Tag: volante

7 luglio 2018 0

Frosinone-Squadra Volante: eseguita un’ordinanza di custodia cautelare, 2 denunce e controlli a tappeto su veicoli

Di redazione
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Continuano senza sosta i servizi di prevenzione e controllo del territorio per contrastare in maniera sempre più efficace le varie forme di illegalità.

Le Volanti del capoluogo si sono mosse nel capoluogo e nei settori di rispettiva competenza con un unico obiettivo: prevenire i reati predatori ed offrire più sicurezza sulle strade.

Nella giornata di ieri è stata eseguita dal personale della squadra volante un’ordinanza di custodia cautelare emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Roma nei confronti di un pluripregiudicato 33enne del capoluogo. Nella stessa giornata, personale della trattazione atti, denunciava in stato di libertà due individui; un 23enne per evasione agli arresti domiciliari e un 45enne per inosservanza alle misure di prevenzione. Inoltre al culmine di un’ampia attività di monitoraggio stringente del capoluogo con l’ausilio del “Reparto Prevenzione Crimine Lazio” venivano fermati e controllati circa 150 individui, oltre 2000 veicoli con sistema “Mercurio” e monitorati 15 soggetti sottoposti a misure restrittive della libertà personale.

27 giugno 2018 0

Frosinone, Ripi: Controlli antidroga della Squadra Volante. Un denunciato

Di redazione

Non si ferma la lotta agli stupefacenti da parte della polizia di stato su tutto il territorio provinciale. Il fiuto di “Yago” ha permesso di scovare ancora sostanza stupefacente all’interno di un’abitazione nelle campagne di Ripi. Ieri mattina intorno alle ore 09,30 circa gli uomini del reparto volanti hanno fatto irruzione unitamente alle unita cinofile della Questura di Roma in un casolare alla periferia di Ripi e scovavano un 47 enne con oltre 4 grammi di cocaina e 4 grammi di marijuana suddivise in dosi e pronte per la distribuzione. Nell’occasione venivano rinvenuti anche un bilancino di precisione, delle buste idonee per il confezionamento e pizzini attinenti al libro paga dei debitori. L’uomo veniva denunciato per spaccio di sostanze stupefacenti. Resta alta l’attenzione della Polizia di Stato nel contrasto alla triste “piaga sociale” della domanda e dell’offerta di stupefacenti, interessando in maniera pregnante tutto il territorio. Foto d’archivio

30 maggio 2018 0

Non si ferma all’alt della polizia e sperona la volante, in auto aveva cocaina e una pistola. 45enne arrestato

Di redazionecassino1

ROMA –  45enne veliterno, all’alt delle Volanti, fugge per le strade di Centocelle speronando l’auto della Polizia di Stato. In tasca della cocaina e nascosta in macchina la replica di una Colt 1911.

Tor de Schiavi, per sfuggire ad una Volante, sperona la stessa auto della  Polizia di Stato e finisce la corsa contro una vettura parcheggiata; in tasca alcuni grammi di cocaina ed in macchina la replica di una Colt.

T.Z., queste le iniziali del 45enne veliterno che era alla guida di una vecchia BMW, alle 3 di notte, stava parlando con una prostituta sulla Palmiro Togliatti ed accortosi dell’alt che gli stava intimando un equipaggio del Reparto Volanti, ha prima fatto finta di fermarsi, poi è ripartito scappando per le vie di Centocelle.  Il fuggitivo, non riuscendo  a “seminare” la pantera, ha tentato di speronarla su un fianco, con il risultato di finire di rimbalzo contro una Citroen parcheggiata. Neanche dopo l’urto T.Z. si è dato per vinto, colpendo con calci e pugni gli agenti che lo stavano bloccando.

I poliziotti, perquisendo l’auto, hanno trovato una pistola giocattolo senza tappo rosso, perfetta replica di una Colt 1911 mentre, nelle tasche, l’uomo aveva 7 dosi di cocaina.

T.Z., già noto alle Forze dell’Ordine e recentemente uscito dal carcere veliterno dove stava scontando una condanna per rapina, è stato arrestato e posto a disposizione della Magistratura; l’auto usata per le fuga, intestata ad un nativo della ex Jugoslavia, è stata posta sotto sequestro.

13 marzo 2017 0

Scala troppo stretta, soccorso “volante” a Latina

Di admin

Latina – E’ stato tirato giù con la barella da sopra l’autoscala dei vigili del fuoco. E’ stato un soccorso complesso quello di oggi pomeriggio fatto a Latina in via Saraceno.

