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13 giugno 2018 0

Undici milioni di dollari per Agostina Segatori, venduta a New York “La Ciociara” di Manet

Di admin
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CIOCIARIA – Loreta, Rosa e Carmelina per Matisse, Agostina per Corot, per Van Gogh e per Manet, le sorelle Apruzzese e Cesidio e Celestino per Rodin, la ciociara cubista per Picasso, Carmela Bevilacqua/Bertagna per Sargent, l’altra Carmela per Whistler, Michelangelo per Cézanne,  e ancora centinaia di altri, sono notoriamente immagini e nomi ormai eterni nella storia dell’arte: vere e proprie icone dell’arte e della storia, come quelle riferite a certa iconografia sacra. E tutte ciociare e ciociari, quasi sempre nei loro sfavillanti costumi o nella loro altrettanto sfavillante nudità. E diventa perciò comprensibile che ogni qualvolta appare nelle aste internazionali un’opera d’arte con questa iconografia di norma è c’è il compratore. Il tema è largamente affrontato in “MODELLE E  MODELLI CIOCIARI  A ROMA, PARIGI E LONDRA 1800-1900”.

Abbiamo già scritto di un quadro raffigurante una splendida ciociara in vendita a New York recentemente presso la Casa d’aste Christie: eccezionale il fatto che  il compratore ne ha sborsati undici di milioni di dollari, più che raddoppiando la stima massima, perché pugnace è stata la concorrenza a suon di soldi per entrare in possesso del dipinto.

Tale aggiudicazione per un ritratto, per di più di una umile ciociara in costume, è strepitosa e veramente eccezionale, anche con riferimento alle altre opere analoghe dell’artista cioè ritratti o busti e del genere, che difficilmente raggiungono la quinta o sesta parte di quanto invece sborsato per la ciociara in oggetto. La ragione dunque di tale successo inaspettato e imprevedibile? Quasi quadruplicata la stima bassa, più che raddoppiata quella massima, sono risultati non comuni, per un ritratto, anche di un grande maestro: si aggiunga che la ritrattata è una solenne sconosciuta, una donna del popolo, una modella, per di più nella sua modesta vestitura. E allora? A parte ovviamente l’autorevolezza dell’artista e la qualità dell’opera, quanto ha reso il quadro L’Italienne così appetibile e oggetto di interesse a suon di soldi sono stati, a mio avviso, due elementi decisivi: il  richiamo esotico e la grazia della donna da una parte e in misura preponderante e determinante  il costume ciociaro indossato, dall’altra! In effetti  per ogni cultore d’arte il costume ciociaro è invero il soggetto umano più conosciuto e più significante nell’arte occidentale, presente in quasi ogni museo e galleria del pianeta, presente sistematicamente in ogni vendita pubblica di opere dell’Ottocento, continuamente ripetuto e visto nei libri d’arte poiché dipinto o scolpito da quasi tutti i pittori e scultori, grandi e piccoli, in un arco di tempo di almeno centocinquantanni: è  una iconografia imprescindibile, dunque una garanzia consolidata e un marchio di successo. Questa dunque la sola chiave della palese nonché dispendiosa appetibilità commerciale del dipinto. L’autore dell’opera fu Edouard Manet del quale si conosce la grandezza e il significato. L’artista era versato per le scene e contesti sociali cioè per spicchi di esistenza umana con più personaggi ed elementi, molto meno per la ritrattistica: e nel caso di questo dipinto, unico nella sua opera, anche lui fu colpito dal fascino esotico della ciociara: si trovava, lui ancora in procinto di affilare le proprie armi pittoriche, nello studio del vecchio ed amato Corot, intorno al 1860, ormai il simbolo e maestro più riverito e stimato dell’epoca. La storia racconta che gli ultimi quindici anni all’incirca della sua esistenza, Corot li dedicasse principalmente alla figura femminile: uno scherzo e passatempo in quanto, come ben si sa, il suo mondo erano stati la veduta e il paesaggio portati al massimo della espressività e della personalità e il risultato di tale ‘passatempo’ furono, calcolano gli studiosi, almeno trecento dipinti, quasi tutti accumulati nello studio. Di conseguenza il suo atelier  era quotidianamente frequentato da modelle ingaggiate nei cosiddetti ‘mercati delle modelle’ di Montmartre, di Montparnasse e del Quartiere Latino dove queste ragazze, in massima parte italiane/ciociare, si riunivano in certi giorni della settimana. Manet, immaginiamo, entrò nello studio di Corot nel giorno in cui egli aveva davanti la modella Agostina che stava ritraendo con indosso il costume ciociaro. Agostina Segatori, così si chiamava, originaria dei Monti Simbruini, aveva venti anni e grazie non solo al suo fascino fisico quanto alla sua espressività e sensibilità, era già entrata nel novero delle modelle di successo. Il dipinto per il quale stava posando davanti a Corot era quello dal titolo ‘Italienne. La  Morieri’ che si trova nella Galleria Nazionale di Washington e attualmente a Parigi  in una esposizione sulle  modelle di Corot. Il giovane Manet fu colpito dalla scena e sicuramente dalla bella ciociara sfolgorante nel suo costume. Certo è che realizzò un ritratto fragoroso e sfavillante di Agostina e la vestitura è la medesima di quella di Corot, salvo lievi differenze: medesimi orecchini, medesima tovaglia in testa, medesime spallette, medesimo cromatismo. Il dipinto, una volta passato di mano, ebbe il destino che sovente capita a certe opere: rimase presso la stessa famiglia americana per oltre un secolo e non fu mai mostrato o esposto.  In questi ultimi anni, subentrati altri eredi, ha fatto la sua apparizione in qualche  mostra pubblica e infine qualche settimana fa messo in vendita, con lo sbalorditivo risultato di cui sopra.

