Cassino, spacciatori davanti fermate bus per vendere droga a 11enni

Cassino, spacciatori davanti fermate bus per vendere droga a 11enni

13 Gennaio 2023 Off Di redazione

Cassino – “Vuoi un po’ di fumo?”. Il tentativo fatto da uno spacciatore di vendere della droga non scandalizza piú nessuno neanche se la “vendita” viene tentata al capolinea dei mezzi pubblici in piazza Garibaldi a Cassino.

Si sa che stazioni ferroviarie e i capolinea di mezzi pubblici sono luoghi a rischio. Non può non sorprendere e preoccuoare se lo spacciatore ha circa 15 anni e, ancor peggio, se il potenziale cliente possa essere un bambino di 11 anni appena sceso dal pullman e diretto a scuola.

Il ragazzino, appena è tornato a casa, ha raccontato al padre l’esperienza facendosi spiegare cosa gli avesse proposto quel suo quasi coetaneo. L’11enne che vive in una frazione di Cassino, frequenta la prima media e, la mattina raggiunge il centro cittadino con un pullman.

Lo ha fatto anche mercoledi mattina. “Appena sono sceso dall’autobus insieme ad altri due compagni, si sono avvicinati in due che avevano tra i 15 e i 20 anni – dice il ragazzino -. Non li avevo mai visti e mi hanno chiesto se volessi del ‘fumo’. Ho detto di no e mi sono avvicinato al gruppo dei miei amici”. I due giovani spacciatori hanno quindi continuato a cercare compratori nella folla di ragazzini appena scesi dai mezzi.
È da episodi come questi che cominciano i problemi della droga. Da giovani spacciatori che instradano giovani consumatori. Sarebbe bastata una “divisa” per impedirlo ma si sa che a Cassino, come altrove, di divise delle forze dell’ordine se ne vedono sempre meno. Le ormai carenze negli organici di Carabinieri e Polizia, limitano i controlli.

I cronisti ricordano, appena qualche anno fa, i controlli con unità cinofile in scuole e in luoghi come quello in cui l’11enne si è visto proporre la droga in maniera cosi sfacciata. Oggi controlli di quel genere sembra non se ne facciano piú, nel silenzio assordante della politica e dei politici che, di fronte a queste situazioni, dovrebbero “battere i pugni” sui tavoli che contano per tentare di far colmare le carenze.

di Ermanno Amedei