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25 Maggio 2019 0

Licenziato perchè litiga e insulta collega sulla catena di montaggio di Fca, operaio reintegrato

Di admin
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CASSINO – Era stato licenziato dalla Alfa Romeo – Gruppo FCA Italia per aver insultato e spintonato una collega durante l’orario di lavoro. I fatti risalgono allo scorso settembre quando, secondo il datore di lavoro, un operaio avrebbe rivolto alla collega, durante il turno di lavoro, delle offese e la avrebbe addirittura spintonata.

L’uomo ha quindi fatto ricorso alla giustizia assistito dall’avvocato Sandro Salera e il Giudice del Tribunale di Cassino ha accolto la le sue ragioni per cui se anche è risultato acclarato, attraverso le deposizioni dei testimoni, che vi sia stato un diverbio tra i due con scambio di ingiuriosi epiteti rivolti alla donna, la condotta dell’operaio licenziato non ha rappresentato una mancanza tanto grave da non consentire la prosecuzione anche provvisoria del lavoro, non essendo invece emerso che in tale occasione vi sia stato contatto fisico tra due. Tribunale ha cosi accolto il ricorso dichiarando la illegittimità del licenziamento, ordinando la riammissione in servizio dell’operaio e condannando il datore di lavoro al risarcimento del danno.

29 Aprile 2019 0

Obbligato a tornare nel carcere di Frosinone dove testimoniò contro i superiori, agente della Penitenziaria teme ritorsioni

Di admin

CASTELNUOVO PARANO – Chiamato a testimoniare nel corso di una indagine della Procura di Frosinone contro i suoi superiori della Penitenziaria, all’interno del carcere, era stato trasferito con un provvedimento a tempo indeterminato presso altre strutture carcerarie per evitare rischi di possibili ritorsioni.

L’assistente Capo della polizia Penitenziaria si ritrova oggi a dover lottare con la sua stessa amministrazione che, invece, pretende che faccia ritorno proprio in quel penitenziario. Per questo ha mandato un videomessaggio al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per chiedere un suo intervento. L’agente della Penitenziaria residente a Castelnuovo Parano è in servizio presso la casa circondariale di Regina Coeli. Nel 2005 il provvedimento emesso dall’Amministrazione carceraria dispone il distacco dalla casa circondariale di Frosinone ad altra sede a tempo indeterminato. Un provvedimento che nasce dalla maturata incompatibilità ambientale e dalla salvaguardia dei familiari. L’agente, infatti, fu chiamato a testimoniare su una indagine della procura di Frosinone nei confronti di personale della penitenziaria di grado superiore. Lo stesso magistrato suggeriva di non prestare più servizio a Frosinone Per questo l’agente è stato prima trasferito nel carcere di Cassino e poi a quello di Roma. Una situazione lavorativa non certo congeniale dato che lui abita a Castelnuovo Parano ma nonostante ciò preferisce continuare a lavorare a Roma opponendosi alla volontà della sua amministrazione di riportarlo nuovamente a Frosinone.

Lì, nel carcere ciociaro, l’agente teme di trovare ancora ad accoglierlo un ambiente poco sereno per i fatti di oltre dieci anni fa. Lavorare in un contesto che non si ritiene “familiare” svolgendo un lavoro particolare come quello dell’agente della penitenziario, è particolarmente gravoso. Per questo l’agente pur dovendo fare molta più strada per raggiungere il carcere romano, lo preferisce al ritorno al lavoro nel più vicino carcere di Frosinone. Inascoltate le sue richieste ha intrapreso, assistito dall’avvocato Annarita Capezzone, una battaglia legale con l’amministrazione penitenziaria affinché riconosca la prescrizione a tempo indeterminato adottata nel 2005 e ha chiamato in causa il ministro Bonafede. Ermanno Amedei

1 Febbraio 2019 0

A “Scrivo perché”, oggi alla Folcara di scena “Anime stanche” di Michele Clemente

Di redazionecassino1

CASSINO – Secondo appuntamento, dei quattro in programma, del convegno “Scrivo perché” organizzato dall’Associazione “Primavera Studentesca” all’Università di Cassino e del Lazio meridionale.

