Categoria: Roma

5 Febbraio 2020 0

‘Ndrangheta e Camorra in pace a Roma per gestire lo spaccio. Poi la morte di Diabolik e tutto cambia

Di Ermanno Amedei
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Roma – La ‘Ndrangheta e la Camorra facevano affari insieme nel quartiere San Basilio a Roma.

Lo dice l’ultima operazione antidroga messa a segno dal comando provinciale dei carabinieri di Roma denominata Okhua, coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia di Roma. Trentatre le persone indagate a vario titolo per associazione finalizzata al traffico dei stupefacenti, cessioni e detenzione ai fini dello spaccio aggravate dall’uso delle armi.

Due le consorterie disarticolate: quella riconducibile a Vincenzo Polito e Francesco Filippone vicini alla ‘ndrina Bellocco di Rosarno che trattava principalmente cocaina, e la seconda riconducibile ai fratelli Genny e Salvatore Esposito che, da verifiche investigative, erano propaggini del clan Licciardi di Secondigliano.

“A Roma c’è posto per tutti” ha detto alcuni giorni fa il procuratore capo dell’Antimafia Giuseppe Prestipino dinnanzi alla commissione parlamentare Antimafia riferendosi al fatto che le organizzazioni criminali non hanno bisogno di combattersi a Roma data la vastità del mercato. L’operazione di ieri gli da ancor più ragione dato che nel corso delle indagini effettuate tra gli anni 2016 e 2018, i due gruppi, napoletani e calabresi, si aiutavano e si sorreggevano vicendevolmente e facevano affari insieme. I napoletani vendevano hashish ai calabresi e i calabresi vendevano loro cocaina. Inoltre, mentre gli Esposito avevano influenza sulla piazza dello spaccio di Ponte Miglio gestita da un gruppo di albanesi, Polito aveva nei suoi interessi la Sardegna rifornendo di cocaina Luca Zedda, Il sardo comprava droga con cadenza mensile per grandi quantità. In una sola circostanza sarebbe stato accertato un “scarico” in terra sarda di 21 chili di cocaina. Proprio per eseguire la misura cautelare a Zedda, questa mattina in Sardegna, è stato necessario anche l’impiego di nove cacciatori di Sardegna per via della pericolosità dell’uomo e per il fatto che si nascondeva in una villa bunker. 

Altissimo il tenore di vita di tutti i sodali delle due organizzazioni ma i fratelli Esposito non ne facevano mistero nonostante il padre Luigi invitasse i figli a mantenere un basso profilo. Frequenti vacanze in resort di lusso in Sardegna e macchine di grossa cilindrata erano per loro all’ordine del giorno. I carabinieri, questa mattina, hanno sequestrato loro un grosso gommone al porto di  Nettuno, una Ferrari custodita in un garage a Roma e, sempre a Roma, la Revolution Car, una azienda a loro riconducibile che si occupava di commercializzare in Italia auto di grossa cilindrata comprare in nord Europa tra cui la stessa Ferrari sequestrata.

Una pax criminale, quindi durata, a detta degli investigatori, fino all’uccisione di Diabolik, poi, la geografia criminale romana sarebbe stata rimescolata.

4 Febbraio 2020 0

Coronavirus, si aggravano le condizioni cliniche dei due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani

Di Comunicato Stampa

“I due cittadini cinesi provenienti dalla città di Wuhan positivi al test del nuovo coronavirus, attualmente ricoverati presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, nelle ultime ore hanno avuto un aggravamento delle condizioni cliniche a causa di una insufficienza respiratoria, come segnalato nei casi fino ad ora riportati in letteratura. Pertanto è stato necessario un supporto respiratorio in terapia intensiva.

I pazienti sono monitorati in maniera continuativa e sono sottoposti a tutte le cure, anche farmacologiche del caso, compresi farmaci antivirali sperimentali.

Le attuali condizioni cliniche sono quindi compromesse ma stazionarie, per cui i medici che li hanno in cura si riservano la prognosi.

Sono stati ad oggi dimessi 26 pazienti dopo il risultato negativo del test per la ricerca del nuovo coronavirus.

Presso l’Istituto sono ricoverati in questo momento 11 pazienti sintomatici provenienti da zone della Cina interessate dall’epidemia. Tutti sono stati sottoposti al test per la ricerca del nuovo coronavirus, tutt’ora in corso.

