Tag: omicidio

1 Dicembre 2019 0

Coltellata ad un coetaneo, 28enne di Velletri condannato a 7 anni e 6 mesi per tentato omicidio

Di Ermanno Amedei
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Velletri – Sette anni e sei mesi di carcere per tentato omicidio. Il tribunale di Velletri ha riconosciuto la volontà di uccidere nella coltellata inferta, nella notte tra il 12 e il 13 luglio 2018, da E. R. 28enne di Velletri ad un coetaneo.

I fatti avvennero in via Bonaventura Teoli, nel centro storico della cittadina dei castelli. Il ragazzo era ai domiciliarti per altri fatti e assoggettato anche al controllo del braccialetto elettronico. Quella sera litigò, per cause non ben specificate, con il coetaneo cittadino marocchino I. C. e dopo essersi armato con un coltello da cucina con lama di 15 centimetri, evase dai domiciliari per incontrare e accoltellare lo straniero all’addome.

La vittima si salvò grazie alle cure prestategli dai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale veliterno. Successivamente l’aggressore venne individuato e arrestato dai carabinieri. Al termine del processo che vedeva il 28enne alla sbarra per tentato omicidio, il presidente del tribunale collegiale Isabella De Angelis, ha letto la sentenza di colpevolezza condannandolo in primo grado a sette anni e sei mesi di reclusione.

(foto repertorio)

27 Novembre 2019 0

Omicidio Mollicone: timori per Guglielmo, il papà di Serena colto da infarto

Di Ermanno Amedei

Un malore ha costretto Guglielmo Mollicone di Arce al ricovero in ospedale a Frosinone. L’uomo è il padre di Serena Mollicone, la studentessa di Arce uccisa a 18 anni, nel giugno del 2001. Guglielmo, da tutti conosciuto come il maestro dato che per anni è stato insegnante alle scuole elementari del piccolo comune ciociaro, si batte da 19 anni per far luce sull’uccisione della figlia. Il suo impegno e le sue proteste sono servite per scongiurare l’archiviazione della seconda inchiesta, quella che poi ha portato la Procura della Repubblica di Cassino ad individuare quali presunti autori materiali dell’omicidio della ragazzina, il maresciallo Mottola, all’epoca comandante della stazione carabinieri di Arce, il figlio e la moglie. Coinvolti anche altri due carabinieri. Per loro cinque, a dicembre, il Gup del tribunale di Cassino deciderà sul rinvio a giudizio. Oggi si teme per la sorte dell’uomo colto improvvisamente da un infarto.

13 Novembre 2019 0

Omicidio Mollicone, slitta per difetto di notifica l’udienza Gup per il rinvio a Giudizio dei Mottola e di altri due carabinieri

Di Ermanno Amedei

Cassino – Udienza rinviata a Cassino per difetto di notifica ad uno degli indagati per il caso dell”omicidio Mollicone.

A 18 anni dal delitto della 18enne di Arce, il giudice per le udienze preliminari di Cassino era chiamato, stamattina, ad esprimersi sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura.

Gli indagati sono del maresciallo Franco Mottola, ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce, della moglie Anna Maria, del figlio Marco, del maresciallo Vincenzo Quatrale e dell’appuntato Francesco Suprano. Mottola, i suoi familiari e Quatrale sono indagati di concorso in omicidio. Per Quatrale inoltre si ipotizza anche l’istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, mentre l’appuntato Francesco Suprano deve rispondere di favoreggiamento. Per sapere se ci sará processo o meno, bisognerá aspettare ancora.

8 Novembre 2019 0

Michela Rezza, ad Alatri si indaga per omicidio

Di Ermanno Amedei

ALATRI – In merito al ritrovamento del corpo della 37enne di Alatri Michela Rezza, i carabinieri indagano per omicidio.

Oggi pomeriggio si è svolta l’autopsia sul corpo della donna disposta dalla procura di Frosinone in seguito alla quale, secondo indiscrezioni, non sarebbero emerse indicazioni riconducibili ad un atto doloso.

Sull’arcata sopraccigliare del cadavere, infatti, era ben evidente una ferita ma in sede di autopsia sarebbe stato accertato quello un elemento non riconducibile ad un atto di violenza subito dalla donna.

Nonostante ciò, gli inquirenti mantengono aperto il fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio. La domanda che, dal punto di vista investigativo viene posta è: come ha fatto il corpo ad arrenarsi sulla sponda del fiume dove poi è stata ritrovata? Pare infatti che non vi sarebbero state condizioni per le quali il corpo, finito in acqua, potesse arrivare, spinta dalla sola corrente, sul luogo dove poi è stato trovato: all’asciutto.

