Tag: ciociara

10 Marzo 2019 0

Un documento suggestivo dell’emigrazione ciociara a Parigi e Londra

Di felice pensabene
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Va in vendita in questi giorni a New York un quadro di   artista tedesco  dipinto  a Parigi nel 1888. Ci si trova in uno dei luoghi più caratteristici e famosi della città e cioè lungo  la  Senna dove da sempre, affilate sul parapetto, si trovano le bancarelle dei cosiddetti bouquinistes cioè dei venditori ambulanti di libri e stampe antichi, uno spettacolo tipico di Parigi, risalente a secoli addietro. Si ricordi che l’amore dei parigini, e non solo, per i libri e la lettura  si è tradotto nella presenza nella città di una quantità inaudita ed unica di librerie di ogni tipo e grandezza che hanno sempre contribuito al fascino particolare di Parigi: oggi la situazione sta mutando e al posto delle antiche librerie sorgono caffè e ristoranti o mutanderie. E qui sul Lungosenna si trova anche l’italiano emigrato, venditore di statuine  col figlio, che offre la sua mercanzia. Trattasi di una prova documentaria di un certo significato in quanto la umanità della emigrazione, quella della povera gente, in verità non ha mai rappresentato un motivo di particolare attenzione: in effetti la miseria non ha storia: essa è identica  dovunque e allora la si accetta come una realtà della esistenza, senza notarla, come l’aria, l’acqua, la luce…..Ecco la ragione per cui abbiamo parlato di un documento di alta suggestione e rarità.

Gli anni attorno al 1870 e a seguire sono quelli della gigantesca diaspora di Italiani in Francia dal Piemonte e dalla Lombardia e dalla Campania soprattutto: si rammenti però che i pionieri ne furono i ciociari della Valcomino presenti a Parigi già alla fine del 1700 e inizi del 1800. In effetti  le cosiddette guerre di indipendenza e la unificazione d’Italia  ebbero come micidiale e fatale esito, fame e miseria e quindi la necessità della ricerca del sostentamento: si aprì la via dell’ espatrio forzato. Grandi masse di piemontesi e di lombardi e di napoletani e anche di toscani e romagnoli si riversarono in regioni particolari della Francia: nel Delfinato, nella Savoia, nelle saline alle Bocche del Rodano: i napoletani rimasero nel loro elemento, il mare, e si convogliarono in gran parte a Marsiglia. Alla fine del secolo si censirono quasi duecentomila Italiani, solamente in Francia!

Abbiamo già in più occasioni descritto e ricordato gli Italiani in Francia con particolare riguardo alla piccola nicchia rappresentata dai ciociari e in merito consigliamo sempre la lettura di “ORGOGLIO CIOCIARO/CIOCIARIA PRIDE” a chi ama approfondire.

Una delle occupazioni degli emigranti ciociari a Parigi e anche a Londra, era la vendita ambulante, per le strade, delle sculturine in gesso di santi madonne e personaggi vari. Ricercatori della disciplina hanno concordato che tutti i venditori di statuine di gesso originavano in prevalenza dalla Toscana e in particolare dalla Lucchesia come, per analogia, gli spazzacamini erano in gran parte bambini e ragazzi piemontesi, come i suonatori  girovaghi   e i modelli erano essenzialmente ciociari della Valcomino.

Michele Santulli

5 Luglio 2018 0

“Ciociara col Mandolino”, la superba opera di Corot torana a casa restaurata

Di Ermanno Amedei

FROSINONE – Può sembrare incredibile ma è arduo rinvenire tra le centinaia e centinaia di artisti pittori e scultori europei tra fine 1700 e inizi 1900 uno che non abbia raffigurato un ciociaro o una ciociara. E’ in quegli anni, verso la fine del 1700, che era iniziata la vistosa e costante trasmigrazione di umanità da certe contrade e frazioni di paesetti della Valcomino verso Roma, di conseguenza lo spettacolo dei ciociari nelle loro vestiture  colorate e smaglianti era attuale in ogni momento della giornata, come lo era la presenza di centinaia di artisti da ogni parte d’Europa: a questi si aggiungano gli arrivi giornalieri di pellegrini e di visitatori: affianco alle quotidiane celebrazioni e manifestazioni liturgiche, la Roma dei Papi è stata nella sua lunghissima esistenza un incredibile agglomerato cosmopolita di accoglienza e di ristorazione e di altri svaghi come nessun altro al mondo.

