Tag: rischi

9 novembre 2017 0

Cyber bullismo e rischi “on line”, polizia postale in classe a Trevi nel Lazio

Di admin
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TREVI NEL LAZIO – Il 14 novembre la Polizia Postale incontrerà gli alunni della scuola secondaria di 1° grado di Trevi nel Lazio. Saranno trattati i temi inerenti la Rete con particolare riferimento alle opportunità e i rischi che offre con un focus sul bullismo e cyber bullismo. La Polizia Postale da più di 15 anni svolge attività di formazione in tutte le scuole sul territorio nazionale di ogni ordine e grado nella consapevolezza che la prevenzione è d’obbligo quando si parla di minori. Il nuovo concetto, di un’istituzione non solo per far rispettare le regole ma per consigliare come utilizzare con consapevolezza la tecnologia, è presupposto di questa attività.

31 maggio 2017 0

Blu whale: tra rischi e bufale on line – 3 fine

Di admin

Dall’Italia – In questi giorni l’opinione pubblica è sempre più divisa circa il cosiddetto “gioco della morte”, il Blue Whale, fra coloro che lo ritengono una realtà provata e coloro che invece lo definiscono poco più di una creepypaste, ossia una leggenda metropolitana. A tal proposito, in quest’ultimo approfondimento analizzeremo entrambe le parti per valutare in maniera più dettagliata i rischi ed individuare quindi le trash news. Allarmismo e psicosi diffuse Diversi sono gli elementi che proverebbero l’infondatezza del gioco, in primis l’idea che i media abbiano attribuito ai molteplici casi di suicidio di minore in Russia la pratica del Blu whale, quando in realtà i casi sarebbero limitati e circoscritti. Inoltre, i presunti hashtag tramite i quali si entrerebbe in contatto con i curatori (#f57, #curatorfindme) non sono stati verificati, di fatto i giornalisti che hanno digitato questi hashtag per capire qualcosa di più sul fenomeno non hanno ricevuto risposta. Secondo il Safer Internet Center il Blu whale sarebbe addirittura una fake news diffusa dal governo russo allo scopo di limitare l’uso dei social network tra i minori. Certo è che tale diffusione ha provocato un allarmismo tale che alcuni messaggi infondati circolano ormai anche sulle piattaforme più accreditate, come Whatsapp, infatti leggiamo di presunte chat dal nome “blu whale” capaci di bloccare le schede telefoniche dello smartphone sulle quali sarebbero aperte. Si citano agenzie di stampa e giornali come luogo di trasmissione di tali avvisi, che tuttavia non presentano alcuna pubblicazione a riguardo. Si parla anche di video che, una volta aperti, permetterebbero ai curatori di accedere ai dati social della persona, di spie che controllerebbero la vita dei giovani attraverso la fotocamera dei telefoni. Niente di più assurdo, come possiamo ben comprendere, dovuto alla sola volontà di alimentare e strumentalizzare la paura delle persone. Chissà che il prossimo passo non sia la vendita di dispositivi(come possiamo prevedere, a prezzi elevati) capaci di prevenire l’entrata di questi psicopatici nei nostri server? Ovviamente il tutto al solo scopo di lucro, senza alcun fondo scientifico. Il vero pericolo È certo che il pericolo Blue Whale può, a questo punto, manifestarsi attraverso la semplice emulazione. Di fatto la sensibilità e la curiosità degli adolescenti potrebbero portare gli stessi a “sfogare” i propri dispiaceri in questo gioco fatale, non a caso dopo il diffondersi della notizia decine sono state le segnalazioni alla Polizia Postale, per lo più falsi allarmi. Molti ragazzi, fortunatamente, sono coscienti del pericolo, come Giorgia, 14enne che frequenta la terza media in una scuola locale e afferma: “La Blue Whale è un gioco stupido, non può risolvere i problemi reali, tanto più che la vita è una sola e non si può pensare di volerla perdere a questa età, quando ancora non ne abbiamo vissuto gran parte”. A livello nazionale, la Polizia Postale ha deciso di intervenire schierando 2000 unità nel controllo del web e nella prevenzione del fenomeno per sensibilizzare genitori e docenti. (3 – Fine) Giulia Guerra

13 settembre 2016 0

Terremoti, frane e alluvioni, 36mila scuole a rischio. I Geologi lanciano l’allarme e scrivono al Ministro

Di admin

Dall’Italia – Prevenire prima di piangere. E’ un po’ questo il senso del messaggio che il Consiglio Nazionale dei Geologi ha inviato in una lettera al ministro Giannini concentrando l’attenzione sui plessi scolastici italiani. Secondo uno studio in Italia 28000 scuole sono in aree sismicamente attive, ad alto o elevatissimo rischio sismico, 7000 scuole in aree ad elevato rischio idrogeologico . Il 60 per cento del patrimonio edilizio scolastico e’ stato costruito prima del 1974 , anno di entrata in vigore delle prime norme antisismiche.

“Onorevole Ministro – si legge nella letera firmata da Domenico Angelone Delegato ai rapporti con il MIUR, e da Francesco Peduto, Presidente del CNG – a valle del terremoto dello scorso 24 agosto che ha colpito l’Italia centrale corre l’obbligo di fare alcune riflessioni, purtroppo sempre legate dallo stesso tragico filo conduttore. La devastazione e la perdita di vite umane stavolta ha risparmiato, ma solo per una congiuntura temporale, alunni e docenti, ma non ha risparmiato comuni cittadini e figli della nostra terra.