Un’iniziativa alla scoperta di giovani scrittori, di talenti e delle motivazioni che li portano verso l’arte di scrivere e raccontare. Dopo l’incontro, il 25 gennaio scorso, con Davide Urso e il suo lavoro “Un’odissea positiva” oggi è la volta del giovane e brillante scrittore cassinate Michele Clemente, fresco di laurea magistrale in Giurisprudenza, con il suo ultimo lavoro “Anime stanche”.

Il romanzo, ambientato in un futuro distopico, nell’anno 2020, quando al potere, in Italia, da cinque anni c’è lo Stato Maggiore Nazionalista Italiano, partito neofascista il cui leader è Rodolfo Bergamini, alias Carogna, uomo sanguinario e senza scrupoli che ha ridotto la nazione in ginocchio a forza di soprusi. Suo storico braccio destro è Maurizio Santini.

È durante la celebrazione del quinto anniversario del colpo di stato con il quale Bergamini si è preso l’Italia che accade qualcosa di imprevisto: dalle casse risuona la voce di un intruso, che si qualifica come leader del Movimento dei Bastardi, gruppo sovversivo che promette di assassinare il tiranno e liberare il Paese. Sull’intreccio della lotta dei Bastardi, per abbattere il Tiranno Bergamini e la feroce rappresaglia della Carogna, che si sviluppa la vicenda descritta e ricca di interrogativi affrontati dall’Autore. Una storia che traendo ispirazione dalle vicende dello scrittore, politico greco Alexandros Panagulis, alla sua lotta per la libertà, durante il regime dittatoriale di Georgios Papadopulos nel ‘68. Passando dall’arresto, alle vessazioni, al carcere, alle torture che Panagulis subì durante la dittatura di quegli anni, trascina Michele Clemente a sviluppare l’analisi della tirannia, del totalitarismo e il dispotismo del potere, cercando il significato di alcuni dubbi di fondo che animano il racconto. Il messaggio che ne viene fuori, dal lavoro di Michele Clemente, mette in evidenza un aspetto fondamentale del pensiero, non sempre è opportuno seguire le regole imposte, se ingiuste per il popolo. Un tema, quello affrontato nel volume, quanto mai attuale nella società moderna, dove la democrazia è messa in discussione e troppo spesso i diritti di libertà sono prevaricati dal potere. Michele Clemente, con “Anime stanche” è al suo secondo romanzo dopo “Horror vacui”, scritto da liceale a soli quindici anni, e ad una serie di altre produzioni di poesia e prosa. Restando al tema di fondo del convegno odierno, “Scrivo perché”, è lo stesso Autore a spiegarne le motivazioni che lo spingono a cimentarsi nell’arte di scrivere. “Scrivo perché scrivo, o, meglio, perché, se pure volessi, mi sarebbe impossibile evitare di farlo. Mettere insieme una serie di parole e, con esse, dar forma a una poesia, a un racconto o a un romanzo, non è altro che la trasposizione su carta del periodo storico in cui si vive rapportato al modo in cui questo viene percepito, metabolizzato. Per me, almeno, – prosegue Michele Clemente – è di questo che si tratta: pur partendo da un bisogno che è, naturalmente, intimo e privato, finisco sempre con il contaminarlo con ciò da cui esso stesso è, ancor più naturalmente, contaminato: il mondo che mi circonda e che mi entra dentro. È una valvola di sfogo? Certo, ma a tutto tondo. Scrivo perché è il modo che ho di capire ciò che ho attorno, che è anche ciò di cui scrivo: è un circolo vizioso da cui, in verità, mai si dovrebbe uscire”. Comprendere il mondo intorno a noi la principale motivazione dell’arte di scrivere.

Prossimi appuntamenti in programma, Anna Maria Scappaticcio ed il volume “I Cunti”, 8 febbraio, e Francesco Venditti con “Le ragioni di John e Franz”, il 15 febbraio.

