Giorno: 12 maggio 2009

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Movida estiva, giro di vite della polizia sulla musica ad alto volume

Di redazione
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Lotta alla movida del sabato sera. A Cassino, ieri sera, sono arrivate decine di segnalazioni alla polizia da part di cittadini che lamentavano un insopportabile frastuono proveniente da due adiacenti bar in viale Dante. Le due attività sembravano aver organizzato delle discoteche sui marciapiedi senza, ovviamente, le necessarie autorizzazioni. A mezzanotte le volnti della polizia sono passate per ammonire i titolari dei locali, all’una e mezza, l musica continuava e sono scattate due denunce per attività i discoteca senza le necessarie autorizzazioni. Un giro di vite, quello della polizia del commissariato di Cassino, diretto dal vice questore Gianfranco Simeone e coordinati sul campo dal sostituto commissario Enzo Pittiglio, che suona come un monito per le altre attività ristorative del centro che, in vista delle serate estive, potrebbero scegliere iniziative rumorose e poco gradite ai residenti, ma soprattutto che non rispettino il regolamento comunale.

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Controlli a tappeto contro droga e alcool, arresti e denunce

Di redazione

Controlli a tappeto nel pontecorvese, per contrastare il fenomeno della tossicodipendenza e della guida in stato di ebbrezza alcolica. Gli uomini del capitano Pierfrancesco Di Carlo, coordinati sul campo dal tenente Vincenza Sannino, hanno effettuato 86 controlli stradali nel corso dei quali hanno arrestato Andrea Ianniello, 41 anni di Pontecorvo perché, nel corso della perquisizione domiciliare, è stato trovato in possesso di oltre 20 grammi di sostanza stupefacente del tipo “eroina, cocaina, marijuana ed hashish”, sottoposta a sequestro. Inoltre un 31enne di Pignataro Interamna è stato denunciato “per guida in stato di ebbrezza alcolica” ed un 52enne di Casoria (Na) per “violazione del divieto di ritorno nel comune di Pignataro Interamna”. Sempre in merito alla compagnia di Pontecorvo, cambio al comando della stazioen di San Giorgio a Lii. Il maresciallo Antonio Botta, dopo 15 anni di comando, cambia incarico per uno di maggior prestigio a Roma ed è stato sostituito dal maresciallo Luca De Angelis. De Angelis, carabiniere di esperienza, ha prestato servizio al nucleo investigativo del comando provinciale di Roma.

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Condannata da un linfoma, il fratello gli nega la speranza

Di redazione

Colpita da linfoma, l’unica sua speranza è un trapianto di cellule da un donatore compatibile. La gioia di averne trovato uno è stata stroncata dal sapere che quel donatore è il fratello e che non intende sottoporsi al trapianto. Una storia che arriva da Sant’Elia Fiumerapido e ha come sfortunata protagonista una donna di 50 anni, madre di due figli. Il suo racconto nella rubrica MELARACCONTILATUASTORIA?

12 maggio 2009 Non attivi

Condannata da un linfoma, il fratello le nega la speranza

Di redazione

Sono una donna di 50 anni, abito in un paesino vicino Cassino, Sant’Elia Fiumerapido, sono sposata, madre di due figli, e nonna di due nipoti. Ringrazio Dio di avere loro, i miei cari, perché grazie a loro trovo la forza per andare avanti. Ho fratelli e sorelle ma con loro non vado d’accordo. Da circa un anno ho scoperto di avere un malattia, un linfoma nel sangue e da circa 6 mesi sono in trattamento con CBVD (caelix, vindlastina, bleomicina dacarbazina cioè chemio terapia) secondo un programma di sei cicli e pertanto sono in lista di trapianto. La mia storia è un po’ diversa dalle altre. Sono nata in una famiglia numerosa e ho lavorato sin da piccola. Oggi lavoro per non pensare alla malattia; è stato molto dura accettarla ma più duro è stata quando la mia famiglia mi ha escluso nel momento in cui ho detto la verità! Io ho aiutato tutti quando hanno avuto bisogno, mi sono anche resa disponibile aiutando loro a crescere i figli, ho dato loro la mia vita mettendo da parte la mia! Ho avuto pietà per tutti (loro per me non ne anno avuta) tutt’ora mi trovo in terapia da sola (ho solo il conforto di mio marito e dei figli). Quando capisci è troppo tardi; la mattina mi guardo allo specchio e ringrazio Dio che mi da la forza di andare avanti. Ma quando ti senti che va meglio, la volta che prendi un’altra batosta. Il medico mi dice: “Signora abbiamo la compatibilità per il trapianto però? – mi disse il dottore – il donatore ha rifiutato”. In un momento ho perso tutto perché la persona compatibile è mio fratello, sangue del mio sangue, che ha rifiutato di darmi una speranza di sopravvivenza. La sua compatibilità era stata accertata alcuni anni fa quando un nostra fratello si ammalò di leucemia e la nostra famiglia si sottopose ad un esame di compatibilità. Il medico mi ha detto: che razza di famiglia rifiutare sangue al proprio sangue. Eppure lui si dovrebbe sottoporre solo ad un prelievo di cellule. Ho capito che si stava giocando a pallone con la mia vita e la perdente sono io. Rifiutando non mi ha dato la possibilità di guarire, ma non solo, non ha neanche avuto la bontà di firmare un foglio di rifiuto per mettermi il lista ed essere messa in banca dati. Anche di questo mi ha privato. Io dopo la terapia sto male, non ho più la sensibilità nella mani e negli arti; se mi trovo sola in casa non posso neanche aprire una bottiglia d’acqua. Non solo devo lottare per sopravvivere ma devo lottare anche contro il dolore di essere trattata così. Sono rimasta sola, ho tante sorelle e fratelli ma io ora, in questo momento, mi sento figlia unica di padre vedovo. Ma sopratutto mi ritengo persa in giro dal mondo intero. Scrivo questo lettera non per mettermi in mostra, ma solo per rabbia, in particolare per dire: state attenti a chi vi è vicino in particolare se sono parenti. La mia famiglia si è allontanata da me come si io avessi una malattia contagiosa, ma alla fine, i contagiosi sono loro che non danno ad un essere umano la possibilità di guarigione. Posso solo dire di non provare rancore ma solo delusione perché mi hanno abbandonato nel momento del bisogno; e il bisogno c’è adesso, non quando sarò morta. Chiunque può raccontare la sua storia, anche in maniera anonima, inviandola, con un recapito telefonico, all’indirizzo redazione@ilpuntoamezzogiorno.it