di Michele Santulli

21 aprile 2018 0

Truffa da 15 milioni di euro scoperta dalla Gdf di Velletri, undici denunciati

Di admin

VELLETRI – Undici persone sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza che, nel corso dell’indagine denominata “white paper”, hanno scoperto una frode fiscale nel settore degli elettrodomestici e hi-tech di oltre 15 milioni di euro, perpetrata su tutto il territorio Nazionale ma con base nei “Castelli Romani”.

Le indagini, eseguite anche con intercettazioni telefoniche e durate circa un anno, sono state avviate inizialmente per fare luce su un giro di truffe da parte di alcune persone che acquistavano merci, fittiziamente destinate a società residenti all’estero, pagandole con assegni falsi o rubati per poi cederle “in nero” ad altri imprenditori nazionali compiacenti: numerosi i fornitori vittime dell’organizzazione, i cui crediti per importi considerevoli non venivano mai saldati.

Tale modus operandi era agevolato dalla costituzione di una ramificata rete di società “fantasma” fra cui molte solo formalmente allocate in Paesi dell’Est europeo – cui venivano preposte “teste di legno”, tutti pluripregiudicati – in realtà riconducibili ai dominus del sodalizio.

Gli accertamenti delle Fiamme Gialle della Compagnia di Velletri sono culminati nell’operazione ribattezzata “White Paper” che, con la collaborazione della Polizia di Stato del Commissariato di Ottana (Nuoro), ha visto l’esecuzione di diverse perquisizioni locali anche in altre province italiane, con il rinvenimento di documentazione contabile ed extra contabile utile alla ricostruzione dei fatti, oltre ad assegni rubati e documenti falsi, due divise dei Vigili del fuoco, armi illegalmente detenute con vario munizionamento, chiavette USB, token per la movimentazione di capitali all’estero e alcuni personal computer.

Complessivamente sono 11 – tra amministratori di diritto e di fatto avvicendatisi nel tempo alla guida delle varie società – le persone denunciate all’Autorità Giudiziaria di Velletri 11 persone per i reati di frode fiscale, riciclaggio e bancarotta fraudolenta.

Inoltre, per alcune società coinvolte nella frode, la Procura della Repubblica di Velletri ha avanzato istanza di fallimento per l’elevata esposizione debitoria nei confronti del Fisco.

 

27 febbraio 2018 0

Undici anni in attesa del 2° grado, caso di durata irragionevole del processo a Cassino

Di admin

CASSINO – “Nel lontano 2007 all’esito di indagini espetate dalla Polizia Stradale competente la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino disponeva l’iscrizione nel registro degli indagati di quindici sospettati di ricettazione, appropriazione indebita e falso”.

Così comincia la nota della Camera Penale di Cassino.

In particolare si contestava ai coindagati la illecita nazionalizzazione di veicoli che apparentemente provenivano dall’estero, tanto che le carte di circolazione utilizzate erano risultate rubate e poi adattate per l’occasione.

Il processo di primo grado, celebrato presso il Tribunale di Cassino, si è concluso (dopo 6 anni) con sentenza di condanna nel 2013.