Arduo a immaginare che non poche pagine sarebbero necessarie per elencare i nomi degli artisti che hanno ritratto o scolpito il personaggio in costume ciociaro: qui ci soffermiamo su uno in particolare e per due ragioni: la prima è che in questo periodo sta avendo luogo a Parigi per poi proseguire a Washington fino a dicembre, la esposizione delle opere che illustrano le sue modelle e poi perché in Ciociaria è approdato il dipinto veramente spettacolare e superbo qui presentato (in foto): ne abbiamo dato la prima informazione alcuni mesi addietro, ora che è stato ripulito e restaurato lo presentiamo in tutta la sua bellezza. Stiamo parlando di Jean-Baptiste Camille COROT (1796-1875), gigante della pittura europea dell’Ottocento. Questo dipinto fu una delle tante opere realizzate alla fine della sua carriera verso il 1860-70 allorché la vena della figura femminile lo tenne occupato quasi prevalentemente tanto che gli studiosi registrano che negli ultimi tre-quattro lustri realizzò non meno di trecento opere con donne in primo piano nelle varie acconciature e contesti, in prevalenza nello studio e in prevalenza in abiti tradizionali, greci, orientali e in gran parte ciociari o poeticamente ciociari: infatti l’artista aveva accumulato nel suo studio un ricco assortimento di abiti femminili tra i quali spiccavano quelli che lui chiamava romani o italiani  e che in realtà erano ciociari. Il dipinto qui presentato è in abbigliamento direi tipico, canonico dunque, come poche opere della produzione femminile realizzata nello studio parigino: fatta eccezione di alcune in contesti e in vestiture particolari e di poche opere di donne in abiti greci o orientali o gitani, le altre, la totale maggioranza, ritraggono donne in inappuntabili abiti ciociari o in abiti abbinati in modo poetico cioè vestiture che si distinguono per eclettismo e fantasia negli accoppiamenti e nel cromatismo. Nel dipinto qui presentato la componente folklorica è filologicamente inappuntabile, come lo sono una ventina di altri suoi dipinti, canonici in ogni elemento fino alla collana di corallo al collo e ai pendagli agli orecchi e alle cioce ai piedi: a terra giace un tamburello, che equivale alla firma quasi di una ciociara, secondo la tradizione. In mano, al contrario, tiene un mandolino, uno strumento caro all’artista che molto spesso accompagna alle tante donne ritratte e sul capo una tovaglia più di fantasia che di realtà che analoga pure ritorna parecchie volte nelle sue opere.

Se si eccettua il privato collezionismo, ben si sa che l’Italia ha totalmente ignorato le opere dell’ottocento europeo, per non citare quelle impressioniste, per cui i musei e gallerie nazionali sono in generale privi di tali espressioni artistiche e documentarie. Per cui ben volentieri si registra la presenza, in Ciociaria, di questo veramente straordinario dipinto di donna ciociara di Corot, uno dei rarissimi dell’artista in Italia.  Bello e anche quasi doveroso sarebbe se un ente pubblico o privato si facesse civile e intelligente promotore della iniziativa di offrirlo in visione e gratificazione alla comunità!