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Barbara, mitragliera bionda in Afghanistan

Di redazione

Si chiama Barbara Pittiglio, giovane bionda studentessa cassinate, ad un esame dalla laurea in economia e commercio, la prima donna-mitragliere italiana in missione in Afghanistan. E’ stata ufficialmente ricevuta in municipio dal sindaco Bruno Scittarelli, secondo una consuetudine che vuole ospiti in municipio i giovani militari cassinati che si sono distinti in missioni di pace all’estero. Barbara è stata accompagnata dai suoi orgogliosi genitori, Casimiro e Maria Grazia, e dai parenti più stretti, ed ha raccontato della sua esperienza e delle motivazioni che l’hanno spinta ad intraprendere la carriera militare. “Sono orgogliosa di svolgere questo lavoro. Certo è molto pericoloso – ha commentato Barbara – però la convinzione di prestarmi ad una missione che ha l’obiettivo di portare la pace in zone molto turbolente, mi spinge a continuare su questa strada”. Barbara Pittiglio è appena reduce da una missione ad Herat e ripartirà il prossimo mese di ottobre. Proprio di recente la zona in cui prestava servizio è stata interessata da un bombardamento che ha causato la morte di centinaia di persone. “Spero di non dover mai premere il grilletto e che il percorso di pace si completi al più presto”. Barbara sta preparando una tesi sulla missione in Afghanistan ed ha un passato di portiere di calcio femminile in campionati di serie A e B.

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Si ubriaca e diventa ladro, arrestato dai carabinieri

Di redazione

Si ubriaca e diventa cleptomane. Questa la versione data da F. B. 33enne di Cassino ai carabinieri che lo hanno arrestato nella notte tra sabato e domenica. L’uomo stava trascorrendo la serata in un pub sulla via Casilina Tra Cassino e Cervaro. Alcune donne hanno scoperto che dalle loro borse mancavano i telefoni cellulari e soldi. Sono stati, quindi, chiomati i carabinieri della compagnia di Cassino, che agli ordini del capitano Grimaldi e coordinati dal capitano Maceroni, hanno individuato il giovane sulla Casilina e, dopo aver rinvenuto la refurtiva, lo hanno arrestato per furto continuato. Dinnanzi al pm, nel corso dell’udienza di convalida, assistito dall’avvocato Giancarlo Corsetti, il giovane, incensurato, è stato rimesso in libertà; avrebbe anche sostenuto che quella sera aveva bevuto e non si era reso conto di ciò che stava facendo

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“Ca-Morra”, due diverse strategie difensive. Magliulo ancora latitante

Di redazione

Prime scarcerazioni per gli indagati coinvolti nell’operazione Ca-Morra effettuta di carabinieri nel Cassinate. Era metà febbraio, quando, 18 persone, tra Lazio e Abruzzo, ma particolarmente nel cassinate, vennero arrestate perché ritenute appartenenti ad un sodalizio criminale che, con metodi camorristici, avvano conquistato la leadershisp sul mercato della vendita delle auto usate nella bassa provincia di Frosinone. Sequestri per cento milioni di euro vennero effettuate dai militari insieme alla guardia di Finanza che scoprì, anche, e forse soprattutto, un giro di evasione fiscale e false fatturazioni milionario. Diverse le linee difensive degli avvocati degli indagati. Chi si vvalse della facoltà di non rispondere e non collaborare; chi, invece, decise in sede di interrogatorio di garanzia di rispondere alle domande del gip romano che ha ordinato le misure cautelari. Per gli assistiti di questi ultimi, Francesco Gallozzi e Ferdinando Spada di Cassino, difesi da Mariano Giuliano e Luigi Pascarella, seppur indagati per associazione a delinquere come gli altri, è caduta l’aggravante delle “modalità camorristiche” per cui, allo scadere dei termini dei tre mesi, sono stati rimessi in libertà senza alcuna misura restrittiva. Gli altri, per i quali l’aggravante persiste, restano in carcere. Aperta invece, quasi fosse appesa, è la posizione di Luigi Magliulo, l’uomo che, dal blitz delle forze dell’ordine, è latitante. Nonostante ciò però ha nominato un collegio difensivo composto dagli avvocati Giulia Buongiorno, nota per essere l’avvocato del senatore a vita Giulio Andreotti, e gli avvocati di Cassino Sandro Salera e Antonio Chianta. La famiglia Magliulo, circa 10 giorni fa, ha visto i carabinieri porre i sigilli a due lussuose ville e ad una autoconcessionaria di Aquino, intestate al figlio del latitante. I motivi però sono ben diversi da quelli per cui il padre è latitante, sono infatti legati ad una vicenda di abusivismo edilizio.