Per quanto riguarda le 20 persone, che non presentano alcun sintomo e che hanno avuto contatto con la coppia cinese positiva all’infezione da nuovo coronavirus, continuano ad essere osservate presso l’Istituto Spallanzani. Sono tutte in buone condizioni generali e la loro salute non desta preoccupazioni.

A tutte le persone di nazionalità cinese attualmente ospitate presso l’Istituto sono prestate le massime attenzioni da parte della comunità dello Spallanzani. A tutti loro vengono serviti pasti tipici della cultura cinese e sono assistiti da mediatori volontari che si occupano di agevolare le comunicazioni. La loro permanenza nella struttura sanitaria segue gli accorgimenti che l’ospedale è uso assicurare a tutti i pazienti.

In caso di evoluzioni del quadro clinico, verranno dati immediati aggiornamenti”.

Lo comunica in un Bollettino la Direzione Sanitaria dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani.

27 Gennaio 2020 0

Undici arresti per spaccio all’ombra di Villa Adriana, degradavano patrimonio Unesco

Di Ermanno Amedei

Roma – Dalle prime luci dell’alba, i Carabinieri della Compagnia di Tivoli stanno dando esecuzione a un’ordinanza, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Tivoli su richiesta della locale Procura della Repubblica, che dispone l’arresto per 11 persone, accusate a vario titolo di spaccio di sostanze stupefacenti nei comuni di Tivoli e Guidonia, potenzialmente dannoso anche per l’immagine ed il decoro dell’importante sito archeologico dell’Unesco di “Villa Adriana”.

Perquisizioni sono tuttora in corso con il coinvolgimento di circa 100 Carabinieri, coadiuvati da unità cinofile e da un elicottero dell’Arma.

26 Gennaio 2020 0

Freddato mentre tornava in carcere a Roma, 43enne ucciso fuori casa

Di Ermanno Amedei

Roma – Un uomo di 43 anni è stato ucciso ieri sera in via Gabrio Casati a Roma. L’uomo di origini albanesi e con diversi precedenti penali era appena uscito dio casa per recarsi in carcere dove aveva l’obbligo del pernotto.

I sicari lo stavano aspettando fuori dalla sua abitazione colpendolo con diversi colpi di arma da fuoco. Uno lo ha attinto alla testa. Il 43enne è morto lì sul posto dove sono arrivati gli agenti della squadra mobile che hanno iniziato le indagini a cominciare dai rilievi di polizia scientifica.

La zona in cui si è consumato l’omicidio è al confine tra i quartieri del Tufello e Nuovo Salario .

16 Gennaio 2020 0

Serena e Desirèe, ai tribunali l’ultima parola su due ragazzine uccise e gettate come stracci

Di Ermanno Amedei

Roma – Per una singolare coincidenza, in due diverse aule di tribunale, oggi pomeriggio si è discusso degli omicidi di due donne, entrambe giovanissime e morte in ambienti corrotti dalla droga: la 18enne Serena Mollicone e la 16enne Desirée Mariottini. Nel pomeriggio a Cassino, dopo 19 anni dall’omicidio, si è svolta la prima udienza Gup del tribunale cittadino per valutare la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura per i presunti assassini e chi ha aiutato loro a depistare le indagini. Nelle stesse ore nell’aula bunker di Rebibbia a Roma si incardinava il processo per l’omicidio della 16enne Desirée Mariottini che vede alla sbarra i quattro cittadini stranieri accusati di averla drogata, violentata e uccisa in un palazzo occupato nel quartiere San Lorenzo. Oltre alla giovane età delle due vittime, ad accumunare le storie è lo sfondo caratterizzato dalla droga. Serena secondo quanto più volte riferito dal padre Guglielmo, contrastava il figlio del comandante della stazione carabinieri di Arce, noto spacciatore della zona e, per questo presumibilmente uccisa proprio in caserma, nella casa del sottufficiale oggi indagato, quando lei vi si recò per denunciare il ragazzo. Desirée, invece, attirata, secondo gli investigatori nello squallore di quel palazzo nel quartiere San Lorenzo, drogata anche con l’uso di farmaci, e stuprata dal branco che poi l’ha lasciata morire. Due corpi, quello di Serena rinvenuto in un boschetto in via Fontana Cupa all’Anitrella gettato seminudo tra i rovi e quello di Desirée trovato nudo su una brandina. Due vite gettate come fossero stracci.

