Tag: pezzi

24 marzo 2018 0

Omicidio Capirchio, il corpo fatto a pezzi ritrovato grazie all’esperienza investigativa

Di admin
(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({ google_ad_client: "ca-pub-3708340944781441", enable_page_level_ads: true });

VALLECORSA – “E’ un rarissimo caso di lupara bianca in cui viene ritrovato il corpo della vittima”. Lo ha detto il colonnello Fabio Cagnazzo alla conferenza stampa che si è svolta questa mattina al comando provinciale di Frosinone, a cui hanno preso parte i vertici provinciali dell’Arma, in merito all’omicidio di Capirchio. Ieri, il corpo del pastore 59enne di Vallecorsa scomparso il 23 ottobre, è stato ritrovato sul fondo di una cavità carsica in una zona impervia di Lenola (Lt) nota solamente ai pastori della zona.

Ed infatti, ascoltando proprio loro, i pastori e gli agricoltori che battono quotidianamente la zona con le loro greggi, i carabinieri sono arrivati a quel buco tra le rocce, largo non più di 70 centimetri, nascosto da cespugli, che dava accesso ad un angusto ambiente sottostante profondo circa 10 metri, in fondo al quale le luci dei ricercatori hanno illuminato alcuni sacchi di juta. È stato necessario l’intervento del Corpo nazionale Alpino e speleologico di Roma per arrivare a quei sacchi e scoprire che contenevano i resti di un uomo a cui erano state tagliate braccia e garba, contenute in un sacco, mentre in un altro sacco, in un unico pezzo, erano contenuti il busto e la testa. Il “macellaio” gli aveva evitato la decapitazione. Attorno altre buste che contenevano resti di animali. Un luogo difficile da raggiungere anche per predatori selvatici, al cui operato, probabilmente, l’autore o gli autori dell’efferatezza aveva affidato il compito di distruzione. Lo stato di decomposizione, però, era avanzatissimo e l’odore, proveniente da una delle sacche rotte a causa dell’impatto con il fondo del pozzo, raggiungeva anche la superficie.

Tre ore, hanno impiegato i tecnici del soccorso alpino, per effettuare il recupero e affidarlo alle forze dell’ordine per il traporto nell’obitorio dell’ospedale di Frosinone. Lì il corpo è stato ricomposto al meglio e verrà sottoposto ad una serie di accertamenti per scoprire la causa della morte e se è la stessa che gli investigatori hanno ipotizzato: colpi di fucile. In carcere, accusato di questo omicidio e per l’occultamento di cadavere è finito lo scorso 12 dicembre Michele Cialei, anche lui pastore di Vallecorsa e che aveva avuto con la vittima grossi dissidi. I due si erano più volte picchiati per motivi di pascolo. Nel corso delle indagini, tracce di sangue di Capirchio erano state ritrovate nella sua auto. Così come un paio di guanti da lavoro, anche questi rinvenuti dai carabinieri imbrattati di sangue. Elementi che avevano fatto ipotizzare che Capirchio, ormai morto, era stato anche sezionato. “Un lavoro che non poteva essere compiuto da un solo uomo – ha detto il colonnello – Ecco perché è indagato anche ilo figlio di Cialei”. Il giovane avrebbe detto che la mattina della scomparsa di Capirchio, e quindi dell’aggressione sui pascolo a Vallecorsa, era andato dal barbiere a Lenola. Ma quel lunedì mattina il barbiere era chiuso. Ma si ipotizza che anche un terzo personaggio abbia quantomeno favorito l’occultamento del cadavere.

Come si è arrivati a quel “buco” in località Ambrifi a Lenola? Si sapeva che nella zona l’ex suocero di Cialei aveva una proprietà e che quindi l’indagato conoscesse bene la zona. Ma ci si è arrivati anche grazie all’esperienza di un carabiniere, il luogotenente Angelo Pizzotti, Comandante del Norm di Frosinone, una pietra miliare del comando provinciale.