L’Avv. Antonio D’Alessandro, del Foro di Cassino, per sei dei condannati aveva proposto appello dinanzi la competente Corte di Appello di Roma.

La singolarità del caso è dovuta al fatto che il giudizio di appello è stato definito (dopo 1 anno) con sentenza resa nel 2014, dichiarativa della avvenuta prescrizione, relativa unicamente a cinque coimputati.

La Corte adita, pertanto (a 5 anni dall’appello), non si è pronunciata su tutti gli appelli proposti.

Di conseguenza il difensore, considerato l’interesse alla definizione di tutte le posizioni per cui vi è condanna in primo grado al fine di evitare effetti pregiudizievoli per gli appellanti, ha predisposto una formale istanza di definizione con sentenza del giudizio di secondo grado”.

“L’art. 111 della Costituzione – dichiara nella nota l’avv. Antonio D’Alessandro – riconosce il diritto alla ragionevole durata del processo, ma l’attuazione in concreto del diritto trova ostacoli quotidiani per lo stato di malessere della giustizia italiana. Con la riforma ultima, nota come la riforma Orlando, lo Stato ha allungato la durata del processo in caso di appello del condannato per 18 mesi e in caso di ricorso per Cassazione di altri 18 mesi; è la resa dello Stato che incapace per l’eccessivo carico giudiziale a pronunciarsi in via definitiva in un tempo ragionevole allunga ingiustamente e direi, incostituzionalmente, la durata del processo per i soli condannati. Invero, facendo mia la posizione dell’Unione delle Camere Penali Italiane, il sistema giustizia può migliorare solo investendo in strutture e personale, nel caso occorrono nuovi magistrati e nuovo personale di cancelleria, solo ciò consentirà di avere una durata ragionevole, capace anche di richiamare gli investitori esteri che invece fuggono dall’Italia per le lacune del suo sistema fiscale e giudiziario”.

 

 

Il Segretario della Camera Penale di Cassino

Avv. Antonio D’Alessandro

20 settembre 2016 0

Undici chili di cocaina e 30 di hashish, corrieri e magazzinieri in manette. Sequestrati anche 30mila euro

Di admin

Frosinone – L’indagine complessa compiuta congiuntamente da polizia e carabinieri su tutto il territorio provinciale ha permesso di sgominare un importante traffico di hashish e cocaina che aveva come base Arnara nel frusinate. Informazioni assunte a Cassino dai poliziotti del commissariato e dai carabinieri della compagnia, sono state valorizzate a Frosinone da Squadra mobile e Nucleo investigativo. Alle 19 circa, nei pressi del casello autostradale di Frosinone, da dove avrebbero imboccato l’autostrada con direzione sud, sono stati fermati due veicoli con a bordo quattro persone, 3 italiani ed un sudamericano, tutti residenti a Napoli, di cui 2 pregiudicate per reati inerenti alo spaccio della droga. Importante, in questa fase, è stato l’apporto fornito dagli agenti della polizia stradale della sottosezione di Frosinone . I fermati, non avendo saputo fornire valide motivazioni circa la loro presenza sul territorio e anche perché le due macchine erano state viste poco prima transitare in città con gli occupanti invertiti, hanno fatto insospettire carabinieri e poliziotti e, nel perquisire le autovetture, hanno rinvenuto, nel bagagliaio di una, un sacco nero contenente circa 20 chili di hashish suddivisi in 20 panetti.

Il gruppo aveva certamente comprato la droga da qualche grossista locale, per cui era evidente che in zona vi era un magazzino ben fornito. Mettendo a frutto delle informazioni che erano in fase di valutazione, hanno deciso di procedere, in varie zone della provincia, ad alcune perquisizioni domiciliari di abitazioni riconducibili a persone ritenute gravitanti nel mondo della droga e infatti una di queste, in zona Arnara, ha dato esito positivo con la scoperta di ulteriori 10 chili di hashish e 11 chili di cocaina nonché 30mila euro in contanti in un’altra abitazione. Per questo sono state arrestate, per detenzione di sostanze stupefacenti, ulteriori 2 italiani, pregiudicati sempre per reati specifici, che avevano la disponibilità sia della casa dove è stata recuperata la droga che quella dove è stato rinvenuto il denaro.

I 6 arrestati, su disposizione del Sostituto procuratore di Frosinone Caracuzzo, sono stati tradotti presso il carcere di Frosinone.

