Tag: omicidio

30 Luglio 2019 0

Frosinone, arrestato dai carabinieri un 38enne per “tentato omicidio e minaccia con l’utilizzo anche di armi”

Di redazionecassino1
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FROSINONE – Nella tarda serata di ieri, a Frosinone, i Carabinieri del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Frosinone hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio G.I.P. presso il Tribunale di Frosinone, su richiesta del locale Procura, dott. Samuel Amari, nei confronti di B.E., originario di Frosinone, cl. 81, disoccupato, pluricensurato, nei cui confronti vengono ipotizzati i reati di “tentato omicidio e minaccia con l’utilizzo anche di armi”.

L’odierno provvedimento restrittivo è l’esito dell’attività di indagine, condotta dai sopra citati reparti, da circa tre mesi, all’indomani del danneggiamento ad opera di ignoti di un’attività commerciale, sita in Frosinone, a scopo tipicamente intimidatorio mediante deflagrazione di una bomba carta e successiva esplosione di colpi di arma da fuoco, ha consentito di acquisire a carico dell’arrestato gravi indizi di reità in ordine ai gravi delitti su richiamati ed in particolare di far emergere la sua responsabilità, in concorso con altri soggetti da individuare, su precedenti aggressioni fisiche e minacce, anche con l’utilizzo di armi, in danno dei proprietari dell’attività commerciale.

Dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato associato presso la Casa Circondariale di Frosinone.

foto di repertorio

30 Luglio 2019 0

Serena Mollicone, per l’omicidio di Arce la procura di Cassino chiede il rinvio a giudizio per i Mottola, Quatrale e Suprano

Di admin

CASSINO – Il dato è tratto e la procura di Cassino ha fatto la sua mossa avanzando al Gup del tribunale di piazza Labriola la richiesta di rinvio a Giudizio. Se la struttura accusatoria ricostruita in anni di indagini reggerà, a vent’anni dall’omicidio di Serena Mollicone si istituirà a Cassino un processo a carico del suo presunto assassino e di coloro che lo aiutarono ad occultare il cadavere.

Gli indagati per i quali si chiede il processo sono il maresciallo Franco Mottola, la moglie Anna Maria, il figlio Marco ed il maresciallo Vincenzo Quatrale, per il reato di concorso nell’omicidio di Serena Mollicone; per il solo Quatrale, per il reato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi; per l’appuntato Francesco Suprano, per il reato di favoreggiamento.

“Dall’anno 2006, – si legge nella nota della procura di Cassino firmata dal procuratore capo Luciano D’Emmanuele – data dell’assoluzione definitiva di Carmine Belli, sono riprese le indagini sull’omicidio di Serena Mollicone; nell’anno 2011 il procedimento è stato iscritto a carico dei Mottola ed altri soggetti, le posizioni di questi ultimi poi archiviate dal GIP, mentre per i Mottola proseguivano le indagini. Furono svolti accertamenti prevalentemente tecnici, sia di tipo genetico/biologico, dattiloscopico ed in materia botanica, comprensivi di comparazione tra i profili genetici di centinaia di persone, ma, per mancanza di prove certe, questo ufficio provvide, in data 18.02.15, a richiedere l’archiviazione del procedimento”.

Se quell’archiviazione fosse stata accolta dal Gup, il caso sarebbe stato definitivamente chiuso. Ma le cose andarono diversamente.

“In seguito all’atto di opposizione dei familiari della vittima – continua la nota della procura cassinate – il Gup del Tribunale di Cassino, Angelo Valeria Lanna, ha disposto, in data 13.01.16, il proseguimento delle indagini, indicando quale tema di approfondimento l’ipotesi investigativa dell’evento omicidiario all’interno della stazione dei carabinieri di Arce.