Pizzotti, prestò per anni servizio proprio a Lenola. Conosceva quindi i luoghi e soprattutto la gente. Aiutato dai pastori, lui e i suoi uomini, hanno mappato tutte le cavità carsiche della zona esplorandone a decine fino ad arrivare a quella di ieri, a quanto pare, senza l’aiuto degli autori dell’omicidio e dell’occultamento di cadavere. I sacchi di juta, inoltre, sarebbero compatibili con le attività pastorali e agricole dei Cialei

Ermanno Amedei

23 marzo 2018 0

Fatto a pezzi e chiuso in due buste: ritrovato il corpo di Capirchio

Di admin

VALLECORSA – Fatto a pezzi, chiuso in due buste e gettato in un dirupo in località Ambrifi a Lenola.

Questa è stata la fine che ha fatto Armando Capirchio, l’allevatore 58enne di Vallecorsa scomparso il 23 ottobre dello scorso anno. I carabinieri, a dicembre, hanno arrestato per il suo omicidio un altro allevatore della zona, il 51enne Michele Cialei. Certi che ad ucciderlo fosse stato il 51enne, mancava, però, il corpo della vittima.

Per questo sono proseguite le indagini dei militari a cui si sono affiancate ulteriori ricerche nella zona in cui era scomparso, estendendole anche a Lenola. Oggi, anche con l’ausilio dei vigili del fuoco, e del Cai di Frosinone, il corpo è stato rinvenuto.

Ermanno Amedei

2 dicembre 2017 0

A spasso in A1 con una smart rubata e numerosi pezzi di ricambio

Di redazione

Questa notte sul l’A1, intorno alle ore 3.30 gli agenti della Polizia stradale di Cassino, al km 674 Sud, hanno fermato un’auto, una smart nuovissima, che dagli accertamenti si è rivelata essere stata rubata Roma. Quando i poliziotti hanno aperto il bagaglio si sono resi conto che l’auto era carica di pezzi di ricambi, tra i quali navigatori, autoradio, elementi di cruscotto. Una scelta davvero sorprendente di ricambi destinati ad altre smart. Il conducente, un napoletano di 30 anni pregiudicato, è stato denunciato mentre l’auto è tornata al legittimo proprietario.

17 ottobre 2017 0

La recinzione dell’asilo che cade a pezzi, urge manutenzione alla Mattei di Cassino

Di admin

CASSINO – Una protezione che, paradossalmente, potrebbe costituire un pericolo. E’ la recinzione della scuola per l’Infanzia Mattei in via Zamosch a Cassino. Le pessime conduzioni strutturali in cui versa il manufatto che delimita l’area del plesso dal marciapiedi ci è stato segnalato da genitori che quotidianamente, con i loro figli, devono transitare sul marciapiedi tra calcinacci caduti e tra i pericolosi tondini di ferro arrugginiti, rimasti scoperti dal cemento. La mancata manutenzione nel corso degli anni, ha fatto reso la struttura, non solo brutta a vedersi, ma pericolosa e necessita di un intervento. Segnalazioni che, sicuramente sono state fatte anche ai preposti uffici comunali e che certamente provvederanno quanto prima. Ermanno Amedei

21 agosto 2017 0

Come disfarsi maldestramente di un corpo; segarlo e gettarne i pezzi nel cassonetto

Di admin

ROMA – Non solo l’ha uccisa, ma l’ha anche fatta a pezzi, smaltendo il suo corpo in vari cassonetti dell’immondizia come fosse materiale ingombrante. Così, Maurizio Diotallevi, 62 anni di Roma, ha trascorso il Ferragosto a tagliare il corpo della sorella Nicoletta, 59 anni, per poterlo meglio trasportare ai cassonetti delle immondizie e sperare che la morte della donna passasse per una scomparsa volontaria.