F. Pensabene

13 Settembre 2018 0

Termocombustore, cittadini incontrano il sindaco. Capaldi: “Io escluso perché di Cassino”

Di admin

SAN VITTORE DEL LAZIO – Un gruppo di persone si sono ritrovate questa mattina davanti al comune di San Vittore del Lazio con l’intenzione di incontrare l’amministrazione comune per discutere dell’ormai decennale problema costituito dalla presenza sul territorio del termocombustore gestito da Acea.

Il fattore ambientale è da tempo dibattuto. Le polveri di ricaduta dell’impianto che produce energia dalla combustione di cdr (rifiuti trattati) rendono la vita impossibile alle persone che abitano in un raggio di diversi chilometri ed è forte il sospetto che possa essere cause delle malattie che da anni mietono vittime nella zona.

Davanti al Comune c’era anche Antonio Capaldi (in foto), presidente dell’associazione Le Contrade, ma che stamattina era presente in forma personale. La sua abitazione in via Selvotta nel comune di Cassino è a pochi chilometri in line d’aria dall’impianto che, lo ricordiamo, è ubicato sicuramente nel territorio di san Vittore, ma in una appendice di confine con altri comune come Cassino, Cervaro, Rocca d’Evandro e che si apre su tutta la Valle dei Santi.

“Al suo arrivo il sindaco Nadia Bucci, – ha dichiarato Capaldi –  ha accettato di incontrare la gente ma solamente i residenti di San Vittore del Lazio. A me, che sono di Cassino, mi ha detto che per problemi, anche con il termocombustore, devo rivolgermi al mio sindaco. Vorrei ricordare al primo cittadino di san Vittore che sotto quel fungo che nasce nel suo comune vivono tante persone che non sono Sanvittoresi. Anche io avrei avuto il diritto di sentire quali impegni intendesse prendere per tutelare i suoi cittadini ed anche quelli che comunque vivono sotto l’influenza negativa dell’impianto. Le ricordo che anche noi delle periferie di Cervaro e Cassino respiriamo quell’aria e abbiamo visto crollare i valori delle nostre proprietà a causa della inquietante presenza del termocombustore”.

Ermanno Amedei

21 Agosto 2018 0

Duplice omicidio dei figli ad Esperia, madre salva perché fuori per una commissione

Di admin

ESPERIA – Per uccidere i figli Giovanni Paliotta ha usato una pistola calibro 22 regolarmente detenuta. Gli investigatori confermano che l’uomo, ferroviere in pensione, all’alba di oggi, per cause ancora da stabilire, ha ucciso i figli, la 19enne Elisabetta e il 27enne Mariano, nella loro camera da letto. Poi si è tolto la vita con la stessa arma. “La moglie del Paliotta – si legge nella nota degli investigatori – riusciva a sfuggire alla tragedia poiché, poco prima, era uscita di casa”, una frase che fa ipotizzare che anche la donna sarebbe potuta essere vittima della follia omicida dell’uomo.

Sul posto è intervenuto il Sostituto Procuratore della Repubblica di Cassino Roberto Bulgarini Nomi, il medico legale e la squadra rilievi del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Frosinone.

Ermanno Amedei

15 Marzo 2018 0

Cisterna di Latina, i troppi perché senza risposte di una tragedia disumana

Di admin

CISTERNA DI LATINA – Se è legittimo rinunciare a capire, o spiegandolo con l’irrazionalità della follia, il perché un padre uccide le sue figlie, restano comunque troppi i perché, di cui è invece auspicabile dare una risposta, in merito alla terribile e disastrosa vicenda di Cisterna di Latina.

Certamente con i “se” e con i “ma” non si vincono le guerre e, aggiungiamo noi, non si riportano in vita vittime innocenti. Spesso neanche servono per fare giustizia; possono servire per comprendere, però, eventuali e involontari errori per evitare di commetterli di nuovi in casi simili.