Grazie alla rivisitazione approfondita e sistematica di tutti gli atti procedimentali, svolta con la collaborazione del Comando Provinciale dei carabinieri di Frosinone, alla riesumazione del cadavere e all’applicazione di tecniche all’avanguardia, sia ad opera della professoressa Cristina Cattaneo, del LABANOF dell’Istituto di Medicina legale di Milano che del RIS dei Carabinieri di Roma, questo ufficio ritiene di aver provato che Serena Mollicone è stata uccisa nella caserma dei carabinieri di Arce, con una spinta contro una porta, data la riscontrata perfetta compatibilità tra le lesioni riportate dalla vittima e la rottura di una porta collocata in caserma; parimenti è stata accertata la perfetta compatibilità tra i microframmenti rinvenuti sul nastro adesivo che avvolgeva il capo della vittima ed il legno della suddetta porta, così come con il coperchio di una caldaia della caserma.

In tal modo, per la prima volta, hanno trovato riscontri oggettivi le dichiarazioni rese in data 28.03.2008 e 9.04.2008 dal brigadiere Santino Tuzi, nel 2001 in servizio ad Arce, il quale affermò di aver visto, la mattina del 1° giugno 2001, Serena Mollicone entrare in caserma e di non averla più vista uscire.

In seguito alla richiesta di nuove verifiche da parte dei familiari del brigadiere Tuzi, è stata disposta nel maggio 2016 la riapertura delle indagini relative alla sua morte, con nuovi accertamenti che hanno evidenziato che il suo suicidio è in stretta relazione con le sue rivelazioni sull’omicidio Mollicone rese pochissimi giorni prima; è stata trascritta per la prima volta una conversazione ambientale nella quale il maresciallo Quatrale, presente con lui in caserma la mattina del l° giugno 2001, lo invitava esplicitamente a ritrattare le precedenti dichiarazioni.

Durante i nuovi accertamenti si è proceduto all’ascolto di 118 testi, molti dei quali ponderatamente scelti tra i 1137 più volte già sentiti nel corso dei 18 anni di indagine; sono state effettuate rogatorie in Francia, Polonia e Stato del Vaticano.

Pertanto – conclude la nota della Procura di Cassino – si ritiene che le prove scientifiche, insieme con le prove dichiarative, consentano di sostenere con fiducia l’accusa in giudizio”.

27 Luglio 2019 0

Emanuele Morganti, fu omicidio preterintenzionale e non volontario. Tre condanne a 16 anni e una assoluzione

Di admin

ALATRI – Con tre condanne e una assoluzione si è chiuso ieri il primo grado in Corte d’assise a Frosinone del processo per l’omicidio di Emanuele Morganti. Alla sbarra c’erano Michel Fortuna di Frosinone, Paolo Palmisani, Mario Castagnacci ed il padre Franco Castagnacci di Alatri, tutti imputati per il reato di omicidio volontario.

La tragica vicenda risale al 24 marzo 2017, quando il 20enne Emanuele Morganti, all’esterno del “Mirò Music Club” di Piazza Regina Margherita ad Alatri, fu fatto oggetto di un violentissimo pestaggio conclusosi con un ultimo colpo che lo fece sbattere contro il montante di un’auto ivi parcheggiata. Il giovane morirà il successivo giorno 26 presso il Policlinico Umberto I° di Roma dove era stato trasportato nel disperato tentativo di salvargli la vita.

L’articolata e complessa attività investigativa, immediatamente avviata dai Carabinieri del Reparto Operativo – Nucleo Investigato del Comando Provinciale e delle Compagnie di Alatri e Frosinone, diretta dal Procuratore della Repubblica di Frosinone e dai due Sostituti Pubblici Ministeri assegnatari dell’inchiesta, portò all’arresto due giorni dopo di Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, il successivo 10 aprile a quello di Michel Fortuna ed infine il 30 ottobre 2017 all’arresto di Franco Castagnacci.