I dati sull’edilizia scolastica aggiornati dalla Presidenza del Consiglio parlano di numeri impressionanti: in Italia ci sono circa 28000 scuole ricadenti in aree sismicamente attive, ad alto o elevatissimo rischio sismico, alle quali se ne sommano altre 7000 ricadenti in aree ad elevato rischio idrogeologico.

Un problema tutto geologico, che meriterebbe maggiore attenzione e un approccio culturale completamente diverso.

Parliamo di un patrimonio edilizio che per il 60% è stato costruito prima del 1974, anno di entrata in vigore delle prime norme antisismiche, molti altri sono stati costruiti o messi in sicurezza prima del 2000, o comunque in epoca antecedente alla revisione delle mappe sismiche e la conseguente revisione normativa del 2009 (NTC 2008). Conseguenza ne è che la stragrande maggioranza degli edifici scolastici è stata progettata o adeguata seguendo criteri di protezione antisismica in parte o del tutto inadeguati alla reale sollecitazione sismica attesa.

Quella del 2009, con l’entrata in vigore delle NTC (DM 14/01/2008), è stata davvero una rivoluzione sotto il punto di vista sia qualitativo che quantitativo rispetto al modo di progettare in maniera antisismica, sulla base di certezze geologiche determinate da indagini in sito, sulle reali proprietà dei terreni di dissipare o amplificare l’onda sismica (risposta sismica locale) e su certezze generali non più desunte da valutazioni soggettive, come la reale interazione tra struttura e terreno.

La conoscenza geologica del sottosuolo, tuttavia, non sempre è stata posta alla base di ogni intervento puntuale di edificazione o di pianificazione urbana, con conseguente deficit cognitivo che in taluni casi ha determinato eventi drammatici improvvisi ed imprevisti, come il recente crollo a Napoli di un’ala della facoltà di veterinaria, a causa della presenza di una cavità.

Ancora una volta, quindi dobbiamo evidenziare che la valutazione di tutti i rischi geologici è la base di partenza imprescindibile per la buona progettazione. 

E’ sicuramente degna di apprezzamento l’azione che il Governo ha posto in essere con le iniziative di #scuolasicura, mediante un impegno economico finalizzato proprio alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio scolastico.

Ma tutto ciò, Onorevole Ministro, non basta…

L’istituzione di un Osservatorio per l’Edilizia Scolastica, previsto dall’art. 6 della Legge n.23 del 1996, rilanciato con forza lo scorso 8 gennaio, non contempla, ad oggi, la rappresentanza del mondo geologico, soggetto professionale determinante nella pianificazione e nella gestione delle situazioni di rischio, sia di tipo sismico che idrogeologico (frane, alluvioni), nonché di tipo ambientale.

Lo stato di conservazione degli edifici, lo stato dei solai (DM 7 agosto 2015 n. 594) ed ogni altra azione volta a rafforzare la sicurezza degli edifici scolastici, manca di un substrato di conoscenza legato alla natura del sottosuolo e delle possibili amplificazioni locali dell’onda sismica, oltre che di tutti gli altri rischi geologici come presenza di frane sovraincombenti, di sabbie nel sottosuolo che espongono il sito al fenomeno della liquefazione, di cavità naturali, etc.

Al fine di dare un senso compiuto al prezzo che il Paese ha pagato negli eventi di San Giuliano di Puglia e della Casa dello Studente dell’Aquila, la svolta consiste nel creare sinergia tra le varie componenti del mondo tecnico e politico affinché queste cose non accadano più; anche nel recente terremoto ancora una volta le scuole sono rimaste danneggiate o addirittura sono parzialmente crollate come nel caso di Amatrice, in alcuni casi proprio per problemi di amplificazioni sismiche locali connesse alla natura puntuale del sottosuolo.

Il terremoto porta con sé una componente poco considerata, quella devastazione interiore delle popolazioni locali che mai potrà essere cancellata dall’animo di chi ha vissuto tragedie e la scuola rappresenta un punto di ripartenza sociale, ma non basta la prevenzione dal punto di vista esclusivamente urbanistico: per la prevenzione è essenziale iniziare dalla cultura geologica già nelle scuole.

Invece nel Paese che possiede enormi georisorse, ma che allo stesso tempo è pervaso da tutti i georischi (sismico, idrogeologico e vulcanico), paradossalmente nelle scuole italiane manca l’insegnamento delle Scienze Geologiche.

Sarebbe opportuno al contrario partire proprio dalle nuove generazioni e prevedere la Geologia come materia da insegnare ai nostri studenti nei licei, istituendo indirizzi di scienze applicate a carattere vulcanologico-petrografico o geologico-sismologico, anche al fine di creare conoscenza e consapevolezza, come sarebbe opportuno approvare la legge “salva geologia” che da troppo tempo langue in Parlamento, per porre rimedio alla Legge Gelmini che con una disastrosa politica di tagli lineari ha portato alla chiusura della stragrande maggioranza dei Dipartimenti di Geologia e Scienze della Terra, che da circa 30 oggi sopravvivono solo in 8.

In conclusione, Onorevole Ministro, contiamo nella Sua sensibilità, certi che vorrà mettere in campo quanto da noi auspicato, a partire dall’inserimento della componente geologica all’interno dell’Osservatorio per l’Edilizia Scolastica.

Nell’ augurarLe buon lavoro, attendiamo un Suo riscontro e intanto La salutiamo ossequiosamente.