Una uomo colto da malore all’ultimo piano di una palazzina, era stato assicurato alla barella del 118 ma a causa della stretta scala, gli operatori non sono riusciti a farlo scendere.

L’uomo necessitava di cure in ospedale e, per questo, sono intervenuti i vigili del fuoco che con tecniche Saf, dopo aver imbragato barella e la persona soccorsa all’autoscala, lo hanno prelevato dal balcone e portato al piano stradale affidandolo agli operatori di una ambulanza.

4 settembre 2009 0

Ubriachi al volante, aggrediscono i carabinieri. Arretati

Di redazione

Gidano in stato di ebrtezza e aggrediscono i carabinieri che impongono loro l’alt. E’ accaduto a Sulmona dove i militariagli ordini del maresciallo Vincenzo Zenobi, sono intervenuti in piazza Capograssi perché c’era un’auto che procedeva zigzagando. Alla guida c’era Lucio S. di 35 anni del posto in compagnia di Carlo C. 33 anni. I due, in evidente stato di ebrezza, scesi dall’auto hanno aggredito i militari a calci e pugni. Per avere ridurli alkla ragione sono dovuti accorrere rinforzi finché i due non sono stati immobilizzatiper resistenza e lesine a pubblico ufficiale. Quattro militari infatti, sono stati costretti a ricorrere alle cure ospedaliere.

5 agosto 2009 0

Cultura, pubblicato Il Foglio Volante

Di redazionecassino

“Il Foglio volante” – È stato  spedito agli abbonati “Il Foglio volante” di agosto 2009. Si tratta di un numero speciale dedicato quasi per intero al Premio Letterario “Una Fiaba per te” di San Pietro Infine (CE). Chi desideri ricevere copia saggio può chiederla a uno degli indirizzi: edizionieva@libero.it, edizionieva@edizionieva.com

Riportiamo qui, di seguito, la fiaba “Dalla Terra Del Poi”, vincitrice del Premio e un breve testo di Amerigo Iannacone, dalla rubrica “Appunti e spunti”.

Dalla Terra Del Poi

Era un luogo-non-luogo: non era un posto davvero: chiamarlo “terra” non sarebbe stato giusto – ma cosí, tanto per dargli un nome… quella era la terra del Poi. Del Dopo. Del Non Avvenuto. Dell’Accadrà Ma Non Subito. Quello era – quello è – il luogo in cui stanno tutte le cose, tutte le persone che dovranno venire alla luce. Poi. Dopo.

E in quel luogo-non luogo vanno piano piano formandosi: ci sono i pensieri, i progetti, i sogni di cui nessuno – nemmeno coloro che li penseranno, progetteranno, sogneranno – ha ancora coscienza. Ma loro sí – i pensieri, i progetti, i sogni – sanno di essere destinati ad esistere: e si interrogano su come (poi, dopo) potranno diventare.

Cosí nel luogo-non luogo si vedono esseri piccoli, e forme strane – piccole anch’esse: perché pensieri e progetti non hanno forma. La assumeranno poi. Dopo.

Quando lasciano la terra del Poi, non la ricordano piú – né ricordano come è stato complicato formarsi per diventare ciò che molti potranno vedere, o di cui potranno avere sensazione. Può essere lungo il tempo d’attesa: e le creature che un giorno saranno impegnano quel tempo sforzandosi di essere piú belle e migliori – in modo che quando verranno alla luce nessuno debba dire “Che assurdo pensiero!” o “Che inutile progetto!” e magari “Un sogno davvero stupido!” E tra le tante altre creature si andava formando una piccola Legge. Naturalmente sapeva che il mondo è pieno di Leggi: alcune sono vecchissime, altre solo vecchie, altre nuove. E sapeva anche che a tutte le Leggi si deve portare rispetto. La cosa la lusingava non poco:

— Quando esisterò, la gente mi renderà onore e farà quello che io prescrivo.

Lo ripeteva tra sé, e una volta lo disse anche a un suo piccolo amico – anche lui ancora abbastanza informe (ce ne sarebbe voluto, di tempo, perché quel cosino diventasse un Grande Pensiero!). Ma per adesso era solamente un piccolo coso- che del pensiero non aveva nemmeno lontana apparenza.

— Sicura? — domandò Piccolo Coso.

— Tutti sanno che la gente deve obbedire alle Leggi. E io sarò una Legge.

— Tu sarai anche una Legge. Ma penso (non per niente sarò un Pensiero!) che voi leggi non siate tutte… lo stesso. Non era in discorso chiaro.