Nel tardo pomeriggio, la Sentenza emessa dalla Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone, con la quale Fortuna Michel, Paolo Palmisani e Mario Castagnacci sono stati condannati ad anni 16 di reclusione per omicidio preterintenzionale, mentre  Franco Castagnacci è stato assolto.

 

9 Luglio 2019 0

Omicidio Emanuele Morganti. Il pm chiede ergastolo per Fortuna, e pene superiori ai 20 anni per gli altri imputati

Di redazione

Ieri udienza del processo Morganti. È stata la volta del Pubblico Ministero che ha formulato le richieste di condanna per gli imputati. Per Fortuna chiesto l’Ergastolo, per Mario Castagnacci 28 anni, per Palmisani 26 anni e per Franco Castagnacci 24 anni. Lo ricordiamo il giovane Emanuele Morganti, originario di Tecchiena fu ucciso a calci a pugni in una zona del centro di Alatri. I fatti risalgono alla primavera del 2017. L’attesa ora è per il prossimo 23 luglio quando si riunirà la camera consiglio per la sentenza.

25 Ottobre 2018 0

Desirèe Mariottini, arrestati due spacciatori senegalesi per l’omicidio della 16enne

Di admin

ROMA – La polizia che indaga sulla morte di Desirèe Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina ritrovata morta venerdì sera in una palazzina occupata abusivamente a San Lorenzo, ha arrestato questa notte due senegalesi irregolari sul territorio italiano.

La Squadra Mobile di Roma e del commissariato San Lorenzo hanno eseguito il decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla locale Procura della Repubblica nei confronti di Gara Mamadou 27 anni e Minteh Brian 43 anni. I due sono ritenuti responsabili in concorso con altri soggetti in via di identificazione, di seguenti reati di violenza sessuale di gruppo, cessione di stupefacenti e l’omicidio volontario di Desirée.

Il fermo è stato disposto a seguito delle attività investigative incessantemente svolte dalla III e IV Sezione della locale squadra mobile e dal commissariato San Lorenzo coordinate dai Magistrati del Gruppo Violenze della Procura della Repubblica di Roma che hanno permesso di accertare che i fermati, in concorso con altri soggetti in via di identificazione, nel pomeriggio del 18 ottobre u.s. hanno somministrato sostanze stupefacenti alla minore in modo da ridurla in stato di incoscienza e ne hanno abusato sessualmente, così cagionandone la morte avvenuta nella notte del 19 ottobre.

Ermanno Amedei

4 Ottobre 2018 0

Serena Mollicone, mai così vicini alla verità. Papà Guglielmo ai due carabinieri indagati: “Raccontino ciò che sanno”

Di admin

ARCE – Appena qualche anno fa sembrava un caso ormai da archiviare. Una verità inghiottiva dal buco nero dei depistaggi, delle bugie e dall’omertà. Quando anche la procura di Cassino sembrava essersi arresa chiedendo al gip l’archiviazione del caso, l’assassino di Serena Mollicone era vicino all’averla fatta franca.

La testardaggine di un padre, del suo avvocato e di pochissimi altri, convinsero il Gip nel gennaio 2016 a rigettare la richiesta di archiviazione disponendo nuove indagini di polizia scientifica.

Quello è stato il momento focale di una dolorosa vicenda. Una decisione diversa avrebbe gettato la pietra tombale sulla morte della studentessa di Arce.

Mai, come oggi, la verità sembra essere vicina, quasi palpabile. Tre colonne reggono un castello accusatorio che vede indagate cinque persone: tre per omicidio volontario e occultamento di cadavere, il maresciallo Franco Mottola, ex comandante della stazione carabinieri di Arce, il figlio Marco e la moglie Anna; il luogotenente Vincenzo Quatrale per concorso morale nell’omicidio e l’appuntato Francesco Suprano per favoreggiamento.