Quel che non è dato sapere è se l’autopsia ha accertato l’esatte cause della morte, fosse affogamento, malore naturale o causati da assunzioni di sostanze. Solo ipotesi, ma spiegherebbe la fretta di qualcuno a disfarsi del corpo.

Ermanno Amedei

10 Ottobre 2019 0

Raffica di rapine con tentato omicidio, tre arresti a Palestrina

Di Ermanno Amedei

PALESTRINA – Tre persone sono state arrestate dai carabinieri di Palestrina per rapine e tentato omicidio. Sono stati gli stessi Carabinieri della Compagnia di Palestrina ad eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Tivoli, Mario Parisi, nei confronti di C.A., P.A. e S.M. per tentata rapina, rapina, tentato omicidio, detenzione e porto di arma.

Tutta l,’indagine è stata cordinata dalla Procura di Tivoli diretta da Francesco Menditto.

I fatti risalgono allo scorso 11 settembre, quando nelle prime ore della mattinata, in stretta successione, si verificavano tre episodi di rapina a mano armata nei confronti di tre distinti esercizi commerciali, il bar “Romano” in via Casilina a Roma, il bar “Area 51” in via Proust a San Cesareo (RM) e la Sala Slot “Belvedere” in via Maremmana a San Cesareo (RM).

La ricostruzione degli eventi a seguito della minuziosa e tempestiva attività d’indagine condotta dai Carabinieri della Compagnia di Palestrina, sotto la direzione del P.M. di turno della Procura di Tivoli, ha consentito di documentare nel dettaglio quanto accaduto.

La prima tentata rapina è stata messa a segno presso il bar “Romano” in via Casilina a Roma. Nonostante l’esplosione di un colpo d’arma da fuoco a scopo intimidatorio da parte di uno dei rapinatori, a causa della resistenza opposta da un impiegato e della difficoltà di accesso alla cassa, la rapina non è riuscita.

Poco dopo i tre indagati consumavano una rapina lungo la via Casilina, presso il bar “Area 51” in via Proust a San Cesareo (RM) ove, riscontrata l’assenza di denaro all’interno della cassa, uno di loro, previa minaccia della pistola si faceva consegnare il denaro prelevato dal portafogli personale di un impiegato.

In seguito i tre si recavano presso la poco distante Sala Slot “Belvedere”, in via Maremmana a San Cesareo (RM) ove, come documentato anche dall’impianto di videosorveglianza, uno di loro, con il volto travisato da una sciarpa e con la pistola in pugno, si introduceva all’interno dell’esercizio commerciale minacciando il cassiere per farsi consegnare il denaro contenuto nella cassa. Un impiegato addetto alla sicurezza, nel tentativo di sventare la rapina in corso, colpiva con uno sgabello il rapinatore che esplodeva due colpi d’arma da fuoco al suo indirizzo attingendolo all’inguine. Il rapinatore, impossessatosi di 2500 euro, è scappato dal locale e ad attenderlo, a bordo di un’autovettura, vi erano i suoi due complici unitamente ai quali si dava alla fuga facendo perdere le proprie tracce.

Nel corso dell’operazione, durante una perquisizione domiciliare, i Carabinieri hanno rinvenuto presso l’abitazione di uno degli arrestati (S.M.) una pistola semiautomatica calibro 7.65 con matricola abrasa, compatibile per calibro e tipologia con l’arma utilizzata nelle azioni delittuose.

Il Gip del Tribunale di Tivoli, che ha provveduto sulla richiesta della Procura con grandissima celerità, sottolinea che “il quadro indiziario a carico degli indagati è solidissimo  …articolato sulla scorta di un bagaglio investigativo che ha rapidamente assunto tratti di indiscutibile e stringente attitudine probatoria e incriminante”.

Aggiunge il gip “la pervicace spregiudicatezza operativa… la disponibilità di armi e l’inclinazione a farne disinvolto impiego contro le persone, l’abitudine all’assunzione di alcool e di droghe… strutturano un contesto in cui campeggia e spicca l’accentuata pericolosità degli indagati. Costoro sono ben disposti all’aggressione e all’uso di armi pur di soddisfare il loro contingente bisogno economico…”

30 Luglio 2019 0

Frosinone, arrestato dai carabinieri un 38enne per “tentato omicidio e minaccia con l’utilizzo anche di armi”

Di felice pensabene

FROSINONE – Nella tarda serata di ieri, a Frosinone, i Carabinieri del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Frosinone hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio G.I.P. presso il Tribunale di Frosinone, su richiesta del locale Procura, dott. Samuel Amari, nei confronti di B.E., originario di Frosinone, cl. 81, disoccupato, pluricensurato, nei cui confronti vengono ipotizzati i reati di “tentato omicidio e minaccia con l’utilizzo anche di armi”.