Michele Santulli

13 Giugno 2018 0

Undici milioni di dollari per Agostina Segatori, venduta a New York “La Ciociara” di Manet

Di Ermanno Amedei

CIOCIARIA – Loreta, Rosa e Carmelina per Matisse, Agostina per Corot, per Van Gogh e per Manet, le sorelle Apruzzese e Cesidio e Celestino per Rodin, la ciociara cubista per Picasso, Carmela Bevilacqua/Bertagna per Sargent, l’altra Carmela per Whistler, Michelangelo per Cézanne,  e ancora centinaia di altri, sono notoriamente immagini e nomi ormai eterni nella storia dell’arte: vere e proprie icone dell’arte e della storia, come quelle riferite a certa iconografia sacra. E tutte ciociare e ciociari, quasi sempre nei loro sfavillanti costumi o nella loro altrettanto sfavillante nudità. E diventa perciò comprensibile che ogni qualvolta appare nelle aste internazionali un’opera d’arte con questa iconografia di norma è c’è il compratore. Il tema è largamente affrontato in “MODELLE E  MODELLI CIOCIARI  A ROMA, PARIGI E LONDRA 1800-1900”.

Abbiamo già scritto di un quadro raffigurante una splendida ciociara in vendita a New York recentemente presso la Casa d’aste Christie: eccezionale il fatto che  il compratore ne ha sborsati undici di milioni di dollari, più che raddoppiando la stima massima, perché pugnace è stata la concorrenza a suon di soldi per entrare in possesso del dipinto.

Tale aggiudicazione per un ritratto, per di più di una umile ciociara in costume, è strepitosa e veramente eccezionale, anche con riferimento alle altre opere analoghe dell’artista cioè ritratti o busti e del genere, che difficilmente raggiungono la quinta o sesta parte di quanto invece sborsato per la ciociara in oggetto. La ragione dunque di tale successo inaspettato e imprevedibile? Quasi quadruplicata la stima bassa, più che raddoppiata quella massima, sono risultati non comuni, per un ritratto, anche di un grande maestro: si aggiunga che la ritrattata è una solenne sconosciuta, una donna del popolo, una modella, per di più nella sua modesta vestitura. E allora? A parte ovviamente l’autorevolezza dell’artista e la qualità dell’opera, quanto ha reso il quadro L’Italienne così appetibile e oggetto di interesse a suon di soldi sono stati, a mio avviso, due elementi decisivi: il  richiamo esotico e la grazia della donna da una parte e in misura preponderante e determinante  il costume ciociaro indossato, dall’altra! In effetti  per ogni cultore d’arte il costume ciociaro è invero il soggetto umano più conosciuto e più significante nell’arte occidentale, presente in quasi ogni museo e galleria del pianeta, presente sistematicamente in ogni vendita pubblica di opere dell’Ottocento, continuamente ripetuto e visto nei libri d’arte poiché dipinto o scolpito da quasi tutti i pittori e scultori, grandi e piccoli, in un arco di tempo di almeno centocinquantanni: è  una iconografia imprescindibile, dunque una garanzia consolidata e un marchio di successo. Questa dunque la sola chiave della palese nonché dispendiosa appetibilità commerciale del dipinto. L’autore dell’opera fu Edouard Manet del quale si conosce la grandezza e il significato. L’artista era versato per le scene e contesti sociali cioè per spicchi di esistenza umana con più personaggi ed elementi, molto meno per la ritrattistica: e nel caso di questo dipinto, unico nella sua opera, anche lui fu colpito dal fascino esotico della ciociara: si trovava, lui ancora in procinto di affilare le proprie armi pittoriche, nello studio del vecchio ed amato Corot, intorno al 1860, ormai il simbolo e maestro più riverito e stimato dell’epoca. La storia racconta che gli ultimi quindici anni all’incirca della sua esistenza, Corot li dedicasse principalmente alla figura femminile: uno scherzo e passatempo in quanto, come ben si sa, il suo mondo erano stati la veduta e il paesaggio portati al massimo della espressività e della personalità e il risultato di tale ‘passatempo’ furono, calcolano gli studiosi, almeno trecento dipinti, quasi tutti accumulati nello studio. Di conseguenza il suo atelier  era quotidianamente frequentato da modelle ingaggiate nei cosiddetti ‘mercati delle modelle’ di Montmartre, di Montparnasse e del Quartiere Latino dove queste ragazze, in massima parte italiane/ciociare, si riunivano in certi giorni della settimana. Manet, immaginiamo, entrò nello studio di Corot nel giorno in cui egli aveva davanti la modella Agostina che stava ritraendo con indosso il costume ciociaro. Agostina Segatori, così si chiamava, originaria dei Monti Simbruini, aveva venti anni e grazie non solo al suo fascino fisico quanto alla sua espressività e sensibilità, era già entrata nel novero delle modelle di successo. Il dipinto per il quale stava posando davanti a Corot era quello dal titolo ‘Italienne. La  Morieri’ che si trova nella Galleria Nazionale di Washington e attualmente a Parigi  in una esposizione sulle  modelle di Corot. Il giovane Manet fu colpito dalla scena e sicuramente dalla bella ciociara sfolgorante nel suo costume. Certo è che realizzò un ritratto fragoroso e sfavillante di Agostina e la vestitura è la medesima di quella di Corot, salvo lievi differenze: medesimi orecchini, medesima tovaglia in testa, medesime spallette, medesimo cromatismo. Il dipinto, una volta passato di mano, ebbe il destino che sovente capita a certe opere: rimase presso la stessa famiglia americana per oltre un secolo e non fu mai mostrato o esposto.  In questi ultimi anni, subentrati altri eredi, ha fatto la sua apparizione in qualche  mostra pubblica e infine qualche settimana fa messo in vendita, con lo sbalorditivo risultato di cui sopra.