La vicenda purtroppo è nota a tutti; giornali e telegiornali non hanno risparmiato dettagli: un padre, Luigi Capasso, 44 anni carabinieri a Velletri, la mattina del 28 febbraio, aspetta Antonietta Gargiulo sotto casa, in via Collina dei Pini a Cisterna, moglie 39enne da cui si stava separando, e le spara quattro colpi con la pistola di ordinanza. Non la uccide ma la donna resta gravemente ferita. Le prende le chiavi di casa, sale al secondo piano dove dormono le figlie Alessia di 13 anni e Martina di 8 anni, e spara ancora prima di barricarsi in casa.

Erano circa le 5.30 di quello che sarebbe stato un lungo e tragico mattino.

La zona è stata evacuata dalle forze dell’ordine immediatamente accorse e i carabinieri del comando provinciale di Latina hanno gestito la trattativa con l’uomo nel tentativo di convincerlo a consegnarsi. Alle 8.30 circa, una aliquota dei carabinieri dell’antiterrorismo era già pronta ad intervenire e alle 11 circa, l’elicottero del Gis dei carabinieri è atterrato poco distante dal campo operativo. E qui cominciano i perché senza risposta. A gestire la situazione c’erano i vertici provinciali dell’Arma, i mediatori, gli specialisti e a coordinare tutto, il sostituto procuratore della Repubblica di Latina al quale, in quanto autorità giudiziaria, spettava il compito di decidere se e quando intervenire.

 

Che l’uomo avesse già sparato alle figlie, ormai lo si sapeva: lo aveva detto più volte lui nel suo delirio; non si sentivano nell’appartamento voci o lamenti delle due sorelline; i vicini avevano sentito nell’appartamento esplodere colpi di arma da fuoco. Ma anche la madre era stata attinta da tre colpi di pistola senza rimanere uccisa e l’intervento dei sanitari le ha salvato la vita.

Perché aspettare fino alle 13.15 circa per intervenire solamente dopo che l’uomo si è sparato?

Sul balcone che affaccia sulla parte opposta a via collina dei Pini, sotto gli occhi di tutti, Luigi Capasso, mani in tasca ma ancora armato della sua rivoltella, parlava con i mediatori che erano sul balcone a fianco.

Nel corso della puntata del programma “Chi l’ha visto” di ieri sera, si sostiene di avere informazioni in merito ai rilevamenti fatti da uno strumento utilizzato quella mattina che, grazie al calore emanato dai corpi, stabilisce quante persone sono vive in un determinato luogo. Nel servizio di “Chi l’ha visto?”, si sostiene che  nell’appartamento vi sarebbe stata, oltre a Luigi Capasso, un’altra persona viva. Alle 13.15, dopo che l’appuntato si è tolto la vita, i Gis sono entrati e hanno trovato solamente morti.

A quel punto comincia la lunga sequela dei “se” e dei “ma”.

“Se fossero intervenuti prima avrebbero potuto sperare di trovare agonizzanti una delle due sorelle e dare speranza di vita”, oppure “ma intervenire significava perdere la speranza di far arrendere l’uomo e mettere in pericolo la vita di chi doveva intervenire”.

Comunque la si pensi, alla fine la storia è stata tristemente scritta.

Forse l’autopsia sul corpo delle piccole avrebbe potuto fugare ogni dubbio sul fatto che, lo strumento che rilevava la seconda vita nell’appartamento si era sbagliato e che, invece sia vera l’ipotesi secondo cui le bambine siano morte nel momento in cui il padre ha loro sparato. Ma lo stesso sostituto procuratore che ha coordinato le operazione e che poteva disporre di affidare l’esame autoptico ha preferito evitare.

Ermanno Amedei

8 Marzo 2018 0

Il Mondo Spalle al Muro / Le 10 “vergogne” della politica Italiana: ecco perché hanno perso

Di admin

DALL’ITALIA – Le elezioni hanno dato l’esito scontato: nessuna maggioranza. Del resto, la cervellotica legge elettorale partorita da Renzi e compagni serviva proprio a questo, cioè a creare una fase di stallo in cui vincitori e vinti fossero equiparati nell’impotenza.

Certo, eventuali alleanze di governo improbabili sono sempre possibili e staremo a vedere questo circo cosa ci riserverà.

