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29 maggio 2018 0

Quasi 1,8 milioni pagati dal Ministero della Salute a pontino per sangue infetto

Di admin
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LATINA – “A pagare è stato il Ministero della Salute che ha dovuto rispondere dei mancati controlli su alcune trasfusioni del Goretti di Latina e di altri ospedali romani fra il 1979-1985”.

Lo scrive in una nota dello studio legale Mattarelli.

“Poco meno di 1milione e 800mila sono stati pagati oggi ad una famiglia di un paese dei monti Lepini a cui a metà degli anni ’80 venne a mancare un proprio congiunto appena trentenne.

La Corte d’Appello di Roma aveva accertato nel 1985 che il trentenne pontino era morto per una cirrosi epatica conseguente ad un’epatite C da trasfusioni di sangue infetto somministrate fra il 1979 e il 1985 presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina ed alcuni ospedali romani.

Il risarcimento milionario è però arrivato dopo anni di dure battaglie legali che l’avvocato Renato Mattarelli che ha seguito il caso ha dovuto dovuto affrontare, prima, non convincendo il tribunale di Roma e, poi, facendo breccia sui giudici della Corte di Appello di Roma sul fatto che nonostante fossero passati decenni dalle trasfusioni e dalla morte del giovane uomo del 1985, il diritto al risarcimento non si era prescritto poiché solo negli anni ’90 si iniziò a parlare diffusamente del cd “Scandalo del sangue infetto” e della mancanza di controlli dal parte del Ministero della Sanità sulle donazioni che all’epoca potevano essere fatte anche dietro pagamento. Conseguentemente gli eredi del deceduto aveva potuto prendere cognizione della possibilità che il loro familiare poteva essere morto proprio a causa di quel sangue infetto che invece avrebbe dovuto salvargli la vita;

al risarcimento liquidato in complessivi € 850mila dovevano applicarsi gli interessi legali decorrenti – non dall’inizio della causa nel 2008 – ma dalla data delle trasfusioni (1979-1985) e della morte del giovane familiare (1985).

La Corte di Appello, accogliendo la tesi dell’avvocato Mattarelli, ha permesso che la somma liquidata oggi raddoppiasse in poco meno di 1milione 800mila”.

18 febbraio 2017 0

Università di Cassino, 31 milioni non pagati all’Inps. Sanzioni per 9 milioni

Di admin

Cassino – E’ bufera all’Università di Cassino per una esposizione nei confronti dell’Inps per 31 milioni di euro. Si tratterebbe di contributi ai dipendenti non pagati, o pagati solo parzialmente, a partire dal 2011.

Un debito che ha scosso le fondamenta dell’Ateneo Cassinate che, però, era riconosciuto nei vari bilanci presentati, sotto le voci delle passività. Quello che non era contemplato nei bilanci, invece, sarebbero i 9 milioni di euro che, tra interessi e sanzioni, si aggiungono al debito portandolo a 40 milioni.

La vicenda sarebbe emersa quando è stato richiesto un Durc, il documento che accerta la regolarità di una qualsiasi società, nel pagamento delle tasse e dei contributi. Il no dall’Inps ha aperto il vaso di Pandora