di Michele Santulli

14 Febbraio 2018 0

Cultura ciociara stimata nel mondo ma non in Ciociaria, provincia senza un museo o pinacoteca

Di Ermanno Amedei

FROSINONE – Abbiamo più volte avuto il piacere di informare i lettori su qualche opera d’arte concernente la Ciociaria – quadri  sul costume ciociaro o opere di artisti ciociari – apparsa sul mercato antiquario e abbiamo anche informato quando qualcuna di queste opere è tornata  in patria.

Abbiamo altresì ricordato la totale assenza di musei e di pinacoteche in tutta la Ciociaria frusinate ancora oggi, prova evidente che nelle alte sfere siffatte istituzioni nulla contano e a nulla servono. Di conseguenza, per esempio, si immagini che cosa potrebbe succedere nel caso, ammettiamolo: eccezionale, che qualche collezionista o  amatore volesse donare un’opera d’arte alla comunità per condividerne il godimento:  a chi la darebbe e dove collocata, in tutta sicurezza? E’ una macchia enorme quella che affligge la Ciociaria in particolare la provincia di FR: è il solo capoluogo italiano dove nemmeno a livello interlocutorio si parla di una galleria o museo o pinacoteca, possibilmente veri. I paragoni sono sempre sgradevoli ma al di là delle Alpi è normale in ogni cittadina anche di tremila abitanti rinvenirvi almeno un museo civico che raccolga e tramandi la storia e le vicende della città. Qui in provincia di FR, e perciò non solo nel capoluogo, zero completo! E stiamo parlando di museo civico:  figurarsi di un museo o di una pinacoteca, vale a dire contenitori prestigiosi di opere d’arte. Gli uomini politici dai quali ci si aspetterebbe interesse e sensibilità nei confronti della comunità, meglio non svegliarli.

Ora siamo in clima elettorale quindi il momento propizio ed opportuno per le promesse gli impegni e i giuramenti: eppure neanche  in tale felice frangente i nostri fortunati uomini politici conoscono i termini di arte, di museo, di pinacoteca, di galleria ed analoghi: si direbbe che abbiano paura o vergogna a pronunciare queste parole! Le parole di Pasolini si direbbero più che mai veritiere: “L’odio per la cultura è della sottocultura!” Ma non ci vogliamo credere.  E’ certo che il cavallo di  battaglia è sempre: il cemento armato, capannoni e industrializzazione, asfalto e strade, si riparla di tanti progetti e programmi tutti finalizzati alla degradazione dell’ambiente e del paesaggio e a togliere agli italiani ancora un po’ del suolo rimasto.

