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19 Ottobre 2019 0

Sequestrano un hacker per ridurlo in schiavitù, due arresti a Cerveteri

Di Ermanno Amedei
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CERVETERI – Nelle prime ore della mattina del 17 ottobre, i Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia hanno portato a termine un’operazione che ha consentito di liberare un 36enne di origini calabresi ma residente a Firenze, informatico, vittima di sequestro di persona a scopo di estorsione da parte di due italiani, un 29 enne ed un 27enne, entrambi residenti a Cerveteri, tratti in arresto.

La segnalazione è partita dal fratello del sequestrato, che ha chiamato la Centrale Operativa dell’Arma, riferendo di aver ricevuto dei messaggi whatsapp con delle richieste di aiuto, nelle quali il fratello gli indicava approssimativamente il luogo in cui si trovasse, sito in località Capo di Mare di Cerveteri.

Immediatamente i militari dell’Arma hanno predisposto un dispositivo composto da cinque equipaggi, coordinato dal Nucleo Operativo e Radiomobile del Comando di Via A. da Sangallo, che in brevissimo tempo ha consentito di rintracciare l’abitazione e di irrompere all’interno, constatando la presenza dei tre soggetti. I primi accertamenti hanno immediatamente consentito di accertare la veridicità della segnalazione, e del reato gravissimo che si stava consumando. Emblematica la circostanza evidenziata dal fatto che l’abitazione presentava due letti posti dinanzi l’ingresso, occupati dai due sequestratori, e posizionati in modo tale da impedire l’eventuale fuga di notte dell’uomo, che non avrebbe avuto altre vie di uscita. Alla vista dei militari, il 36enne sequestrato è scoppiato in lacrime, ed ha riferito quanto accaduto nel corso dei tre giorni precedenti, trascorsi in una condizione di prigionia.

Il sequestro è avvenuto nel corso della mattinata di lunedì, quando i due uomini, pluripregiudicati per reati contro la persona, il patrimonio, ed in materia di stupefacenti, hanno prima contattato telefonicamente il 36enne, persona conosciuta nel corso dei mesi precedenti, e subito dopo si sono presentati nella sua abitazione di Firenze, nella quale entravano manomettendo la serratura del portone, costringendolo a seguirli sotto la minaccia di una pistola.

Fatto salire a bordo di un’autovettura di grossa cilindrata, i due sequestratori lo hanno condotto  nell’abitazione di Campo di Mare, presa all’occorrenza in affitto tramite un sito di annunci on line. All’interno dell’appartamento il 36enne sarebbe stato prima picchiato, e poi privato di qualsiasi mezzo di comunicazione, tenuto sotto controllo a vista dai due sequestratori.

Le indagini poste in essere dai militari dell’Arma hanno consentito di ricondurre i motivi del sequestro ad un debito di svariate migliaia di Euro derivante da un’attività di frode informatica che i due sequestratori ed il sequestrato avrebbero tentato di porre in essere nei mesi precedenti, mediante l’utilizzo di password finalizzate all’accesso a sistemi in grado di manomettere slot machine, avvalendosi delle competenze informatiche del 36enne, che ha a suo carico precedenti penali per attività di hackeraggio.

L’uomo, malnutrito ed in condizioni igienico-sanitarie precarie, nel corso della terza notte di sequestro è riuscito ad approfittare di un attimo di distrazione dei sequestratori, impossessandosi per pochi secondi del proprio telefono cellulare, dal quale ha inviato i messaggi di aiuto al fratello. Sono in corso ulteriori indagini finalizzate all’individuazione di eventuali complici dei sequestratori. Già denunciato per il concorso nel reato di sequestro di persona a scopo di estorsione un 37enne di origini siciliane, proprietario dell’autovettura con la quale il sequestrato è stato condotto a Campo di Mare.

I due arrestati sono stati condotti presso il carcere di Civitavecchia, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Dovranno rispondere del reato gravissimo di sequestro di persona a scopo di estorsione, ai sensi dell’art. 630 del codice penale, che prevede una pena che va dai 25 ai 30 anni di reclusione.

