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19 Febbraio 2020 0

Controlli per la tutela del camoscio

Di Antonio Nardelli
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In un inverno troppo caldo e con scarso innevamento, sui prati ripidi di alta quota della dorsale dal Monte Petroso al Monte Metà, i branchi di camoscio appenninico hanno preferito rimanere sui pascoli di altitudine piuttosto che rifugiarsi nei boschi della Val Canneto e della Valle Pagana, come è loro consuetudine durante le stagioni invernali. Questa situazione anomala ha fatto sì che, soprattutto il massiccio della Metà, area di riserva integrale del Parco, venga sottoposto ad un particolare monitoraggio da parte dei Guardiaparco anche perché quest’area, che declina verso sud est sulla catena delle Mainarde, è una delle naturali zone di espansione della straordinaria popolazione di Camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata). Ma il massiccio della Meta è anche uno dei terreni preferiti per alpinisti ed escursionisti che si avventurano sui canaloni innevati in questo periodo, andando fuori sentiero, provocando così estremo disturbo agli esemplari di camoscio che stazionano in zona. I controlli dei giorni scorsi hanno portato le guardie del PNALM ad accertare la presenza di alcune persone fuori dai sentieri autorizzati e per questo sanzionati proprio per il disturbo arrecato alla fauna selvatica in violazione delle norme di tutela del Parco oltre che le misure di conservazione dei SIC e ZPS, ovvero delle aree della Rete Natura 2000, per le quali sono vigenti particolari misure di conservazione. Ma alla voce “disturbo” appartengono anche altri comportamenti scorretti che non di rado di registrano tra gli amanti della montagna quali la ricerca di foto sempre più sorprendenti, quindi sempre più vicini agli esemplari, senza contare la cattiva abitudine di richiamarsi ad alta voce tra amici, che, in montagna assume un effetto parecchio amplificato che crea ulteriore disturbo. I controlli continueranno al fine di assicurare le migliori condizioni di tutela a tutte le specie presenti che meritano rispetto e anche per questo si invitano tutti gli escursionisti, amanti delle montagne e della Natura, a rispettare le norme, a restare lungo i sentieri autorizzati, consapevoli che si sta attraversando e godendo di un ambiente delicato, di grande valenza naturalistica e soprattutto patrimonio di tutti noi e delle future generazioni.

18 Dicembre 2019 0

Lauretta, l’orsa del Centro Visite di Pescasseroli, è morta

Di Antonio Nardelli

Avevamo raccontato lo scorso 15 novembre dei problemi di salute che stavano affliggendo l’orsa Lauretta, ospite del Centro Visite del Parco a Pescasseroli da quando fu trovata, nel lontano 1993, quasi moribonda da alcuni escursionisti tedeschi, che pesava circa 3kg. Nutrita e accudita dal personale del Parco, riuscì a superare la crisi, ma fu destinata ad essere l’ambasciatrice della propria specie per migliaia di turisti e visitatori presso il Centro Visite. Ad agosto di quest’anno, alla bella età di 25 anni e analogamente a Yoga, aveva iniziato a manifestare problemi nell’assumere la posizione quadrupedale, con una forte rigidità di tutto il treno posteriore e ripercussioni sulla regolare deambulazione. Portata a Roma presso la Clinica Veterinaria Monte Verde per una serie di accertamenti sanitari finalizzati a diagnosticare le cause, si era potuto accertare la presenza di numerose ossificazioni intervertebrali diffuse su tutta la colonna toracica e lombare, che proprio per la loro numerosità non hanno consentito di intervenire chirurgicamente per la loro rimozione. L’unica soluzione possibile era stata quella di procedere con un nuovo ciclo di trattamenti a base di cortisone per valutare eventuali miglioramenti e successivamente decidere per ulteriori analisi cliniche e diagnostiche compatibili con il quadro descritto, comunque poco rassicurante vista anche l’età. Purtroppo, nonostante le cure quotidiane prestate dal veterinario del Parco, non ci sono stati miglioramenti significativi e anzi agli inizi di dicembre è stato addirittura riscontrato un peggioramento, con perdita di sensibilità agli arti posteriori, tanto che l’orsa si era procurata delle lesioni mordendosi le falangi del piede sinistro. Il quadro clinico ulteriormente peggiorato dalla totale insensibilità agli arti posteriori, anche alla luce di ulteriori consulti con altri veterinari ha fatto pensare ad una malattia degenerativa grave a livello neurologico e non ad una patologia infiammatoria, come si era pensato in un primo momento. Tutte le cure apportate nei giorni dopo il 9 dicembre non sono servite a risolvere una situazione ormai troppo compromessa che ha portato alla morte di Lauretta nella notte di domenica scorsa. Così anche Lauretta, come Yoga, ci ha lasciato, dopo aver svolto per tanti anni il compito di ambasciatrice dell’orso marsicano, facendosi fotografare e ammirare nei loro comportamenti quotidiani da migliaia di visitatori che hanno potuto così “sentire” più vicini questi splendidi animali. Lauretta, come Yoga e Sandrino, continueranno ad accompagnarci nel percorso di divulgazione per migliorare la sensibilità e l’attenzione verso la specie simbolo del Parco, ancora minacciata e per questo al centro dei nostri sforzi di tutela e conservazione.