Tag: consegnata

3 Febbraio 2018 0

Paga 3.000 euro per l’acquisto di un’ auto, ma non gli viene mai consegnata. Finisce con la denuncia per un 53enne

Di redazione
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Nella mattinata di ieri, a Veroli, i Carabinieri della locale Stazione, al termine di attività info investigativa, hanno deferito in stato di libertà un 53enne residente nella provincia di Chieti, già noto alle Forze dell’Ordine per reati contro la persona, poiché ritenuto responsabile del reato di “truffa aggravata”. Gli operanti hanno accertato che l’uomo nello scorso mese di novembre, con artifizi e raggiri, si era fatto spedire da un giovane del luogo, un vaglia postale dell’importo di €.3.000, quale somma concordata per l’acquisto di un’autovettura di fatto mai consegnata.

24 Aprile 2017 0

Trevi nel Lazio- Motosega pagata ma mai consegnata. Truffato in rete un 34enne

Di redazione

Nella mattinata odierna, in Trevi nel Lazio, i militari della locale Stazione Carabinieri a conclusione di attività info-investigativa, deferivano in stato di libertà due uomini residenti nella provincia di Catania, rispettivamente di 27 e 56 anni, entrambi già censiti per reati contro la persona, in quanto resisi responsabili del reato di concorso in truffa aggravata ai danni di un 34enne del luogo.

I militari accertavano che i predetti nel mese di novembre dello scorso anno, mediante artifizi e raggiri si facevano accreditare su di una carta di credito ricaricabile “postepay”, intestata al 56enne, la somma di oltre 300,00 €uro quale importo per l’acquisto di una motosega, messa in vendita on-line, di fatto mai consegnata.

17 Febbraio 2010 0

Quando la solidarietà vince: consegnata l’automobile a Vincenzo Caianello

Di redazionecassino1

Da oggi Vincenzo, 24 anni, costretto sulla sedia a rotelle da un tragico incidente stradale, potrà guardare al futuro con una speranza in più. Grazie ai fondi raccolti tramite varie iniziative benefiche è stata acquistata un’auto FIAT DOBLO’ 1.3 MULTIJET 16V appositamente modificata nell’accesso posteriore in modo da permettere a Vincenzo di muoversi molto più agevolmente sia per raggiungere i centri di riabilitazione motoria sia per partecipare ad una vita sociale attiva che fino a ieri un destino avverso sembrava volergli negare. La gara di solidarietà è iniziata il 14 novembre scorso con la partita di calcio ‘Tutti in campo per Vincenzo’, che ha visto contrapporsi sul tappeto verde la squadra della Nazionale Italiana Attori e l’80 RAV ROMA di Cassino. L’incontro calcistico ha prodotto numeri al di là delle aspettative: oltre 2000 spettatori presenti, 3.500 biglietti venduti e ben 17.785,00 Euro d’incasso complessivo. Ulteriori contributi benefici hanno permesso il raggiungimento della quota finale necessaria per l’acquisto della vettura che al costo di listino risulta del valore di Euro 20.565,00. Cifra a cui va aggiunta l’ulteriore costo di Euro 5.700,00 per  l’installazione della speciale pedana posteriore. La partecipazione dei cassinati è stata encomiabile. La sede dei locali parrocchiali della chiesa di S. Antonio si è trasformata in un attivissimo quartier generale da cui si irradiavano decine di ragazzi accomunati da un unico obiettivo: sensibilizzare il territorio e raggiungere la meta prevista. E oggi con la consegna dell’auto a Vincenzo possiamo affermare senza ombra di dubbio che la battaglia è stata vinta! L’elenco delle persone che si sono spontaneamente mobilitate per ottenere questo encomiabile risultato è davvero lunghissimo. Ricordiamo i responsabili del progetto: Carolina Grimaldi, Don Benedetto Minchella e Luciana Di Martino. Affiancati dall’adesione spontanea e partecipe del famoso attore Sebastiano Somma, del Ten.Col. Cortellessa, della signora Manuela Papa della concessionaria Ecoliri e di un gruppo di suoi amici. Non ultimo si è aggiunto il contributo significativo della Fiat, che ha accordato uno specialissimo sconto vista la finalità dell’acquisto. Don Benedetto ricorda con commozione le parole di Madre Teresa “Se non puoi essere il mare, sii una goccia!” Ed è grazie all’infinità di piccole gocce che in tanti hanno versato in questo mare di solidarietà che la vita, ancora una volta, ci ha mostrato il suo senso più profondo: condividere le gioie e le sofferenze con i nostri compagni di cammino.