5 Novembre 2016 0

Whatsapp obiettivo degli hacker, attenti alle truffe on line e alle mail

Di felice pensabene

Gli hacker sono in piena azione sempre, basta vedere quello che è successo nei mesi scorsi, ed anche di recente, con siti di importanza nazionale per paesi come gli Usa, la Russia. Si potrebbe dire che il pericolo corre sulla rete. Il pericolo molto spesso corre soprattutto per gli utenti che utilizzano i più comuni social network o applicazioni divenuti di uso comune, dai giovani e gli adolescenti, ma non solo. di recente hacker stanno cercando di truffare gli utenti utilizzando la più diffusa app di messaggistica gratuita come whatsapp. Il trucco è molto semplice ed altamente ingannevole, e prende di mira soprattutto giovani ed adolescenti, maggiori utilizzatori di questo mezzo di comunicazione, e si concretizza inviando loro mail del tipo: “WhatsApp gratis per un anno. Apri qui.” La Polizia di Stato mette in guardia gli italiani contro questo tipo di truffe. Se avete ricevuto una mail del genere negli ultimi giorni fate attenzione: non si tratta di nessuna offerta straordinaria, ma solamente dell’ultimo tentativo degli hacker di entrare in possesso dei vostri dati. Ogni giorno l’applicazione di messaggistica istantanea verrebbe bersagliata dall’attacco di pirati informatici e malintenzionati che cercano con frasi subdole o offerte last minute di installare sui device degli ignari utenti dei software per prendere il controllo dello smartphone. Come segnala l’account Facebook della Polizia di Stato e Una vita da social negli ultimi giorni gli hacker sono tornati alla carica, ma cambiando obiettivo. Non più messaggi su WhatsApp ma mail inviate direttamente alla casella elettronica degli utenti, informandoli di fantomatici sconti sull’acquisto dell’applicazioni. WhatsApp, bisogna ricordare, è un’app gratuita oramai da più di un anno, quindi è necessario fare attenzione alle mail che si ricevono. Solitamente questo tipo di truffe sono bloccate dai filtri anti-SPAM attivi sulla casella mail, ma alcune volte gli hacker riescono a oltrepassarli e a invadere la posta elettronica di milioni di utenti. Molto spesso le persone più anziane o gli adolescenti con poca esperienza restano imbrigliati in situazioni spiacevoli: non sempre è semplice capire che qualcuno sta provando a rubare i vostri dati. Quindi è necessario avere sempre gli occhi aperti e leggere attentamente ogni singola parola dei messaggi e delle mail che si ricevono. È importante anche ricordare che nessuno regala nulla se in cambio non riceve qualcosa.

27 Luglio 2009 0

Operazione “Easy Bancomat”, tre hacker arrestati

Di Ermanno Amedei

Una importante operazione è stata effettuata dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Giulianova. Nei giorni scorsi i militari avevano ricevuto diverse denunce sporte da cittadini locali e da turisti, di clonazione di carte di credito e bancomat, relativamente a fatti verificatisi in diversi comuni della provincia di Teramo ed Ascoli Piceno, a seguito delle quali erano partite le prime indagini. La sera del 24.07.2009, verso le ore 22.00 giungono alcune segnalazioni al centralino dei Carabinieri di persone che non riescono ad effettuare prelievi di contante presso lo sportello bancomat di un noto Istituto di credito a livello nazionale, in quando vi sono tre persone che occupano lo sportello da diverso tempo. Immediatamente l’autoradio del pronto intervento si reca sul posto. I tre alla vista dei militari fuggono. Inizia l’inseguimento a piedi e con le autovetture, che si conclude anche dopo una breve colluttazione, con il fermo di tre persone, di cui una donna. Si tratta di DIMITROVA Ireneta, GANUSHEV Kiril e YONCHEV Dimitar, rispettivamente di anni 41 la prima e 31 gli altri due, tutti di nazionalità bulgara. La perquisizione eseguita sulle persone e sull’autovettura in loro possesso permette di rinvenire un vero e proprio “arsenale telematico”, composto da nr.14 carte di credito intestate, nr.8 carte di credito prive di logo ed intestazione, nr.2 computer portatili, nr.7 telefono cellulari, nr.2 hardisk portatili, nr.4 penne usb, nr.2 micro-sd ed alcuni manufatti necessari per i collegamenti con l’impianto bancomat necessario per la cattura dei codici segreti e la lettura delle bande magnetiche, la somma contante di € 4.025,00 ed appunti manoscritti riportanti codici segreti, tutti sottoposti a sequestro. Emergeva subito un dato inconfutabile: “Si trattata di professionisti del crimine informatico, specializzati nella clonazione di carte di credito”. I militari hanno quindi effettuato una serie di indagini tecniche, che attraverso una attenta attività di ricerca e di riscontri incrociati, sono state determinanti per rinvenire i primi riscontri circa la colpevolezza dei fermati, nonché per il prosieguo dell’attività che si preannuncia lunga e complessa e che interesserà tutto il territorio nazionale. Infatti tra gli appunti rinvenuti dai Carabinieri vi sono anche elenchi relativi alla dislocazione sul territorio nazionale di bancomat di un noto Istituto di credito nazionale, di cui alcuni già oggetto di prelievi di denaro contante. Il Capitano Dellegrazie, Comandante della Compagnia Carabinieri di Giulianova ha sottolineato l’importanza dell’operazione, che getta le basi per poter scoprire numerosi crimini dello stessa tipologia, commessi in tutt’Italia, precisando che si tratta certamente di criminali organizzati dell’est che operano senza confini e grande capacità organizzativa. I tre arrestati, si trovano attualmente presso la Casa Circondariale di Teramo a disposizione della competente A.G., a cui dovranno rispondere dei reati Associazione a delinquere finalizzata all’utilizzo di carte clonate alterando il funzionamento del sistema informatico ed intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi del sistema informatico previsti dagli art. Art.416 – 640 ter del Codice penale ed art.12 D.L. 143/1991.