Giorno: 5 ottobre 2013

5 ottobre 2013 0

Sergej Belov nei ricordi del cronista sportivo di Cassino

Di admin
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Quando Sergei Belov arrivò a Cassino, nell’ estate del 90, confesso che un po’ ci rimasi male.

All’ epoca ero un giovane cronista che seguiva la squadra di Basket del Presidente Sergio Longo sia per la televisione che per il maggiore giornale locale. Ma tutte le telecronache delle partite, in casa ed in trasferta, più centinaia di articoli non erano bastati. Venni a sapere dell’ arrivo di Sergei solo aprendo la Gazzetta dello Sport, che titolò l’evento a tutta pagina.

La società aveva fatto un colpo sensazionale, praticamente incredibile ed ovviamente non voleva bruciarsi in primo luogo l’evento a livello locale. Quindi priorità alla rosea e si arrangi chi può. A Cassino stava per arrivare quello che era stato il più grande giocatore europeo ed io non lo sapevo. Un buco clamoroso da giustificare non so come al giornale. Ma il fastidio durò solo qualche minuto. Poi fui preso dall’ entusiasmo della notizia. “Cristo – pensai – Sergei Belov al Cassino! “. La mente andò subito alle sfide da vincere contro gli avversari di sempre, al palazzetto di Cassino ribollente di tifo come non mai, agli scenari impensabili che si sarebbero aperti, magari la serie A.

Perché il Basket Longo era una squadra che militava per il secondo anno in serie B2 e, non avendo tradizioni consolidate, nella geografia della pallacanestro italiana era quasi zero.

Eppure Sergei Belov stava arrivando.

Fu il capolavoro del Presidente Sergio Longo e di suo nipote Umberto, che gestiva direttamente la squadra.

Sergej Belov era stato unanimemente il più grande giocatore non americano della pallacanestro mondiale. Nel 72’ aveva guidato alla vittoria l’ Unione Sovietica alle olimpiadi contro gli Stati Uniti. Un evento storico. Gli americani, gonfi di rabbia e di umiliazione, non passarono neanche a ritirare la medaglia d’argento. In seguito le squadre dell’ NBA avrebbero fatto carte false e promesse milionarie per farlo fuggire in America per giocare con celebrati campioni come Magic Johnson, Jabbar e Bird. Ma lui, maresciallo dell’ Armata Rossa, aveva sempre resistito. Nel 2007 si sono dovuti accontentare di inserirlo nella Hall of Fame, dove sono elencati i più grandi giocatori di tutti i tempi.

Certo nel 1990 i tempi erano cambiati. L’ Unione Sovietica si era liquefatta e Belov non giocava più. Ma era sempre l’allenatore del CSKA Mosca una delle squadre più titolate d’Europa.

Non si seppe mai veramente il motivo per cui Belov scelse di venire ad allenare a Cassino in serie B2. Si diceva che fosse stato parcheggiato qui dalla Juve Caserta, in attesa di formalizzare le pratiche per il patentino. Si parlava di ingaggio faraonico perché facesse crescere in fretta il settore giovanile del Cassino, perché il basket allora era comunque uno sport ricco. In realtà lui era contento di generare mistero o forse, da buon siberiano, si guardava solo in giro per capire in quale luna park fosse finito. Nel frattempo viveva con la famiglia in un appartamento di via Arigni e guidava con sobrietà la sua bianca Golf aziendale. L’avrò intervistato centinaia di volte ed ogni volta dicevo tra me e me: “Cavolo, questo è Sergei Belov!”.

In realtà le interviste erano difficilissime per via della lingua. Lui rispondeva a monosillabi e l’ interprete faceva i salti mortali per toglierlo dall’ imbarazzo.

Credo di non aver mai conosciuto il vero Sergei Belov. Ma per lui parlava il campo dall’allenamento. Si dedicava per ore alla prima squadra ed alle giovanili

Poi allenamenti personalizzati per i più promettenti giovani. Peppe de Santis, Guido Gaveglia e soprattutto Furio De Monaco. Quest’ultimo in seguito fu ceduto per svariate centinaia di milioni alla Benetton Treviso. L’ operazione Belov si era dunque ripagata abbondantemente.

Ma Belov non riuscì nel miracolo di far vincere il campionato al Cassino. In tre anni ci andò vicino ma le difficoltà erano oggettive. Non avendo il patentino doveva sedere in tribuna ed il traduttore doveva portare gli ordini fino alla panchina. E nel basket può capitare di dover dare anche tre ordini al minuto.

Era veramente umiliante vedere il grande Sergei Belov relegato ai margini di un campo di gioco di un campionato di serie B2. Talvolta, in trasferta, il pubblico lo ingiuriava perché avversario. Talvolta, invece, gli arbitri ed i giocatori avversari gli chiedevano l’ autografo. Aveva vinto l’ impossibile, era stato eletto miglior giocatore in tre finali consecutive di Coppa dei Campioni, aveva avuto l’ onore di accendere il braciere olimpico alle olimpiadi di Mosca 1980.