Eppure gli uomini politici sono i soli che possono conferire tono e forma e sostanza alla comunità, cioè essere portatori -e portatrici- di cultura e di progresso, cioè di libertà e di civiltà. Colgano dunque questa occasione per proporre o almeno promettere una  pinacoteca, nel capoluogo possibilmente, magari la pinacoteca del costume ciociaro cioè delle opere d’arte dipinte dagli artisti europei tra la fine del 1700 e le prime decadi del 1900 che illustrano con enorme successo la umanità ciociara dell’epoca a Roma e per le vie del mondo a Parigi, Londra, Berlino, Monaco…La vestitura dei ciociari di quei secoli, cioè il costume ciociaro, è stato ed è quello più illustrato e più documentato tra tutti i costumi tradizionali europei, il più conosciuto, il più amato tanto che è quasi impossibile entrare in una pinacoteca del pianeta e non trovarvi appeso un quadro col costume ciociaro. E perfino i massimi artisti lo hanno illustrato: Manet, Degas, Corot, Cézanne, Van Gogh, Picasso… Nessun soggetto pittorico può vantare queste firme. Eppure nelle istituzioni  specie frusinati di tali opere non se ne vede nemmeno una.

Ecco dunque per qualche uomo politico più attento, e anche coraggioso!! un momento favorevole per almeno promettere e impegnarsi e dunque parlare, della pinacoteca del costume ciociaro, se non ne ha  vergogna o paura! A Parigi  dove di musei, e che musei e pinacoteche!, ve ne sono a ventine e cinquantine, solamente in questi ultimi due-tre anni ne sono stati aperti o in via di apertura almeno altri tre, enormi, ricchissimi. E qui in Ciociaria frusinate si ignora, ancora, oggi, perfino la parola: pinacoteca.

Michele Santulli

14 Marzo 2017 0

“La Ciociara” hard, Ciotti: “A Frosinone difendono la storia, a Latina la dimenticano”

Di Ermanno Amedei

Lazio – I toni della polemica su film hard dal titolo “La Ciociara” diretto da Mario Salieri e interpretato dalla pornodiva Roberta Gemma, sembrano calare. Ad innescarla è stata una locandina del film in prossima uscita pubblicata su Facebook da Salieri.

Il presidente dell’associazione Vittime delle Marocchinate Emiliano Ciotti, non ha perso neanche un minuto e, per primo, si è scagliato contro l’utilizzo di quel titolo che da solo evoca alla mente la tragedia di 60mila persone tra bambini, donne e uomini nei comuni attraversati dalla linea Gustav tra le province di Frosinone e Latina. Salieri ha dedicato a Ciotti una lettera aperta con cui, sostanzialmente, si stupiva, date le complesse condizioni del Paese, della sua iniziativa di scrivere al premier Gentiloni chiedendogli un intervento sulla vicenda. In forma privata Ciotti gli ha risposto con garbo contestandogli l’uso improprio di quel titolo cinematografico che rappresenta una pietra miliare del ricordo della tragedia.

“Mi ha scritto: “questa polemica da lei scaturita non ha avuto senso alcuno” e qui si sbaglia. – scrive Ciotti riferendosi a Salieri – Intanto il popolo ciociaro tutto ha dimostrato un cuore grande, un grande attaccamento al proprio territorio e alla propria storia”. Ciotti fa riferimento alle iniziative di protesta intraprese da alcuni parlamentari e  amministratori del territorio, oltre allo stesso prefetto di Frosinone che valuta la possibilità di un intervento diretto. “Mentre sul lato Pontino – scrive ancora Ciotti – c’è stato una totale disinteressamento da parte della gente e di tutte le istituzioni, come se il territorio non fosse stato colpito dalla tragedia dei Marocchini. Peccato però che alcuni comuni come Lenola e Campodimele, sono stari colpiti quasi totalmente altri comuni parzialmente colpiti come Terracina, Fondi, Sabaudia, Roccagorga, Maenza, Sezze e Latina. Evidentemente la gente della provincia di Frosinone ha più memoria di quanta non ne abbia quella della provincia di Latina”.