— Tutti sanno che la gente… — ricominciò a dire Piccola Legge.

Piccolo Coso si scrollò un po’ (non poteva scrollare la testa, perché ancora non si era formata):

— Ci sono tante leggi, diverse, — spiegò — e non tutte piacciono alla gente.

— Ma io non devo piacere. Mi devono solo obbedire. Mi sembra chiaro.

— Ma non tutti obbediscono alle leggi — sentenziò Piccolo Coso — e ne sono sicuro perché me l’ha detto un Grande Progetto Politico che stava per uscire alla luce. Quindi era uno che sapeva il fatto suo.

—Se non mi obbediranno, saranno persone… persone…

Non era facile per una Piccola Legge ancora in formazione esprimere il proprio pensiero e cosí lasciarono cadere il discorso.

Ma Piccola Legge continuò a pensarci: e le tornava alla mente la frase “Voi leggi non siete tutte… lo stesso” Cosa voleva dire? Che c’erano leggi cui obbedire? Altre da ignorare? Lei non voleva essere ignorata.

Mentre il tempo scorreva, Piccola Legge si sforzava di essere sempre migliore: stava molto dritta, ad esempio, perché non voleva che un giorno qualcuno potesse affermare “Ecco una legge nata storta!” Ma oltre al tenere la schiena dritta, cos’altro avrebbe potuto fare per migliorarsi? Bisognava capire come potevano essere le leggi – bisognava sapere.

Certo i Piccoli Pensieri, i Piccoli Progetti, i Piccoli Sogni ne sapevano quanto lei: e allora meglio rivolgersi a quelli che apparivano già piú grandi, piú definiti nei loro contorni – magari a quelli che erano cosí ben formati da essere pronti a schizzare fuori – per entrare nel Mondo. Erano però quelli che avevano molta fretta, e la liquidavano con poche parole:

— Come possono essere le leggi? Mah, lunghe, o corte… credo.

— Leggi? Belle, brutte… forse.

— Leggi? Ma io non me ne intendo: io sono un Progetto Per Costruire Un Nuovissimo Ospedale – e non ne so nulla, di leggi!

E il tempo scorreva: Piccola Legge stava crescendo – ogni giorno un pochino – e insieme a lei Piccolo Coso: imparavano qualcosina ogni giorno (altrimenti, non si cresce piú) e avrebbero voluto impararne di piú – affinché venisse presto il momento di uscire alla luce, di prendere il proprio posto nel mondo.

— Io voglio essere una Legge importante.

— Anch’io vorrei essere un pensiero importante. Ma come si fa a dire? Magari siamo destinati a entrare (parlo per me, si capisce) dentro una piccola testa, e allora dovrei accontentarmi di essere un pensiero cosí-cosí.

A Piccola Legge prendeva lo smarrimento:

— Credi potrebbe capitare anche a me? Di entrare in un piccolo Codice, voglio dire.

— Certamente no. I codici di leggi sono tutti molto grossi. Perché i pensieri dei legislatori sono tutti grossi. Voglio dire, credo abbiano una testa molto grande.

Crescere, nel mondo del Poi, del Dopo, è veramente difficile: nessuno sa esattamente come stanno le cose, nessuno le insegna. Bisogna tentare da soli, e sforzarsi.

— Senti, Piccolo Coso, io ho deciso che sarò una legge bella. Cosí le persone che mi obbediranno saranno contente. Magari allegre.

— Vorrei essere anch’io un bel pensiero. Ma se poi entro nella testa di una persona non tanto perbene e ci trovo solo brutti pensieri?

— E tu non potresti essere bello, tu solo?

— Credo… che si finisca per copiare dagli altri.

— Potrebbero essere i pensieri brutti a copiare da te!

— Credi? Ma se loro sono tanti e io sono solo? E tornando al tuo progetto di essere una legge bella, non mi pare che la gente si rallegri a obbedire. Lo fa perché deve. Ma leggi belle… Nessuna legge, io credo, obbliga a mangiare cioccolata dalla mattina alla sera. Le leggi si occupano di lavoro, di dovere… Non credo i doveri siano piacevoli.