7 Gennaio 2010 0

Consegnata all’arcivescovo di Chieti la cittadinanza onoraria di Pignataro Interamna

Di redazione

L’arcivescovo Metropolita di Chieti, Lanciano e Vasto ha ricevuto oggi la cittadinanza onoraria del comune di Pignataro Interamna il piccolo comune della provincia di Frosinone, dove ha trascorso l’età della giovinezza. In tanti, oggi pomeriggio hanno accolto monsignor Bruno Forte, il quale ha sostato in preghiera nella chiesa parrocchiale del S.S.mo Salvatore. Nella sede comunale, poi, ha ricevuto la cittadinanza onoraria. In questo territorio suo papà aveva terreni custoditi da coloni della comunità di Pignataro. Le relazioni di familiarità amicizia e stima nel tempo si sono conservate e rafforzate. Lo stesso don Bruno è tornato tante volte a pregare, celebrare e consumare agapi molto affettuose tra gli amici del suo papà e della sua mamma, accolto sempre con gioia e ammirazione per i suoi studi teologici e per la grande umanità. [nggallery id=45] L’intervento integrale dell’Arcivescovo 1. L’importanza di ascoltare le vere domande “Perché è importante porsi in ascolto delle domande vere, di quelle, cioè, che non sono ripetizione di quanto già sei o conosci, ma vengono a te dall’altro, Ultimo o penultimo che sia? È l’altro,in realtà, a rivelare te a te stesso, perché è lui che “ti permette di essere te stesso facendo di te uno straniero” : con la sua differenza, l’altro ti consente di scorgere il profilo della tua identità sullo sfondo oscuro della differenza. In questo senso, l’altro estraneo a noi stessi, ci abita sempre, da sempre: l’Altro ultimo e sovrano, come l’altro prossimo e immediato. Siamo “ostaggi dell’altro” (Emmanuel Levinas). Lo rivela l’ambivalenza stessa del linguaggio dell’estraneità: ad esempio, il greco xenos, come il latino hospes, dice tanto lo straniero, quanto l’ospite, addirittura significato in latino anche col termine hostis, ospite, straniero e nemico al tempo stesso. Siamo, in realtà, tutti stranieri sulla terra che pure ci ospita, pellegrini in questo mondo: paroikoi, attendati nel cammino della vita. È per questo che ciascuno ritrova se stesso in quanto scopre l’altro, riconoscendosi altro dall’altro: proprio così l’io si percepisce, tale in quanto rivolto all’altro, accogliente dell’altro. L’alterità dell’altro è lo stimolo a scoprire l’identità del medesimo. Perciò, la prima parola di ogni essere umano è quella lanciata a chi gli/le ha dato vita: non “io”, ma l’altro che mi accoglie. Siamo, dunque, debitori di noi stessi all’altro, così da poter affermare che la diversità dell’altro, se accolta, ci genera alla verità di noi stessi, se rifiutata, evidenzia una condizione di alienazione. La ragione profonda di questa forza salutare, esercitata su ognuno di noi dall’altro, sta nel fatto che la vita è tutta una lotta con la morte, dove la sola arma efficace è la domanda, quella appunto che l’altro, il nuovo, il diverso suscita in noi: “Il mio nome – scrive Jabès, filosofo ebreo testimone del pensiero nomade – è una domanda e la mia libertà è nella mia propensione alle domande” . È nella potenza dell’interrogazione, nell’apertura che l’altro suscita in noi verso il nuovo e diverso da noi, che si rivela la trama di un’originaria, comune appartenenza, di un misterioso grembo materno, sorgivo e sempre fecondo di vita, da cui ci sentiamo insieme generati: “Mi hai donato il giorno perché non potevi donarmi se non ciò che sei. / Madre, mi hai donato i giorni della mia morte. / Da allora, vivo e muoio in te / che sei amore. / Da allora, rinasco dalla nostra morte” . L’interrogazione, che spinge oltre la soglia della nostra solitudine, è in grado di farci continuamente rinascere grazie al misterioso legame che essa segnala con l’origine di tutto ciò che esiste, con lo sfondo misterioso su cui si stagliano le esistenze nel mondo: proprio così essa è il dono, il pegno e la ferita dell’altro, ospite e “hostis” al tempo stesso. L’accoglienza delle domande vere, di quelle che ci vengono dall’altro e straniero, diventa allora rigenerazione di sé, costruzione di un essere umano più autentico per colui che le accoglie. In questo coraggio di lasciarci interrogare dalla verità delle domande, è Dio stesso – come dice Jabès – ad avere “in permanenza libero accesso a casa mia” . Perciò, la Lettera ai cercatori di Dio, appena pubblicata dalla Commissione Episcopale per la dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi, proponendosi come uno strumento per il primo annuncio, non poteva che partire dalle domande, quelle che ci fanno tutti pellegrini e cercatori dell’Altro. 