Delle tre colonne due sono costituite da indagini di polizia scientifica. Una è stata raccolta riesumando dopo 16 anni il corpo di Serena sottoponendolo nuovamente ad una autopsia grazie alla quale è emersa la compatibilità della ferita all’arcata sopraciliare con la scalfitura ritrovata sulla porta dell’alloggio dei Mottola. Porta contro cui, secondo gli investigatori, Serena sarebbe stata scaraventata durante un furibondo pestaggio.

La seconda è emersa in questi giorni e riguarderebbe il nastro adesivo utilizzato per immobilizzare il corpo di serena assicurandole sulla testa una busta di plastica. Sulla colla di quel nastro gli esperti del Ris avrebbero trovato microtracce della vernice, o della vernice del tutto simile a quella che ricopre il locale caldaia di casa Mottola. Non solo, ma anche microscopiche schegge di legno compatibili con il legno di cui è composta la porta incriminata. Due importanti tasselli dell’indagine che danno ancora più spessore alla terza colonna dell’accusa, costituita dalla testimonianza rilasciata dal brigadiere Santino Tuzi alcuni giorni prima che morisse suicida. Una morte su cui ancora si indaga e su cui aleggia il sospetto quantomeno di una istigazione al suicidio. Santino Tuzi, dopo 8 anni di silenzio, raccontò che la mattina del primo giugno, quando Serena scomparve, lui era di piantone in caserma ad Arce e la autorizzò ad entrare per raggiungere l’alloggio dei Mottola. Quando finì il turno, la ragazza ancora non era scesa e quindi non la vide più. Le telecamere non funzionavano o mancavano le registrazioni, quindi manca una prova oggettiva del racconto del brigadiere. Racconto che gli indagati smentiscono sostenendo che Serena non era mai andata a casa loro. Le risultanze delle indagini di polizia scientifica, quindi, sostengono il raccontato da Tuzi.

Quelle riportate, però, sono solo indiscrezioni. L’impressione è che la Procura di Cassino abbia nei suoi fascicoli molti altri elementi per i quali, la rosa degli indagati potrebbe allargarsi anche a chi ha occultato il corpo della ragazza.

Ma Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, spera ancora nella peso insostenibile della coscienza di chi sa e non parla.

“Serena, quella mattina, è stata selvaggiamente picchiata. Si è difesa, avrà urlato e non è possibile che Quatrale e Suprano, gli altri due carabinieri presenti nella caserma non l’abbiano sentita. Come fanno ancora a tacere? Recuperino parte di quella dignità persa e aiutino a fare chiarezza sulla morte di una ragazza di 18 anni”.

Ermanno Amedei

3 Ottobre 2018 0

Quarantanove anni di Cronaca Vera, lo storico settimanale dedica la copertina alla mamma di Emanuele Morganti

Di admin

ALATRI – Era il 3 ottobre 1969 quando, al costo di 130 lire, usciva in edicola il primo numero del settimanale Cronaca Vera “uno spillato di 64 pagine autocopertinato, tutto in bianco e nero”. Oggi, con il numero 2405, il settimanale diretto da Giuseppe Biselli festeggia i 49 anni di edicola, un primato assoluto tra i settimanali nazionali.

La copertina che ormai è a colori così come l’intero giornale, è dedicata alla vicenda di Emanuele Morganti, il 20enne ucciso ad Alatri a marzo dell’anno scorso dal gruppo di quattro persone che oggi sono sotto processo. Nell’intervista, la mamma di Emanuele racconta con lucidità e tenerezza chi era il figlio e descrive la sua morte voluta dai quattro solo per gioco. “Non ho visto nei loro occhi il minimo segno di pentimento” ha detto nell’intervista.