Almeno c’è da registrare, con successo, la punizione che la gente ha voluto infliggere ai partiti tradizionali. Non è cosa di poco conto.

Evidentemente gli elettori, anche se non tutti, hanno finalmente preso coscienza che non si può vivacchiare in parlamento per imposizione divina, qualunque cosa avvenga, recitando a turno il ruolo delle parti, ora al governo ora all’opposizione.

E di fatti gravi, negli ultimi anni, ne sono avvenuti. Ecco un riepilogo in dieci punti:

1) Crisi economica. Dal 2008 l’Italia ha subito in pieno la crisi economica mondiale senza che la politica ponesse un argine ma aspettando solo che la congiuntura internazionale riportasse una ripresa che invece in altre nazioni è arrivata molto prima.

2) Perdita di sovranità. I partiti hanno accettato senza condizioni il travaso di competenze verso Bruxelles, facendo credere ai cittadini che tutto ciò che provenisse dalla Ue fosse senza dubbio migliore. Nessun contrasto a questa Europa creata invece a pennello per multinazionali e banche. Ciò indica una probabile connivenza.

3) Cambio Lira/Euro. Prodi portò l’ Italia nell’Euro con un artifizio contabile. La gente ha subìto il raddoppio dei prezzi e un’inflazione non dichiarata che ha significato il depauperamento dei risparmi accumulati dalle famiglie. Unico vantaggio: i tassi stabili dei mutui, ma tanto le banche ne hanno concessi col contagocce.

4) Banche. Molte risorse sono state destinate a coprire le perdite che banche ballerine avevano accumulato concedendo prestiti agli amici dei politici o semplicemente rubando soldi ai risparmiatori. I governi hanno aiutato i banchieri a farla franca ed hanno sottratto ingenti risorse alla collettività.

5) Sanità. Chi ha avuto la sfortuna di recarsi in questi anni presso un qualsiasi Pronto Soccorso sa di cosa si parla. L’affollamento e le liste di attesa per un qualsiasi intervento non sono degne di un paese che invece investe 30 miliardi in buchi delle banche ed accoglienza di immigrati irregolari.

6) Immigrazione. Totalmente incontrollata, ha causato morti, tensioni, ingiustizie ed intolleranza. Troppa gente si è arricchita speculando sull’emergenza barconi che invece, guarda caso, tre mesi prima delle elezioni è stata risolta. Ma oggi ci sono sei-settecentomila immigrati che bivaccano per le nostre città senza un futuro, con tutte le conseguenze di ordine pubblico che sappiamo.

7) Lavoro. Il Jobs Act di Renzi ha solo creato una marea di lavoratori precari. E le piccole imprese non hanno avuto alcun vantaggio da ciò. I contributi previdenziali sono maggiori. Si preferiscono però i contratti a termine perché almeno i licenziamenti sono più facili. E’ solo un gran bel regalo alle multinazionali, però quelle che per forza di cose devono essere presenti sul territorio italiano. Le altre,invece, hanno delocalizzato da tempo lasciando solo macerie.

8) Pensioni. La legge Fornero è stata fatta talmente male che una volta applicata ci si è accorti della presenza di migliaia di esodati. Forse anche un bambino di 8 anni avrebbe saputo fare meglio.

9) Cambi di partito. Negli ultimi anni sono stati centinaia i parlamentari eletti in un partito e che poi hanno cambiato schieramento. Per non parlare dei politici, a tutti i livelli, coinvolti in truffe, raggiri, ruberie, droga, sesso, mafia,camorra, traffico di rifiuti, traffico di influenze, tangenti ed abuso d’ ufficio.

10) Legge elettorale. Fatta apposta per non schiodare mai dallo scranno. E’ l’esempio massimo della melassa dei partiti. Vergognoso il paracadute del proporzionale che ha salvato tutti i big sconfitti nell’uninominale e recuperati in parlamento con questo trucchetto.

Visti questi dieci punti però, non risulta ancora chiaro come mai, nonostante abbiano creato tutti questi disastri, il Pd abbia avuto comunque il 18% dei voti e Forza Italia il 14%. Mah…..

