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28 maggio 2017 0

Al via il Festival della Preistoria, dedicato al sito archeologico “Orme di dinosauro

Di redazionecassino1
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Esperia –  Già dalla prima giornata non si può che decretare un vero successo l’intuizione del Comune di Esperia: un festival gratuito dedicato al sito archeologico “Orme di dinosauro” e all’era preistorica.

Il primo open day della manifestazione ha visto la partecipazione di scolaresche, studiosi ed esperti del settore, insieme con un nutrito gruppo di turisti richiamati da un evento che già dal primo appuntamento è riuscito nell’intento di destare curiosità ed interesse.

Una giornata entusiasmante per grandi e piccini, durante la quale si sono susseguite visite guidate animate al sito archeologico e al museo del Carsismo di Esperia, laboratori didattici sulla Preistoria, animazioni multimediali, il tutto nella cornice di uno splendido borgo incastonato nel verde parco dei Monti Aurunci.

Le orme di dinosauro rinvenute in località San Martino sono le più antiche mai scoperte nel Lazio. Più di 40 impronte risalenti a circa 12-140 milioni di anni fa, 10 milioni di anni più vecchie di quelle rinvenute a Sezze. Le impronte risalgono al periodo Cretaceo, quando l’intero territorio era ricoperto di acqua, e appartengono a due specie: il Tyrannosaurus rex (Carnivoro) e Brontosaurus (Erbivoro).

Tant’è l’interesse per il sito archeologico e per la manifestazione che ad accompagnare i partecipanti durante tutta la giornata anche un operatore del TGR Lazio. Non è la prima volta che il sito richiama l’interesse della TV, ricordiamo infatti che già nel 2015 rai2 volle dedicare un dettagliato servizio al sito, volto a sottolineare l’importanza dello stesso non solo a livello nazionale ma in tutta Europa. Le orme in questione infatti, sono le più antiche tracce mai repertate a livello nazionale dei sauropodi, la specie più grande dei dinosauri erbivori vissuti tra il Triassico e il Cretacico superiore.

“Questa prima giornata ci lascia davvero colmi di soddisfazione” ha dichiarato il Sindaco Rag. Giuseppe Villani “ma questa manifestazione non sarebbe stata possibile senza il contributo del Consiglio Regionale del Lazio e la Comunità Montana “L’Arco degli Aurunci”, la collaborazione del tour operator Kelle Terre e l’ass. culturale Lestrigonia.”. Ricordiamo infatti che il Festival  è stato vincitore di un bando del Consiglio Regionale del Lazio, il quale mirava a finanziare “iniziative idonee a valorizzare sul piano culturale, sportivo, sociale ed economico la collettività regionale”, collocandosi tra i primi 50 progetti nella graduatoria di merito

“È solo un punto di partenza questo della nostra amministrazione di puntare sulle Orme del dinosauro, un sito archeologico che rende Esperia unica nel panorama nazionale – dichiara il Sindaco Giuseppe Villani – ringraziamo il Consiglio Regionale e la Regione Lazio per aver creduto in questo progetto che si tiene la prima volta nel nostro territorio ma sarà solo la prima di tante edizioni.”

Per chi volesse conoscere questo luogo straordinario i prossimi appuntamenti sono il 28 maggio e il 3 giugno con 2 open day rivolti ai bambini, alle famiglie e a chiunque volesse scoprire il sito delle orme. A chiudere il festival il 3 giugno una festa serale con un ospite d’eccezione: Enrico Capuano e la Tammurriata rock in concerto.

15 marzo 2017 0

Eccezionale ritrovamento archeologico nella rete di un peschereccio a Gaeta

Di admin

Gaeta – Eccezionale ritrovamento archeologico fatot oggi pomeriggio da Attila Secondo che riporta in superficie due enormi anfore. A gonfiare la rete del motopeschereccio di Gaeta sono stati, oggi pomeriggio, due enormi reperti archeologici adagiati da millenni sul fondo del mare e recuperati nel corso di una battuta di rete a strascico. Pare si tratti di due grossi contenitori per derrate alimentari di circa due metri definite in latino “dolia”. La rotta del peschereccio deve essersi Incrociata con una di quelle navi onerarie che, ripercorrendo anche i tragitti dei Fenici, trasportavano tra i vari porti del Mediterraneo olio e vino conservati in dolia come quelle recuperate oggi.