26 Settembre 2018 0

Omicidio di Emanuele Morganti, il Comune di Alatri dimentica di costituirsi come parte civile nel processo

Di admin

ALATRI – Il processo ai quatto ritenuti responsabili della morte di Emanuele Morganti di Alatri è cominciato in tribunale a Frosinone. Alla sbarra ci sono Franco Castagnacci, 50 anni, suo figlio Mario 27 anni, Paolo Palmisani, 24 anni tutti di Alatri, e Michel Fortuna, 25anni di Frosinone. Tra le parti civili costituitesi in giudizio, oltre alla famiglia del 20enne ucciso barbaramente davanti la discoteca Mirò la sera del 25 marzo 2017, non appare nessun altro. Si è notata, quindi, l’assenza nella lista delle parti civili, del comune di Alatri. Il sindaco Giuseppe Morini nelle settimane successive al terribile fatto, era rimbalzato da una rete televisiva nazionale all’altra per salvare l’immagine di una città che appariva omertosa e violenta, assicurando che si sarebbe costituita come parte civile nel processo contro gli autori dell’assassinio di Emanuele.

“Noi siamo ben intenzionati ad intervenire, solleciterò il nostro avvocato a portare avanti questa nostra intenzione. Abbiamo tutto l’interesse di costituirci e perseguire il nostro obiettivo che è quello di tutelare l’immagine della città”. Lo ha dichiarato ieri il sindaco Morini.

Il processo, però, si è incardinato la settimana scorsa e nessuna istanza è stata presentata. L’avvocato indicatoci dal sindaco ha sostenuto di non aver ricevuto alcun mandato dall’amministrazione comunale a procedere come Morini sostiene.

Facile che si sia trattato di una dimenticanza a cui è improbabile si possa porre rimedio. Se l’accoglimento dell’istanza del comune di Alatri a costituirsi come parte civile al processo Morganti era comunque al limite, l’iniziativa avrebbe comunque avuto un significato di vicinanza alla famiglia anche se fosse stata respinta.

Il processo, adesso è iniziato e la calendarizzazione prevede tappe strette: l’1, il 17, il 25 ottobre, poi il 5 e 19 novembre, il 6 e l’8 dicembre ed un’altra anche tra le feste di natale e Capodanno.

Ermanno Amedei

21 Agosto 2018 1

Duplice omicidio di figli ad Esperia, Isabella e Mariano uccisi con una pistola illegalmente detenuta

Di admin

ESPERIA – Pare si tratti di un’arma illegalmente detenuta, quella usata da Giovanni Paliotta (nella foto) per uccidere i suoi due figli per poi usarla anche per suicidarsi ad Esperia.

La pistola è una calibro 9 corto e non era stata dichiarata dal proprietario. L’arma è stata sequestrata dai carabinieri della compagnia di Pontecorvo e dal reparto operativo di Frosinone che indagano sull’accaduto e servirà per effettuare esami balistici che serviranno per ricostruire la dinamica della mattanza avvenuta nella casa in piazza Consalvo.

Tre colpi sarebbero stati esplosi e ciascuno è stato mortale per le tre persone attinte. Mariano ed Isabella erano ancora a letto.

Ermanno Amedei 

21 Agosto 2018 0

Duplice omicidio dei figli ad Esperia, madre salva perché fuori per una commissione

Di admin

ESPERIA – Per uccidere i figli Giovanni Paliotta ha usato una pistola calibro 22 regolarmente detenuta. Gli investigatori confermano che l’uomo, ferroviere in pensione, all’alba di oggi, per cause ancora da stabilire, ha ucciso i figli, la 19enne Elisabetta e il 27enne Mariano, nella loro camera da letto. Poi si è tolto la vita con la stessa arma. “La moglie del Paliotta – si legge nella nota degli investigatori – riusciva a sfuggire alla tragedia poiché, poco prima, era uscita di casa”, una frase che fa ipotizzare che anche la donna sarebbe potuta essere vittima della follia omicida dell’uomo.

Sul posto è intervenuto il Sostituto Procuratore della Repubblica di Cassino Roberto Bulgarini Nomi, il medico legale e la squadra rilievi del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Frosinone.

Ermanno Amedei