno ma vogliamo evitare che i suoi assassini possano far male ad altri”. Il Gup ha quindi aggiornato l’udienza a dopo la decisione della corte di Cassazione che dovrà decidere sulla Rimessione.

Ermanno Amedei

16 febbraio 2018 0

Cassino, la coltellata poteva uccidere: arrestato per tentato omicidio lo straniero

Di admin

CASSINO – Il cittadino nigeriano che ieri ha accoltellato un cittadino somalo all’interno di una struttura per richiedenti asilo di Cassino che li ospita è stato arrestato per tentato omicidio.

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I due protagonisti della vicenda sono entrambi giovani richiedenti asilo che ieri pomeriggio, a seguito di una lite sfociate per motivi ancora al vaglio dei carabinieri, uno dei due si è armato di un coltello da cucina sferrando un fendente all’emitorace sinistro del somalo. Il giovane sanguinante ha chiesto aiuto mentre l’accoltellatore si è dileguato.

All’arrivo dei carabinieri della compagnia di Cassino comandati dal capitano Ivan Mastromanno, il ferito è stato trasportato in ospedale mentre l’accoltellatore è stato raggiunto, identificato ed interrogato dopo di che è scattato l’arresto per tentato omicidio quando, evidentemente, anche i medici dell’ospedale di Cassino hanno riscontrato che quel fendente avrebbe potuto uccidere il giovane.

Al momento il ferito resta ricoverato in ospedale ma non in pericolo di vita.

Ermanno Amedei

Foto repertorio

2 gennaio 2018 0

Aggressione nel centro ippico di Cori, 36enne arrestato per tentato omicidio

Di admin

CORI – Il 1° gennaio 2018, ad Aprilia (LT), al termine di serrate indagini, consistite anche nell’immediata attivazione di attività tecniche, inerenti il presunto incidente avvenuto presso il Centro Ippico ubicato a Cori (LT) in via Fontana del Prato snc, il 31 dicembre 2017, i Carabinieri del NORM e quelli della Stazione di Cori hanno raccolto gravi e concordanti elementi di reità sul conto dell’esecutore dell’aggressione posta in essere ai danni del titolare del Centro Equestre, il quale, inizialmente, era stato soccorso poiché ritenuto vittima di un calcio sferrato da un cavallo. La Procura della Repubblica di Latina, concordando con le risultanze emerse e condividendo la sussistenza del pericolo di fuga dell’ indagato, che aveva immediatamente fatto perdere le proprie tracce rifugiandosi dapprima nelle campagne di Sermoneta (LT) e poi in Aprilia, località Torre del Padiglione, ha emesso il provvedimento di fermo di indiziato di delitto, immediatamente eseguito nei confronti del cittadino indiano S. G., 36enne, domiciliato in provincia di Roma, ritenuto responsabile dei reati di “tentato omicidio e furto aggravato”. L’uomo, nel pomeriggio del 31 dicembre 2017, al termine di una lite scaturita per motivi economici connessi ad un preesistente rapporto di lavoro, ha colpito la vittima alla testa con una forca in ferro, sottraendogli successivamente una collana e dandosi successivamente alla fuga attraverso le campagne circostanti. Il fermato è stato associato presso la Casa Circondariale di Latina.

13 dicembre 2017 0

Omicidio Mollicone, (ri)spunta il quinto indagato

Di redazionecassino1

Cassino – Quinto indagato nell’indagine svolta dai carabinieri per la morte di Serena Mollicone. È un altro carabiniere in servizio presso la caserma di Arce nel giugno del 2001 quando venne uccisa la studentessa 18enne. Il militare, oggi in servizio in una compagnia carabinieri a nord di Roma, era già finito nel registro degli indagati, qualche anno fa, sempre per l’omicidio della 18enne ma poi la sua posizione venne archiviata. Oggi risultano indagati il maresciallo all’epoca comandante della stazione, il figlio e la moglie. La settimana scorsa è stato indagato anche un carabiniere in servizio a Cassino ed oggi il quinto indagato.