Quel patentino non è mai arrivato. La federazione italiana non lo ha mai considerato all’ altezza di allenare in quarta serie. Così non sapremo mai se era vero che doveva andare a Caserta.

Quando andò via da Cassino andò a fare il presidente della Federazione Russa Pallacanestro e l’allenatore della Russia, vincendo due argenti ai mondiali ed un bronzo agli europei in sei anni.

Quando l’ho rivisto in televisione in panchina alle olimpiadi, ai mondiali ed agli europei, sono stato felice. Finalmente Sergei.

Sergei Belov è morto l’altro ieri a 69 anni. Un brutto male si è portato via il fuoriclasse siberiano che a Cassino aveva cercato la sua NBA.

Di MAX LATEMPA

5 ottobre 2013 0

Arrestato a Frosinone un ricercato per traffico internazionale di esseri umani

Di admin

Sono le prime ore dell’alba quando una pattuglia della Sottosezione della Polizia Stradale di Frosinone, insospettita dall’andatura di un’auto in autostrada, intima l’alt e procede al controllo degli occupanti. Alla guida un uomo di quarant’anni del Bangladesh che, dopo qualche esitazione, esibisce una patente di guida del proprio Paese. Il documento presentato non convince i poliziotti che procedono a più approfonditi accertamenti. Anche la carta d’identità di uno dei passeggeri presenta anomalie. I tre occupanti dell’auto vengono accompagnati presso gli uffici della Questura dove il personale della Polizia Scientifica esegue tutti i controlli sulla loro identità. Il fiuto dei poliziotti non aveva sbagliato. I riscontri di Polizia, infatti, fanno emergere a carico del conducente un mandato internazionale di cattura, emesso dalle Autorità Slovacche, perché ritenuto responsabile di appartenere ad una pericolosa organizzazione criminale internazionale dedita alla tratta di esseri umani. Anche il documento del passeggero ventottenne, una carta di identità italiana, è risultato contraffatto per dati anagrafici totalmente fantasiosi. Scattano le manette per il quarantenne che è stato denunciato anche per ricettazione per il possesso della patente del Bangladesh, risultata falsa, e per guida con patente mai conseguita. Denunciato anche il passeggero ventottenne per ricettazione.

5 ottobre 2013 0

Spaccio nel centro storico di Lanciano, 57enne arrestato. Aveva a casa soldi e droga

Di admin

Questa notte personale del Commissariato di polizia di Lanciano coordinato dal vice questore Catia Basilico ha tratto in arresto Fioravante Di Rocco 57 anni ritenuto responsabile del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo eroina. Durante i servizi di controllo del territorio disposti dal Questore di Chieti nel centro storico, recentemente apparso sui mezzi d’informazione anche per alcune situazioni di degrado, il personale di polizia ha notato uno strano andirivieni, nelle adiacenze dell’abitazione dell’arrestato, di persone note alle forze dell’ordine per essere assuntori di sostanze stupefacenti. Pertanto è stato immediatamente predisposto un approfondito controllo nella sua abitazione. L’attività effettuata ha permesso di rinvenire all’interno del ripostiglio adiacente la cucina 260 grammi di sostanza stupefacente del tipo eroina oltre che un bilancino di precisione e denaro contante per la somma di 700 euro. L’attenzione del Commissariato è rivolta al controllo delle zone cittadine maggiormente a rischio per una più elevata incidenza nella commissione di reati. Anche in questa occasione si richiede la preziosa collaborazione dei cittadini che, nel segnalare le varie situazioni di disagio urbano, permettono alle forze dell’ordine di effettuare mirate attività di controllo del territorio nelle zone maggiormente a rischio.