– Per una singolare coincidenza, in due diverse aule di tribunale, ieri pomeriggio, si è discusso degli omicidi di due donne, entrambe giovanissime e morte in ambienti corrotti dalla droga: la 18enne Serena Mollicone e la 16enne Desirée Mariottini.

Nel pomeriggio a Cassino, dopo 19 anni dall’omicidio, si è svolta la prima udienza Gup del tribunale cittadino per valutare la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura per i presunti assassini e chi ha aiutato loro a depistare le indagini. Nelle stesse ore, nell’aula bunker di Rebibbia a Roma, si incardinava il processo per l’omicidio della 16enne Desirée Mariottini che vede alla sbarra i quattro cittadini stranieri accusati di averla drogata, violentata e uccisa in un palazzo occupato nel quartiere San Lorenzo a Roma.

Oltre alla giovane età delle due vittime, ad accumunare le storie è lo sfondo caratterizzato dalla droga. Serena secondo quanto più volte riferito dal padre Guglielmo, contrastava il figlio del comandante della stazione carabinieri di Arce, noto spacciatore della zona e, per questo presumibilmente uccisa proprio in caserma, nella casa del sottufficiale oggi indagato, quando lei vi si recò per denunciare il ragazzo.

Desirée, invece, attirata, secondo gli investigatori nello squallore di quel palazzo nel quartiere San Lorenzo, drogata anche con l’uso di farmaci, e stuprata dal branco che poi l’ha lasciata morire.

Due corpi, quello di Serena rinvenuto in un boschetto in via Fontana Cupa all’Anitrella gettato seminudo tra i rovi e quello di Desirée trovato nudo su una brandina. Due vite gettate come fossero stracci.

19 Dicembre 2019 0

I carabinieri ritrovano lo “Scudo di Garibaldi”, venne trafugato 20 anni fa dal museo del Risorgimento

Di Ermanno Amedei

Roma – Trafugato nel 2000 dal museo nazionale del Risorgimento, i carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale e quelli della Stazione di Roma Gianicolense, hanno recuperato lo “scudo di Garibaldi”, che il popolo siciliano donò al “Leone di Caprera” l’11 maggio 1878, in segno di affetto e riconoscenza, dopo lo sbarco in Marsala, che segnò l’avanzata per il ricongiungimento dell’Italia centro-meridionale. Si tratta di un’opera unica nel suo genere: una scultura bronzea policroma di forma circolare, del diametro di 118 cm e del peso di circa 50 chilogrammi, realizzata da Antonio Ximenes, padre del più noto scultore Ettore Ximenes. Nel centro dello scudo, al posto dell’antico brocchetto che serviva per colpire il nemico, sporge da una conchiglia (per l’appunto Caprera) sormontata dalla testa di Giuseppe Garibaldi. Fa da cornice una corona di quercia cinta da un nastro: sulle foglie sono incise le principali battaglie combattute da Garibaldi, da Montevideo e Digione. Lo scudo è diviso in otto raggi, in ognuno dei quali sono incisi gruppi allegorici che riportano gli stemmi delle principali città italiane, oltre ad icone simboliche che rappresentano la Carità, la Giustizia, la Gloria e la Scienza strategica. L’intero scudo è cinto da una corona d’alloro dove sono incisi i nomi di tutti i “Mille di Marsala” (ndr, 1089 per l’esattezza). Lo scudo fu donato da Garibaldi alla città di Roma, che lo custodì nel Museo Capitolino, per poi essere trasferito presso il Museo Nazionale del Risorgimento nel Palazzo del Vittoriano, come documentato in vari cataloghi di esposizioni dell’opera, per ultimo nel 1982, in occasione del centenario della scomparsa dell’Eroe. A dispetto dell’inestimabile valore culturale dell’opera, che testimonia un segmento temporale fondamentale per la storia del Bel Paese, non è ancora chiaro come lo scudo possa essere sparito dal Museo Nazionale del Risorgimento, per essere recentemente localizzato presso l’abitazione di un architetto romano. Per ora dalle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma e condotte congiuntamente da Carabinieri del Reparto Operativo del Comando per la Tutela del Patrimonio CultuQrale e della Stazione di Roma-Gianicolense, da cui è partito l’input investigativo, sembrerebbe che il trafugamento sia avvenuto nei primi anni del 2000.

