Tag: povertà

25 novembre 2016 0

Povertà a Cassino. Malata di tumore, Rosa vive con 270euro al mese

Di admin
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Cassino – In un periodo in cui la povertà sembra non fare più notizia perché non è più una novità (ce ne è troppa), ci ostiniamo a raccontarla perché le richieste di aiuto non restino inascoltate.

Vi parliamo della signora Rosa, una donna di 64 anni di Cassino che vive sola in una piccola abitazione nella zona di San Pasquale. Ex bidella, poi donna di servizio, ha dovuto smettere di lavorare quando il tumore l’ha colpita ad un seno e ai polmoni.

Da allora vive con un sussidio di 270euro al mese che gli devono bastare per le utenze e per la sopravvivenza. A sostenerla portandole del cibo, l’associazione “Il Sole Splende per tutti” di Bruno della Corte.

Le condizioni di Rosa, però, sono in continua involuzione. Deve sottoporsi a cure continue e mensilmente deve recarsi a visita presso il reparto oncologico di Sora ma non sempre può farlo perché non ha chi la accompagna.

La sua abitazione, poi, piccola ma da tempo non sottoposta a manutenzione,  cade letteralmente a pezzi. Lavori che certamente non possono essere realizzati con i 270 euro mensili. Serve il sostegno della comunità che, del resto, deve occuparsi dei più deboli.

Per questo. della situazione di Rosa, Bruno della Corte ha informato l’amministrazione comunale ricevendo assicurazioni dal sindaco D’Alessandro e dall’assessore ai servizio sociali Leone  di un pronto interessamento.

Ermanno Amedei

29 settembre 2012 0

Nuove povertà, accattonaggio in crescita in Italia

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: Non se ne conoscono i numeri, quasi impossibile fare un censimento dato il numero oscillante e la presenza su tutto il territorio nazionale di persone che si spostano da un luogo ad un altro costrette per necessità o per altre ragioni, ma una cosa é pressoché certa: si tratta di una vera e propria escalation quella del fenomeno dell’accattonaggio. Ci hanno provato alcuni sindaci sceriffi a porvi un argine, con ordinanze più o meno bigotte, come degli slogan, e senza affrontare al cuore le cause del problema. Se è vero, infatti, che si è soliti identificare nell’immaginario collettivo la figura del “barbone” seduto in strada con un bicchiere di plastica posto dinanzi a sé nel quale gettare l’obolo, tale fenomeno presenta complessità che oggi più che mai sono connesse all’aggravarsi della crisi economica. La prova è data dal fatto che se sino a qualche anno fa riguardava i centri urbani più grandi, perché forse i clochard si confondono meglio tra la folla di una metropoli rispetto a farsi vedere nel paesino d’origine ed anche perché era più semplice reperire qualche spicciolo, oggi nessuna comunità, anche quelle dei centri rurali, ne è esente ed il fenomeno sta raggiungendo dimensioni drammatiche. Per esempio, la stazione di Lecce, nell’estremo lembo del Tacco, quasi immune in passato dalla presenza di senza fissa dimora, oggi è diventata uno dei punti di ritrovo, specie nelle ore notturne di decine e decine di poveri alla ricerca di un tetto per la notte. Per non parlare poi di chi richiede soldi a nome di fantomatiche associazioni benefiche o di vere e proprie organizzazioni criminali che utilizzano minorenni o cuccioli per attirare la sensibilità dei passanti. Certo, i flussi migratori degli ultimi anni sono una delle cause che oggi ci fanno ritrovare in strada migliaia di persone senza un tetto e costrette a mendicare per la fame, ma quanti padri e madri di famiglia sono nostri connazionali? Non lo sappiamo, ma le mense della Caritas o di altre associazioni benefiche risultano sempre più piene. Ed allora, è pressoché evidente che è la crisi economica che ha determinato un’amplificazione del fenomeno. Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” è evidente che al di là dei risvolti penalistici che dovrebbero impegnare le forze di polizia giudiziaria e le autorità inquirenti nel verificare la sussistenza di reati specie quando in ballo ci sono associazioni che si spacciano per umanitarie o per fini solidaristici, ma poi fanno affari con i proventi dell’elemosine, o quando c’è un vero e proprio sfruttamento di minori o il maltrattamento di animali, la situazione d’emergenza dovrebbe spingere le amministrazioni locali più che a cercare di risolvere il problema a forza di ordinanze, di allestire centri per l’accoglienza adeguati per dare un pasto caldo ed un letto a chi è costretto a mendicare veramente per bisogno.