L’odierno provvedimento restrittivo è l’esito dell’attività di indagine, condotta dai sopra citati reparti, da circa tre mesi, all’indomani del danneggiamento ad opera di ignoti di un’attività commerciale, sita in Frosinone, a scopo tipicamente intimidatorio mediante deflagrazione di una bomba carta e successiva esplosione di colpi di arma da fuoco, ha consentito di acquisire a carico dell’arrestato gravi indizi di reità in ordine ai gravi delitti su richiamati ed in particolare di far emergere la sua responsabilità, in concorso con altri soggetti da individuare, su precedenti aggressioni fisiche e minacce, anche con l’utilizzo di armi, in danno dei proprietari dell’attività commerciale.

Dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato associato presso la Casa Circondariale di Frosinone.

foto di repertorio

30 Luglio 2019 0

Serena Mollicone, per l’omicidio di Arce la procura di Cassino chiede il rinvio a giudizio per i Mottola, Quatrale e Suprano

Di Ermanno Amedei

CASSINO – Il dato è tratto e la procura di Cassino ha fatto la sua mossa avanzando al Gup del tribunale di piazza Labriola la richiesta di rinvio a Giudizio. Se la struttura accusatoria ricostruita in anni di indagini reggerà, a vent’anni dall’omicidio di Serena Mollicone si istituirà a Cassino un processo a carico del suo presunto assassino e di coloro che lo aiutarono ad occultare il cadavere.

Gli indagati per i quali si chiede il processo sono il maresciallo Franco Mottola, la moglie Anna Maria, il figlio Marco ed il maresciallo Vincenzo Quatrale, per il reato di concorso nell’omicidio di Serena Mollicone; per il solo Quatrale, per il reato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi; per l’appuntato Francesco Suprano, per il reato di favoreggiamento.

“Dall’anno 2006, – si legge nella nota della procura di Cassino firmata dal procuratore capo Luciano D’Emmanuele – data dell’assoluzione definitiva di Carmine Belli, sono riprese le indagini sull’omicidio di Serena Mollicone; nell’anno 2011 il procedimento è stato iscritto a carico dei Mottola ed altri soggetti, le posizioni di questi ultimi poi archiviate dal GIP, mentre per i Mottola proseguivano le indagini. Furono svolti accertamenti prevalentemente tecnici, sia di tipo genetico/biologico, dattiloscopico ed in materia botanica, comprensivi di comparazione tra i profili genetici di centinaia di persone, ma, per mancanza di prove certe, questo ufficio provvide, in data 18.02.15, a richiedere l’archiviazione del procedimento”.

Se quell’archiviazione fosse stata accolta dal Gup, il caso sarebbe stato definitivamente chiuso. Ma le cose andarono diversamente.

“In seguito all’atto di opposizione dei familiari della vittima – continua la nota della procura cassinate – il Gup del Tribunale di Cassino, Angelo Valeria Lanna, ha disposto, in data 13.01.16, il proseguimento delle indagini, indicando quale tema di approfondimento l’ipotesi investigativa dell’evento omicidiario all’interno della stazione dei carabinieri di Arce.

Grazie alla rivisitazione approfondita e sistematica di tutti gli atti procedimentali, svolta con la collaborazione del Comando Provinciale dei carabinieri di Frosinone, alla riesumazione del cadavere e all’applicazione di tecniche all’avanguardia, sia ad opera della professoressa Cristina Cattaneo, del LABANOF dell’Istituto di Medicina legale di Milano che del RIS dei Carabinieri di Roma, questo ufficio ritiene di aver provato che Serena Mollicone è stata uccisa nella caserma dei carabinieri di Arce, con una spinta contro una porta, data la riscontrata perfetta compatibilità tra le lesioni riportate dalla vittima e la rottura di una porta collocata in caserma; parimenti è stata accertata la perfetta compatibilità tra i microframmenti rinvenuti sul nastro adesivo che avvolgeva il capo della vittima ed il legno della suddetta porta, così come con il coperchio di una caldaia della caserma.

In tal modo, per la prima volta, hanno trovato riscontri oggettivi le dichiarazioni rese in data 28.03.2008 e 9.04.2008 dal brigadiere Santino Tuzi, nel 2001 in servizio ad Arce, il quale affermò di aver visto, la mattina del 1° giugno 2001, Serena Mollicone entrare in caserma e di non averla più vista uscire.

In seguito alla richiesta di nuove verifiche da parte dei familiari del brigadiere Tuzi, è stata disposta nel maggio 2016 la riapertura delle indagini relative alla sua morte, con nuovi accertamenti che hanno evidenziato che il suo suicidio è in stretta relazione con le sue rivelazioni sull’omicidio Mollicone rese pochissimi giorni prima; è stata trascritta per la prima volta una conversazione ambientale nella quale il maresciallo Quatrale, presente con lui in caserma la mattina del l° giugno 2001, lo invitava esplicitamente a ritrattare le precedenti dichiarazioni.