Parlare con Piccolo Coso poteva essere deprimente, a volte: la sua saggezza era pesante:

— Parli come un vecchio Pensiero! — commentava sconsolata Piccola Legge. E cosí Piccola Legge continuava a sforzarsi di crescere nel modo giusto:

— Piccolo Coso, forse hai ragione e non esistono leggi belle. Allora voglio essere una legge forte. Cosí tutti dovranno obbedirmi perché avrò dietro le spalle le Punizioni per chi non lo fa. -E chi obbedisce sarà contento, secondo te? Mi sembra di aver sentito dire che quando vanno in giro le Punizioni, nessuno è…

— Stai zitto, per carità. Parliamo io e te senza sapere di cosa. Perché non chiediamo a una Piccola Punizione come si svolgono le cose sulla Terra? Certo loro lo sanno: è il loro mestiere. Andarono nella zona riservata alle Punizioni: ce n’erano di tutti i tipi, da quelle mini per i piccoli guai che possono fare i bambini a quelle maxi per le cose terribili che riescono a combinare gli adulti. E tutte si preparavano con grande impegno al loro compito – che sapevano importante. Scelsero una punizione dall’aria gentile:

— Io? Sarò una Punizione per infrazioni alle Leggi sul traffico.

Piccola Legge spiegò:

— Volevo sapere come va la cosa. Io diventerò una Legge, ma non so ancora quale…

— Imparerai…crescendo — assicurò la Punizione che era già piú grandicella. — Comunque funziona cosí: prima c’è sempre il Pensiero…

— Io? — chiese Piccolo Coso.

— Certo. Dopo il Pensiero viene la legge…

— Cioè io — disse Piccola.

— Appunto. Per essere sicuri che la gente obbedisca dietro vengo io, la Punizione, e dietro…

— Perché, dietro c’è qualcun altro? — domandarono in coro Piccolo e Piccola.

— Ma certo. Dietro di me viene la Paura. È per la Paura che la gente obbedisce. Piú grande è la Paura, piú grande è l’obbedienza.

Era stata una spiegazione illuminante.

— Non credo mi piaccia tanto fare paura — mormorò Piccola Legge andandosene. — E cosí sono piú confusa: non posso essere una legge bella perché tu dici che le leggi non sono belle. E non mi va di essere una legge forte perché mi porterei dietro la Paura…

— A nessuno piace avere paura — commentò Piccolo Coso.

— E allora? Come devo essere? Legge piccola no, Legge storta… non ne parliamo, Legge inutile… ma ti pare? Che ci farei nel mondo? Ci sono proprio dei momenti terribili, in cui uno non sa cosa fare della sua vita!

— E non sa nemmeno come fare per crescere nel modo migliore! — Anche Piccolo Coso era sconsolato.

E il tempo scorreva. Piccolo Coso non era piú tanto piccolo e aveva ormai la forma di un Pensiero (poteva anche grattarsi la testa, se voleva, perché ora ne possedeva una) e anche Piccola Legge ormai teneva a farsi chiamare Leggina e sapeva che il diminutivo tra poco sarebbe sparito. Ma non erano spariti i dubbi, le incertezze:

— Come sarò? Cosa farò nel mondo? So come non devo essere, so come non voglio diventare: ma come voglio essere, ma come voglio diventare…. Non lo so assolutamente!

E siccome il momento di lasciare la Terra del Poi era sempre piú prossimo, Leggina prese una decisione:

— Chiederò alla piú vecchia che abita qui. Lei abita qui da sempre e non è mai voluta scendere sulla Terra perché dice che non c’è posto. Andrò dalla vecchia Saggezza.

In verità la Saggezza, a suo tempo, era discesa sulla Terra: era unica, lei, perché di Saggezza non ce n’è che una sola. Ma aveva scoperto abbastanza presto che al mondo c’è posto per tanti, ma per lei non ce n’era nessuno. Nessuno dà spazio alla Saggezza. L’avevano criticata, definita di volta in volta noiosa, antiquata, deprimente, grigia, barbosa – anche se lei era arrivata da poco. L’avevano ignorata. Avessero potuto, l’avrebbero chiusa da qualche parte. Ma ignorarla era proprio come rinchiuderla. Allora Saggezza si era detta che per stare al mondo e fare un bel nulla, tanto valeva andarsene via, e tornare nella Terra del Poi. In fondo, poteva darsi si formasse un tempo favorevole. Poi. Dopo. Un poi e un dopo molto molto lontani.

Cosí Leggina andò dalla vecchia Saggezza: non dovette fare anticamera perché la Saggezza non ha mai ospiti (anche nel mondo di là la considerano alquanto noiosa). E le espose tutti i suoi dubbi.

Saggezza ascoltò con pazienza, con piacere addirittura: non parlava mai con nessuno! E fu contenta che Leggina avesse ritenuto opportuno rivolgersi proprio a lei per sapere come diventare. Presto. Tra poco.