7 settembre 2012 1

Gli italiani sono sempre più poveri e infelici, si tira la cinghia su tutto

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

Lo studio presentato dal rapporto COOP 2012 evidenzia che il 25% delle famiglie si indebita per arrivare alla fine del mese mentre il tasso di felicità arriva a malapena alla sufficienza.

Nel nostro paese il reddito medio risulta essere tra i più bassi della UE e questo comporta che un quarto delle famiglie sia costretto a indebitarsi per andare avanti (6,1%) dietro non solo a Germania, Francia e Inghilterra ma anche alla Spagna.

Il rapporto delle Coop parla di un’Italia in cui i salari non stanno al passo con l’inflazione (nel 2012 +1% contro il +3% del costo della vita), dove solo una persona su quattro ritiene di poter trovare un lavoro in 6 mesi (57% in Germania), con un reddito disponibile pro-capite che continuerà a diminuire fino al 2014, per via delle manovre del governo e della recessione.

L’incertezza in cui si dibatte il Paese emerge anche dalla percentuale di persone che non sono sicure di poter affrontare una spesa imprevista di mille euro entro i 12 mesi, ben il 70%. Mentre crolla il mercato immobiliare e quello dell’auto, a cui si accompagna la spesa per carburanti (-60 euro al mese tra 2006 e 2010), gli italiani risparmiano su tutto, dall’abbigliamento alle telecomunicazioni, alle vacanze. Ma anche le cene, il cinema e gli spettacoli calano contribuendo a incrementare il numero di persone che stanno “sul divano a guardare la televisione” (+12% telespettatori in due anni).

Si tira la cinghia su tutto, tagliando sprechi e superfluo. Coop stima che gli italiani, “acrobati della spesa”, abbiano risparmiato 1 miliardo di euro per difendere il loro potere di acquisto: emblematico il crollo dei detersivi nel 2012 (-17,8%) segno che prima di azionare la lavatrice, ci si assicura che sia ben piena. Sono quasi trent’anni per la precisione 28 che COOP presenta questo rapporto ma questo risulta l’”annus horrbilis” delle rilevazioni.

Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, tiene a precisare che se da un alto tutti o quasi i settori risultano in piena crisi solo quello delle scommesse cresce senza freni,:con una raccolta che da 4 anni aumenta a doppia cifra e che nel 2012 arriverà a sfiorare i 100 miliardi. La prova che gli Italiani sono in seria difficoltà e che pensano la fortuna per cercare di risollevare le poprie sorti e quelle delle proprie famiglie.

4 maggio 2012 0

Italiani sempre più poveri, la conferma dal rapporto Ocse Taxes wages

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

Come è noto l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nota ai più come OCSE è un ente internazionale costituito da 34 stati istituito per realizzare il coordinamento delle politiche nazionali e internazionali degli aderenti dotato chiaramente di indipendenza di analisi e giudizio. Ogni anno l’OCSE provvede a pubblicare il rapporto annuale “Taxes wages” (tradotto dall’inglese “tasse e salari”), che esamina i diversi livelli di tassazione e salariale che vengono applicati in ciascun Paese membro per metterli a confronto, i cui dati più rilevanti sono portati all’attenzione da Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, per comprendere come la rotta intrapresa da Monti ed il suo governo sia certamente sbagliata per quanto riguarda le ricette per uscire dalla crisi.