Durante i nuovi accertamenti si è proceduto all’ascolto di 118 testi, molti dei quali ponderatamente scelti tra i 1137 più volte già sentiti nel corso dei 18 anni di indagine; sono state effettuate rogatorie in Francia, Polonia e Stato del Vaticano.

Pertanto – conclude la nota della Procura di Cassino – si ritiene che le prove scientifiche, insieme con le prove dichiarative, consentano di sostenere con fiducia l’accusa in giudizio”.

27 Luglio 2019 0

Emanuele Morganti, fu omicidio preterintenzionale e non volontario. Tre condanne a 16 anni e una assoluzione

Di Ermanno Amedei

ALATRI – Con tre condanne e una assoluzione si è chiuso ieri il primo grado in Corte d’assise a Frosinone del processo per l’omicidio di Emanuele Morganti. Alla sbarra c’erano Michel Fortuna di Frosinone, Paolo Palmisani, Mario Castagnacci ed il padre Franco Castagnacci di Alatri, tutti imputati per il reato di omicidio volontario.

La tragica vicenda risale al 24 marzo 2017, quando il 20enne Emanuele Morganti, all’esterno del “Mirò Music Club” di Piazza Regina Margherita ad Alatri, fu fatto oggetto di un violentissimo pestaggio conclusosi con un ultimo colpo che lo fece sbattere contro il montante di un’auto ivi parcheggiata. Il giovane morirà il successivo giorno 26 presso il Policlinico Umberto I° di Roma dove era stato trasportato nel disperato tentativo di salvargli la vita.

L’articolata e complessa attività investigativa, immediatamente avviata dai Carabinieri del Reparto Operativo – Nucleo Investigato del Comando Provinciale e delle Compagnie di Alatri e Frosinone, diretta dal Procuratore della Repubblica di Frosinone e dai due Sostituti Pubblici Ministeri assegnatari dell’inchiesta, portò all’arresto due giorni dopo di Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, il successivo 10 aprile a quello di Michel Fortuna ed infine il 30 ottobre 2017 all’arresto di Franco Castagnacci.

Nel tardo pomeriggio, la Sentenza emessa dalla Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone, con la quale Fortuna Michel, Paolo Palmisani e Mario Castagnacci sono stati condannati ad anni 16 di reclusione per omicidio preterintenzionale, mentre  Franco Castagnacci è stato assolto.

 

9 Luglio 2019 0

Omicidio Emanuele Morganti. Il pm chiede ergastolo per Fortuna, e pene superiori ai 20 anni per gli altri imputati

Di Comunicato Stampa

Ieri udienza del processo Morganti. È stata la volta del Pubblico Ministero che ha formulato le richieste di condanna per gli imputati. Per Fortuna chiesto l’Ergastolo, per Mario Castagnacci 28 anni, per Palmisani 26 anni e per Franco Castagnacci 24 anni. Lo ricordiamo il giovane Emanuele Morganti, originario di Tecchiena fu ucciso a calci a pugni in una zona del centro di Alatri. I fatti risalgono alla primavera del 2017. L’attesa ora è per il prossimo 23 luglio quando si riunirà la camera consiglio per la sentenza.

25 Ottobre 2018 0

Desirèe Mariottini, arrestati due spacciatori senegalesi per l’omicidio della 16enne

Di Ermanno Amedei

ROMA – La polizia che indaga sulla morte di Desirèe Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina ritrovata morta venerdì sera in una palazzina occupata abusivamente a San Lorenzo, ha arrestato questa notte due senegalesi irregolari sul territorio italiano.

La Squadra Mobile di Roma e del commissariato San Lorenzo hanno eseguito il decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla locale Procura della Repubblica nei confronti di Gara Mamadou 27 anni e Minteh Brian 43 anni. I due sono ritenuti responsabili in concorso con altri soggetti in via di identificazione, di seguenti reati di violenza sessuale di gruppo, cessione di stupefacenti e l’omicidio volontario di Desirée.

Il fermo è stato disposto a seguito delle attività investigative incessantemente svolte dalla III e IV Sezione della locale squadra mobile e dal commissariato San Lorenzo coordinate dai Magistrati del Gruppo Violenze della Procura della Repubblica di Roma che hanno permesso di accertare che i fermati, in concorso con altri soggetti in via di identificazione, nel pomeriggio del 18 ottobre u.s. hanno somministrato sostanze stupefacenti alla minore in modo da ridurla in stato di incoscienza e ne hanno abusato sessualmente, così cagionandone la morte avvenuta nella notte del 19 ottobre.

Ermanno Amedei