Ermanno Amedei

9 Marzo 2017 0

La Ciociara versione porno, il prefetto di Frosinone pronta a bloccare pellicola

Di Ermanno Amedei

Frosinone – “Mi auguro che ci sia un blocco di questa pellicola altrimenti sarebbe uno scempio”. Lo ha dichiarato il prefetto di Frosinone Emilia Zarrilli a proposito del rifacimento in versione hard del film “La Ciociara”. “Qualora ci dovessero essere la necessità, siamo pronti ad intervenire con una interpretazione un po’ estensiva di motivi di ordine e sicurezza pubblica per impedire che questo scempio possa essere attuato. Non sono Ciociara, ma quando parli con le persone che hanno ricordi di queste cose ti rendi conto di quanto sia stato doloroso, in particolare per donne che neanche ne parlavano. In Prefettura ci sono ancora i lasciti economici che le donne non hanno ritirato perché la vergogna era superiore al bisogno. Di fronte a questo tipo di realtà come fare a non reagire? Bene hanno fatto i rappresentanti politici del territorio ad animarsi su questo fronte mi auguro che ottengano come effetto finale di riuscire a non far pubblicare la pellicola”.

9 Marzo 2017 0

La Ciociara porno, Salieri: “Il film non contiene scene di stupro a Ciociare” – IL VIDEO

Di Ermanno Amedei

Frosinone – “Il concetto di promozione del film era stato ben chiarito in tutti gli aspetti a cominciare anche dalla fotografia che nulla avevano a che vedere con gli episodi drammatici accaduti in quei territori d’Italia e che nulla avevano a che fare con gli episodi di stupro o delle marocchinate”.

Il regista Mario Salieri risponde così, da Budapest, alle polemiche successive all’annuncio della prossima diffusione del film pornografico La Ciociara, ispirato al romanzo di Moravia.

“Ho chiesto scusa a chi ha vissuto momenti di dolore attraverso i propri familiari o persone conoscenti. Naturalmente ritengo che possa essere comprensibile che il titolo evochi dei ricordi che aprano delle ferite. Nel film, però, c’è tutta la storia dalla fase iniziale a Roma, lo sfollamento in Ciociaria ma poi i risvolti sono diversi rispetto al romanzo di Moravia e al successivo film di De Sica.  Non sono contenuti stupri all’interno del film anche perché la nostra industria non lo consente”.

Ermanno Amedei

8 Marzo 2017 0

Feroci polemiche sul film “La Ciociara” porno, minacciato il regista annuncia denunce

Di Ermanno Amedei

Frosinone – La replica di Mario Salieri alle polemiche nate attorno al suo film hard “La Ciociara” è affidata ad un post su Facebook. Dopo aver ricordato che tra da sempre, tra le atrocità delle guerra vi è anche lo stupro compiuto dai vincitori sui vinti, il regista si dice sorpreso di tanto clamore anche perché, scrive: “Sottolineando con forza l’orrore e l’indignazione nei confronti di tutti coloro che nella vita reale si macchiano di qualsiasi tipo di violenza o sopruso ai danni dell’essere umano, ricordo che moltissimi registi di fama internazionale hanno rappresentato nelle loro fiction lo stupro con dovizia di particolari voyeuristici”.

Dopo aver fatto un lungo elenco di esempi, continua: “Ora apprendo con stupore che con tutti i problemi di cui è afflitta la nostra povera Italia la Senatrice Maria Spilabotte predispone un intervento urgente nell’aula del Senato per limitare la commercializzazione del film ancor prima della sua uscita, che il presidente dell’associazione vittime delle marocchinate Emiliano Ciotti ha scritto al presidente del consiglio Paolo Gentiloni una lettera di sdegno senza neanche aver visto il film e che la testa pelata Fernando Incitti dei CasaPound di Frosinone, che certamente nulla conosce del poeta Ezra, minaccia me e Roberta Gemma di violenza fisica. Ma stiamo scherzando? Spero che tutto questo sia frutto d’invenzione giornalistica (le minacce sono vere e già state querelate), ma se fosse reale allora è la conferma che in Italia siamo messi davvero molto male. A proposito… ma poi chi dice che nella mia versione della Ciociara siano rappresentate le marocchinate?”.