Per quanto riguarda la classifica dei salari medi netti all’anno che chiaramente sono parametrati al 2011, è la Gran Bretagna ad occupare la prima postazione della graduatoria con 38.952 dollari, seguita dagli Usa (36.129 dollari), dal Giappone (35.350), dalla Germania (33.019), dalla Francia (29.798), dal Belgio (28.524). Il passaggio dal 22esimo posto del 2010 al 23esimo posto del 2011 da parte dell’Italia con 25.160 dollari all’anno, pari a 20.088 euro, che è comunque al di sotto della media Ocse pari a 21.557 euro, dimostra se c’era bisogno di dimostrare il declino del Belpaese e a sua volta l’inefficienza delle misure prese negli ultimi anni.

Basti pensare, che tale perfomance del è battuta, si fa per dire, dalla Grecia e del Portogallo, ma Spagna ed Irlanda, che sono notoriamente in recessione, fanno meglio rispettivamente con 27.741 e 31.810 dollari. Peggio di noi oltre i due stati europei unitamente alla Polonia solo pochi altri, tra i quali Messico e Cile. Tali dati, però si riferiscono ai salari netti. La situazione è addirittura peggiore se si prendono in considerazione i salari lordi, ed è il cosiddetto cuneo fiscale, che non è altro che la differenza tra il lordo e il netto: in tal caso l’Italia è ancora più in basso perché ci sono troppe tasse che gravano sui lavoratori. La percentuale individuata per il lavoratore tipo single e senza figli, pari al 47,6% è drammatica. Sempre per non gioire, nella classifica delle tasse, ci piazziamo alla base del podio dei paesi OCSE dietro a Belgio con il 55,5% di tasse, Germania con il 49,8%, Francia con il 49,4%. A seguire Spagna con il 39,9%, Portogallo con il 39,0%, Grecia con il 38%, Gran Bretagna con il 32,5%, Giappone con il 30,8%, Usa con il 29,5%.

Vi è da dire però che se per esempio le tasse in Belgio sono altissime, va precisato anche che tra i salari medi netti in Belgio un lavoratore single senza figli prende quasi 3500 dollari in più rispetto agli italiani. Chiaramente l’Italia è ben al di sopra della media Ocse che è pari al 35,3%, nonché a quella dell’Unione Europea a 21 Stati, che è del 41,5%. Quanto all’età pensionabile in virtù delle legislazioni vigenti, nel 2020 sarà altissima in Italia (66,11 mesi), 66 anni in Gran Bretagna, 65 e 9 mesi in Germania, 65 in Portogallo, Grecia e Spagna, 64 e 6 mesi in Francia, 61 e 63 in Slovenia (rispettivamente donne e uomini), 60 e 65 in Austria e Polonia (le due cifre si riferiscono sempre alle donne e agli uomini).

Due sono le precisazioni da sottolineare: la prima è che il dato riguardo all’età pensionabile è conseguenza delle misure adottate a suo tempo da Damiano e da Sacconi. La seconda riguarda il cuneo fiscale che si riferisce ai valori dell’anno scorso e che certamente peggiorerà con gli aggravi introdotti dal governo Monti.

28 gennaio 2012 0

Allarme povertà: è solo una percezione diffusa o in Italia aumentano i ladri per fame e i suicidi?

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

Non sono più casi isolati quelli di pensionati beccati nei supermercati a rubare per fame, dalle bistecche a qualsiasi genere di prima necessità, a volte pochi prodotti per pochissimi euro, o ancor peggio i cittadini che si stanno suicidando in conseguenza dell’aggravarsi della crisi economica: gli ultimi casi più eclatanti quello dell’anziano barese gettatosi dal balcone a seguito di una richiesta di recupero crediti da parte dell’Inps e del noto imprenditore catanese che si è impiccato dopo aver assunto un cocktail di psicofarmaci perché non era riuscito a pagare i propri dipendenti.

