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12 luglio 2017 0

Regione Lazio: Legge sulla rigenerazione urbana, il plauso di Marino Fardelli

Di redazione
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“Con la legge sulla rigenerazione urbana appena approvata, si chiude la fase drammatica in cui lo sviluppo urbanistico equivaleva alla distruzione del suolo e all’aumento quantitativo di cubature. Questo è lo strumento giusto per dare nuovo impulso allo sviluppo e alla riqualificazione dei territori”. Ad affermarlo il consigliere regionale Marino Fardelli. Dopo il primo plauso all’approvazione della legge nella seduta di martedì del Consiglio regionale, oggi torna a spiegare quali saranno gli effetti reali. “Parliamo subito di concretezza e di una Regione Lazio che si dota di una legge che la porta in linea con l’Europa. Un vero e proprio pilastro di questa fase legislativa – afferma Fardelli – Si tratta di uno strumento di sviluppo che ottimizza le risorse, migliora la qualità della vita dei cittadini perché comprende anche aspetti sociali ed economici oltre che urbanistici ed edilizi, con l’obiettivo di rilanciare e promuovere aree degradate. I Comuni avranno un ruolo principale nella scelta degli interventi che prevedono il miglioramento sismico, l’efficienza energetica, oltre che lo snellimento della burocrazia e che, oltre ad un generalizzato miglioramento del patrimonio edilizio esistente, contribuiranno alla riqualificazione della “città pubblica”, alla riqualificazione degli insediamenti urbanistici, alla realizzazione delle infrastrutture delle attrezzature nelle aree degradate ed alla integrazione dei servizi nelle aree urbane, limitando il consumo di suolo e provvedendo alla sicurezza statica delle strutture esistenti. La legge – conclude il consigliere regionale Marino Fardelli – è frutto di un grande lavoro partecipato tra Giunta, Commissioni e Consiglio con il contributo di numerose associazioni che hanno apportato un utile contenuto alla redazione del testo finale. L’impegno di tutti è stato quello di apportare modifiche altamente migliorative e oggi possiamo dirci soddisfatti di una legge che, soprattutto, dota i Comuni di strumenti validi e rapidi per la pianificazione urbanistica territoriale”.

4 luglio 2017 0

Ciacciarelli: “Anagni, plauso all’ iniziativa di privati. La Asl di Frosinone ancora oggetto di carità. Probabile chiusura estiva Ortopedia Cassino, scelta inconcepibile”

Di redazione

“Ancora una volta – tuona il coordinatore provinciale di FI, Pasquale Ciacciarelli-la Asl di Frosinone è oggetto di carità da parte di privati. Mi riferisco all’apparecchiatura di tomosintesi di ultima generazione per la diagnosi precoce del tumore al seno donata all’Ospedale di Anagni dalla fondazione Boccadamo, da Bancanagni, assieme al contributo di privati cittadini e dell’amministrazione comunale. Il suddetto apparecchio si aggiunge ad altri recenti doni avanzati da privati, istituti bancari, aziende farmaceutiche a favore del Santa Scolastica di Cassino e dello Spaziani di Frosinone. Nel caso di Anagni, vi è il rischio che l’apparecchiatura donata giaccia a lungo inutilizzata, in quanto la Asl non ha ancora provveduto a nominare personale tecnico e sanitario per rendere operativo il macchinario e dare inizio all’attività preventiva, in un territorio, il nostro, ove è alto il tasso di incidenza di tumore al seno. Nel quadro poco rassicurante, sotto il profilo amministrativo, della nostra Asl di Frosinone, non posso fare a meno di intervenire nella questione della probabile chiusura estiva, fino ad Agosto, del reparto di Ortopedia dell’ospedale Santa Scolastica di Cassino, a causa della forte carenza di organico, che vede ad oggi operativi tre ortopedici. Ebbene- prosegue in una nota Ciacciarrlli- in previsione dell’emergenza estiva, la Regione Lazio ha pensato bene, si fa per dire, di sospendere l’attività del reparto, in luogo di inviare altre unità sanitarie in aiuto al personale dipendente. Simili tagli, seppur temporanei, operati ai danni di un reparto operativo, sono inconcepibili, considerate scelte amministrative che mantengono in vita reparti fantasma quale gastroenterologia dello Spaziani o il caso della degenza infermieristica di Anagni, fino agli Ambufest. Occorre usufruire dei fondi per potenziare in primis le strutture ed i reparti operativi sul territorio, punto di riferimento per i cittadini ivi residenti, piuttosto che impiegare gli stessi fondi nel mantenere a tutti i costi in vita progetti poco funzionali, che hanno abbondantemente dimostrato l’inutilità al paziente, o ostinarsi a creare ad hoc pseudo reparti per dare, passatemi il termini, il contentino ai pazienti, gettando fumo negli occhi. Ancora una volta la vittima di dette scelte è il paziente che si vede privato di servizi primari, fondamentali e costretto a recarsi fuori Provincia o fuori Regione per l’assistenza sanitaria, con conseguenti ingenti spese economiche e problemi logistici”