“Il tirreno rappresenta una delle autostrade del Mare ininterrottamente utilizzate dall’età preistorica fino al pieno medioevo. – dichiara l’esperto storico Dante Sacco del progetto Summa Ocre – Il Golfo di Gaeta ci da piena conferma di tali considerazioni alla luce della fonti antiche che descrivono l’approdo di Enea su tali lidi per seppellire l’amata Nutrice Caieta, poco distante dalle riserve di Ossidiana, a Palmarola, sfruttate nel Neolitico e il porto della Gaeta medievale che si contendeva tale spazio di mare con le altre Repubbliche Marinare Amalfi, Pisa e Genova”.

I reperti arrivati al porto dei pescherecci di Gaeta, su disposizione della Soprintendenza, sono state prese in custodia dalla Capitaneria di Porto di Gaeta.

Ermanno Amedei

Foto Giuseppe Miele

12 ottobre 2016 0

Fregellae, la Pompei del frusinate in stato di abbandono. Il gioiello archeologico di Arce dimenticato

Di admin

Arce – Un gioiello dell’archeologia romana abbandonata all’incuria. Parliamo di Fregellae, la colonia latina fondata nel 328 a.C. lungo la Via Latina, immediatamente a sinistra del fiume Liri, poco prima della confluenza con il fiume Sacco.

Gli scavi realizzati sul pianoro dall’Università di Perugia e di Cambridge hanno rivelato l’esistenza del foro, lungo circa 150 metri, i resti di un piccolo tempio, i resti del comizio, che presenta la normale forma circolare inserita entro un recinto quadrato. Inoltre troviamo i resti cospicui di circa dieci domus, case private, riccamente decorate da mosaici e affreschi.

Con uno sforzo cospicuo si è provveduto a metà degli anni Novanta a musealizzare l’area e renderla fruibile e coperta da quattro strutture in legno lamellare per un totale di circa 3000 metri quadri di copertura. Quindi camminare oggi all’interno di Fregellae ti consentirebbe di rivivere gli spazi ed il tempo domestico dei romani che nel quarto secolo avanti Cristo abitarono tale pianoro. E senza piaggeria si può definire Fregellae come la Pompei del frusinate.

Ma purtroppo, al di là della ricchezza e del valore storico del sito, vi troviamo similitudini forti nello stato di abbandono e degrado in cui versano il sito e degli hangar che coprono gli scavi. Dovunque troviamo una situazione di fatiscenza. Le assi in legno lamellare sono contorte dagli agenti atmosferici e per la mancanza della necessaria manutenzione, spesso piove sui mosaici e sulle aree attrezzate per la didattica al coperto. La scarsa vigilanza e l’assenza di impianti di sorveglianza concedono a liberi fruitori di entrare per curiosità e talvolta per bivaccare.

La recinzione è malmessa  e coperta dalla vegetazione che spesso va in aderenza alle strutture lignee, che in caso di incendio, frequenti nelle campagne, rischierebbe di distruggere quanto fatto negli anni e le stesse rovine archeologiche. Il sito, posto a pochi chilometri dal casello di Ceprano si trova così in abbandono e non sfrutta la positività viaria e geografica che lo farebbe diventare un elemento di valore per il turismo locale.

 

L’area è quasi sempre chiusa ed il personale comunale incaricato per l’apertura spesso non è disponibile per ovvi motivi di sovraccarico di mansioni o leciti motivi di orario. In tal modo chi percorre la Strada Regionale 82 Valle del Liri può solo immaginare cosa si nasconde al di là delle siepi e tra i campi ancora coltivati. Non sa e, allo stato attuale delle cose, neanche può immaginare che una sosta di poche ore può portarlo indietro di duemila e quattrocento anni tra le stanze dei Fregellani, vicino al tempio di Esculapio e sulle orme di chi ha percorso prima di noi la via Latina che collegava Roma al Lazio Meridionale.

D.S.