10 Dicembre 2019 0

Sangue sulle strade di Roma, tre morti in poche ore

Di Ermanno Amedei

Roma – Nottata di sangue sulle strade di Roma. In poche ore sono state stroncate le vite di un automobilista, un ciclista e un pedone in tre incidenti stradali.

Il primo è avvenuto ieri sera poco dopo le 19 in via Prenestina all’incrocio tra via Tor de’ Schiavi, dove un pedone è stato investito da un Fiat Ducato. L’uomo, un italiano 77 anni, è stato portato in prognosi riservata al Sandro Pertini dove è morto dopo due ore di agonia. Ad effettuare i rilievi sono stati gli agenti della polizia locale del Gruppo Prenestino. Alla 22.30 circa, un’altra tragedia. Questa volta In via Cristoforo Colombo, direzione Roma, carreggiata laterale a circa 500 metri prima dell’ intersezione con via Canale della Lingua, la vittima era un ciclista travolto da una Ford Focus guidata da un 48enne. Sul posto gli agenti della polizia locale Gruppo Marcono, hanno effettuato i Rilievi e hanno condotto il conducente dell’auto presso l’ospedale grassi per effettuare gli esami alcolemici e tossicologici da cui non è emerso nulla di anormale.

Sempre nella tarda serata di ieri sul Raccordo Anulare, in un sinistro avvenuto all’altezza della Salaria, carreggiata interna , direzione Firenze, è morta una persona. Gli agenti della polizia locale di Roma hanno lavorato fino a tardi per mantenere chiuse le rampe di accesso all’arteria stradale convogliando il traffico su viabilità alternativa.

Ermanno Amedei

 

1 Dicembre 2019 0

Bimbo di 19 mesi intossicato da hashish a Roma, denunciati i genitori e arrestati gli zii

Di Ermanno Amedei

Roma – La mamma lo ha portato in ospedale San Camillo di Roma per un malore ma quando i medici gli hanno fatto gli esami, hanno scoperto che il bambino di 19 mesi aveva una intossicazione da hashish.

E’ accaduto ieri pomeriggio alle 19 circa e per questo i medici hanno informato le forze dell’ordine che hanno prima ascoltato i genitori, la mamma 25enne e il padre 35enne entrambi italiani.

Gli agenti poi hanno perquisito la loro casa in cui vivono anche i fratelli di lei, gli zii del piccolo, trovati in possesso di 200 grammi di cocaina. Per questo i due sono stati arrestati, mentre i genitori sono stati denunciati per lesioni.

24 Novembre 2019 0

Da San Vittore e Roccasecca ingiunzioni di pagamento a Roma per 5 milioni. Bucci: con quei soldi faremo piano di monitoraggio

Di Ermanno Amedei

San Vittore del Lazio – “Le ingiunzioni di pagamento sono state notificate al comune di Roma quale obbligato in solido di Ama Spa, attendiamo la scadenza dei termini di legge per procedere esecutivamente”. A parlare è Nadia Bucci, sindaco di San Vittore del Lazio nel cui territorio , all’interno dell’impianto di termocombuistione in località San Cesareo, vengono inceneriti buona parte dei rifiuti della Capitale. Un’altra buona parte viene interrato, invece, nella discarica di Roccasecca. Un prezzo pagato caro, quello della provincia di Frosinone, per essere provincia corregionale della Capitale. Da tempo, però i sindaci delle due cittadine non ci stanno a subire le pressioni politiche capitoline che, oltre a sversare i rifiuti in ciociaria, ritardano anche i pagamenti dei benefit previsti. Tre milioni di euro sarebbe la somma da saldare a Roccasecca, due milioni a San Vittore. Pagamenti che ritardano ad arrivare e partono le carte bollate. “Visto che la Regione non adotta nessun tipo di misura a salvaguardia del nostro territorio e dei nostri cittadini – dichiara il sindaco Bucci – utilizzeremo una parte di quelle somme per realizzare quello che abbiamo sempre voluto: un piano di monitoraggio ambientale completo e straordinario che possa dare risposte concrete alla nostra comunità. La stessa procedura di ingiunzione è stata messa in atto dal comune di Roccasecca in quanto sede di discarica per circa tre milioni di euro”.