5 ottobre 2013 0

Cronaca di un tentato omicidio, tre “Casalesi” in manette a Casal di Principe

Di admin

A conclusione delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli -Direzione Distrettuale Antimafia sul fallito agguato in Villa di Briano (CE), organizzato tra il marzo e l’aprile del 2008 ai danni di CIRILLO Alessandro e LETIZIA Giovanni, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Casal di Principe stanno dando esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa dal Tribunale del Riesame di Napoli – nei confronti di tre persone ritenute affiliate alla organizzazione camorristica “dei casalesi”, per i delitti di tentato omicidioe porto abusivo di armi, aggravatidal “metodo mafioso”. La vicenda in questione si riferisce a un agguato, autorizzato secondo l’ipotesi accusatoria da Giuseppe SETOLA, che doveva avvenire presso un’ abitazione ubicata in Villa di Briano (CE), ove le vittime erano state invitate per incontrarsi con ALFIERO Massimo. In quel luogo, infatti, doveva avvenire l’omicidio: in alternativa, qualora non fosse stato possibile uccidere le vittime designate all’interno dell’abitazione, avrebbe agito un altro gruppo di fuoco, appostato all’esterno dell’abitazione, sulla pubblica via. L’agguato non si realizzò poiché le vittime designate, intuita l’insidia che si nascondeva dietro l’appuntamento, inviarono una donna, vicina al gruppo camorristico, a giustificare la loro assenza, motivata dai numerosi controlli delle forze di polizia in atto sul territorio. Le persone che dovevano eseguire l’agguato erano munite di armi micidiali, in particolare un fucile mitragliatore tipo “kalashnikov”, un fucile semiautomatico con meccanismo a pompa, una mitraglietta calibro 7,65, pistole calibro 9, di cui una munita di silenziatore. Il movente dell’agguato scaturiva dalla circostanza che Giuseppe SETOLA riteneva che il CIRILLO e il LETIZIA si fossero appropriati di denaro proveniente da estorsioni e non versato nella cassa del gruppo criminale. Nel corso dell’indagine, che ha portato all’individuazione degli autori del fallito agguato, sono stati raccolti obiettivi riscontri alle dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, riscontri ulteriormente avvalorati da alcune intercettazioni ambientali, eseguite nell’ambito dell’attività di indagine svolta a seguito dell’omicidio ORSI. Il 13 novembre 2012 analoga ordinanza di custodia cautelare per gli stessi fatti reato venne notificata a SETOLA Giuseppe, quale mandante e ad altre persone , quali agevolatori e co-esecutori.

5 ottobre 2013 0

E’ morto Sergej Belov, il sergente di ferro che fece del Basket Cassino una bella favola sportiva

Di admin

La sua venuta ha rappresentato non solo per lo sport del territorio, ma per l’intera città di Cassino, un momento di grande visibilità e lustro. Sergej Aleksandrovič Belov, il giocatore di basket europeo più blasonato al mondo, aveva scelto la città martire per l’unica sua puntata sportiva al di fuori della Russia. Giovedì il sergente di ferro, così veniva chiamato l’uomo che annientò con un canestro all’ultimo secondo la nazionale Usa nella storica finale del 1972, è morto a 69 anni per un male contro il quale ha combattuto per circa 8 mesi. Era l’estate del 1990 quando la notizia cominciò a girare per Cassino accolta come un pesce d’aprile fuori periodo. Il grande campione aveva accettato di allenare la squadra di basket locale che militava nella serie B2. Un po’ come se Pelè avesse accettato di allenare la locale squadra di calcio. Non era uno scherzo, la famiglia Longo, ed in particolare il presidente Umberto, era riuscita a mettere a segno un colpo di mercato clamoroso: affidare le redini della squadra ad un allenatore che aveva vinto in carriera da giocatore cinque volte gli europei, due volte i mondiali e una volata le olimpiadi clicca e guarda il video. “Per averlo – ricorda il presidente Umberto Longo – Abbiamo dovuto fare un duro lavoro di diplomazia. Erano ancora gli anni della guerra fredda e, anche se campione ineguagliabile, non poteva essere tesserato e per questo non gli è mai stato concesso di sedere in panchina. Quando è arrivato da noi, grazie ad una stretta conoscenza che avevo con il suo procuratore di Caserta, aveva già abbondantemente superato i quarant’anni e da almeno 10 aveva smesso di giocare ma, fisicamente e nella resistenza, un giovane difficilmente riusciva a tenergli testa. L’ingaggio era pesante per la categoria, ma sapevamo che valeva la pena per la vetrina che si sarebbe aperta per la nostra squadra. E non sbagliavamo dato che al palazzetto di Cassino arrivava gente da ogni parte della Regione ed anche da fuori solo per potergli stringere la mano o chiedere l’autografo. Ricordo che gli arbitri, prima di iniziare a giocare, gli si avvicinavano e chiedevano l’autografo. E’ stato un periodo magnifico per il basket cassinate che ha fatto riscoprire lo sport a tanta gente”. Sergente di ferro, lo chiamavano per via del suo passato da graduato nel Kgb dell’Unione Sovietica, ma a dispetto di quel nome, umanamente era tutt’altro. “Al di la delle sue doti sportive, erano quelle umane che lo rendevano speciale – continua Longo – Era cortese ed educatissimo. Amava Cassino tanto che non approfittò mai dei due viaggi annui pagati per la Russia che il contratto prevedeva. Anzi, fece venire a Cassino la sua famiglia e il figlio, tra l’altro un buon giocatore, fece la terza media proprio nella città martire”. Scaduti i tre anni di contratto, il sergente di ferro decise di tornarsene in Russia dove divenne dirigente sportivo e presidente della federazione di basket. Cassino, però, gli è rimasta nel cuore e nel curriculum; fa un certo effetto leggere il nome della città tra quelle in cui lui ha giocato e allenato: Ural, Cska, Urss, Russia, Cassino. Con la sua morte lo sport ha perso un mito, l’uomo che ha annientato l’armata invincibile Usa che, sentendosi umiliata, non ritirò neanche la medaglia d’argento di quel Mondiale e che ha fatto vivere alla squadra di Cassino, momenti di entusiasmo vero. Ermanno Amedei