 

14 settembre 2009 0

Undici milioni per adeguare 38 palazzi comunali

Di redazione

REGIONE LAZIO: 11 MILIONI PER RIMETTERE A NUOVO LE SEDI DI 38 COMUNI A disposizione dei Comuni del Lazio 11 milioni di euro per rimettere a nuovo le sedi amministrative centrali o periferiche. Le amministrazioni rientrati nella graduatoria sono 38. “Considero tali contributi – ha precisato il Presidente Marrazzo – di primaria importanza perché volti al miglioramento delle sedi comunali, centralità istituzionali più prossime alle esigenze dei cittadini”. “Con la delibera approvata dalla Giunta – spiega l’assessore Astorre – in merito alla realizzazione di opere pubbliche nelle sedi comunali, si è preso atto delle graduatorie delle domande ammissibili relative a piccoli (con meno di 5mila abitanti) e ad altri comuni che hanno progettato interventi presso le proprie sedi, per una spesa complessiva di 11.317.653,99 euro, somma così triennalizzata: 3 milioni di euro nel corrente esercizio finanziario, 5.317.653,99 nell’esercizio 2010 e 3 milioni nel 2011. Con il provvedimento si è anche determinato di destinare al finanziamento delle domande dei piccoli comuni il 60% della spesa complessiva, con una tolleranza dello 0,20% per eventuali arrotondamenti. Inoltre, tra le domande ricevute, 101 sono state quelle ritenute ammissibili e 107 quelle non ammissibili. Complessivamente i comuni della provincia di Roma rientrati nella graduatoria regionale sono 13: Bracciano, Morlupo, Pomezia, Palestina, Zagarolo, Campagnano di Roma, Formello, Marcellina, Nettuno, Casape, Poli, S. Gregorio da Sassola e Pisoniano. Il contributo è di circa 4 milioni. In quella di Rieti invece i comuni sono 5: Poggio Moiano, Forano, Petrella Salto, Rieti e Poggio Mirteto. Il contributo complessivo è di circa 2 milioni. Nella provincia di Frosinone i comuni interessati sono 9: Villa Latina, Trivigliano, Acuto, Morolo, Esperia, Amaseno, Vallerotonda, Aquino e Sora. Anche in questo caso il finanziamento complessivo supera di poco i 2 milioni di euro. I comuni del Viterbese sono 7: Castel S. Elia, Vignanello, Arlena di Castro, Ischia di Castro, Vitorchiano, Tarquinia e Soriano nel Cimino. Il contributo complessivo è pari a oltre un milione e 600mila euro. Nella provincia di Latina i comuni sono 4: Ventotene, Spigno Saturnia, Prossedi e Norma per un importo totale di un milione e 400 mila euro.

12 settembre 2009 3

Undici Settembre, dì la tua

Di redazione

“Gli attentati dell’11 settembre 2001 sono stati quattro attacchi suicidi da parte di terroristi di al-Qa’ida contro obiettivi civili e militari nel territorio degli Stati Uniti d’America. La mattina dell’11 settembre 2001, 19 affiliati all’organizzazione terroristica di matrice islamica al-Qa’ida dirottarono quattro voli civili commerciali. I dirottatori fecero intenzionalmente schiantare due degli aerei sulle torri 1 e 2 del World Trade Center di New York, causando poco dopo il collasso di entrambi i grattacieli e conseguenti gravi danni agli edifici vicini. Il terzo aereo di linea fu fatto schiantare dai dirottatori contro il Pentagono. Il quarto aereo, diretto contro il Campidoglio o la Casa Bianca a Washington, si schiantò in un campo vicino Shanksville, nella Contea di Somerset (Pennsylvania), dopo che i passeggeri e i membri dell’equipaggio ebbero tentato di riprendere il controllo del velivolo. Oltre ai 19 dirottatori, vi furono 2974 vittime come conseguenza immediata degli attacchi, mentre i dispersi furono 24. La gran parte delle vittime erano civili, appartenenti a 90 diverse nazionalità”. Questa la cronaca riportata da Wikipedia. Cosa resta di quel giorno passato alla storia? Esiste anche il filone di chi sostiene che la tragedia fu costruita ad hoc e fu tutta una montatura tranne, purtroppo, i 2974 morti. Quelli furono drammaticamente veri. Dopo il giorno delle commemorazioni ti chiediamo di lasciare un commento e di rispondere al sondaggio.