— Io non voglio essere una legge bella, né forte, né storta, né inutile… e non mi restano altre possibilità. Cosa diventerò? La Legge del niente? Io voglio essere utile, invece.

La Saggezza sorrise: sapeva vedere molto lontano e anche i problemi difficili per lei si potevano risolvere:

— Ma è tanto facile invece. Tu sarai…

Leggina pendeva dalle sue labbra.

— …tu sarai una legge GIUSTA! — e le indicò la strada che portava nel mondo.

Fryda Rota

Fiaba prima classificata al Premio “Una Fiaba per te”.

I pasticcieri si perdono le “i”

Ho provato a controllare su un motore di ricerca (sì, lo confesso, anch’io soffro della sindrome di google): il termine “pasticcere”, senza la “i”, batte “pasticciere”, con la “i”, per 173.000 a 72.200.

Ebbene, nella parola “pasticcio”, la seconda “i” è solo un artificio grafico del nostro alfabeto per non farci leggere “pasticco”, in quanto al grafema “c” in italiano corrispondono due fonemi, cioè due suoni diversi, uno palatale, come in “cena” e uno gutturale, come in “cane”. Lo stesso vale per “pasticciare”, dove, se non ci fosse la “i” leggeremmo “pasticcare”, ma in “pasticcerò”, “pasticcerei”, la “i” non ci vuole perché il suono palatale già c’è.

Diverso è il discorso di “pasticciere”, dove la “i” appartiene al suffisso “-iere”, un suffisso che generalmente indica il mestiere: “panettiere”, “banchiere”, “staffiere”, “alfiere”, “carrettiere”, “carpentiere” , “portiere”, ecc. E allora dovremo scrivere: “pasticciere”, “pasticciera”, “pasticcieri”, “pasticciere”.

Ma, che volete?, l’uso comanda. E anche i vocabolari – che devono fare, poverini? – Si adeguano. Qualche anno fa non riportavano la forma erronea “pasticcere”, ora (ne ho controllato piú di uno) scrivono: “Pasticcere, V. Pasticciere”. Magari fra qualche anno troveremo “Pasticciere, V. Pasticcere” e poi forse troveremo solo la forma “pasticcere”, tranquillamente sdoganata. Avrà vinto l’ignoranza, ma i linguisti sono pochi, gli ignoranti tanti.

Amerigo Iannacone

6 giugno 2009 0

Droga e alcool al volante, fioccano le denunce

Di redazione

Due patenti di guida revocate perché gli automobilisti erano ubriachi o drogati, ed una persona è stata denunciata perché sorpreso a guidare senza patente, è il bilancio dell’operazione di controllo svolta dai carabinieri della compagnia di Cassino contro il fenomeno della guida in stato di ebrezza. Il primo a cadere nella rete dei controlli è stato P.M.G., 23enne di Cassino. I militari lo hanno fermato in pieno centro e l’alcool test ha rilevato una eccessiva quantità di alcol nel sangue. Patente, quindi, ritirata. Stessa sorte è toccata a F. D. 19 anni, anch’egli di Cassino, per lui però è scattata la denuncia per guida in stato di alterazione psico-fisica per abuso di sostanza stupefacente. A Villa Latina, invece, i militari della Stazione di Atina, nel corso di un predisposto servizio per il controllo del territorio, hanno denunciato in stato di libertà per guida di autoveicolo con patente revocata, D.M., 46enne del posto.

12 aprile 2009 0

Volante si schianta all’incrocio, due agenti feriti

Di redazione

Due agenti di polizia sono rimasti gravemente feriti questa mattina in seguito ad un incidente stradale avvenuto all’incrocio tra via Pascoli e via D’Annunzio a Cassino. Erano le cinque quando la volante è stata allertata per una lite tra stranieri e a sirene spiegate si stava portando nel luogo indicato. All’incrocio però si è schiantata contro un’Alfa 155 che viaggiava a velocità sostenuta. Impatto violentissimo tra le due auto. Ad avere la peggio sono stati gli agenti. Uno ha riportato la rottura del setto nasale, l’altrto la frattura di un braccio. Immediati soccorsi. I due sono stati trasportati in ospedale a Cassino. I rilievi del caso sono stati effettuati dai carabinieri. L’Alfa “civile” era, tra l’altro, senza assicurazione. Quando infatti una vettura delle forze dell’ordine resta coinvolta in un sinistro i rilievi vengono effettuati da una forza dell’ordine diversa.