Un piano semplice, maldestro e disperato che poteva anche funzionare se la gamba della vittima, non fosse stata trovata la sera del 15 agosto da una ragazza rom che rovistava tra i sacchi dell’immondizia in un cassonetto di via Maresciallo Pilduski. Un’esperienza che certamente le rimarrà impressa, quella di aprire il cassonetto, rovistare alla ricerca di qualcosa di utile e trovare due arti che affioravano tra i sacchetti. Prima il sospetto che si potesse trattare di pezzi di un manichino, poi la paura dovuta alla certezza che erano di carne ed ossa le ha causato un malore. Quando si è ripresa ha lanciato subito l’allarme e due poliziotti l’hanno raggiunta nel quartiere dei Parioli per verificare quella notizia che sembrava assurda. Le due gambe, però, erano lì, ma da sole non davano indicazioni se non che erano appartenute ad una donna adulta, tagliate all’altezza dell’inguine. Inutile svuotare il cassonetto o gli altri vicini alla ricerca di altre parti del corpo nella speranza di poterlo ricomporre come un macabro puzzle e risalire all’identità di quello che, già a quel punto dell’indagine, appariva come la vittima di un efferato omicidio. Nessuna traccia di braccia, busto o testa.

Un’indagine che appariva difficile e, del resto, se gli arti non fossero stati notati dalla donna, sarebbero finiti nell’autocompattatore la mattina dopo  e, di conseguenza in discarica. Sarebbe bastato che fossero state meglio coperte dai sacchi di plastica. Le cose, però, sono andate diversamente e quel colpo di fortuna ha innescato le fasi investigative classiche che, unitamente a grossolani errori commessi da  chi aveva tentato di far sparire un cadavere, hanno portato in poche ore a svelare il giallo.

Mentre il ferragosto volgeva al termine, infatti, gli agenti della squadra mobile hanno acquisito le immagini registrate dalle telecamere di una banca di fronte alla quale c’era il cassonetto che conteneva le gambe. Chi aveva scelto quel cassonetto per smaltire parte del corpo di una donna non doveva essere un appassionato di polizieschi. Dalle immagini si vede chi aveva gettato rifiuti nel cassonetto e tra questi, gli agenti ne hanno selezionato uno in particolare che, all’imbrunire, si accosta con una Fiat 500 e getta nel cassonetto qualcosa che poteva essere assimilabile per dimensioni alle gambe ritrovate. Il volto appare chiaro ma non è una persona conosciuta. Nel frattempo, però, un’altra fase investigativa aveva permesso di selezionare tra le denunce di persona scomparsa, quella presentata la stessa mattina di ferragosto, dalla sorella di Nicoletta Diotallevi. La 59enne baby sitter e maestra di yoga, non rispondeva al telefono e insolitamente era scomparsa. Viveva con il fratello in un appartamento che avevano ereditato dal padre ex ufficiale dell’esercito in via Guido Reni.

Facile accostare l’immagine del fratello, Maurizio Diotallevi, a quella dell’uomo che gettava “le immondizie” nel cassonetto del macabro ritrovamento. Avevano anche la stessa auto. Messo sotto pressione, l’uomo ha prima resistito sostenendo di non sapere dove fosse la sorella, ma poi ha raccontato tutto, di come aveva stretto le mani al collo della donna fino a lasciarla senza respiro e senza vita; come l’aveva conservata per un giorno e come aveva poi pensato di disfarsi del suo corpo “segandola” e gettandone le gambe nel cassonetto di vi via Maresciallo Pilduski, il tronco e la testa nel cassonetto a poche centinaia di metri da casa, e i suoi indumenti in un terzo cassonetto in via Pannini. Come un fiume in piena si è alleggerito di quel peso enorme che gli schiacciava la coscienza. Ha raccontato come la sera del 14 le ha stretto le mani attorno al collo, stringendo sempre più forte fino a quando la sorella non è rimasta immobile. Poi ha coperto il pavimento di casa con delle buste di plastica e con la sega che aveva comprato alcuni giorni prima, ha cominciato a sezionare il corpo di Nicoletta. Due ore ha impiegato per tagliere le gambe. Poi, dopo averle imballate con del nastro adesivo, ha distribuito gambe, tronco e indumenti nei tre contenitori diversi.