2. L’importanza di passare dalla domanda all’incontro ospitale, oltre la semplice materialità del testo. Testimoni del mistero che si affaccia nella domanda che ci viene dall’altro, straniero e ospite, tutti possiamo fare esperienza della fecondità dell’incontro, che non cancelli le differenze, ma le stimoli nella reciprocità. In verità, resistere all’oblio della differenza è il dono dell’ascolto vivo dell’altro, come invece a favorire l’oblio è il dramma della scrittura. Lo aveva compreso già Platone nella memorabile critica della scrittura, contenuta nella parte finale del Fedro, lì dove insiste sul fatto che la scrittura non è un “farmaco della memoria” e non ne sostituisce le funzioni. La scrittura è, semmai, un mezzo per richiamare alla memoria conoscenze che si sono già apprese per altra via e perciò essa parla veramente “a chi già sa” le cose su cui verte. Il vero ed autentico mezzo di comunicazione non è la scrittura, bensì l’insegnamento, il quale costituisce una prerogativa dell’oralità. Gli scritti non sono in grado di rispondere a nessuna domanda che venga posta loro; essi vanno nelle mani di tutti e non sono in grado di scegliere coloro ai quali si deve parlare e coloro per i quali bisogna invece tacere. Il libro, insiste Platone, “ha sempre bisogno dell’aiuto del padre, perché non è capace di difendersi e di aiutarsi da solo” . La scrittura è come un “gioco” rispetto all’impegno di serietà che l’oralità implica. Ed è ancora Platone a dire che è filosofo colui che è in grado di venire in soccorso ai suoi scritti mostrandone la debolezza, “sulla base di quelle cose di maggior valore che non ha messo per iscritto”, quelle che sono veramente importanti . Proprio perciò, quando viene scritta, la parola – resistenza all’oblio, nata dall’oralità e custodita dalla musicalità del parlato – abita nel suo altro e lo stimola. Da parte sua, la scrittura, ospitando la comunicazione orale e ripresa in essa, può riscattarsi dal suo limite originario e divenire anch’essa una forma di resistenza all’oblio delle differenze. Scrive ancora Jabès: “Tu ne trouveras pas, Lecteur, dans cet album de chansons, ma préférée. Elle se cache ailleurs, dans le vent dorant tes cils. Ce regard qu’elle aère… Il faut bien qu’une fois endormi, tu entendes ma chanson…” . Quando il lettore avrà riconosciuto nella scrittura la resistenza all’oblio, la memoria del nascosto, allora la stessa scrittura gli restituirà se stesso, come un dono dell’altro, dello straniero che nel canto lo ha visitato e lo abita: “Je ne suis pas le chantre de la nuit. Je suis où tu ris, ton rire; là où tu pleures, la guêpe émerveillée de tes larmes. Tout le suc du monde sur tes lèvres. Il faut bien qu’une fois réveillé, tu chantes ma chanson…” . La scrittura ricordando salva solo quando entra nel dialogo vivo della trasmissione orale, della testimonianza diretta, perché così educa a resistere all’oblio dell’umano che è in noi, che noi siamo e ritroviamo riconoscendoci nell’altro, straniero, ospite, fino ad amarlo come nostro fratello in umanità, uniti davanti al Mistero. È quanto questo Convegno – centrato sulla Lettera ai cercatori di Dio – vuole approfondire, segnalando appunto come l’ascolto delle domande vere, coniugato all’annuncio del kérygma in quel testo, possa diventare condivisione dell’incontro con Cristo se lo scritto sarà sottratto alla sua solitaria esistenza e troverà un padre – madre che lo presenti, lo faccia oggetto di dialogo, di reciproco ascolto, di amicizia”.

