Tag: veleni

16 giugno 2010 0

A fine giugno inizia il processo per i veleni nella valle del sacco, legambiente si costituisce parte civile

Di redazione2
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A fine giugno si aprirà il processo per l’inquinamento del fiume Sacco.

Legambiente si costituirà parte civile. I responsabili dell’ente a tutela dell’ambiente fanno sapere che saranno in prima fila al fianco degli abitanti perché ottengano vera giustizia.

Ciò significa non solo arrivare alla condanna degli inquinatori, ma costringerli a provvedere con mezzi e risorse adeguati alla completa bonifica dell’area.

È quanto dichiarato dal presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati, nel corso del quarto appuntamento regionale del “No Ecomafia Tour” – realizzato con il contributo del Consiglio regionale del Lazio – che ha fatto tappa a Sgurgola.

Il ricordo dell’11 marzo 2005 è ancora vivo- dice Parlati- con i sequestri di latte contenente beta-esaclorocicloesano (β-HCH), un prodotto di sintesi del Lindano (fitofarmaco bandito nel 2001 perché potenzialmente nocivo per la salute umana e animale e altamente inquinante) e lo stop alla commercializzazione del bestiame proveniente da più di quaranta aziende di nove Comuni nelle province di Roma e Frosinone.

Da questi risultati sono nati spontaneamente comitati pro ambiente sul territorio. A decine lottano per contrastare l’ubicazione di impianti ad alto impatto ambientale. Il primo successo è stato la bocciatura dell’impianto di car fluff presso la marangoni di anagni. Una notizia salutata positivamente da legambinente che punta a rilanciare la valle del sacco puntando su energie pulite.

Con l’occasione della tappa a Sgurgola sono state quindi ricordate le cifre contenute nel “Rapporto Ecomafia 2010” di Legambiente, che ha visto il Lazio balzare al secondo posto nella classifica nazionale, con 3.469 infrazioni, pari al 12,1% del totale di quelle accertate in Italia: qualcosa come 9,5 illegalità al giorno.

Tamara Graziani

3 giugno 2010 0

Fusti di veleni industriali scoperti dalla Finanza, sequestrata area da 40 mila metri

Di redazione2

Più di 200 fusti impilati sotto terra e cementati in superficie da 50 centimetri di calce struzzo. In via Scaffa a Ceprano il nucleo operativo della guardia di finanza ha portato alla luce una vera e propria bomba tossica. Nonostante sia ancora alle fasi iniziali, l’operazione “Bring to Light” , prospetta preoccupanti risvolti sia per il tipo di reato ambientale, tutto ancora da formulare, sia per l’estensione dell’area interessata. Si parte da un terreno di 40 mila mq al di sotto del quale giacevano pericolosi liquami e resti di sostanze pericolose, ma scavando emerge sempre di più. Resta chiarire la contaminazione di queste sostanze con il terreno e con le acque. A soli tre metri dalla zona, ora sotto sequestro, scorrono le acque del fiume sacco e tutti intorno ci sono le abitazioni civili. Nel portare alla luce i sedimenti alcuni componenti di vigili del fuoco e guardia di finanza hanno accusato malori. I tecnici della Arpa non si sono voluti avvicinare e la zona è stata interamente messa in sicurezza per evitare ulteriori esalazioni nell’aria. L’indagine è partita da fonti vicine alla guardia di finanza che ha chiesto un mandato al dott. Coletta della Procura di Frosinone per scavare il terreno di un ex stabilimento dove intorno agli anni 90 venivano stoccati pneumatici e pannelli e nel quale erano impiegati 350 operai. Tamara Graziani

4 marzo 2010 0

Un coordinamento di ambientalisti contro i veleni di ogni territorio

Di redazione

La questione dell’amianto di Villa Santa Lucia è un tema che tocca da vicino, direttamente centinaia di persone, miglia secondo gli ambientalisti dell’associazione ambientalista Vas che chiede a tutte le associazioni del basso Lazio di costituirsi in un coordinamento unico rimarcando un concetto: “i veleni di Villa S. Lucia, come quelli di altri territori, sono i veleni di tutti”. Lo si legge in in nota stampa diffusa dall’associazione ambientalista Vas e firmata dal Vicepresidente Simona Capogna “L’amianto è una sostanza molto pericolosa: l’inalazione di una sola fibra è in grado di scatenare malattie mortali (asbestosi, mesotelioma, cancro ai polmoni, tumori al tratto gastrointestinale e della laringe). Il suo smaltimento dovrebbe avvenire, quindi, rispettando tutti gli accorgimenti possibili per evitare danni ai cittadini e agli ecosistemi. Ci sembra paradossale allora, che un’azienda per lo smaltimento dell’amianto (la ormai famosa Progetto Immobiliare srl) possa ottenere le necessarie autorizzazioni per la realizzazione, a Villa S. Lucia, di un impianto sperimentale (i dati sul suo funzionamento sono più ipotetici che reali) approssimativo (mancano elementi importanti per la valutazione di impatto ambientale), senza un piano credibile per la gestione delle emergenze (allagamento, incendio, incidenti nella fese di trasporto). La suddetta azienda, con sede a Correggio, ha ritenuto opportuno non collocare l’impianto presso la Regione Emilia Romagna (che pure ha finanziato le ricerche sperimentali dello smaltimento), ma di spostarlo nel Lazio, in una zona già gravemente gravata da emissioni inquinanti altamente pericolose per la salute. In realtà, l’azienda si è vista negare, ad Ostellato (FE), le autorizzazioni per la costruzione di un impianto di 15.000 tonnellate l’anno (i cittadini e le autorità competenti hanno convenuto che si trattava di un progetto eccessivamente rischioso) e ha pensato bene di “riprovarci” a Villa. S. Lucia quadruplicando la posta in gioco e, quindi, gli eventuali profitti (il progetto presentato prevede lo smaltimento di 60.000 tonnellate di amianto l’anno). Questa volta, vista la precedente esperienza, senza coinvolgere la cittadinanza e quindi contravvenendo alla normativa vigente in materia di valutazione di impatto ambientale. L’associazione ambientalista Verdi Ambiente e Società (VAS), già presente sul territorio (Cassino e S. Giorgio), si mobilita al fianco del Comitato Villa No Amianto per sensibilizzare le autorità competenti, affinché non si compia l’ennesimo scempio del territorio. Richiede, inoltre, a tutti i cittadini della Provincia di Frosinone (che saranno direttamente toccati dalle emissioni di particolato e dalla potenziale contaminazione di fibre di amianto) un coinvolgimento attivo a tutte le iniziative di mobilitazione che saranno organizzate. Chiede soprattutto a tutte le realtà presenti nel territorio provinciale che in passato si sono battute contro le discariche e il termovalorizzatore di San Vittore di riunirsi in un coordinamento provinciale ora che anche il basso Lazio, sta raggiungendo come presenza di veleni, la Valle del Sacco”.