In un secondo post il regista sottolinea la distanza tra “La Ciociara” di De Sica interpretata dalla Loren e la sua interpretata dall’attrice hard Roberta Gemma. “Essendo molti di voi abituati a leggere soltanto i titoli dei post comunico immediatamente che nella mia versione della ciociara non sono presenti stupri e che non esiste alcuna citazione alle marocchinate. Soddisfatti? La storia del film è tutt’altra e si sviluppa prendendo spunto solo dalla parte iniziale del romanzo di Moravia. Avete regalato tanta pubblicità a un film porno, e per questo vi ringrazio, senza neanche aver visto un fotogramma e fidandovi di tutte le sciocchezze che giravano in rete. Insulti a me ed alla mia famiglia, minacce di violenza fisica, interventi urgenti all’aula del senato e lettere al presidente del consiglio. Povera Italia…”.

Ermanno Amedei 

foto tratte da facebook

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8 Marzo 2017 0

Film porno ispirato alla Ciociara, il sindaco di Pontecorvo: “Vergogna”

Di Ermanno Amedei

Pontecorvo – “Una sola parola riassume quanto sta avvenendo in queste ore, dove un dramma è stato trasformato in film porno: vergogna”.

Lo scrive in una nota stampa il sindaco di Pontecorvo Anselmo Rotondo in merito alla iniziativa del regista Mario Salieri, di realizzare un film porno ispirato a La Ciociara, il romanzo di Alberto Moravia che racconta delle nefandezze delle truppe marocchine compiute in Ciociaria durante la Seconda Guerra Mondiale.

“Pontecorvo assieme ad altri centri del sud della Ciociaria ha pagato un presso altissimo, donne e bambini stuprati dalle truppe marocchine. La conciliazione con la storia, una brutta storia, ancora non è avvenuta e molto probabilmente non avverrà. Troppa è l’amarezza e il rancore ora, questa pellicola, rappresenta un nuovo schiaffo. Siamo pronti, come amministrazione comunale, ad adottare e ad aderire a qualsiasi atto sia necessario per fermare la visione del film. Esprimiamo la solidarietà all’associazione Vittime delle Marocchinate”.

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7 Marzo 2017 0

Versione porno del film “La Ciociara”, sdegno dell’associazione “Vittime delle Marocchinate”

Di Ermanno Amedei

Frosinone – “Una Fiction liberamente ispirata al romanzo di Alberto Moravia” si legge sulla locandina postata su Facebook, della prossima uscita del film intitolato “La Ciociara”.

Un romanzo che raccontò al mondo una piccola parte di quelle atrocità compiute durante la Seconda Guerra Mondiale dai soldati marocchini, inquadrati nelle truppe francesi, stuprando e uccidendo donne e bambini nelle terre liberate della Ciociaria.

A preoccupare Emiliano Ciotti, presidente dell’associazione “Vittime delle Marocchinate”, è quel “liberamente ispirata” dato il rifacimento del film di De Sica, è diretto Mario Salieri, tra i registi più in voga del genere porno. L’attrice principale non è ovviamente Sofia Loren ma Roberta Gemma indiscussa star del genere hard. “Seppure sul profilo Facebook di Salieri appaiono locandine più o meno caste, è certo che il rifacimento cinematografico di quei drammatici momenti è in versione pornografica e ciò sdegna chiunque ha avuto un parente coinvolto, ma dovrebbe sdegnare tutti”.

Lo dichiara Emiliano Ciotti che aggiunge: “Ho scritto al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni sottolineando l’ impatto psicologico non indifferente che, anche solamente il sapere che esiste un film di questo genere, avrebbe sulle famiglie delle vittime di quelle violenze. Ho chiesto un immediato intervento quantomeno per limitare la diffusione del film. A Salieri, che si fa chiamare Maestro, lo invito a studiare la storia. Magari anche quello che le truppe marocchine hanno combinato nella sua Napoli e nell’hinterlad. Mi chiedo come si fa a costruire qualcosa che si ritiene artistico su questo dolore, e cosa dovrebbero pensare di lui, i parenti delle vittime di stupri e di omicidi”.

Ermanno Amedei

foto tratte da Facebook