26 Novembre 2009 1

FROSINONE – Maruccio: “La superstrada Sora-Frosinone-Ferentino consegnata a fine febbraio”

Di redazione

L’assessore regionale ai Lavori Pubblici, Vincenzo Maruccio, insieme all’assessore regionale al Demanio e Patrimonio, Francesco Scalia, hanno effettuato questa mattina un sopralluogo sul cantiere per il completamento della Superstrada Sora – Frosinone – Ferentino nel tratto tra il bivio di Castelmassimo ed lo svincolo autostradale a Ferentino. L’opera, incompleta da qualche decennio, ha visto negli ultimi anni l’avvio dei lavori, che stanno per giungere alla conclusione, con uno stanziamento totale da parte della Regione Lazio di oltre 150 milioni di euro. “Ho constatato che i lavori proseguono speditamente – ha dichiarato con soddisfazione l’assessore Maruccio – tanto che riusciremo a rispettare il cronoprogramma e a consegnare la strada alla fine del prossimo febbraio. Vorrei sottolineare che si tratta di un intervento iniziato e concluso nel corso della stessa legislatura, rispettando i tempi fissati. Tra qualche mese il nuovo casello di Ferentino, anche questo realizzato da Anas in tempi brevi e nel massimo della collaborazione con la Regione, sarà collegato ad una moderna superstrada che permetterà di raggiungere Sora e la valle di Comino in pochi minuti. Senza dimenticare che la nuova arteria alleggerirà notevolmente il traffico urbano della città di Frosinone, soprattutto per quanto riguarda i mezzi pesanti. Sarà insomma un collegamento fondamentale – ha concluso Maruccio – per la mobilità, lo sviluppo dell’economia e del turismo in tutto il quadrante nord della provincia di Frosinone” “Sono molto soddisfatto – ha detto l’Assessore Regionale Francesco Scalia – dello stato di avanzamento dei lavori sia per la superstrada che per il casello autostradale, entrambi pronti nei primi mesi del 2010. Si tratta di due interventi infrastrutturali strategici che la Regione Lazio ha fortemente voluto e su cui ha investito importanti risorse, collaborando assiduamente, oltre che con le amministrazioni locali, con l’Astral e la Società Autostrade. Questa superstrada – ha continuato Scalia – collegherà la parte est della Provincia con il casello autostradale di Ferentino, aprendo un canale privilegiato di comunicazione stradale tra il territorio di Sora e la rete industriale e commerciale del Lazio.”

23 Ottobre 2009 0

Rinvenuto un sacco della corrispondenza non consegnata, indagano i carabinieri

Di redazione

La posta non arriva e, probabilmente, non sarebbe arrivata se il proprietario di un laboratorio di analisi chimiche, non avesse chiamato i carabinieri per denunciare la presenza, davanti al suo laboratorio, di circa quaranta lettere raccomandate. L’episodio è accaduto ieri a Lanciano (Ch). Il professinista, nell’aprire le serrande, ha trovato la corrispondenza in un sacco. Non ci ha pensato su e ha chiamato i carabinieri della compagnia di Lanciano al comando del capitano Geremia Lugibello. I militari hanno iniziato le indagini risalendo al postino che le avrebbe dovurte consegnare. Il postino avrebbe riferito di averle perse o che la corrispondenza gli era stata rubata.