Il boom di furti nei supermercati, la catena di drammi o di tragici eventi, che si sussegue e che viene riportata dalle cronache italiane che non possono nascondere quanto quotidianamente accade dipinge un quadro a tinte fosche che ci obbliga a sottolineare che è giunto il momento in cui non si può più far finta di nulla, è giunto il momento nel quale il governo prima dello spread, dei Bot, per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ha l’obbligo di pensare alle condizioni minime di sopravvivenza di una nazione a partire dal diritto alla casa e ad un reddito minimo garantiti a tutti e mantenere in piedi un sistema di welfare che inizia a fare acqua per un Paese che si vanta ancora di appartenere alle otto più grandi potenze economiche.

20 gennaio 2012 0

Allarme Istat: in Italia oltre 8 milioni di poveri

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: I problemi che affliggono l’Italia: miseria, fallimenti, pignoramenti, vecchiaia e disoccupazione Un quadro preoccupante quello che emerge dal rapporto ‘Noi-Italia’ 2012, diffuso dall’Istat in data odierna. Nel 2010, in Italia le famiglie in condizioni di povertà relativa sono l’11% di quelle residenti. Si tratta di 8,3 milioni di individui, il 13,8% della popolazione residente. La povertà assoluta coinvolge il 4,6% delle famiglie, per un totale di 3,1 milioni di individui. Sul fronte della disoccupazione, secondo l’istat il 48,5% dei disoccupati italiani è senza lavoro da oltre un anno. Nella classifica della disoccupazione di lunga durata, l’Italia è nella parte alta (al sesto posto) della classifica europea. In un anno, dal 2009 al 2010, la disoccupazione di lunga durata, è aumentata del 4%. Difficile a questo riguardo la situazione per i giovani. Sempre nel 2010, più di 2 milioni di giovani, pari al 22,1% (oltre 1 su 5) della popolazione tra 15 e 29 anni, era fuori dal circuito formativo e lavorativo. I cosiddetti “Neet” toccano in Italia la quota più alta dell’Eurozona e la seconda maggiore dell’intera Unione europea, alle spalle della Bulgaria. Dai dati dell’Istat sottolinea Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, emerge anche un dato sconfortante circa il livello di istruzione. A fronte di una produzione editoriale che conta in media 3,5 copie di opere librarie stampate per abitante all’anno, nel 2011 solo il 45,3% della popolazione italiana ha letto almeno un libro nel tempo libero nell’arco di dodici mesi.

31 maggio 2011 0

La nuova povertà. Si moltiplicano e crescono i mercati degli indumenti usati

Di admin

Da Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riceviamo e pubblichiamo: Saranno solo dati empirici, sarà solo l’osservazione della realtà, ma passeggiando per i mercati settimanali si può assistere ad uno spettacolo incredibile: crescono e si moltiplicano le bancarelle degli indumenti usati e migliaia di cittadini si recano a frugare a cercare l’occasione. Si trova di tutto, proprio di tutto, ma ciò che colpisce che oltre ai classici capi d’abbigliamento quali pantaloni, t-shirt, camice, gonne ed accessori, come borse e borselli, si trova qua e là anche ola biancheria intima. Il tutto a 1, 2 massimo 5 euro. E pensare, che dove c’era un mese prima una bancarella con abiti nuovi oggi se ne trova una che espone merce usata.

Sono – secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” – i segni tangibili della crisi che avanza e che travolge anche cittadini e famiglie che solo un paio d’anni fa non avrebbero mai pensato di essere costretti a rivolgersi a questo tipo d’acquisti. È giunta finalmente l’ora che il Paese cambi marcia.