MAX LATEMPA

8 Febbraio 2018 0

Pensionato dall’Inps perché non può lavorare, sorpreso a gestire officina meccanica abusiva

Di admin

ANAGNI – Inabile al Lavoro, 63enne di Anagni gestisce una officina meccanica abusiva con annessa discarica di materiale ferroso. Lo hanno scoperto i carabinieri della compagnia di anagni nel corso di un controllo al capannone adiacente alla casa dell’indagato.

I militari comandati dal maggiore Camillo Meo hanno accertato che l’uomo esercitava l’attività di meccanico e aveva realizzato un’officina all’interno di un capannone di pertinenza della propria abitazione senza la prevista autorizzazione, destinando un’area di circa 300 mq a discarica abusiva essendovi stoccati, a contatto con il suolo, rifiuti speciali consistenti in pneumatici, bidoni per lubrificanti esausti, parti meccaniche di carrozzeria e componenti plastici riconducibili ai veicoli in attesa di riparazione. Le aree ed i veicoli sono stati sottoposti a sequestro preventivo.

Nel corso degli accertamenti è emerso che il 63enne percepisce sia una pensione per inabilità al lavoro dal marzo 2015, che un assegno di accompagnamento dal luglio 2016, ottenendo illecitamente una retribuzione erogata dall’INPS pari ad 20 mila euro circa annuali.

7 Febbraio 2018 0

Licenziato perché coinvolto in indagini di droga, lavoratore di Cassino reintegrato dal giudice

Di admin

CASSINO – Un dipendente della Fca di Piedimonte San Germano venne licenziato non appena l’azienda venne a conoscenza di un suo coinvolgimento in una indagine per droga. Bastò la misura cautelare perché il giovane perdesse il lavoro. Un licenziamento impugnato e il lavoratore, difeso dagli avvocati Sandro Salera e Paola Alfei, venne reintegrato nel marzo del 2017 con la condanna della Fca anche al pagamento della indennità risarcitoria. L’azienda, però ha fatto ricorso innanzi alla Corte di Appello che però ha accolto la tesi dei legali difensori. Anche il tribunale romano ha stabilito che nessun addebito di responsabilità è configurabile in capo al dipendente per il sol fatto di essere stato sottoposto ad una misura cautelare. Insomma il provvedimento estremo del licenziamento non poteva essere applicato prima di una condanna definitiva. Per questo ha confermato la sentenza di primo grado.

Ermanno Amedei

9 Maggio 2017 0

Piedimonte al voto- Monia Costa ai residenti del quartiere Ater “Il mio impegno perché non siete cittadini di serie B”

Di redazione

Incontri e dibattiti a Piedimonte San Germano in vista delle prossime elezioni comunali si susseguono con estrema rapidità. Questa volta parliamo della candidata a consigliere comunale Monia Costa, in quota Lista Azione Comune Ettore Urbano Sindaco, che nelle scorse ore ha incontrato alcuni residenti del quartiere Ater. “Conosco bene- ha detto- le problematiche di questi quartieri densamente popolati, ma in questi giorni ho ulteriormente ascoltato le richieste dei cittadini. Denunciano la mancanza di sicurezza stradale e la necessità di installare dei dossi per inibire degli atteggiamenti poco prudenti alla guida. Ma non solo. Oltre alla sicurezza stradale viene lamentato un disagio legato ai rifiuti. Purtroppo accade spessissimo di vedere buste di spazzatura sparse e ciò necessita un intervento immediato da parte del comune che deve vigilare per impedire determinati misfatti dovuti all’inciviltà. Ho garantito tutto il mio impegno per cercare una soluzione efficace a questi disagi e soprattutto per non far sentire abbandonati i cittadini di questa zona. Infine se dovessi entrare a far parte del Consiglio comunale vorrei fortemente l’istituzione di uno sportello dell’ascolto, dove anche in forma anonima i cittadini possano rivolgersi per esprimere rimostranze, problematiche e disagi”.