Ma perché tutto questo? Secondo quanto riferito dagli investigatori i due che convivevano più per necessità che per affetto fraterno, litigavano spesso. L’attività dell’uomo di consulente web marketing non gli rendeva molto e dipendeva economicamente da quella sorella che arrangiava facendo la baby sitter, la maestra di yoga o pulizie domestiche. Le pretese di soldi da quella donna erano continue e sarebbe stata anche il 14 sera l’innesco dell’ultima lite. Ma secondo gli investigatori tutto era programmato. Aveva comprato la sega, aveva i sacchi di plastica per non sporcare e anche la data faceva parte del piano: approfittare del ferragosto e della lontananza per vacanze degli altri condomini, per togliere di mezzo, letteralmente, quella donna che a suo dire lo trattava come un ragazzino. Ecco perché l’arresto è scattato per omicidio premeditato.

Ermanno Amedei

16 agosto 2017 0

Donna uccisa e gettata a pezzi nei cassonetti, arrestato il fratello

Di admin

ROMA – Si è appena concluso con il fermo da parte del P.M. del fratello della vittima, il mistero delle due gambe ritrovate ieri sera all’interno di un cassonetto in Via Maresciallo Pilsudsky. Ieri, intorno alle 20, una ragazza che rovistava nei cassonetti, ha trovato due gambe apparentemente di donna legate con del nastro da pacchi. La ragazza si è rivolta immediatamente alla Polizia di Stato. Gli investigatori della Squadra Mobile, coadiuvati dai colleghi del commissariato Villa Glori e della Polizia Scientifica, hanno subito acquisito alcune immagini di telecamere installate nei pressi del luogo ove sono stati rinvenuti gli arti, dalle quali emergeva che un uomo nella notte tra il 14 e il 15, gettava un oggetto voluminoso nel cassonetto. Simultaneamente, sono state passate al setaccio le più recenti denunce di scomparsa, tra le quali emergeva quella di una donna di 59 anni di cui non si avevano notizie dal 14. La donna, Nicoletta Diotallevi, abitava con un fratello poco più grande di lei, in un appartamento del quartiere Flaminio dove i poliziotti hanno rintracciato l’uomo, che fin da subito forniva dichiarazioni contrastanti. L’uomo, Maurizio Diotallevi di 62 anni, è stato condotto in questura dove è stato sottoposto ad interrogatorio dal P.M. titolare dell’indagine. Dinanzi al magistrato, il Diotallevi ha ammesso di essere l’autore dell’omicidio e del tentativo di occultamento del cadavere, il delitto sarebbe avvenuto per motivi familiari. Nella tarda mattinata, in un cassonetto di Via Guido Reni avvolti in un sacco è stato rinvenuto il resto del cadavere. Al termine dell’interrogatorio, il P.M. ha emesso un decreto di fermo che è stato notificato all’indagato e che dovrà essere convalidato nei prossimi giorni da parte del G.I.P. del Tribunale di Roma.

10 maggio 2017 0

Cadono alcuni pezzi di cornicione da un balcone in piazza De Gasperi

Di redazionecassino1

Cassino – Tragedia sfiorata questo pomeriggio a Cassino, nelle vicinanze di piazza De Gasperi, quando da un balcone di un’abitazione sono caduti alcuni grossi pezzi di cornicione. Dalla parte inferiore del balcone dell’edificio sovrastante i portici posti all’ingresso della piazza, in cattivo stato di manutenzione, si sono staccati alcuni pezzi di cemento, che avrebbero potuto ferire, anche in modo serio, i passanti. Per fortuna in quel momento nessuno transitava nella zona scongiurando conseguenze ben più gravi. Del resto in quella zona sono molti gli edifici che necessiterebbero di manutenzione. Sul posto i Vigili del Fuoco del Distaccamento di Cassino ed è in arrivo un automezzo munito di scala per abbattere ulteeriori pezzi del cornicione ancora pericolanti, transennare la strada e mettere in sicurezza l’intera zona molto trafficata durante il giorno.

F.P.

FOTO A. NARDELLI