“Sono anni ormai che si assiste alla politica dello scarica barile: una volta è colpa di Ama, una volta della Regione una volta del Comune di Roma. Mentre si consuma questa scenografia noi siamo qui a dover necessariamente sostenere con i nostri impianti e con i nostri territori le inadempienze altrui. Da quanto tempo si parla di emergenza rifiuti? Tanto.. ancora dovevo affrontare il mio primo mandato da sindaco! E da allora di tempo ce ne è stato per realizzare impianti Sui territori di Roma per risolvere l’annosa questione ma si è preferito temporeggiare, anzi fare orecchie da mercante e mandare tutto in provincia. Certo capisco che per il sindaco Raggi è difficile dire ai propri cittadini domani verrà realizzata una discarica qui ed un termovalorizzatore qua. Quale amministratore non sarebbe in difficoltà? Ed è proprio per questo motivo che deve capire la nostra difficoltà: sono anni che si dice ai nostri cittadini dovete sopportare ed aiutare e forse è arrivato il momento di dare loro un chiaro segnale di rispetto e di riconoscimento. Se poi a questa negligenza si aggiunge l’inadempienza è chiaro che tutto precipita e che il rispetto tra istituzioni, il rapporto di “colleganza” tra sindaci lascia il tempo che trovo! Porti i rifiuti? salda almeno il pregresso dovuto quale benefit ambientale: è troppo comodo avere la botte piena e la moglie ubriaca. Non faccio impianti, non inquino, non aumento tari ai cittadini e non pago neanche chi fa tutto questo al posto mio. Adesso siamo al capolinea: noi abbiamo dato ed è giusto che diano gli altri”.

20 Novembre 2019 0

L’imprenditore Faroni sotto ricatto, denuncia e fa arrestare maresciallo, sindacalista e commercialista

Di Ermanno Amedei
Roma – Un maresciallo dei carabinieri, un sindacalista e un commercialista sono stati arrestati ieri mattina in esecuzione di una ordinanza di misura cautelare firmata da Gip Marzano su richiesta del procuratore Spinelli.

Le indagini sono relative ad una estorsione messa in atto dal militare, aiutato dal sindacalista, per convincere l’imprenditore Christian Faroni, titolare di alcune cliniche convenzionate con il sistema sanitario regionale del Lazio tra cui la Città bianca di Veroli, all’assunzione presso il gruppo Ini, del commercialista con un contratto annuale da circa 250 mila euro.

La leva usata dei tre aveva diverse sfaccettature, tutte emerse ieri mattina nel corso di una conferenza stampa tenutasi in Procura aa Roma dal Procuratore Ielo. Il maresciallo, intanto, venuto a conoscenza che Faroni, proprietario delle cliniche, era coinvolto in una indagine della procura, gli aveva assicurato di essere in grado di indirizzarla in maniera favorevole l’indagine stessa. Per mostrare vero il suo ascendente sulla Procura, gli aveva mostrato degli atti secretati, e per questo risponde anche, oltre che di tentata induzione indebita e corruzione, di violazione di segreto d’ufficio. Il sindacalista, invece, per convincere l’imprenditore alla stessa assunzione, aveva mostrato amicizie influenti, sia in ambiente criminale, mostrandosi con un pregiudicato che sosteneva sapesse cosa fare se fosse stato arrestato; sia politiche dato che aveva sostenuto che, in caso di rifiuto, avrebbe fatto si che il consigliere regionale Barillari, si fosse impegnato affinchè le cliniche dell’imprenditore fossero commissariate. Tutti elementi ricostruiti nel corso della conferenza stampa odierna.

Tutta l’indagine svolta dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma, nate in seguito alla denuncia in procura presentata da Faroni, si sono avvalse di intercettazioni telefoniche. Al vaglio degli investigatori ci sono le posizioni di entrambe le figure, sia quella del politico che quella del pregiudicato. Gli investigatori devono accertare quanto loro fossero a conoscenza di essere usati come mezzo di “convincimento”. Alla domanda se Barillari e il pregiudicato siano indagati, il procuratore Ielo non ha risposto.