24 maggio 2011 5

Genitori troppo poveri, gli assistenti sociali prendono in custodia i figli

Di redazione

Cassino sempre più povera, a dirlo non sono dati o statistiche ma fatti di cronaca che accadono sotto gli occhi di tutti, come l’episodio accaduto questa mattina davanti al comune quando gli assistenti sociali hanno dovuto prendere in custodia per affidarli a strutture protette, due fratellini di 1 e 3 anni. I genitori disoccupati e poveri non hanno possibilità di assicurare loro un mantenimento dignitoso per cui gli assistenti sociali sono dovuti intervenire tra la disapprovazione della donna per sottrarle i figli.

19 agosto 2009 1

La povertà avanza, la politica resta a guardare

Di redazione

Nel Cassinate avanza la povertà che abbraccia fasce sempre più ampie di cittadini. La cassa integrazione delle Fiat e la crisi che immobilizza tutti i settori stanno raggiungendo livelli preoccupanti. La Cgil, per bocca di Benedetto Truppa lancia l’allarme. Il sindacalista in una nota stampa fa un duro attacco alla polica e agli amministratori locale. “In questi giorni, nel Cassinate, – Scrive Truppa – l’unico messaggio sensato lo ha lanciato l’Abate Vittorelli che ha richiamato la politica del territorio al senso di responsabilità proprio di chi amministra la cosa pubblica. Messaggio che mette al centro la crisi economica del territorio, a partire dal settore auto, passando alla garanzia dei diritti essenziali quali la sanità, il diritto allo studio in parole povere il diritto ad una vita decente. Nel cassinate oltre il 30% delle famiglie da un anno vive con circa 800 euro al mese, il salario della cig. Circa 3000, i licenziati dall’inizio dell’anno che hanno finito o stanno per terminare il sostegno della disoccupazione, oltre il 18% delle famiglie vive al di sotto della soglia di povertà, e circa il 5% detiene più del 40% delle ricchezze Come contro altare negli ultimi anni abbiamo assistito ad una politica dissennata, mirata solo al fare cassa, che ha danneggiato ancora di più le famiglie meno abbienti. Le iniziative popolari contro l’aumento della TARSU e contro le varie gabelle e le eccedenze emesse dall’Amministrazione Comunale hanno manifestato, ammesso ve ne fosse bisogno, il disagio sociale ed economico che sta vivendo il nostro territorio. E la politica che fa. Praticamente nulla, solo lotta di potere, gestione delle clientele, unico strumento per consolidare il bacino elettorale, rincorsa alle poltrone, non per assunzioni di responsabilità, ma per fagocitare ed utilizzare il ruolo e ampliare e consolidare il potere, Si lancia la moda della consulta dei sindaci, che si riunisce a giorni alterni che non è in grado di produrre iniziative a sostegno del territorio e nella mediocrità degli attori si limita a far stilare dal collaboratore di turno un documento che deve rispondere alla logica della politica: bisogna far finta di alzare la voce. Esempio è il documento sulla crisi economica del territorio che avrebbe dovuto chiedere con forza al Governo il raddoppio della cigo ed i finanziamenti per la cig in deroga, in virtù dei tempi sempre più lunghi per uscire dalla crisi e del disastro che la mancanza di tale provvedimento può avere su migliaia di famiglie del cassinate, e che invece si è limitato ad un consiglio al governo inconsistente e palesemente insufficiente. La CGIL da mesi, non solo partecipando attivamente a tutti i tavoli istituzionali, ma organizzando i lavoratori a protestare contro il disastro delle scelte politiche e padronali, per ultima la manifestazione a sostegno dei licenziati del San Raffaele e del diritto alla salute, è impegnata fortemente a sostenere l’economia del territorio con chiunque sia disponibile a mettere al centro i diritti dei lavoratori, dei pensionati, a sostegno di una migliore qualità della vita. Siamo pronti – concluede Truppa – se non vi saranno atti concreti a ribadire con forza le nostre richieste, nei posti di lavoro come nelle piazze ed in qualunque occasione dove sono lesi i diritti di chi con orgoglio rappresentiamo”.