Art. 18. Vergogna Monti: la monotonia della vita del professore nato nella bambagia e cullato in tutta la sua vita.

3 febbraio 2012 1 Di redazionecassino1

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo.

“Non è un tabù. L’articolo 18 può essere pernicioso per lo sviluppo dell’Italia”, E poi sempre riferito all’articolo 18 “un terribile apartheid nel mercato del lavoro tra chi è già dentro e chi, giovane, fa fatica ad entrare”. E in ultimo ma non ultimo riguardo ai giovani che devono “abituarsi all’idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia – afferma – E’ bello cambiare e accettare delle sfide”. Sono le fatidiche parole del grande professore e senatore a vita con lauta indennità incorporata, nonché capo del governo la cu biografia, sin dalla nascita si commenta da sé per comprendere come sia stato meno arduo di tanti giovani il suo percorso di vita – figlio di un direttore di banca e nipote del banchiere pubblico Raffaele Mattioli – quando ha esplicitato le prime e lapidarie affermazioni sulle reali intenzioni di come questo esecutivo voglia mettere mano al mercato del lavoro.
Da subito, si è scatenata una catena di polemiche tra chi sostiene a spada tratta qualsiasi parola proferisca il professore come se piovesse oro colato e chi, a ragione, continua a difendere quella straordinaria norma di civiltà giuridica e sociale rappresentata dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, da sempre impegnato nella difesa dei diritti di lavoratori, precari e disoccupati, al di là delle espressioni del professor Monti che offendono milioni di giovani e meno giovani che ogni mattina si svegliano per cercare un lavoro e tutti quelli che invece l’hanno perso o che invece sono moderni schiavi di un posto precario, fa sapere che lo “Sportello dei Diritti” è pronto ad unirsi a tutte quelle forze sindacali e politiche che si opporranno a quella che si annuncia come una scellerata mannaia liberalizzatrice sul mercato del lavoro con la consapevolezza che il fenomeno della disoccupazione possa essere risolto con ricette che sono lontane anni luce da quelle che appaiono sin da subito come sciagurate idee.